Foto 1, Casa Buonarroti in via Ghibellina a Firenze

A Firenze, in Via Ghibellina, sorge la Casa Buonarroti, scrigno di opere d’arte e di storie.

Mi reco a visitare la casa Buonarroti in una mattina di gennaio, ci sono già stato altre volte ma ora c’è un motivo speciale: è possibile vedere da vicino, appena restaurato, il capolavoro di Artemisia Gentileschi “L’inclinazione”.  È una delle perle artistiche ospitate nell’edificio che si affiancano alle opere di Michelangelo.  La casa Buonarroti, in Via Ghibellina non lontano da Santa Croce, è un luogo dove è possibile percepire un contatto ravvicinato con il grande artista e con la sua eredità: qui tra il 1508 e il 1514 Michelangelo acquistò cinque case, realizzando il suo progetto di affidare il nome della propria famiglia a un edificio nella città. Salgo le scale che mi conducono al primo piano, dove si trovano le sale con alcuni capolavori di Michelangelo. L’esposizione è stata migliorata rispetto ad alcuni anni fa, tutto è ben illuminato e non mancano le spiegazioni per chi, come me, desidera capire. Importante è stato il contributo della Fondazione CR Firenze e la sensibilità dei Friends of Florence.

Il grande artista aveva solo 15 anni quando nel 1490 realizza la “Madonna della Scala” (fig. 2 a sinistra) durante gli anni di tirocinio al giardino di San Marco. L’opera denota un influsso di Donatello, che il giovane rivisita dando una propria versione dei canoni stilistici.

La battaglia dei centauri (fig. 3 a destra) fu realizzata dal grande artista tra il 1491 e il 1492: aveva 16-17 anni. Riesce a interpretare i bassorilievi dei sarcofagi classici, fornendo una particolare dinamicità alla scena utilizzando vari livelli di finitura. Termina di lavorarci nel 1492, alla morte di Lorenzo il Magnifico, committente dell’opera.

Numerose sono le opere, gli scritti e i bozzetti di Michelangelo presenti nel museo.  Ha un particolare rilievo un bozzetto di terracotta che rappresenta due lottatori (fig. 4 foto sotto).

Foto 4, I due lottatori

Si ipotizza una commissione da parte dei Medici per far realizzare una grande statua rappresentate Ercole e Caco, da porre accanto al David di fronte a Palazzo Vecchio. L’incarico al grande artista dovrebbe essere stato dato nel 1528, che avrebbe voluto cambiare tema, proponendo Sansone e i Filistei. La statua fu poi affidata al Bandinelli che realizzò il gruppo attualmente presente in Piazza della Signoria. Il bozzetto michelangiolesco esposto è del 1530: quelli erano gli anni dell’assedio di Firenze da parte dell’esercito di Carlo V che si svolse tra il 1529 e il 1530. Come non pensare che non sia anche una rappresentazione della sfida tra giganti allora in atto, Firenze e l’Impero?

In una sala è esposto il “Modello per la facciata di San Lorenzo” (fig. 5 a sinistra), che rappresenta il progetto di Michelangelo predisposto per l’importante basilica brunelleschiana. Nel 1515, Leone X, papa mediceo, intendeva completare la facciata della chiesa, ancora incompiuta. Vari erano gli architetti in gara fra loro e, a quanto pare, in un primo tempo a Michelangelo era stata affidata “solo” la decorazione scultorea.

Di fatto nel 1516 il Buonarroti ottenne l’intera commissione, risolvendo il problema dovuto all’irregolarità della forma della chiesa ipotizzando un’unica grande facciata, a cui si riferisce il modello esposto. Per varie difficoltà i lavori non si avviarono, il progetto fu poi definitivamente cancellato nel 1534, alla morte di Clemente VII successore di Leone X.
Una curiosa traccia della presenza di Michelangelo è l’antico nome della contigua via a lui intestata: si chiamava “Via dei marmi sudici” in quanto i blocchi di marmo aspettavano per mesi, o anche per anni, di essere lavorati dall’artista assente per i suoi grandi impegni a Roma. 
Visitando la Casa Buonarroti ci accorgiamo che ha una storia affascinante, che si intreccia con quella dei vari pronipoti del grande artista. Vi propongo alcuni cenni su alcuni di loro e sugli eventi in cui sono stati coinvolti. Michelangelo il Giovane, scrittore di prosa e di teatro, dette all’edificio l’attuale struttura, con numerosi interventi compresi tra il 1612 e il 1643. Nacque intorno al 1568, frequentò l’università di Pisa e conobbe Galileo Galilei. Poco più che ventenne, entrò nell’Accademia della Crusca collaborando alla stesura del Vocabolario, poi pubblicato nel 1612, affermandosi nel frattempo come poeta.  Nel 1600 ebbe l’importante incarico di redigere la “Descrizione” del matrimonio tra Maria de’ Medici ed Enrico IV di Navarra, entrando così nella corte medicea come poeta, narratore e scrittore di opere teatrali. Nel 1611 scrisse “La Tancia”, commedia che gli fornì notorietà. La libertà di espressione e la satira che stava manifestando con la sua ultima opera, “La Fiera”, iniziò a non essere molto gradita alla corte, e progressivamente gli furono assegnati ruoli più marginali.

Si dedicò allora alla sistemazione del palazzo in via Ghibellina, realizzando in particolare quattro saloni monumentali arrivati praticamente intatti fino a oggi: la “Galleria” (fig. 6 a sinistra), la “Camera della notte e del dì”, la “Camera degli Angioli”, lo “Studio”.  Michelangelo il Giovane progettò la sequenza decorativa delle quattro sale che rappresenta una delle più importanti espressioni artistiche del ‘600 a Firenze.

Mi fermo con ammirazione a vedere il suo scritto, con il progetto del soffitto della galleria (fig. 7 a destra).

Il ciclo pittorico fu impostato sulla celebrazione del suo grande antenato e della stessa famiglia Buonarroti. Lo realizzò in circa trent’anni chiamando i maggiori artisti dell’epoca, quali l’Empoli, il Passignano, Giovanni da San Giovanni, Matteo Rosselli, Francesco Furini. Tra tutti splende Artemisia Gentileschi che realizzò “L’inclinazione” (fig. 8 a sinistra), straordinaria opera recentemente restituita allo splendore originario con una grande operazione di restauro e oggetto dell’esposizione recentemente conclusa “Artemisia UpClose – Artemisia nel Museo di Michelangelo”. Ma quali furono gli eventi che la portarono in casa Buonarroti? Ne faccio alcuni brevi cenni, invitandovi a consultare i riferimenti che propongo al termine. La storia è veramente troppo grande per le mie poche righe.

rtemisia arrivò a Firenze a venti anni. Era stata iniziata alla pittura dal padre Orazio che le aveva trasmesso il modello di pittura del Caravaggio. Nel 1610, a 17 anni, dipinse la sua prima grande opera, “Susanna e i vecchioni” e nel 1611 la “Madonna col bambino”: lavori dove la critica constata l’influsso su Artemisia delle figure Michelangiolesche dipinte nella cappella Sistina. Nel 1612 era ormai una nota ed esperta pittrice. Il padre l’aveva affidata alla guida di Agostino Tassi, pittore validissimo ma uomo non certo tranquillo, irragionevole e, a quanto pare, mandante di omicidi. Il Tassi la violentò nel 1611, evento che Artemisia descrisse in tutti i suoi più terribili dettagli.
L’evento la costrinse a una successiva convivenza con lo stesso Tassi nella speranza di arrivare a un matrimonio riparatore. Nel 1612 il padre della pittrice, scoprendo che il Tassi era già sposato, lo querelò davanti al papa Paolo V. Iniziò un processo che fu per Artemisia doloroso e umiliante, comprensivo di torture per farle ritrattare la deposizione. Ma riuscì a resistere, e il Tassi fu condannato a cinque anni di reclusione o all’esilio, pene che riuscì a non scontare. Il dramma interiore che Artemisia visse in quel periodo è rappresentato da uno dei suoi grandi capolavori “Giuditta decapita Oloferne” che lei dipinge nel 1612 (a 19 anni!) interpretando in modo magistrale lo stile del Caravaggio.
Il padre intanto aveva trovato un nuovo sposo per sua figlia, tal Pierantonio Stiattesi, con cui si trasferì a Firenze pochi giorni dopo il matrimonio, alla fine del 1612. Qui trovò lo zio Aurelio, fratello del padre, che la introdusse nella corte di Cosimo II e venne ammessa all’Accademia delle Arti del disegno. Conobbe le persone più brillanti della città a partire da Galileo Galilei, allora cinquantenne, con cui intesse una duratura corrispondenza. Il contatto con il grande scienziato è elemento assolutamente fondamentale per comprendere molte opere di Artemisia: a esempio in uno dei suoi dipinti più maturi, “Betsabea al bagno”, quattro fanciulle rappresentano le quattro fasi lunari ispirandosi con tutta probabilità agli scritti di Galilei.
Nel 1615 si ritrasse nelle vesti di Santa Caterina di Alessandria: la martire era una donna di grandissima cultura, che venne uccisa perché si rifiutò di cedere, in tutti i sensi, a un imperatore.
Nel contesto fiorentino conobbe Michelangelo il Giovane che le commissionò varie opere: la più famosa di esse è l’Allegoria dell’Inclinazione, destinata a far parte dell’impianto iconografico del soffitto della galleria di Casa Buonarroti mirato a celebrare il grande antenato, e che lei realizzò nel 1616, mentre era in stato di gravidanza. Nel dipinto, in cui Artemisia si ritrasse completamente nuda, si intravedono elementi Michelangioleschi e influssi delle teorie Galileiane.  Se Artemisia nei suoi primi dipinti aveva avuto negli occhi le figure della Cappella Sistina qui, nella posizione della figura, c’è qui un evidente riflesso di un personaggio che si nota sulla sinistra della “battaglia dei centauri”. Ma il collegamento più diretto è con Galileo. Il personaggio ha in mano una bussola e, partendo da essa, seguendo una linea immaginaria incontriamo il suo capo e una brillante stella nel cielo: simboli astronomici che forniscono un ideale collegamento con il pensiero del grande scienziato pisano che, in quegli anni, affronta le prime difficoltà dovute alle sue teorie.  Teniamo presente che già dal 1614 il domenicano Tommaso Caccini si scagliava contro di lui, accusandolo di contraddire le Sacre Scritture. E, all’inizio del 1616, il papa invitò il cardinale Bellarmino a convocare Galileo per chiedergli di abbandonare le sue opinioni. Del dipinto originario, che è a noi arrivato coperto da veli apposti nel 1684 per ricoprirne le nudità, è stata fatta una ricostruzione digitale presentata nella recente mostra. Invito voi tutti ad ammirarla nel trailer.

Come accennato Michelangelo il Giovane proseguì negli anni successivi all’allestimento dell’edificio. Riuscì anche ad acquisire una preziosa pala d’altare, le “Storie di San Nicola”, dipinto da Giovanni di Francesco nel 1457 (fig. 9 a sinistra) e, soprattutto, ricevette in restituzione da parte di Cosimo II la famosa “Madonna della Scala”, come riconoscimento per quanto stava facendo per ricordare il grande artista suo antenato.

All’inizio del XVIII secolo Filippo Buonarroti, archeologo, antiquario e numismatico arricchì la casa con un’importante collezione archeologica che ammiro al piano terreno (fig.10 a destra). Già Michelangelo il Giovane aveva introdotto alcuni importanti reperti nell’edificio: hanno particolare importanza due statue di togato in pietra serena, di grande dimensione, rinvenute in prossimità della Porta S. Gallo.

Filippo passò molti anni a Roma, dove ebbe modo di frequentare gli uomini di cultura dell’epoca e scrisse un importante trattato, “Le osservazioni istoriche sopra alcuni medaglioni antichi” edito nel 1698. Nel 1700 tornò a Firenze, dove continuò la sua attività culturale circondandosi di allievi e divenendo accademico della Crusca e presidente dell’Accademia Etrusca di Cortona. Nominato Senatore del Granducato continuò la sua attività di ricercatore, pubblicando, nel 1716, le “Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi antichi di vetro ornate di figure trovati nei cimiteri di Roma, con appendice Osservazioni sopra tre dittici antichi d’avorio” (Firenze, 1716), in cui esplorò alcune caratteristiche dell’arte paleocristiana.

In questi anni riuscì a creare, suscitando l’entusiasmo degli studiosi fiorentini, la collezione archeologica. Numerose furono le opere, etrusche e romane, ordinatamente raccolte e catalogate con precisione: urne (fig. 11 a destra), lucerne, iscrizioni, steli, ceramiche, buccheri, vasi aretini rossi che troviamo ancora oggi in Casa Buonarroti.

Nel cortile è presente una particolare testimonianza storica raccolta dal senatore (fig. 12 a sinistra). È una piccola lapide in un angolo, dove si legge (e si immagina) quanto resta dell’antica iscrizione:
HIC REQVI
ESCIT IN PACE
(AN)CILLA DEI IV(LIANA)
QUE VIX(IT) ….

La lapide è legata a Giuliana, la donna che tra IV e V secolo volle realizzare la prima basilica di San Lorenzo, poi consacrata da S. Ambrogio che dedicò la sua omelia alla donna. Nelle “Memorie Istoriche dell’Ambrosiana Basilica di San Lorenzo di Firenze” datate 1804, il canonico Pier Nolasco Cianfogni spiega “…che cosa poi sia stato delle sue ceneri, le quali è credibile, che avessero il loro riposo presso la Basilica da lei fabbricata, è affatto ignoto. Egli è ben vero, che nel principio del Secolo XVIII fu trovato a caso ne’ Sotterranei della nostra Chiesa un frammento di Lapida Sepolcrale con l’appresso Iscrizione… Questo monumento passò, non si sa come, nelle mani del celebre Senatore Filippo Buonarroti, e fu da lui riposto nel suo raro Museo”.

Anni burrascosi attendevano la famiglia. Nel 1799 l’edificio fu confiscato dagli austriaci, che lo consegnarono all’ospedale di Santa Maria Nuova. Tutto questo a causa delle avventurose vicende di un altro discendente di Michelangelo, anche lui chiamato Filippo, che doveva addirittura essere deportato in Guiana per la sua partecipazione alla “congiura degli uguali”. Ma cosa era successo? Chi era questo personaggio?
Filippo Buonarroti è una di quelle persone la cui esistenza sembra uscita dalle pagine di un romanzo, qui posso dare solo qualche cenno incompleto. Nato a Pisa nel 1761, studierà giurisprudenza ed entrerà in contatto con la cultura illuminista e radicale. Nel 1782 si laureò e si sposò nello stesso giorno, matrimonio che comunque si sciolse rapidamente. Dopo l’inizio della Rivoluzione francese si trasferì in Corsica, dove constata un’economia che, per il suo carattere precapitalistico, era coerente con i principi di uguaglianza da lui affermati. Nel 1790 fondò il “Giornale Patriottico della Corsica” pubblicazione rivoluzionaria in lingua italiana.
Si recò a Parigi, dove si associò ai giacobini conoscendo anche Robespierre. Auspicò una nuova società, dove venisse abolita la proprietà privata e diffusa nella popolazione una nuova coscienza. Venne nominato nell’aprile 1794 commissario rivoluzionario del Principato di Oneglia, dove mise in atto un sistema sociale innovatore che prevedeva azioni quali l’abolizione dei privilegi, la gratuità del grano, la redistribuzione delle ricchezze e altri provvedimenti tesi a realizzare una società egualitaria. L’esperienza di Oneglia terminò rapidamente: nel luglio del 1794 la reazione termidoriana si scatenò contro i giacobini, e il Buonarroti venne imprigionato a Parigi. In prigione conobbe Gracco Babeuf, insieme elaboreranno il progetto della “Congiura degli Uguali”.
Nella seconda metà del 1795 venne decretata un’amnistia per i giacobini imprigionati, e Buonarroti e Babeuf furono liberati: ma continuarono la lotta diffondendo, grazie alla penna del Buonarroti, le nuove idee e organizzando la congiura. Intendevano trascinare il popolo per rovesciare il Direttorio, per arrivare poi a una dittatura rivoluzionaria che doveva essere un preludio per il nuovo sistema egualitario, molto simile al futuro comunismo.
Vennero scoperti, Buonarroti venne condannato alla deportazione a vita. Entrò in giuoco Napoleone, mitigando la pena: e la deportazione si trasformò in un sopportabile esilio in Europa. Il suo itinere lo portò a Ginevra, dove nel 1806 entrò nella massoneria diventando Maestro Venerabile nel 1811: ma le autorità chiudono la sua loggia, troppo “politicizzata”. Buonarroti continuò il suo pericoloso percorso nelle società segrete, agendo nella “Società dei Sublimi Maestri Perfetti”. In segreto riusciva a manovrare un sistema insurrezionale presente in tutta Europa. Personaggio sempre più scomodo, l’Austria ottenne la sua espulsione da Ginevra.  Dal 1824 abitò a Bruxelles dove scrisse “Conspiration pour l’Egalitè dite de Babeuf”. Morirà nel 1830.
  Concludo la mia visita davanti al quadro di Artemisia che rappresenta “L’Inclinazione”. Penso a lei e a Michelangelo che, giovanissimi, avevano già realizzato dei capolavori dell’arte che Casa Buonarroti, ancora oggi, custodisce come uno scrigno.
Molte altre cose potrebbero essere scritte e raccontate, ma non è possibile in queste poche pagine. Trovate di seguito alcuni importanti riferimenti che vi invito a consultare per scoprire, a esempio, i disegni autografi di Michelangelo.


Si ringrazia la Fondazione Casa Buonarroti per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione delle fotografie.
È vietato riprodurre o duplicare con qualsiasi mezzo le immagini contenute nella presente pubblicazione © Gabriele Antonacci

Bibliografia & Web
 [1] https://www.casabuonarroti.it/
 [2] Pina Ragionieri, “Casa Buonarroti”, Guide Artistiche Electa, 1997
 [3] A cura di Stefano Corsi, “Casa Buonarroti – La Collezione Archeologica”, Edizioni Charta Milano e casa Buonarroti Firenze, 1997
 [4] Pier Nolasco Cianfogni, “Memorie Istoriche dell’Ambrosiana Basilica di San Lorenzo di Firenze”, 1804
 [5] https://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Buonarroti
Su Artemisia:
[6] Cristina Acidini, Alessandro Cecchi, Elisabeth Cropper, Mary Garrard, Margie Mac Kinnon, Elisabteh Wiks, Barbara Salvadori, Donata Magrini, Sofia Brizzi, “Artemisia UpClose”, Calliope Arts, Casa Buonarroti, 2023
[7] Pamela Del Bianco “Un’amicizia rivoluzionaria: Artemisia Gentileschi e Galileo Galilei” febbraio 2021 su https://www.elapsus.it/2021/02/unamicizia-rivoluzionaria-artemisia.html
[8] Alexandra Lapierre, “Artemisia”, Mondadori, 2018
[9] Aldo Cazzullo, Una giornata particolare “La violenza su Artemisia Gentileschi” Puntata del 5/10/2022, in https://www.youtube.com/watch?v=O5a5DAc6F0E
[10] Inside ‘Artemisia in the Museum of Michelangelo’: On opening day of “Artemisia in the Museum of Michelangelo’ at Florence’s Casa Buonarroti, presenter Linda Falcone takes us through the exhibition with author and art historian Elizabeth Cropper https://www.youtube.com/watch?v=YhceTlKwAhs
[11] Maria Cristina Terzaghi, “L’Italia chiamò – Capodimonte oggi racconta… Giuditta decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi” in https://capodimonte.cultura.gov.it/litalia-chiamo-capodimonte-oggi-racconta-giuditta-decapita-oloferne-di-artemisia-gentileschi/
[12] Trailer Artemisia nel Museo di Michelangelo (youtube.com) https://www.youtube.com/watch?v=V9QCc6FPdCc
[13] https://www.casabuonarroti.it/artemisia-upclose-artemisia-nel-museo-di-michelangelo/
[14] Laura Corchia, “Artemisia Gentileschi: la rivincita dell’arte”, in
      https://altmarius.ning.com/profiles/blogs/artemisia-gentileschi-la-rivincita-dell-arte

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CC BY-NC-ND 4.0 Storie di Casa Buonarroti by L'Italia, l'Uomo, l'Ambiente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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