SPARA TU CHE SPARO ANCH’IO
In apertura di questo numero, non possiamo esimerci dal parlare delle modifiche alla Legge sulla caccia, introdotte dal Disegno di legge portato all’approvazione delle Camere dai Partiti di maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia).
Si tratta di un massiccio tentativo di apportare consistenti cambiamenti alle norme esistenti in materia di attività venatoria, a favore dei cacciatori e a discapito della fauna selvatica.
Vengono infatti estesi (anche se il parere definitivo è lasciato alle Regioni) i territori ove la caccia è consentita, tra cui alcuni di fondamentale importanza come i valichi montani, punto di passaggio dell’avifauna migratoria, e le foreste demaniali. Vengono altresì ampliati la lista delle specie cacciabili e il periodo in cui è consentita l’attività venatoria.
Con il voto contrario delle opposizioni, questo DDL è passato al Senato ed è stato trasmesso alla Camere dei Deputati che ne comincerà immediatamente l’esame.
Il provvedimento – che è stato definito “Sparatutto” da chi lo contrasta – è finito ovviamente nel mirino delle Associazioni ambientaliste e di quelle animaliste, ma anche esponenti del mondo della cultura e della scienza hanno manifestato il loro disappunto, sottolineando come i cacciatori rappresentino solo l’1% della popolazione italiana, che, come dicono i sondaggi, è in grande maggioranza critica verso l’attività venatoria.
A suscitare le maggiori perplessità è il ruolo, assegnato ai cacciatori, di “bioregolatori” per eccellenza, oltreché l’inserimento della caccia tra gli sport tradizionali del nostro Paese.
Dulcis in fundo, chi oserà manifestare la propria contrarietà “disturbando” le attività venatorie sarà passibile di una multa fino a 900 euro.
È difficile commentare un provvedimento simile in modo equilibrato; quel che è certo è che presenta punti di illegittimità e di criticità nei confronti delle normative europee, e potrebbe quindi portare a sanzioni economiche contro l’Italia.
La nostra associazione ha pertanto chiesto alla Federazione nazionale Pro Natura di farsi promotrice di un intervento, d’intesa con altri sodalizi ambientalisti, presso il Capo dello Stato, perché valuti la possibilità, una volta che il DDL sia approvato anche dalla Camera dei Deputati, di negare la propria firma, rinviando la legge ai due rami del Parlamento.
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