PROPOSTA DI REFERENDUM SULLA CACCIA – Il parere di Pro Natura Firenze

a cura di Gianni Marucelli

Di recente, una piccola associazione animalista piemontese, “Ora rispetto per tutti gli animali”, acronimo ORA, ha depositato in Corte di Cassazione due richieste di referendum in materia di attività venatoria, una abrogativa di alcune norme contenute nella Legge 157/9, che di fatto da quasi trent’anni regola la protezione della fauna e anche la caccia, e l’altra, sempre abrogativa ma dei primi due commi dell’art. 842 del Codice civile, che consentono l’accesso ai cacciatori ai fondi privati non recintati.

In effetti, la cancellazione delle norme di cui sopra abolirebbe qualsiasi forma legale di attività venatoria, eccetto quella decisa dalle autorità statali o regionali per precise necessità e da essa esercitata tramite il proprio personale.

In linea di massima, Pro Natura è favorevole, e non da ora, alla cessazione di una pratica obsoleta come quella venatoria, che non può più certo essere classificata come sport, alla luce della sensibilità ormai diffusa nella maggioranza dei cittadini nei confronti della fauna selvatica.

Ricordiamo che nel 1990 si svolse sull’argomento un referendum imperniato su diversi quesiti, che ottenne il 90% circa di sì dei  voti espressi. La cosa però non ebbe seguito, perché non si riuscì a raggiungere il quorum di validità (partecipazione del 50%+1 degli aventi diritto al voto).

Dunque, la maggior parte delle Associazioni ambientaliste e la quasi totalità di quelle animaliste condividono le finalità dei proponenti l’attuale richiesta referendaria; ciò che non ha convinto quasi nessuno, però, sono stati le modalità e i tempi di proposizione di questa iniziativa. Il periodo, infatti, è quello che è, con una pandemia in atto che ha causato una gravissima crisi economica di cui stiamo cominciando ad avvertire i pesanti effetti: in questo momento storico appare assai difficile costruire consenso intorno a questa proposta, non perché sia strana, ma perché l’interesse collettivo è rivolto totalmente ad altri temi.

Inoltre, i termini per la raccolta di firme (500.000 valide, per cui occorre presentarne almeno 300.000 di più, per essere tranquilli…) sono stretti e pure condizionati dallo sviluppo della situazione sanitaria.

In secondo luogo, sarebbe parso appropriato che i promotori condividessero fin dalla fase di elaborazione delle proposte referendarie i loro intenti con tutte le associazioni, e sono moltissime, che in Italia hanno tra i loro obiettivi la limitazione o l’abrogazione della caccia, e che in passato hanno organizzato, a livello nazionale e regionale, iniziative simili.

Non soltanto perché pensiamo che sarebbe stato corretto, ma perché fin dall’inizio la proposta avrebbe coalizzato un fronte molto vasto, cosa che avrebbe assicurato una rapida raccolta delle firme e, in seguito, una alleanza solida per promuovere il raggiungimento del quorum in caso di svolgimento effettivo del referendum.

Così però non è stato.

Come associazione ambientalista, e come coordinamento redazionale di questa rivista, vogliamo comunque assicurare la visibilità a questo referendum, a cominciare da ora.

Non parteciperemo però attivamente alla raccolta delle firme – anche a livello nazionale – per due motivi: perché non siamo mai stati consultati, né si è mai richiesto la nostra partecipazione;

Perché giudichiamo altissima la probabilità di un insuccesso che si risolverebbe in un trionfo (così almeno verrebbe presentato) per le associazioni venatorie e in un consolidamento del loro potere contrattuale.

Ovviamente, i nostri Soci e i nostri lettori sono invitati a informarsi e, se lo credono opportuno, a esprimere la loro adesione al referendum.

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