Le crudeli verità celate dietro la celebre specialità

Articolo pubblicato su IUA n° 10, anno IX, Novembre 2022

Il bufalo di razza mediterranea italiana è un mammifero appartenente alla famiglia dei bovini e con questi ultimi condivide somiglianze nell’aspetto generale e nei caratteri scheletrici. Ma è più rustico, predilige ambienti caldo-umidi e trascorre gran parte della giornata immerso nell’acqua, cosa che gli permette di tenere lontani i parassiti ed evitare che la pelle si secchi eccessivamente. Le bufale sono allevate quasi esclusivamente per il latte. La loro gravidanza dura 316 giorni circa, quindi partoriscono, in genere, una volta all’anno. Alla nascita i vitelli pesano tra i 35 e i 39 chilogrammi. La differenza sostanziale tra bufale e bovine si ritrova nella stagionalità della lattazione che per le bovine diminuisce nel periodo estivo e per le bufale aumenta proprio durante l’estate. Secondo la FAO la diffusione della specie è in crescita nel mondo. Si è passati da 164 milioni di capi del 1994 ai 195 milioni del 2012. Al 31 dicembre 2017 in Italia erano presenti 2.212 allevamenti e 396.725 bufali di cui il 74% in Campania. Il 77% come produzione latte, il 9% produzione mista e il 14% produzione di carne.

L’allevamento dei bufali e delle bufale solitamente avviene più all’aperto che in stalla. Un fattore molto importante per il benessere delle bufale è rappresentato infatti dalla superficie disponibile per il movimento. Le migliori condizioni si realizzano quindi con la stabulazione da cui si accede direttamente a un paddock esterno che a sua volta mette a disposizione una piscina colma d’acqua per le immersioni estive. Gli animali allevati sono in continuo incremento in tutte le regioni italiane, ma particolarmente in Campania. In un allevamento di bufale i bufalini maschi non produttivi, appena nati vengono immatricolati e se l’allevatore segue la procedura legale, il vitellino viene portato al macello non prima però che siano trascorsi 10 giorni durante i quali va comunque alimentato e il cordone ombelicale risulti essiccato. Un vitellino consuma circa 4 litri di latte al giorno per un costo di circa 5 euro. L’alimentazione prima del macello ha, quindi, un costo di circa 50 euro più 5 euro per immatricolazione e registrazione nella banca dati. E se, per esempio, moltiplichiamo questo costo per 100 maschi nati in un allevamento di 200 bufale, si arriva ad una spesa di 5.500 euro annui.

Gli allevatori effettuano una ferrea selezione genetica dei tori per la rimonta delle bufale. Ogni anno vengono scelti all’interno dell’allevamento due capi maschi dalle bufale che risultano essere le più produttive. Ogni toro viene utilizzato per l’attività di monta per circa otto anni. Su centinaia di bufalini solo il 10%, alla fine, viene utilizzato per la rimonta delle bufale. Il destino degli altri è irrimediabilmente segnato. Finiranno tutti al macello. Anche i vitellini risparmiati non hanno buone condizioni di vita: la maggior parte degli allevamenti risultano sovraffollati e senza accesso alle aree verdi. Inoltre alcuni animali presentano delle piaghe aperte, dei problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli e sono costretti a vivere su uno strato, molto spesso, dei propri escrementi. Inoltre, come se non bastasse, l’acqua che possono bere non è sempre accessibile ed è quasi sempre sporca. I vitelli che muoiono vengono lasciati all’interno degli allevamenti, con il risultato che gli altri animali devono convivere con il cadavere. Può trascorrere anche una settimana prima della rimozione dei corpi.

Nella sola Campania i bufali sono centinaia di migliaia ed al 90% femmine. Poiché si deduce che i nati siano al 50% maschi e al 50% femmine, è facile chiedersi dove finiscano i neonati maschi che non servono a produrre latte, quindi neppure la mozzarella.

Nessuno si è mai chiesto dove finiscono? Veramente nessuno sa che fine fanno? Questi bufalini maschi, appena nati, vengono strappati alla madre che li segue con dolore, abbandonati nei campi, buttati nei fossi, soffocati con la paglia in gola, seppelliti ancora vivi o lasciati vagare fino alla morte per inedia. Annegati nei fiumi o lasciati agonizzare senza cibo da allevatori privi di scrupoli. Soppressi a colpi di bastone e lasciati in montagna a marcire e a diventare cibo per gli animali selvatici. Sono stati ritrovati in fosse, sulle spiagge, sulle strade, nei campi ancora agonizzanti. La loro unica colpa: inutili perché sono maschi. Mantenerli in vita costa troppo e non c’è mercato per la carne di bufalo.

L’uccisione dei bufalini da parte di allevatori senza scrupoli ha solo finalità economiche. L’allevatore non riesce ad ottenere nessun reddito da quel maschio senza latte; e alimentarlo fino all’età adulta ha un costo molto elevato. Il mancato guadagno spinge alcuni bufalari a disfarsi dei vitellini maschi appena nati; e spesso in modo cruento. Uno dei tanti ritrovamenti ci parla di “una dozzina di vitellini di bufala legati tra loro con una fune arancione e poi appesi a un albero”. Morti. Ma secondo l’indagine di Four Paws International sono 70.000 i bufalini uccisi ogni anno.

Ecco una testimonianza significativa: “Il 12 di febbraio scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che la “cosa”…era un bufalotto di alcuni giorni ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Sì, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata dai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale”, non servono, non danno latte. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa…”

I bufalini maschi rientrano nella categoria dei “controsessi” come i pulcini maschi, i capretti maschi, i vitelli maschi. In Italia le cose stanno cambiando. Lo strumento per gestire la popolazione bufalina è la Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica (BDN) informatizzata. Tutti gli animali vengono registrati individualmente grazie a una smart card che consente di riconoscere l’operatore e di seguire tutte le fasi della filiera. In Friuli, con la gestione “La bufala di Castello d’Aviano”, i bufalini vengono allevati fino a tredici mesi. I controlli del servizio veterinario in questi ultimi anni, per contrastare il fenomeno dell’abbandono e uccisione di capi bufalini maschi, sono stati rinforzati. I veterinari addetti ai controlli procedono con i prelievi del sangue degli animali morti per il recupero del Dna. Un elemento importantissimo, che consente di risalire alla bufala, (e anche al toro che ha montato la bufala) che ha partorito quel vitellino e incastrare così l’allevatore che si è disfatto dell’animale. Ma sempre e comunque, i bufalini maschi non servono perché non esiste un mercato della loro carne quindi, ancora cuccioli, vanno al macello.

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CC BY-NC-ND 4.0 LA MOZZARELLA DI BUFALA by L'Italia, l'Uomo, l'Ambiente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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