• Lun. Lug 4th, 2022

Racconto pubblicato ne Il Salotto, n° 1, Anno I, 15 Ottobre 2021

Racconto pubblicato in L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente n° 9, Anno VIII. Ottobre 2021

Voglio chiamarlo Piccio il mio piccioncino straordinario che mi aspetta, mi vede in fondo alla strada e mi viene incontro quando arrivo. Lui sa che gli porto i semi, mi riconosce da lontano e arriva svolazzandomi sulla testa. Da qualunque strada arrivi per raggiungere il giardino, chiuso ormai da mesi per il lockdown in cui tutti siamo precipitati per il coronavirus, lui mi osserva e me lo fa sapere.

La sua gioia si dispiega nel volo elegante e leggero, si posa sul cancello e poi sul ramo dell’albero del giardino. Mi guarda, aspetta che vada al posto giusto per la distribuzione. La mia emozione si scioglie ed irrompe nell’aria mentre ci osserviamo. È sempre lui, anch’io lo riconosco. È marrone e la sua compagna uguale a lui. Perché si sa, i piccioni si accoppiano per affinità. Gli esperti hanno ora scoperto che la notevole varietà cromatica di Columba livia, è stabilita da tre soli geni tra cui il Tyrp1 checontrolla tre colori base delle penne, e cioè il blu-nero che è il colore più comune nei piccioni che vivono in contesti urbani, il rosso-cenere e il marrone, corrispondenti a due diverse mutazioni. La mutazione di Piccio me lo rende riconoscibile nel gruppo di tutti gli altri blu neri.
Mi meraviglia, mi affascina e mi commuove questo uccello che mi riconosce come individuo fra i tanti che per lui potrebbero essere tutti uguali. Ma invece no, io sono diversa fra i tanti. Riesce a comunicarmi la sua gioia, a dirmi grazie: mi hai portato quei semi, quelle briciole che ormai non trovo più disseminate fra i tavoli e sui marciapiedi.  Stai arrivando, finalmente mangio e con me mangeranno i miei compagni ma anche la gazza, le cornacchie grigie e i passerotti perché mi vedono banchettare per terra, capiscono e si passano il messaggio.

 

Non è da tanto tempo che  porto i semi a Piccio e alla sua brigata, è veramente bastato poco perché lui capisse. È straordinario accorgersi che, soltanto osservando, si scoprono i segreti della natura, quella che ci resta lontana solo perché noi restiamo lontani. Ma che, appena la scopriamo, interpretiamo il suo linguaggio, ci viene incontro con tutta la sua magia.

Quindi, grazie a te Piccio che mi fai sentire una piccola persona, con tanti limiti, quando tu brilli di gioia, di amore, di fiducia nella vita e nel mondo. Io non sono come te, la mia fiducia è persa, il mio pensiero è cupo ma la tua gioia si trasmette a quello scrigno sigillato ma pronto ad aprirsi, che è il mio cuore. A domani Piccio. Ormai sei l’amico che non avrei mai pensato di avere e che spero di tenermi per tanto tempo.

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CC BY-NC-ND 4.0 Storia di Piccio by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.