Nell’immagine di copertina: Greve in Chianti, Piazza Matteotti (2022)

IUA n° 7, anno X, Luglio-Agosto 2023

Il territorio di Greve in Chianti è una delle zone più ricche di storia e di tradizioni della Toscana. Nell’articolo andremo a conoscere meglio il suo Capoluogo, cuore pulsante del suo territorio.

È immediato associare Greve in Chianti ai suoi celebri vini. Ma non sempre il veloce turista è consapevole dell’estensione del suo territorio, della bellezza e della storia che racchiude. Sulla nostra rivista questa bellissima zona della Toscana è già stata in primo piano. Nel febbraio 2020 abbiamo scoperto i segreti del dimenticato Oratorio di San Giusto a Montemartiri, la cui storia parte da tempi immemorabili per poi arrivare alla distruzione durante la battaglia del Chianti nel secondo conflitto mondiale. Siamo andati, nel marzo del 2020, al Castellaccio di Lucolena, luogo di storia e leggende riscoperto negli ultimi anni da vari scavi archeologici. Panzano è protagonista del numero di maggio 2021, con il suo centro storico, i suoi vigneti e le pievi di S. Leonino e S. Eufrosino. Nel settembre e ottobre 2022 abbiamo esplorato le vigne, gli uliveti, i fiori e le tradizioni di Lamole intervistandone alcuni protagonisti. E, nel febbraio di quest’anno, siamo stati a Montefioralle, uno dei borghi più belli d’Italia; nei suoi dintorni abbiamo visitato la Pieve di San Cresci, Sillano, e il Castello di Verrazzano.  Il viaggio a Greve in Chianti non è certo finito: mancano all’appello Mugnana con la sua pieve e il suo castello, il borgo di Cintoia, il castello di Sezzate, Vignamaggio, San Polo in Chianti, il borgo di Lucolena e Dudda, Greti, Strada, Chiocchio, i castelli di Uzzano e Vicchiomaggio, il Passo dei Pecorai.  E, se tutto questo par poco, il territorio contiene vaste e importanti aree naturali: il grande parco San Michele sui Monti del Chianti, riconosciuto sito di interesse comunitario (SIC IT5190002), parte della Rete Natura 2000.

Il fiume Greve (Fig. 2), le sue sorgenti sul Monte Querciabella, i bellissimi boschi lungo il suo corso, gli alberi monumentali costituiscono importante area naturalistica. Sono aree naturali ricche di storia, strade romane e medioevali, chiese, oratori, innumerevoli castelli antichissimi. Un contesto che incornicia i vigneti simbolo del Chianti (Fig. 3).

Fig. 2 – Il fiume Greve vicino alle sorgenti (2016)

Fig. 3 Vigneto grevigiano in autunno (2012)

Consapevoli di questa vastità si entra nella cittadina di Greve con l’emozione nel cuore. La sua bellissima piazza ci accoglie con calore e simpatia, incorniciata dai suoi porticati (Fig. 4); la statua di Giovanni da Verrazzano, nativo dei luoghi, ci guarda dall’alto del suo basamento. La ricchezza delle botteghe e dei negozi, i profumi e i colori, la piacevolezza dei ristoranti e dei vari locali ci posson far passare alcune piacevoli ore.

Fig. 4 Greve in Chianti, Piazza Matteotti, i porticati (2022)

La piazza ospita numerosi mercati, fiere e raduni (Fig. 5 a destra più in basso – Greve in Chianti, mostra antiche macchine agricole (2011)), fra le quali evidenzio il mercato settimanale, la fiera annuale di oggetti d’antiquariato il lunedì di Pasqua, l’importante Expo Chianti Classico che, organizzata dal Comune di Greve in Chianti, a settembre riunisce produttori di tutti i Comuni del Chianti Classico. Da sempre questo luogo ha avuto un’importanza commerciale. Nel medioevo il “Mercatale” di Greve era al centro dei vari castelli quali Panzano, Montefioralle, Lamole, Verrazzano, Uzzano, divenendo il luogo naturale degli scambi commerciali e delle fiere. Ma tale vocazione è senz’altro molto più antica. Tutta la zona grevigiana in epoca etrusca e poi romana è stata interessata da importantissime strade, descritte nel 1998 dal grande storico Carlo Baldini in “Greve in Chianti – etrusco e romano” dove, oltre a una vasta descrizione dei reperti archeologici rinvenuti, si tratteggia la geometria delle antiche vie di comunicazione. In primo luogo, la stessa Cripes – antico nome etrusco di Greve in Chianti – si trovava sulla strada etrusca Volterra-Fiesole che, all’altezza di Greve, percorreva in direzione Ovest-Est l’area secondo la direttrice Monte Fili – Rulliana, attraversando a fondo valle il fiume Greve.  Esistevano poi tre importanti direttrici Nord-Sud intersecate dalla strada etrusca. Una prima strada romana che collegava Florentia e Siena era situata sul crinale che separa la Val di Pesa dalla Val di Greve. Una seconda passava sul parallelo crinale dei Monti del Chianti, attraversando località di origine etrusca o romana quali Strada, Mugnana, Rulliana, e le vette del San Michele e del Querciabella. La terza strada, importantissima tratta dell’imperiale Cassia da Chiusi a Florentia, passava da Montemuro, Lucolena (l’antica Aquila della tavola Peutingeriana, tavola medioevale che rappresentava il mondo antico riproducendo precedente cartografia romana), Cintoia, Grassina, per arrivare infine a Florentia. Strade di cui un occhio attento riesce a trovare testimonianze nei boschi, percorsi oggi purtroppo nascosti o aggrediti in modo orribile dai fuoristrada utilizzati per la caccia o per i cosiddetti sport (?) motorizzati.

San Pietro a Cintoia (Fig. 6) che possiamo ammirare sul sagrato della basilica di Santa Croce, chiesa principale di Greve in Chianti. La sua realizzazione risale al IV secolo e veniva utilizzato per i battesimi a immersione. L’oggetto testimonia l’importanza della pieve di San Pietro che sorgeva prossima alla strada per Fiesole e alla via per Roma in posizione agevole per essere raggiunta anche dai vari paesi limitrofi. Il fonte, ottagonale, è decorato con forme geometriche e floreali. Quando la pieve venne chiusa al culto, il fonte fu probabilmente utilizzato come abbeveratoio. Rinvenuto successivamente, nel 1964 fu dato in custodia alla chiesa di San Pancrazio dei Sabbioni, a Cavriglia, non molto lontana. Dopo un importante restauro è tornato recentemente a Greve in Chianti, pienamente visibile a tutti.  Ma molte altre cose interessanti ci aspettano.

Fig. 6 Greve in Chianti, Santa Croce, Fonte Battesimale della Pieve di San Pietro a Cintoia (2022)

Vicino al fonte battesimale, all’esterno della chiesa, c’è l’antica “colonna di piazza” (Fig. 7), un tempo al centro del Mercatale: davanti a essa i messi leggevano i bandi del Podestà. Davanti alla colonna sorgeva un tabernacolo con un affresco della Madonna col Bambino, oggi all’interno della chiesa di Santa Croce insieme a numerose altre opere d’arte.

Fig. 7 Greve in Chianti, la colonna di Piazza

Storie e tradizioni si susseguono. Greve è legata all’antichissima famiglia degli Uberti, di grande importanza nella storia fiorentina, il cui più celebre esponente è stato il noto ghibellino Farinata che si oppose alla distruzione di Fiorenza da parte dei vincitori nella battaglia di Montaperti nel 1260. Nella Historia Fiorentina di Malespini del 1281 si racconta che gli Uberti discendevano da Uberto Cesare, figlio di Catilina. A quindici anni tornò a Roma, e Cesare gli riassegnò i beni paterni: ma non per molto. Insieme a sette suoi amici fu mandato nella nuova colonia Florentia, dove sposò la figlia di un cittadino romano detto Elisone da cui si originarono gli Alisei, altra importante famiglia del Chianti di epoca romana. Augusto gli comandò di andare a riconquistare la Sassonia che si era ribellata all’impero; così si recò in Germania con un Filippi di Monte Filippi, un Infangati e un Alisei e si portarono sette dei figlioli maggiori: sei rimasero ostaggi presso l’imperatore per essere uccisi in caso di tradimento. Uberto, tornato dalla Germania, divenne proprietario del castrum di Grevis. Vari aspetti riportati dagli antichi cronisti appaiono decisamente leggendari, come ad esempio l’invio di Cesare Uberto in Germania da parte di Augusto, in un periodo in cui l’Impero Romano ebbe in Germania la grande sconfitta di Teutoburgo, dove ventimila legionari romani al comando del console Varo furono massacrati dalle tribù tedesche. Che Augusto mandasse il figlio di Catilina a riconquistare quel che Roma stava perdendo, e per giunta per esser sicuro tenesse ostaggi i suoi figli lascia perlomeno perplessi. In questo contesto un’ipotesi, che potrebbe essere verificata dagli storici, è costituita dalla possibile origine degli Uberti dal popolo germanico degli Ubi, alleato di Cesare che descriveva così questo popolo: «…gli Ubi, nazione che in passato fu potente e florida… È un poco più civilizzata degli altri popoli proprio perché in prossimità del fiume Reno, e sono spesso visitati dai mercanti e questa vicinanza li fa assomigliare agli usi e costumi dei vicini Galli…».  È verosimile che alcuni di loro siano venuti in Italia al seguito di Cesare che assegnò i terreni intorno a Florentia ai suoi veterani: non penso si possa escludere che anche qualche fedele soldato alleato abbia ricevuto qualcosa. Intendiamoci, esistono anche altre possibilità: gli Uberti potrebbero essere di origine longobarda, oppure entrati in Italia al seguito di Carlo Magno. A Fiorenza le loro case erano state edificate nell’attuale Piazza della Signoria: furono distrutte nel 1266, dopo la cacciata della famiglia da Fiorenza a seguito della disfatta dei Ghibellini a Benevento.

Sull’antico castello degli Uberti in Greve narra la tradizione che sia stato costruito l’ospizio di San Francesco, luogo di sosta dei Francescani nel loro instancabile peregrinare di paese in paese. Oggi il complesso Francescano, ubicato su un rialzo collinare adiacente al centro urbano, ospita il Museo di Arte Sacra, vera collezione di tesori.

Il museo, ottimamente organizzato, permette di avere dalle opere esposte e dai numerosi poster presenti un’informazione completa dell’arte nel territorio grevigiano. Viene fornito un incredibile campionario delle manifestazioni dell’arte: pittura, terracotta, scultura, stucco, oreficeria, legno intagliato, avorio intagliato, bronzo, tessitura, vetro dipinto, tipografia. L’elenco dei luoghi di provenienza di quanto esposto è una testimonianza di come l’arte fosse un patrimonio diffuso, fin nella più remota località: senza essere esaustivo si vedono importanti opere un tempo a Sezzate, Cintoia, Sillano, Torsoli, Vicchiomaggio, Montefioralle, Dudda, Convertoie, Uzzano, Melazzano, Montescalari, Lucolena, Mugnana, Barbiano oltre ovviamente a quelle da sempre a Greve.

Centro del museo è la sala che ospita una straordinaria terracotta policroma, il “Compianto sul Cristo morto”, eseguita nel secondo decennio del XVI secolo nella bottega di Benedetto di Santi Buglioni o, come ipotizzato in studi più recenti, all’ambito di Baccio da Montelupo (Fig. 8-9).  I personaggi sembrano guardare negli occhi e andare incontro al visitatore per il loro realismo e dinamicità.  L’opera è stata oggetto di un importante restauro agli inizi degli anni duemila, che ne ha riscoperto la cromia originale.

Fig. 8 Ambito di Baccio da Montelupo (1469-1523), “Compianto sul Cristo morto”, secondo decennio del secolo XVI, terracotta policroma, particolare, Museo d’Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti
Fig. 9 Ambito di Baccio da Montelupo (1469-1523), “Compianto sul Cristo morto”, secondo decennio del secolo XVI, terracotta policroma, particolare, Museo d’Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti

È rilevante anche la tempera su tavola “Madonna col bambino, i santi Antonio abate, Lucia, Giovanni Battista e i due committenti in preghiera”, eseguita da un pittore fiorentino nel secolo XVI. La tavola, un tempo nella chiesa di San Martino a Sezzate, oltre alle realistiche figure dei due committenti – probabilmente i signori di Sezzate – presenta ai lati due interessanti paesaggi, uno dei quali relativo al Castello di Sezzate che qui vediamo come appariva allora (Fig. 10).

Fig. 10 a sinistra

Pittore Fiorentino, secolo XVI, “Madonna col bambino, i santi Antonio abate, Lucia, Giovanni battista e i due committenti in preghiera”, tempera su tavola, particolare, Castello di Sezzate, Museo d’Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti

Infine, tra le tante opere esposte vorrei evidenziare una Madonna col Bambino di Nanni di Bartolo, stucco dipinto del secondo decennio del secolo XV, (Fig. 11), interessante per la sua eleganza e plasticità.

Fig. 11 Nanni di Bartolo, (Firenze, notizie dal 1419 al 1451), Madonna col Bambino, secondo decennio del secolo XV, stucco dipinto, particolare, Museo d’Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti

 

Si ringrazia l’Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto della Diocesi di Fiesole per l’autorizzazione concessa alla pubblicazione delle fotografie eseguite all’interno del Museo di Arte Sacra di Greve in Chianti.  

È vietato riutilizzare tutte le immagini riprodotte al di fuori della presente pubblicazione

Bibliografia & web

  • Emanuele Repetti, “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana”, Firenze 1833-1843
  • Carlo e Italo Baldini, “Pievi, parrocchie e castelli in Greve in Chianti, Vicenza, 1979
  • Carlo Baldini “Greve in Chianti – etrusco e romano”, Memorie religiose e civili del Comune di Greve in Chianti, Tipografia Grevigiana, 1998
  • Carlo Baldini, “La seconda guerra mondiale da Greve in Chianti a Firenze «Sulla strada del cuore»”, Firenze, 1994
  • Carlo e Italo Baldini, “I “sunti” delle pergamene della Badia di San Michele Arcangelo a Passignano”, Greve in Chianti, 2003
  • Parrocchia di Santa Croce – Greve in Chianti – Montefioralle, Comune di Greve in Chianti, “Il fonte battesimale della pieve di San Pietro a Cintoia – Otto lati, diciassette secoli”, poster informativo situato nei pressi del fonte.
  • Ubi (popolo) Wikipedia
  • Cesare, “De bello Gallico”, IV, 3, 3-4.
  • AA.VV. “Museo di Arte Sacra di san Francesco a Greve in Chianti”, Edizioni Polistampa, 2005
  • REPETTI ON-LINE – Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana
  • https://www.comune.greve-in-chianti.fi.it/amministrazione/luoghi
  • https://www.expochianticlassico.com/
  • Storia di Greve in Chianti (greve-in-chianti.com)
  • http://www.museovino.it/

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  • “Toscana: Il Castellaccio di Lucolena”, marzo 2020
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