Introduzione – Forse ci avrete fatto caso che da un po’ di tempo a questa parte, noi esseri umani, viviamo in un’epoca alquanto fenomenale. Beh, tendo sempre ad esagerare… forse il termine più adatto è straordinaria. Comunque sia il termine adatto – a prova anche di qualche analfabeta funzionale – questa è un’era in cui la scienza ha accumulato ed accumula secoli di informazioni, in cui i satelliti sono in grado di mappare ogni millimetro quadrato del nostro pianeta e la conoscenza umana è a portata di un clic.
Tuttavia, una fetta considerevole della popolazione terrestre, soprattutto quella che si è “nutrita” di qualche serie TV di fantascienza, dopo aver guardato tutto questo è giunta a sostenere che: “No, grazie, io preferisco la spiegazione con i rettiliani!” Già, gli uomini lucertola… mi ritorna in mente all’improvviso quella datata miniserie televisiva dal sinistro nome di “Visitors” andata in onda per la prima volta in U.S.A. tra il 1984 e il 1985 e in Italia nel 1986.

Il negazionista e lo scettico

Archiviando la parentesi della fiction horror fantafantasy, coloro che rifiutano l’evidenza del mondo scientifico e non solo, sono i negazionisti. Ma chi sono?
Il negazionista, è bene saperlo, non è un semplice scettico perché quest’ultimo è sempre colto da dubbi e per far luce su di essi va cercando prove. Tanto per dirla un po’ come Socrate (anche se in realtà gli Scettici seguivano più la teoria di Pirrone), lo scettico sa di non sapere, ovvero sa di essere ignorante e quindi va alla ricerca del sapere. Il negazionista per contro ha la risposta pronta e adatta le prove di conseguenza sfruttando le “bibliografie” dei Social Media, quali Facebook, TikTok, Telegraph e usando magari un video di YouTube registrato in verticale da un tizio incavolato nero mentre sta guidando una utilitaria Euro 0 in odor di rottamazione.
Anche se i negazionisti si definiscono i veri ribelli coraggiosi (da non confonderli con “Capitani Coraggiosi” di Rudyard Kipling) che gettano di continuo un guanto di sfida in faccia al sistema – solitamente mai in prima persona ma tramite i canali social e a volte con pseudonimi perché non si sa mai… – il negazionismo è quasi sempre una forma di difesa legata alla paura e all’angoscia.
Ma che cosa teme il negazionista? Quali sono le fissazioni che contribuiscono a togliergli il sonno, costringendolo a trascorrere nottate a scrivere commenti disarticolati ai post della N.A.S.A. o di canali di divulgazione scientifica ufficiali?
Andiamo a vedere se ci sono delle risposte intraprendendo questo viaggio nel meraviglioso, rassicurante e geometrico mondo della paranoia alternativa.
 
1.    La fobia delle curve (detta la sindrome del ‘briacone) ovvero il dramma della Terra Piatta – Iniziamo dai classici senza però scomodare Willy che potrebbe resuscitare e scrivere uno dei suoi capolavori teatrali di successo… Il terrapiattista vede il diavolo nelle linee curve. Sono il male assoluto. Per lui l’Ente spaziale americano è un’agenzia di Hollywood colpevole di divulgare false foto dallo spazio create con il photoshop o con l’intelligenza artificiale. Il terrapiattista ce l’ha anche con le linee aeree perché ritiene che ci sia una cospirazione dei piloti che, invece di volare dritti, compiono misteriose curve per illuderci che la Terra sia sferica. La fissazione principale pare che esista un complotto dell’Antartide. Secondo i loro “indiscutibili” assiomi di geografia, questo immenso territorio ghiacciato non sarebbe un continente ma un enorme muro di ghiaccio presidiato da soldati in assetto di guerra stile “Il trono di Spade”. La domanda nasce spontanea: questi “guerrieri” chi li paga? Boh! Il budget per la sorveglianza deve essere senza fine. Insomma questi uomini armati dovrebbero impedire, secondo loro, alla gente di scivolare nello spazio più profondo. Prima di concludere questo punto è bene far presente che esiste il Paradosso del terrapiattista, ovvero costoro temono che i governi nascondino loro la verità per controllarli, ma non ci si spiega perché le istituzioni mondiali dovrebbero spendere trilioni di dollari con lo scopo di nascondere che la Terra ha più o meno la forma di una pizza margherita.

2.    Il terrore del termometro… Il riscaldamento globale: normale che faccia caldo, siamo in estate – Un’altra categoria di negazionisti è quella dei Climatici. Secondo questi individui, se puta caso a gennaio il termometro si aggira attorno ai 25°C e le mimose iniziano a fiorire a Natale e dintorni, non è assolutamente colpa delle emissioni di CO2 ma è semplicemente il normale ciclo della natura. In soldoni i negazionisti climatici vivono in un perenne stato nostalgico per un passato che a memoria d’uomo non è mai esistito. Per farci vedere che sono persone informate “sui fatti” (chissà quali…), la argomentazione scientifica preferita (e qui la contraddizione), tanto per fare un esempio, è: Anche nel 1976 ha fatto un caldo tremendo per giorni a luglio, eppure siamo ancora qui! Ma quella del “termometro” non è l’unica fissazione della presente categoria. A mio avviso, la più comica e degna di nota è quella delle scie chimiche (o scie comiche). Per lui basta vedere un cielo striato che ci avverte che queste strisce non sono causate dai cristalli di ghiaccio e della condensa dei motori degli aerei (per il negazionista questa realtà è fin troppo banale e sospettosa). È il governo che ci spruzza addosso il bario, alluminio e ansiolitici per calmarci… O forse per far piovere. Magari per non far piovere… dipende dai giorni! Mi ricorda tanto l’Austerity degli anni ‘70 quando si circolava con le targhe alterne… beh, questa è un’altra storia!

3.   L’ossessione per il Grande Fratello di 5G munito… – Già, con questa grande ossessione (fobia tecnologico-sanitaria) sono giunti al Nobel per il miglior capolavoro del negazionismo contemporaneo. Qui la paura si fa microscopia e wireless. C’è la convinzione che qualsiasi progresso medico e tecnologico sia in realtà un cavallo di Troia per controllarlo. La pancia del cavallo, invece di contenere Ulisse e i suoi commilitoni Achei, nasconde il tremendo grafene (per informazioni consulta il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Grafene) e i vigliacchi microchip…
Veniamo al dunque. Se viene iniettato un vaccino, secondo il negazionista, viene iniettato un “router Wi-Fi miniaturizzato coordinato direttamente, udite udite (meglio dire leggete leggete) da Bill Gates. Ora, il fatto che il “fissato” medio comunichi questa sua paura usando uno smartphone dotato di GPS, riconoscimento facciale, cronologia delle posizioni e microfono aperto, che traccia persino quante volte andiamo in bagno, è un dettaglio di poco conto. Lui sosterrà che vogliono tracciarlo con il 5G. Questa è la sua paura. La realtà è che trascorre anche sei o sette ore al giorno su Tik Tok (o altro social) regalando i suoi dati biometrici ad un server che ha sede a Pechino o Washington…

4.    La dittatura del “Cielo dicono” e il fascino del “Fai le tue ricerche” – Avrete visto nel titolo del paragrafo un grave errore grammaticale. Può essere un banalissimo refuso di battitura, certo, ma molte volte (più spesso di quanto si pensi, purtroppo), nei post di tali individui questi orrori saltano agli occhi.
Ma lasciamo perdere la presa di giro agli analfabeti funzionali e andiamo avanti con l’articolo. Ebbene, la più grande fissazione del negazionista non riguarda un argomento specifico, ma il metodo. Il “fissato” soffre della sindrome di Galileo Galilei: è convinto che, siccome tutti gli danno del matto, allora ha automaticamente ragione lui. Il suo motto è “Fai le tue ricerche!”, che tradotto in parole più semplici significa “Non leggere i trattati scientifici peer-reviewed, ma visita questo sito o questo blog con lo sfondo nero e le scritte in Comic Sans”.
 
Questa gente ha un disperato bisogno di sentirsi speciali. Andare a dire “non lo so, non sono un virologo, un astrografo o un climatologo richiede loro un grande sforzo di umiltà”, mentre sostenere che “è tutto un complotto e io sono uno dei pochi eletti che ha capito la verità” credo che regali una scarica di adrenalina pazzesca (oltre che di dopamina). In sostanza, il negazionista improvvisamente diventa l’eroe di un film di spionaggio o l’ultimo baluardo della libertà contro il Nuovo Ordine Mondiale.

Conclusione – Al di là della burla (riconosco di aver esagerato un po’ ma non potevo fare a meno di esprimermi con ironia e, ma sì, con sarcasmo) sotto la superficie della rabbia e dei post isterici sui Social media, la verità è che il negazionismo non nasce dalla cattiveria, ma dal bisogno di conforto.
Accettare che, grazie al nostro stile di vita il clima stia cambiando, che i virus siano soggette a mutazioni casuali e continue e che l’universo sia un luogo immenso, caotico e indifferente, fa molta ma molta paura. È terribile credere che nessuno abbia davvero il controllo della situazione. Per questo motivo per i negazionisti è molto più rassicurante sostenere che ci sia un “circolo segreto” da qualche parte nel mondo dove un plotoncino di cattivoni con il sigaro in bocca decide della nostra vita. Perché se c’è un complotto, vuol dire che esiste un piano ben preciso. E se c’è un piano, il mondo ha un senso. Anche se quel senso prevede che la Terra sia a forma di pizza margherita (o piatta) e che Bill Gates voglia fregarci i pensieri attraverso le antenne e i ripetitori della telefonia.

Le immagini in questo articolo sono state create con l’AI, Google Gemini.

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CC BY-NC-ND 4.0 Benvenuti a Complottopoli: Guida turistica semiseria nella mente di chi è convinto di sapere (troppo) by L'Italia, l'Uomo, l'Ambiente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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