LE PROPOSTE DI PRO NATURA FIRENZE

Documento a cura del Consiglio Direttivo di Pro Natura Firenze

Premessa.

La transizione ecologica rappresenta una delle principali sfide strategiche per garantire sostenibilità ambientale, competitività economica e qualità della vita alle generazioni future. Il controllo delle emissioni in atmosfera e l’ottenimento dell’energia da fonti rinnovabili, la tutela della biodiversità, la gestione delle risorse con criteri di sostenibilità sono ormai obiettivi consolidati nel quadro delle politiche ambientali e climatiche nazionali ed europee.

 Le scelte adottate dalla Regione Toscana su questi argomenti rivestono una grande rilevanza non solo in termini quantitativi ma anche come esempio globale. La sua riconosciuta leadership in termini ambientali, culturali ed economici comporta che le scelte perseguite dal sistema politico regionale vadano ben oltre l’effetto locale.   In tale contesto si aggiunge il dovere di tutelare un patrimonio paesaggistico e ambientale unico a livello mondiale.

La Regione Toscana si era dotata nel 2015 del Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER), del quale appare oggi opportuno un aggiornamento coerente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e tutela della biodiversità.

In tale quadro PRO NATURA Firenze sottopone alle Forze Politiche che governano la Regione una serie di proposte ed evidenze, finalizzate a sostenere indirizzi mirati a un deciso avanzamento della transizione ecologica, fondate su valutazioni scientifiche, tecniche ed economiche e orientate a obiettivi ambientali espliciti. Si auspica che tali proposte possano essere acquisite come proposte di lavoro con un loro approfondimento, verifica e definizione di azioni operative.

La Toscana dispone delle competenze, delle risorse territoriali e della tradizione amministrativa per diventare un laboratorio avanzato della transizione ecologica. Le proposte qui presentate non intendono rappresentare un elenco di opposizioni o vincoli, ma indicare percorsi alternativi di sviluppo capaci di integrare tutela ambientale, innovazione, competitività e qualità della vita.  Il messaggio che intendiamo proporre è semplice: una gestione diversa è possibile e molte delle soluzioni necessarie sono già oggi disponibili sul piano tecnico, economico e normativo. Ciò che appare necessario è rafforzare la pianificazione, definire priorità e accompagnare il cambiamento con strumenti operativi e monitoraggio dei risultati.

Questo documento viene quindi presentato come contributo di lavoro aperto al confronto e all’approfondimento con le Istituzioni Regionali.  

  1. Biodiversità.

Il mantenimento del sistema ecologico non può prescindere da tutte le azioni possibili mirate alla tutela di questo elemento. Nello specifico si evidenzia quanto segue.

  1. Il piano faunistico-venatorio della Regione Toscana adottato con delibera 666 del 25 maggio 2026 (PFVR 2026) considera la caccia come principale strumento di regolazione faunistica, anche se non unico. Si constatano elementi di contraddizione negli obiettivi generali del piano, quando a esempio si afferma che le “azioni si realizzano mediante l’articolazione del territorio in comprensori omogenei, l’individuazione della localizzazione ed estensione degli istituti faunistici, la disciplina degli appostamenti fissi di caccia, i criteri per la prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica, quelli per la tutela e il ripristino degli habitat naturali e di incremento della fauna selvatica” , mettendo insieme elementi contrastanti quali le postazioni di caccia e il ripristino degli habitat naturali, invece di scegliere con decisione di estendere le aree protette e ridurre le zone venatorie.
  2. Il PFVR 2026 contiene alcuni elementi potenzialmente coerenti con gli indirizzi del Regolamento europeo sul ripristino della natura (UE 2024/1991- Nature Restoration Law) che potranno essere ulteriormente sviluppati. Tale visione dovrà consolidarsi in futuro, allineando la politica alle più recenti traiettorie europee di governance della biodiversità e di transizione ecologica, integrando come strumenti prioritari di gestione aree protette, parchi naturali e tutte le forme di gestione della natura che non utilizzino strumenti venatori.

In tale contesto, e considerata l’assenza di un quadro nazionale pienamente operativo di recepimento e attuazione del Regolamento (UE) 2024/1991, risulta rilevante che la Regione Toscana proceda a un’esplicita e completa integrazione del Nature restoration law nei propri strumenti di pianificazione.

c. Numerose evidenze scientifiche indicano che l’attività venatoria può generare pressioni sugli ecosistemi e che la tutela della biodiversità richiede un progressivo ampliamento degli strumenti non venatori di gestione faunistica. A esempio la gestione delle specie invasive richiede interventi mirati, monitoraggio scientifico e personale qualificato; l’attività venatoria ordinaria non sempre coincide con tali obiettivi. Tutte le specie migranti e stanziali devono essere tutelate. Si auspica pertanto la messa in atto di tutte le azioni possibili per ridurre i calendari venatori e le aree disponibili per la caccia, anche alla luce delle possibili modifiche normative nazionali, che meritano una attenta valutazione dei loro effetti sulla tutela della biodiversità.

d. Il calendario venatorio mostra severe criticità.  Pro Natura Firenze sostiene quanto già evidenziato recentemente da WWF (vedere nota nei riferimenti):

 

“– Si caccia infatti iniziando prima di quanto si dovrebbe e facendo concludere la stagione troppo tardi. Questo vale per gli uccelli acquatici, ma anche per la maggior parte degli altri migratori.

– Si continua a concedere la caccia vagante anche a settembre e gennaio, quando l’ISPRA ne chiede il divieto in questo periodo. Si permettono giornate aggiuntive di caccia alla migratoria.

– Si anticipa a fine agosto l’addestramento dei cani, in un momento di gravissimo stress per la fauna selvatica nella fine dell’estate (e di notevole stress per gli stessi cani, considerate le temperature).

 Non si procede verso un più diffuso divieto dell’uso di munizioni di piombo, tossiche per l’ambiente e la fauna e anche per l’uomo.”

e. I regolamenti urbanistici e i piani del verde delle città devono considerare la biodiversità come un punto centrale. Tutte le aree urbane e industrializzate devono considerare zone specificatamente gestite a tal fine e si devono considerare nuove forme di manutenzione del verde tali da garantire l’obiettivo: quindi diverse modalità di sfalcio delle erbe, di potature arboree, di gestione delle acque e delle sponde dei corsi d’acqua.

A esempio si constata  nel Piano del verde della Città di Firenze una limitata attenzione alla questione “biodiversità”, limitandosi a affermare che “tra i risultati di questo approccio gestionale “sistemico” è senza dubbio da sottolineare la possibilità di individuare spazi adatti a promuovere la biodiversità, in cui adottare misure concrete a tutela di specie di flora e fauna non più presenti in città”, senza entrare in specificità eccetto che per qualche nota dedicata all’apicoltura.

Sarebbe necessario, negli stessi piani del verde, considerare indicazioni specifiche per tutte le numerose specie stanziali o migranti interessanti il nostro territorio, considerando anche, a esempio, anfibi e  chirotteri.

  1.  Foreste

Il rapporto del WWF “Forests for Life Toscana” evidenza la forte pressione esercitata attualmente sulle foreste toscane da procedure di taglio indiscriminato. In merito, una lettura della Legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 e del collegato regolamento, fa constatare quanto segue:

  1. l’attuale disciplina forestale prevede, in determinate fattispecie, meccanismi autorizzativi semplificati o basati sulla decorrenza dei termini, il cui impatto sulla tutela ecosistemica merita una rivalutazione;
  2. non si sono constatati riferimenti alla gestione delle cosiddette “biomasse”, vale a dire alle masse legnose poi utilizzate per generazione di energia elettrica venduta poi come proveniente da fonte rinnovabile. In particolare, si evidenzia che:
  • la generazione di energia elettrica da biomassa genera CO2, al contrario di quanto avviene con la generazione fotovoltaica ed eolica che presentano emissioni operative significativamente inferiori;
  • il taglio degli alberi riduce la capacità di assorbimento del carbonio del sistema forestale nel periodo di ricostituzione del bosco (senza contare sia i carburanti usati per le macchine da taglio, sia quelli per il trasporto e la lavorazione del legno).

Alla luce delle conoscenze attuali sul bilancio emissivo e sui tempi di riassorbimento del carbonio, si propone una revisione dei criteri con cui la biomassa forestale viene considerata nel mix energetico regionale. Pertanto sull’argomento si propone:

– una forte limitazione delle autorizzazioni automatiche per i tagli (cosiddetto “silenzio-assenso”);

– una revisione normativa sull’uso delle biomasse per la produzione energetica, riconoscendo che non tutta la biomassa è sostenibile;

– l’autorizzazione all’uso delle biomasse solo se il bosco non è pregiato, il taglio è sostenibile e le emissioni sono inferiori alla capacità di assorbimento locale;

– priorità all’utilizzo locale e alla filiera corta;

– investimenti nella conservazione a lungo termine, favorendo il ripristino di boschi maturi e biodiversi.

  1. Energia

Il futuro approvvigionamento energetico deve essere basato sulle energie rinnovabili e su tipologie diverse di utilizzo dell’energia elettrica.

  1. Dare una regolamentazione finalizzate alle “aree disponibili” alle fonti rinnovabili non è sufficiente. È necessaria una precisa pianificazione del loro sviluppo, fissando la ripartizione tra solare, eolico, idraulico, geotermico e biomasse e la progressione e localizzazione della loro implementazione, eseguita in modo coerente con l’evoluzione e la configurazione geografica dell’utenza e della tutela del paesaggio. Non sempre le localizzazioni che si presumono favorevoli all’installazione dei generatori sono poi ottimizzate con i centri di carico. La questione può essere risolta con una pianificazione centrale, che emetta poi provvedimenti tali da indirizzare gli investimenti privati. È anche fondamentale fissare i valori da associare a privati, comunità energetiche, industria, amministrazioni locali, etc.
  2. Si evidenzia in particolare il rapporto della Regione Toscana “Toscana Carbon Neutral – Strategia regionale per il contrasto ai cambiamenti climatici” del febbraio 2020 che impostava la transizione energetica ed ecologica della Toscana sui seguenti punti: sviluppo energia geotermica, energia solare, efficientamento energetico degli immobili pubblici e privati, l’economia circolare, piantumazione di alberature e aree verdi e interventi di mobilità sostenibile. A esempio tale rapporto delineava un preciso percorso di sviluppo delle rinnovabili, tenendo conto della progressione del fabbisogno elettrico della regione dagli 8.85 TWh del 2020 fino ai 33,7 – 38,7 TWh del 2050, considerando l’elettrificazione dei trasporti e l’implementazione delle pompe di calore geotermiche per il riscaldamento degli edifici.
  3. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e i gruppi di autoconsumo collettivo rappresentano uno degli strumenti più innovativi e strategicamente rilevanti della transizione energetica, in quanto consentono di avvicinare in modo diretto i sistemi di produzione da fonti rinnovabili agli utenti finali, superando la tradizionale separazione tra generazione e consumo. Tale modello favorisce la diffusione capillare delle rinnovabili, l’efficienza di sistema e la riduzione delle perdite di rete, contribuendo al contempo a una maggiore equità energetica e a un rafforzamento della sovranità energetica dei territori, intesa come capacità di una comunità di produrre e gestire in modo condiviso una quota significativa del proprio fabbisogno energetico.

In questo quadro dai dati RSE si rileva come la Regione Toscana presenti ancora una densità di Comunità Energetiche inferiore rispetto ad altre regioni italiane più avanzate nella sperimentazione e nell’attuazione di tali strumenti, segnalando un potenziale di sviluppo ancora largamente inespresso. Tale ritardo rischia di tradursi in una minore capacità di attrazione di investimenti, innovazione e partecipazione diffusa dei cittadini ai processi di transizione energetica.

Va inoltre considerato che l’attuale fase di sostegno legata ai contributi del PNRR per la nuova autoproduzione energetica ha una scadenza prevista entro la fine del 2027, oltre la quale si ridurrà significativamente la leva economica oggi disponibile per l’avvio di nuovi impianti e configurazioni di autoconsumo collettivo. In tale prospettiva risulta quindi essenziale che la Regione Toscana intervenga tempestivamente con strumenti normativi, programmatori e finanziari propri, al fine di favorire la realizzazione e la diffusione di nuove CER e di impianti ad esse collegati, garantendo continuità agli investimenti e consolidando il ruolo delle comunità locali come attori centrali della transizione energetica regionale.

 Particolare attenzione deve essere rivolta alle comunità di autoconsumo, in quanto il venir meno delle agevolazioni oggi possibili potrebbe portare a fermare le realizzazioni condominiali.

   Pertanto si propone:

– l’aggiornamento di una pianificazione regionale complessiva del fabbisogno elettrico, che consideri anche l’elettrificazione di trasporti e della climatizzazione, considerando anche la progressiva adozione delle pompe di calore geotermiche;

– la definizione della quota di energia rinnovabile per fonte (solare, eolico, idraulico geotermia, ecc.) e per tipo di soggetto (privati, comunità energetiche, imprese);

– lo sviluppo coordinato di produzione, accumulo, rete elettrica e flessibilità della domanda.

– la localizzazione razionale degli impianti rispetto alla domanda energetica, per ridurre dispersioni e costi di rete (non solo aree idonee);

– la promozione di progetti pilota che integrino paesaggio, innovazione e produzione energetica;

– il consolidamento e la promozione delle comunità energetiche.

 

  1. Trasporti a lunga percorrenza

  L’analisi delle emissioni generate dai sistemi di trasporto evidenzia come il sistema ferroviario per gli spostamenti sulle medie e lunghe percorrenze sia tra i sistemi più efficienti sotto il profilo energetico ed emissivo.   

In Europa, il trasporto ferroviario internazionale è in forte crescita, grazie all’alta velocità interoperabile, ai nuovi trafori alpini e ai sistemi di controllo avanzati. La realizzazione a Firenze del nuovo passante AV e della stazione Foster costituisce un’occasione storica per favorire il trasferimento di quote rilevanti di traffico turistico dall’aereo al treno.

  Alla luce di ciò, il progetto di potenziamento dell’aeroporto di Peretola andrebbe riconsiderato criticamente, per le seguenti ragioni:

– rischia di incentivare un incremento non sostenibile dei flussi turistici, con impatti negativi sul centro storico di Firenze e sui relativi dintorni;

– il potenziamento simultaneo di treno e aereo risulterebbe diseconomico;

– esistono alternative concrete, come il rafforzamento dell’aeroporto di Pisa, già in atto;

– l’impatto ecologico e idrogeologico sulla Piana fiorentina sarebbe grave e difficilmente mitigabile, compromettendo aree cruciali per la biodiversità e aggravando una situazione già fragile.

    Una significativa riduzione del traffico aereo su Peretola – resa possibile dal potenziamento dello scalo di Pisa, dall’uso crescente della ferrovia su direttrici nazionali ed europee, e da collegamenti AV efficienti con Fiumicino – porterebbe anche benefici rilevanti in termini di riduzione dell’inquinamento acustico per i residenti della Piana.

  Ciò non esclude la necessità di interventi mirati sullo scalo di Peretola per migliorarne la sicurezza, rinnovare il terminal passeggeri e ottimizzarne l’interconnessione con la stazione ferroviaria di Castello.

  1. Grande Parco della Piana Fiorentina

La Piana Fiorentina costituisce il principale ambito regionale in cui integrare tutela ambientale, adattamento climatico, qualità urbana e fruizione pubblica.  La Piana fiorentina pertanto rappresenta un’opportunità strategica per ricucire un territorio frammentato da decenni di urbanizzazione e infrastrutture. Si propone l’istituzione di un “Grande Parco della Piana”, unendo le principali aree naturalistiche esistenti (Parco della Piana di Sesto, Focognano, i Renai, Mantignano-Ugnano, Lastra a Signa, le Cascine di Tavola, ecc.).

Tutto ciò trasformerebbe l’area in un laboratorio europeo di integrazione tra infrastrutture verdi, qualità urbana e adattamento climatico.

In questo ambito le azioni prioritarie possono essere:
– ampliamento delle aree protette e naturalistiche;
– realizzazione di un grande bosco urbano a funzione ecologica e ricreativa;
– potenziamento della rete sentieristica e ciclopedonale;
– progressiva riduzione dell’attività venatoria;
– totale recupero  dei beni storici presenti nel territorio a partire dalla Cascine di Tavola e dalla Badia a Settimo.  

 La governance del progetto dovrebbe essere affidata a uno strumento intercomunale coordinato dalla Regione, con obiettivi misurabili e monitoraggio periodico.

Nota

 Il presente documento, redatto a cura del Comitato Direttivo di Pro Natura Firenze, si propone come promemoria puntuale di alcune tematiche ambientali ed energetiche interessanti la Regione Toscana. Varie altre situazioni come, ad esempio, le Alpi Apuane soggette al fortissimo impatto dell’estrazione del marmo, potranno essere in futuro oggetto di ulteriori approfondimenti dell’Associazione.

Riferimenti

  • Regione Toscana, PAER – PIANO AMBIENTALE ED ENERGETICO REGIONALE, 2015
  • PIANO FAUNISTICO VENATORIO REGIONALE – adottato con delibera 666 del 25 maggio 2026
  • REGOLAMENTO (UE) 2024/1991 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 24 giugno 2024 sul ripristino della natura e che modifica il regolamento (UE) 2022/869
  • Comune di Firenze, Piano del Verde e degli Spazi Aperti
  • Guido Scoccianti, “Caccia in Toscana, approvato nuovo calendario. Il Wwf: «Ancora una volta contro la scienza e la natura” su https://www.toscanachiantiambiente.it/caccia-in-toscana-approvato-nuovo-calendario-il-wwf-ancora-una-volta-contro-la-scienza-e-la-natura/
  • Legge regionale 21 marzo 2000, n. 39. Legge forestale della Toscana.

(Bollettino Ufficiale n. 14, parte prima, del 31.03.2000) Testo aggiornato al 26/03/2026

  • WWF, “BOSCHI TOSCANI: UNA SCOMODA VERITA’ La gestione dei boschi toscani è davvero sostenibile?- Analisi e proposte per un futuro diverso del patrimonio forestale della nostra regione”. A cura dei volontari del gruppo di lavoro del progetto WWF Toscana “Forests for Life Toscana”
  • Regolamento 8 ago s t o 200 3, n. 48/R Regolamento Forestale della Toscana . (1) (Bollettino Ufficiale n. 37, par te prima, del 18.08.2003)
  • Regione Toscana “Toscana Carbon Neutral – Strategia regionale per il contrasto ai cambiamenti climatici”, febbraio 2020
  • Mappa delle CER in Italia https://geoportale.rse-web.it/#/viewer/769
  • Gabriele Antonacci, “Le emissioni in atmosfera dei sistemi di trasporto” su L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente, aprile-maggio 2025
  • Gabriele Antonacci, Maurizio Bacci “La piana fiorentina: una grande risorsa per la Green Town”, note sul seminario dell’Ordine Ingegneri di Firenze del maggio 2025, su L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente, settembre 2025
  • AEROPORTO AMERIGO VESPUCCI – DOSSIER DI PROGETTO Dibattito pubblico Aeroporto di Firenze Amerigo Vespucci – Proposta di project review del Piano di Sviluppo Aeroportuale
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