VIVA LO STAMBECCO!
Lo sapevate che lo Stambecco alpino (Capra Ibex Linnei) può essere considerato il simbolo della protezione della natura in Italia?
Questa storia inizia da lontano, alla metà del XIX secolo, quando la popolazione di Stambecchi sulle Alpi si era ridotta a pochi esemplari, ubicati per lo più sulle montagne della Val d’Aosta, allora parte del Regno di Sardegna. Vittorio Emanuele II, che di lì a poco sarebbe divenuto re d’Italia, era un gran cacciatore (non solo di animali…), ma abbastanza scaltro da comprendere che il suo più prezioso trofeo sarebbe scomparso per sempre, se non avesse agito con prontezza.
Fu così che nel 1856 istituì la Riserva Reale di Caccia sulle montagne dove lo Stambecco era ancora presente, in pratica sottraendolo a ogni concorrente, ma anche, di fatto, salvandolo dall’estinzione. Settant’anni dopo, alla fine del primo conflitto mondiale, suo nipote, Vittorio Emanuele III, donò allo Stato la zona, purché se ne facesse un Parco. Nacque così il Parco Nazionale del Gran Paradiso (1922), che fu il primo in Italia. La popolazione di stambecchi si era vigorosamente ripresa, anche se rimaneva una specie a diffusione locale, e ciò la rendeva particolarmente fragile.
Quindi, la gestione improvvida del Ministero Agricoltura e Foreste, le vicende umane (contrazione dei confini dell’area protetta, costruzione di grandi opere idroelettriche, svolgimento di manovre militari dentro il Parco, licenziamento delle guardie locali, inizio del secondo conflitto mondiale) misero di nuovo in pericolo l’esistenza dello Stambecco.
Alla fine della guerra, gli esemplari rimasti erano poco più di 400.
Ci voleva una sterzata, per salvare la specie, e questa gliela impresse Renzo Videsott, commissario straordinario alla guida del Parco in quegli anni. Videsott riuscì ad ottenere dal governo, con decreto del Presidente della Repubblica De Nicola, che il Parco tornasse ad essere un Ente autonomo (1947), assicurandone una gestione oculata dal punto di vista scientifico, che non poteva prescindere dalla tutela rigorosa del nostro amico a quattro zampe.
Un anno più tardi, nel 1948, Renzo Videsott fu tra i fondatori di quella che oggi è Pro Natura, la nostra Associazione.
Gli stambecchi tornarono tranquilli alle loro esibizioni di roccia in roccia, protetti dalla Legge, fino ai giorni nostri… quando le solerti menti del Governo Meloni partoriscono un disegno di Legge sulla Caccia che di fatto riapre l’attività venatoria nei confronti di una serie di animali… tra cui, in prima istanza, c’era anche la nostra Capra Ibex Linnei, ovvero lo Stambecco.
Si può tornare a sparare a una specie che è il simbolo della protezione della natura?
Certo che NON si può! Qualche telefonata discreta deve essere stata fatta di Ministero in Ministero, qualche parola accesa deve essere corsa a Montecitorio. Di fatto, il provvedimento ora in discussione in Senato (dopo l’approvazione alla Camera) risparmia la nostra amata Capra selvatica.
Ma, questa, è proprio l’ultima BUONA notizia. Il resto del disegno di Legge è un gentile dono ai cacciatori e, di conseguenza, agli armieri. Ma ci torneremo sopra…
On line e disponibile al libero download del n° 6, giugno 2026, de L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente by L'Italia, l'Uomo, l'Ambiente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

