poesia di Iole Troccoli pubblicata su “Il Salotto” Anno IV, n° 2, Marzo 2024

Dove stiamo camminando
lo sapete?
 
Su braci secche, terreni arsi
sponde ghiacciate che si sbriciolano
al passo.
 
La ragione si sposa all’alba
e poi separa i veli
bianche le ali cedono all’usura
del vetro rovinoso
e tutto cade senza frastuono
solo un sospiro si alza
e senza ferita alcuna si adagia
su quel ricordo di prato
che un tempo riposava il ventre
di una vita.
 
Ignoto, il temporale si è rinchiuso
in una stanza
e non vuole saperne di bagnare
la mia vecchia siepe di gelsomino
(il profumo è un input che accende
poche luci anche di notte).
 
Dove stiamo camminando
se di un pensiero facciamo rogo
se sulla calda sabbia
non premono che poche orme
rispetto a quelle che si aggirano
perdute
nell’acqua fredda dell’onda
che si avventa?
 
Dove andremo
tra stagni prosciugati
e isole che affiorano
inesorabili testimonianze
di ciò che una volta
abbiamo temuto di temere.
 
Dentro un fuoco incrociato
teniamo stretti i nostri averi:
le case, le cose, gli scritti deboli
che ci martellano per uscire
sulla carta.
 
E noi chi siamo
se con il naso per aria
aspettiamo gli alieni
o un nuovo redentore
o, più semplicemente, niente
forse un rametto da tirare al cane
o un pasto nel nuovo ristorante
mentre là fuori, nel deserto,
i mostri si mordono le code
e si avvicinano strisciando
alle vetrine zeppe di miraggi d’occasione.
 
Le verità nascoste
sono nell’ultimo scaffale
in fondo al corridoio buio
invaso da un calore che non smette.

Immagine: Temporale in una stanza – di Alberto Pestelli

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