Nell’editoriale del numero di ottobre ho parlato del declino numerico delle rondini e affini (balestrucci, rondoni, rondini alpine) nei nostri cieli, cosa di cui probabilmente qualche lettore più attento si era già avveduto.
Scendendo a terra, stavolta, e forse con vostra maggior sorpresa, devo parlarvi della crisi che sta vivendo una delle specie credute più comuni (con ragione, fino a qualche anno fa): il riccio, altrimenti chiamato porcospino, anche se a rigor di vocabolario quest’ultimo nome spetterebbe all’istrice.
Dunque, il riccio europeo, abitatore dei nostri giardini e dei nostri parchi, non meno che delle campagne e dei boschi, non sta messo meglio delle rondini. Anzi. La sua rarefazione ha indotto l’IUCN (Unione mondiale per la conservazione della Natura) a inserirlo nella lista rossa delle specie a rischio di estinzione. Le cause (oltre agli incidenti stradali: quante volte capita di imbattersi in un riccio schiacciato dai veicoli) sono da riferirsi all’uso di erbicidi, insetticidi e simili, che ne minano l’habitat e la prima fonte di sussistenza, ovverosia gli insetti di cui si nutrono.
Su questo simpatico animaletto richiamo la vostra attenzione, avvertendovi che, nel caso ne trovaste uno in difficoltà, fareste cosa gradita a madre natura se lo nutriste con cibo umido o crocchette per gatti, e acqua fresca (evitate il latte!).
Proprio l’acqua è la protagonista della terza notizia, anche questa non entusiasmante, che ci giunge dalle isole Svalbard, quelle lassù in capo al mondo che riesce difficile pensare a un luogo abitato più a settentrione. Sembrerebbe un posto gelido ma almeno non inquinato, o almeno sembrava finché è giunta la nuova: i residenti sono costretti a non bere il liquido proveniente dai rubinetti. L’acqua infatti contiene manganese, nichel e solfati in misura molto superiore alla norma, e ciò ha una spiegazione che chiama in causa i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale qui infatti si fa sentire più che altrove, e ha determinato lo scioglimento del permafrost, lo strato superficiale di terreno che di norma è perennemente gelato. L’acqua, infiltrandosi in profondità, ha raccolto dagli strati rocciosi gli elementi sunnominati, inquinandola. Per cui gli abitanti devono andare a rifornirsi, si suppone gratis, portando i contenitori nei market dove il prezioso liquido viene trattato. Tutto qui? Eh, no, perché lo stesso processo (scioglimento dei ghiacci, acqua che si infiltra e si inquina) accade, seppur in misura minore, anche sulle nostre Alpi. Non siamo ancora al punto di portarsi le bottiglie di acqua minerale in montagna, ma il problema esiste.
Questi sono solo tre esempi che ci palesano come la situazione sia grave, anche se non se ne parla, e soprattutto niente si fa per affrontarla. I potenti hanno la testa ad altro, oppure, come nel caso di Donald Trump, lo struzzo, la infilano sotto l’ala e negano la realtà più evidente.
Io continuo a preferire i porcospini.
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