{"id":480683,"date":"2024-05-20T06:37:14","date_gmt":"2024-05-20T04:37:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=480683"},"modified":"2024-05-20T06:39:14","modified_gmt":"2024-05-20T04:39:14","slug":"storia-sarda-la-sardegna-da-aragonese-a-spagnolastoria-sarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=480683","title":{"rendered":"Storia sarda: La Sardegna da Aragonese a Spagnola"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 in qualche precedente articolo citai Bonifacio VIII per quel che riguarda il periodo storico in cui questo Papa confer\u00ec al re Giacomo II d\u2019 Aragona la \u201clicentia invadendi\u201d su Sardegna e Corsica. Era l\u2019anno 1297 e occorreva decidere anche sulle sorti del Regno di Sicilia comprendente l&#8217;isola e l\u2019Italia Meridionale. A Napoli si era gi\u00e0 installato Carlo II d\u2019Angi\u00f2, mentre in Sicilia governava il catalano Federico III, fratello di Giacomo II d\u2019 Aragona. I Siciliani si opposero agli Angioini preferendo gli Aragonesi, i famosi Vespri siciliani del 1282 portarono a questo risultato contro il volere di papa Bonifacio VIII che avrebbe voluto gli Angioini in Sicilia. Per cui si concord\u00f2 che l\u2019isola sarebbe rimasta a Federico III sino alla morte del medesimo, momento in cui si sarebbe ricongiunta agli Angioini. A queste condizioni il papa concesse a Giacomo II d\u2019Aragona la conquista della Sardegna, urtando non poco gli interessi di Pisa, ghibellina, nemica del papa. I Sardi non furono mai interpellati e gli Aragonesi non cedettero mai la Sicilia agli Angioini. Nel 1442 gli Aragonesi conquistarono anche Napoli e ripristinarono cos\u00ec l\u2019intero Regno sotto il loro potere. Quando nel giugno 1323 l\u2019Infante Alfonso sbarc\u00f2 a Palma di Sulcis per conquistare quella Sardegna di cui era stato investito, dal papa, suo padre Giacomo II, fu perch\u00e9, in quel frangente storico, la monarchia aragonese si espandeva verso il vicino Oriente, di conseguenza, la Sardegna costituiva una tappa determinante. All\u2019interno dell\u2019Isola clero, re, nobili e municipalit\u00e0 si dividevano il potere, in una lotta che a lungo andare vedr\u00e0 solo il re vincitore, in termini di monarchia assoluta. La Sardegna, prima dal regno di Aragona, poi unitosi questo al regno di Castiglia, venne governata per oltre tre secoli anche dalla nuova corona di Spagna.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:35% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"190\" height=\"266\" src=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480685 size-full\"\/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alfonso il Benigno, nel suo riordino politico-amministrativo e militare della Sardegna, dette anche lui prova di assolutismo. La Sardegna, sull\u2019antica compagine giudicale, stava vivendo una fase di trasformazione comunale su matrice pisano-genovese seppur ancora debole, per ordinamenti e leggi disomogenee e non definite. Per cui fu facile al re perseguire il suo consolidamento politico e prendere iniziative di pi\u00f9 rapido arricchimento. Il suo Regno si fond\u00f2 su feudi, municipi e amministrazione regia estendendo \u201clonga manus\u201d in tutto il territorio sardo, fatta eccezione per le zone di Arborea, di Pisa e dei Doria. Gli stati sardi retti dai Giudici, considerati come re dalla popolazione sarda e regnanti nei rispettivi Giudicati, si videro limitare il loro potere, dato che all\u2019amministrazione regia fu largamente consentito di sovrapporsi e controllare questi settori e tutti i territori. I \u201cFideles\u201d di nomina regia presiedevano unit\u00e0 operative complesse, \u201cofficia in capite\u201d autonome e indipendenti da Barcellona. I singoli ufficiali erano legati tra loro da una struttura piramidale forte senza vuoti o spazi di manovra. Queste unit\u00e0 erano del tutto di stampo e ideazione iberica, fatte con criteri di convenienza che andavano a gratificare finanziatori e fiancheggiatori provenienti da tutti i Regni della Corona. Alfonso ebbe subito l\u2019obiettivo di impossessarsi di Cagliari controllata da Pisa. Nel 1324 Alfonso pose nell\u2019Isola una nuova carica, quella del \u201cGovernatore Generale\u201d, inedita per la Corona: assommava funzioni politiche giudiziarie e militari che prima erano di competenza del \u201cprocuratore\u201d. Ma questo nuovo indirizzo fu esteso anche alla Corona, sostituendo il procurador iberico con il gobernador sardo coadiuvato da un assessore \u201csavi en dret\u201d.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al di sotto del Governatore Generale stavano il Capitano di Iglesias e il Podest\u00e0 di Sassari con compiti giudiziari e politici, i Capitani zonali e i Castellani con compiti militari. A capo del settore patrimoniale Alfonso pose l\u2019Amministratore generale delle rendite e dei diritti regi (Pere de Ll\u00ecvia) poi una rete di Ufficiali minori, baili, camerlenghi, doganieri, pesatori, portolani, salinieri, Ufficiali della zecca ecc \u2026Introdusse inoltre in Sardegna l\u2019appalto ai privati (arrendament degli uffici patrimoniali) che gli garantiva un gettito certo, anche se ridotto.<br>Inoltre, provvide a un archivio segreto del Regno, con sede a Cagliari, in cui sarebbero confluiti i documenti di tutti gli uffici regi, archivio che affid\u00f2 a Bernard Descoll, esperto patrimoniale, garantendosi cos\u00ec il dominio dell\u2019informazione e l\u2019accentramento sulla Sardegna. Anche questa scelta segn\u00f2 la distanza, data dalla diversit\u00e0 di indirizzi e politiche, tra istituzioni sarde e nazionali.<br>Pisa fu costretta a firmare la resa nel 1326 cedendo i suoi enormi territori meridionali e orientali dell\u2019Isola.<br>Alla morte di Alfonso nel 1336 successe il figlio Pietro il Cerimonioso che continu\u00f2 la stessa politica del padre verso la Sardegna. Nel 1339 complet\u00f2 l\u2019archivio con il Maestro razionale di Sardegna, carica che poi abol\u00ec nel 1341. Pietro d\u2019Aragona affid\u00f2 a Pedro Martinez de Luna la missione di sconfiggere il giudicato di Arborea e portare l\u2019intero territorio di Sardegna sotto il suo dominio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:auto 32%\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1365 l\u2019isola era controllata interamente da Mariano IV de Serra Bas giudice di Arborea, mentre le difese aragonesi sbaragliate dagli eserciti giudicali, potevano contare sui territori di Sassari, Castel di Calari e Alghero. Pedro de Luna con una grande armata si avvi\u00f2 verso le mura oristanesi\u00a0 all\u2019interno delle quali si trovava asserragliato Mariano IV. Intanto, buona parte delle forze giudicali comandate dal principe Ugone, da meridione cercavano di coglierlo alle spalle, e mentre Ugone sopraggiungeva, ecco che Mariano esce dalle mura e in localit\u00e0 S. Anna sbaragliava le forze aragonesi. Pedro de Luna perdeva la vita in battaglia.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"216\" height=\"333\" src=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/5-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480686 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/5-1.jpg 216w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/5-1-195x300.jpg 195w\" sizes=\"(max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Martino il Giovane (1374-1409) era principe d\u2019Aragona e re di Sicilia quando fu inviato in Sardegna dal padre, il re Martino il Vecchio con l\u2019intento di regolare i conti con l\u2019Arborea e riportare l\u2019isola dentro la Corona Aragonese. Nel 1409 Mariano IV, Ugone III, Eleonora e il marito Branca Doria erano ormai morti e il nuovo giudice di Arborea era Guglielmo di Narbona. Lo scontro avvenne presso la cittadina fortificata di Sanluri:&nbsp; le forze catalano aragonesi e siciliane ebbero la meglio sul giudice Guglielmo che, con i suoi cavalieri francesi, fugg\u00ec verso il castello di Monreale. Martino entr\u00f2 trionfante a Sanluri facendo molti prigionieri. Nel 1410, alcuni mesi dopo la battaglia, Martino contrasse la malaria e mor\u00ec ancora giovane. Venne tumulato in un ricco mausoleo, nel transetto sinistro della cattedrale di Cagliari. Alcuni mesi dopo mor\u00ec anche suo padre sempre nello stesso anno. Nel 1412 il trono aragonese pass\u00f2 alla dinastia castigliana. Giovanni, fratello di Mariano IV d\u2019Arborea dichiaratamente filo aragonese fu fatto morire in prigionia e dal matrimonio di una sua figlia, Benedetta, con uno dei Carroz, nacque Nicol\u00f2 Carroz, rampollo quindi e della nobilt\u00e0 aragonese e anche discendente della famiglia giudicale Bas-Serra. Il suo ramo familiare si chiam\u00f2 Carroz d\u2019 Arborea. Nicol\u00f2 Carroz riusc\u00ec a farsi nominare vicer\u00e8 nel 1460 dopo la fine del Giudicato d\u2019Arborea (1420) che divenne beneficio feudale e marchesato di Oristano. Alla morte di Alfonso V il Magnanimo, nel 1458 sal\u00ec al trono aragonese Giovanni di Trastamara (1397-1479) assumendo anche il titolo di re di Sardegna col nome di Giovanni II di Aragona. Dovette occuparsi nel 1462 della ribellione della Catalogna. La contea di Barcellona aveva perso il suo posto nella politica spagnola, per cui Giovanni oltre agli aspetti dinastici si trov\u00f2 coinvolto in complessi giochi geopolitici e relazioni internazionali e in Sardegna nel 1470&nbsp; la grana della successione al marchesato di Oristano. L\u2019ultimo marchese di Oristano fu Salvatore Cubello che lasci\u00f2 i suoi territori al figlio maggiore della sorella, Leonardo Alagon. A questo punto Nicol\u00f2 Carroz, in qualit\u00e0 di vicer\u00e8, contest\u00f2 la successione di Leonardo e lo sfid\u00f2 in battaglia a Uras nel 1470. Nicol\u00f2 Carroz per\u00f2 venne sconfitto, ma non si arrese. Nel 1478 sbaragli\u00f2 Leonardo nella battaglia di Macomer, il vinto fu catturato e condannato all\u2019ergastolo presso Valenza. Il Marchesato di Oristano fu acquisito dalla Corona di Aragona e quindi, con la nascita del Regno di Spagna, divenne uno dei titoli dei suoi sovrani.<br>Dopo lunghe e sanguinose guerre (1323-1478), con la battaglia di Macomer si concluse la conquista aragonese. La Sardegna far\u00e0 parte di un impero comprendente la penisola iberica, gran parte dell\u2019Italia, Germania e Paesi Bassi, Canarie e America. Nel 1479 saliva sul trono di Aragona Ferdinando II figlio di Giovanni II che comp\u00ec l\u2019unificazione politica della Spagna. Spos\u00f2 infatti Isabella di Castiglia, cosicch\u00e9 i due regni di Castiglia e Aragona si unirono. Ferdinando, a Granada, sconfisse gli arabi della penisola iberica e nel 1512 si impadron\u00ec della Navarra. \u00c8 da questo momento che la Sardegna da Aragonese divenne Spagnola.<br>Il regime accentrato dell\u2019isola ideato da Alfonso il Benigno e perfezionato dai Trastamara mediante un rappresentante del re che dirigesse la politica del Regno, non fu n\u00e9 modificato n\u00e9 intaccato neanche nelle linee pi\u00f9 importanti, dalle successive riforme<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"139\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480687\" style=\"width:263px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Cattedrale di Cagliari<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ferdinando II riprese la politica espansionistica dei suoi predecessori e foment\u00f2 attraverso personaggi sardi e fuorusciti corsi, ribellioni e disordini in Corsica, cercando cos\u00ec di conquistare anche l\u2019isola di Corsica. Non riusc\u00ec: i suoi emissari furono uccisi e qualsiasi congiura venne punita con la morte. In Sardegna, stroncati i Giudici Arborensi, ci fu il controllo da parte dei feudatari iberici e si cominci\u00f2 ad ammettere i sardi al cavalierato e alla nobilt\u00e0.<br>Ferdinando II, se pur intelligente ed energico, non sempre seppe scegliere i vicer\u00e9 da inviare nell\u2019Isola. Triste esempio di vicer\u00e9 prepotente e avido fu Ximene Perez Scriv\u00e0, in un periodo in cui imperversavano le scorrerie di pirati, di turchi e barbareschi e i villaggi costieri ne venivano saccheggiati. Vittime di ci\u00f2 le localit\u00e0 di Cabras, Siniscola, i mari d\u2019Ogliastra, Lod\u00e8, Torp\u00e8 (1514), Porto Conte (1515). Inoltre, le pestilenze, nonch\u00e9 le guerre a causa delle quali i prigionieri venivano deportati in Spagna come schiavi e i centri abitati distrutti, furono causa, durante questo regime feudale, di affossamento dell\u2019intera popolazione sarda: ridotta quindi in numero di abitanti con conseguente spopolamento delle campagne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"161\" height=\"264\" src=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/3-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480688\" style=\"width:317px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Ferdinando II d\u2019Aragona (immagine da ex partibus)<\/em>\u00a0\u00a0<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019insicurezza delle coste, quindi, il pensiero della ristrettezza economica per rafforzare le difese, del rifornimento delle casse dello Stato svuotate dopo lunghe guerre, spinsero Ferdinando II a convocare i Parlamenti. Il primo (1481-1485) fu importante per stabilire le reciproche concessioni tra sovrano e sudditi e ottenere un contributo periodico. Tra il primo e secondo Parlamento (1497-1511) si chiar\u00ec che non si dovessero sequestrare beni e strumenti di lavoro ai contadini, che gli iberici sposati con donne sarde potessero dimorare nel Castello di Cagliari e che i figli continuassero a godere degli stessi diritti. Nei Parlamenti, veniva delineato pi\u00f9 chiaramente, da un lato l\u2019aspetto giuridico e autonomo del Regnum Sardiniae (Regno di Sardegna), ma dall\u2019altro lato, venivano facilitate le spese per la difesa e l\u2019amministrazione ricadenti totalmente sui Sardi, rimanendo la Sardegna, dal punto di vista politico generale, totalmente dipendente dalla Spagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"279\" height=\"205\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/2-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-480684\" style=\"width:407px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Tribunale dell\u2019Inquisizione (immagine da Alamy)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin dall\u2019epoca romana esisteva in Sardegna un nucleo di popolazione ebraica. Secondo quanto risulta dai documenti, in periodo aragonese, molti di essi facevano i venditori ambulanti, o mediatori d\u2019affari, o medici, o prestavano soldi ad interesse. Essi, come in tutto il mondo della cristianit\u00e0, venivano controllati nelle loro attivit\u00e0 e limitati da divieti ed imposizioni. Alle loro donne veniva proibito portare gioielli e abiti di lusso, abitare in luoghi separati e avere cristiani al loro servizio, n\u00e9 potevano vendere carne ai cristiani. Nonostante le restrizioni, il nucleo ebraico prosperava. Motivi di intolleranza religiosa, antipatie, desiderio delle loro ricchezze, spinsero Ferdinando il Cattolico a promulgare nel 1492 il decreto di espulsione per gli ebrei da tutti i suoi stati, a meno che rinunciassero alla loro religione. Anche la Sardegna si adegu\u00f2 a questa cacciata anche se molti di essi, in buoni rapporti con la popolazione, non trovarono difficolt\u00e0 a convertirsi al cattolicesimo (i cosiddetti marrani) venendo riassorbiti.<br>A seguito di tutto ci\u00f2, risulta che il Santo Uffizio, esistente in Sardegna dal 1285, divenendo poi Sacra Inquisizione affidata all\u2019Ordine dei minori Francescani o a un Vescovo, avesse incarico di inquisire sull\u2019Eretica pravit\u00e0. Nel 1492 la Sacra Inquisizione venne organizzata sul tipo di quella spagnola, in modo nuovo e pi\u00f9 severo, con carattere politico e non solo religioso. La sede di questo tribunale fu dapprima a Cagliari nel quartiere Villanova, poi, dal 1563 a Sassari. In Sardegna questo tribunale ag\u00ec in maniera meno oppressiva che in Spagna, ma ci furono pur sempre inchieste e condanne nel XVI sec. verso luterani e calvinisti. Questo riepilogo storico vale a dare un significato di quanto abbia inciso nei Sardi la perdita di libert\u00e0 data dall\u2019introduzione improvvisa del feudalesimo da parte della conquista Aragonese che provoc\u00f2 sconvolgimento economico e amministrativo nell\u2019isola. Nel XVI sec. avendo il sovrano concesso ville e territori ai suoi seguaci, molte famiglie sarde si ritrovarono in balia delle famiglie spagnole. Mentre nel resto dell\u2019Europa il feudatario dell\u2019Alto Medioevo assicurava protezione e difesa, in cambio dei servigi dei suoi sudditi, in Sardegna il feudalesimo venne imposto dagli Aragonesi in un momento in cui in tutte le altre parti d\u2019 Europa andava invece a scomparire, o a scendere a patti con i reggimenti comunali, o si parava in conflitto con le monarchie. Con la concessione dei feudi, gli Aragonesi al posto dei maiorales (carica importante della curadoria del regno giudicale sardo con mansioni fiscali e giudiziarie) avevano formato una classe dominante di uomini devoti alla Corona e foraggianti denaro per le loro casse cronicamente svuotate. Ecco perch\u00e9, dopo la battaglia di Macomer, si concessero ai sardi, con maggior generosit\u00e0, titoli di nobilt\u00e0 e investiture feudali. I feudi in questo periodo diventavano di tipo allodiale (di propriet\u00e0) sui quali il sovrano per fiducia esercitava un controllo minore. Nel XVII sec non ci furono mai conflitti in Sardegna tra feudatari e monarca. I tributi feudali furono innumerevoli, considerato che niente ritornava alle popolazioni, neanche sotto forma di opere pubbliche. La popolazione risultava stremata dalle guerre, dalle carestie, dalla pestilenza, dal banditismo e da disposizioni impositive.<br>Da subito il tribunale entr\u00f2 in conflitto di competenza con le autorit\u00e0 civili e religiose finch\u00e9 non fu abolito nel 1720 e le sue mansioni affidate ai vescovi.<br>A questo punto, penso non serva condannare protagonisti del passato quando si tratta della triste dicotomia conquistatori-conquistati o oppressori-oppressi, serve per\u00f2 parlarne per conoscere, in specie se si riflette sui Vincitori, che fanno la storia e la scrivono e il resto viene spesso resettato. Oltre le successioni infinite di personaggi che hanno inciso sulle vicende economiche, artistiche, religiose, civili, di cui ho fatto un esile sunto per il periodo del XIV sec. e met\u00e0 XV sec. aragonese catalano, convive una struttura politico amministrativa complessa e anche pesante da trascrivere e leggere. Chiedo venia per questa parte non troppo scorrevole nella lettura, ma necessaria, per comprendere il popolo sardo e il suo stato di pauperismo subito. La gente sarda \u201cpassava\u201d, per cos\u00ec dire, nei suoi spazi sociali guidata dalla condizione vassallatica i cui limiti erano lo stesso feudo.<br>Il feudo, feu o focatico era il tributo massimo del vassallaggio,&nbsp; l\u2019 ilaor di corte o terratico pagamento in orzo e grano, il deghino imposta sul bestiame, la fonda o puntarolu e tauleddu o carnesseria dazio sulla vendita del vino nelle osterie e di carni macellate e di pesce, il diritto di gallina pagamento personale di una gallina o di una somma equivalente, il laudemio imposta sulla vendita delle terre, l\u2019incarica multa che dovevano pagare i componenti di una villa quando non riuscivano ad arrestare chi all\u2019interno della villa stessa commetteva un reato, la roadia o comandamenti dominicali lavori vari a favore del feudatario.<br>A fronte di ci\u00f2, il vassallo sardo veniva sottoposto ad amministrazioni di giustizia con giudici nominati dallo stesso feudatario. Giudici a volte ignoranti ma piegati al volere dei loro signori con cui spartivano le multe pagate, ricoprendo anche l\u2019ufficio di esattori del feudatario.<br>I feudatari il pi\u00f9 delle volte venivano dispensati dallo scendere in guerra con i loro uomini e anche dal vincolo di residenza nel feudo, per cui il pi\u00f9 delle volte risultavano insensibili a migliorarne le condizioni.<br>Nobili e cavalieri e feudatari costituivano la classe dominante e godevano di privilegi. Anche il clero costituiva classe privilegiata, esente da tributi e imposizioni, e giudicato dal foro ecclesiastico stesso. Arcivescovi e vescovi sono di origine iberica e il sovrano pu\u00f2 interferire su materie ecclesiastiche. Questa struttura sociale ebbe solo il merito di aver contribuito, nell\u2019organizzazione sociale sarda, all\u2019abolizione della schiavit\u00f9.<br>Dal punto di vista militare le soldatesche sarde coinvolte nelle guerre in Italia e nelle Fiandre erano formate da volontari arruolati dagli stessi nobili o feudatari, desiderosi di glorie e onori. La Sardegna, a causa dei difficili approdi e della malaria, non aveva guarnigioni stabili, solo in casi di grave pericolo si muoveva la milizia isolana formata appunto dai Miliziani, composta da 38.000 fanti e 10.000 cavalieri, al cui comando vi era il vicer\u00e9 con il titolo di Capitano generale.<br>Altri nobili erano i commissari di fanteria, di cavalleria e di artiglieria. La marina aveva una scarsa flotta per difficolt\u00e0 finanziarie. A spese della Sardegna nel XVII sec. si ebbero due galee, la Capitana e la Patrona, e dopo vent\u2019anni anche la S. Francisco. Il vicer\u00e9 rappresentava il re, scelto dal re medesimo fra i personaggi della sua corte. In nome del re convocava la Cortes, aveva il comando delle forze armate, era a capo del potere giudiziario, concedeva salvacondotti, alcune volte aveva il diritto di grazia, emanava ordinanze e grida che avevano validit\u00e0 per il tempo della sua carica. I decreti presi in accordo con la R. Udienza avevano valore di legge perpetua. Comunque, mai avrebbero potuto ledere i privilegi delle citt\u00e0 e dei privati, in tal senso venivano controllati dai visitatori inviati periodicamente dalla Spagna per controllare e riferire al sovrano.<br>Dal punto di vista amministrativo l\u2019isola era divisa tra il Capo di Cagliari e di Gallura e il Capo di Sassari, ognuno dei quali guidato da un Governatore, secondo in autorit\u00e0 al vicer\u00e9. I Governatori duravano in carica tre anni, venivano scelti tra i nati in Sardegna di illustre lignaggio.<br>Risiedevano nei rispettivi capoluoghi e il Governatore di Cagliari, in assenza del Vicer\u00e9, assumeva le sue funzioni con il titolo di Presidente. Dal punto di vista giuridico la Sardegna non dipendeva dagli Stati Iberici, costituiva un Regno autonomo ma soggetto al re, con propria amministrazione economica, giudiziaria e militare. La pi\u00f9 alta autonomia era rappresentata dalle Cortes, ossia il Parlamento, costituite da tre Bracci o ordini:<br>Braccio ecclesiastico, composto da arcivescovi, vescovi, priori, abati, e rappresentanti delle cattedrali;<br>Braccio militare composto da feudatari nobili e cavalieri;<br>Braccio reale composto da rappresentanti delle citt\u00e0 e villaggi dipendenti dal re.<br>Se questi bracci non si fossero considerati facenti parte del Parlamento, si sarebbero chiamati Stamenti, corpi autonomi. Il capo di ciascun Stamento era detto prima voce. Il rappresentante di Cagliari era il Consigliere capo o primo, corrispondente alla carica di sindaco.<br>La precedenza tra gli Stamenti spettava a quello ecclesiastico, ma il pi\u00f9 potente era lo Stamento militare che poteva autoconvocarsi separatamente dagli altri. Il primo Parlamento fu celebrato a Cagliari nel 1355 sotto re Pietro IV, dopo un secolo quello di Alfonso il Magnanimo (1421) poi quello di Ferdinando II (1481-85) e da allora sino al 1699 le Cortes si radunavano regolarmente ogni dieci anni. Il Parlamento poteva essere convocato solo dal re e doveva approvare il donativo in denaro, per il normale contribuito alla Corona, o per l\u2019incoronazione, o per i matrimoni. Il Parlamento, oltremodo, poteva presentare petizioni e proposte di legge che impegnavano sia il re, sia i Bracci come un contratto bilaterale. I singoli votavano all\u2019interno di ciascun Stamento e, come unit\u00e0 singola si esprimeva un unico voto. I rappresentanti della Sardegna avevano modo di esaminare i problemi e far sentire la loro voce al re. Gli Stamenti giovavano spesso alla popolazione, facendo coincidere interessi e bisogni del popolo, anche se il Parlamento sardo era pur sempre un\u2019istituzione iberica trapiantata.<br>Dal punto di vista dell\u2019amministrazione delle citt\u00e0, mentre Sassari e Iglesias mantennero i loro statuti, Cagliari e Alghero, ripopolate da gente iberica, avevano avuto un ordinamento comunale con i privilegi di quello barcellonese.<br>A Cagliari la magistratura era costituita da 50 giurati che si riunivano in circostanze speciali, la normale amministrazione veniva condotta da 5 consiglieri che curavano la difesa del Castello, ne avevano le chiavi e potevano emanare ordinanze, espletando il potere giudiziario insieme al veguer o vicario (rappresentante del re di cui tutelava i diritti) o in accordi con il bailo quando si trattava di questioni finanziarie doganali ecc. I consiglieri nominavano gli impiegati o funzionari per:<br>l\u2019approvvigionamento dei viveri, mostazaffo o amostassen<br>l\u2019edilizia e la nettezza urbana, obrieri<br>la custodia delle chiavi, clavari<br>gli interessi della citt\u00e0, specie giudiziari, avvocato della citt\u00e0<br>il patrocinio per le cause dei poveri, avvocato dei poveri<br>l\u2019avviamento al lavoro e la sistemazione degli orfani, padre d\u2019orfani<br>Alla magistratura e agli impieghi civici si accedeva per inclusione in una lista di gradimento al vicer\u00e9. Inclusione, oltretutto, riservata agli iberici, abitanti di Castello. Solo nel 1583 fu permesso di farne parte anche ai Sardi provenienti da pi\u00f9 parti, residenti per\u00f2 a Cagliari da almeno cinque anni. Cariche e Consiglio venivano rinnovate annualmente.<br>Il quartiere di Castello a Cagliari (Castel di Castro), imperniato su struttura urbanistica pisana, culminante con una svettante rocca, si accompagna ad altri tre quartieri storici: Stampace, Marina e Villanova, conformazione che diedero sempre i pisani dal XIII sec. sino ai primi decenni del XIVsec.( oggi i quartieri sono trentuno). Ma il dispiegamento politico sardo e la costituzione di una piazzaforte di scalo marittimo e la commercializzazione dei prodotti del suo entroterra in tutto il Mediterraneo, fu soprattutto una costruzione catalana proseguita in et\u00e0 spagnola. In ciascun quartiere sorsero i Sindacati che costituirono il Consiglio di quartiere con tre sindaci per ogni classe di professionisti: commercianti, operai, artigiani. Il Sindacato controllava tutte le varie attivit\u00e0 cittadine dei quartieri, ne curava l\u2019amministrazione, ne rappresentava gli interessi davanti alle autorit\u00e0 regie, rappresentava in modo autonomo le rispettive comunit\u00e0. Questa istituzione decadde con i Savoia nel XIX sec. Sempre nel periodo aragonese e spagnolo sorsero i gremi ,corporazioni di arti e mestieri (sarti, muratori, falegnami ecc.).<br>Vi era un Consiglio del Patrimonio che si interessava esplicitamente del patrimonio del Regno, composto da diversi membri:<br>Procuratore reale amministrava le regalie (diritti regi) e del demanio<br>Ricevitore del riservato per l\u2019amministrazione dei beni posseduti dal re<br>Tesoriere per la riscossione del fisco<br>Maestro razionale per la registrazione e controllo dei conti e delle attivit\u00e0 finanziarie riguardanti la corona e lo Stato<br>Avvocato fiscale e patrimoniale per la difesa legale di interessi fiscali e patrimoniali.<br>Nei feudi le cause, in prima istanza, venivano giudicate secondo la carta de Logu da un Ufficiale di giustizia nominato dal feudatario, assistito da probi uomini della Corona. Nei feudi di tipo allodiale, la curia baronale giudicava anche in seconda istanza. Nelle citt\u00e0, in prima istanza, il giudizio spettava al veghiere, detto Podest\u00e0 ad Oristano e Sassari e Capitano ad Iglesias.<br>L\u2019amministrazione della giustizia in questo periodo spagnolo dava luogo a diversi inconvenienti, primo fra tutti il diritto d\u2019appello, quasi impossibile, oltre alle alte spese processuali, elargite anche ai magistrati, l\u2019esasperante lungaggine dei processi, i fori speciali, le tante amnistie per i nobili, la sfacciata protezione ai delinquenti protetti dai feudatari, l\u2019abuso del diritto d\u2019asilo e l\u2019immorale istituto del guidatico per cui o si concedeva l\u2019amnistia o si liberava un delinquente a chi ne consegnasse un altro con reati pi\u00f9 o meno gravi.<br>E cos\u00ec si arriver\u00e0 a Carlo V, ma questa \u00e8 altra storia sarda, che narreremo prossimamente\u2026<br>Riassunta la struttura organizzativo politica, contrariamente a ci\u00f2 che avviene nei nostri tempi che conoscono grande stima e amicizia reciproca, tra sardi e catalani, nel periodo plurisecolare di contrasti feudali, il rapporto fu conflittuale.<br>Tuttavia, al di l\u00e0 delle guerre, di crisi economiche e demografiche di calamit\u00e0 epidemiche, a un occhio attento che sa osservare forme, tradizioni, culti, parlate, espressioni artistiche non pu\u00f2 sfuggire il grande interesse storico che ha legato entrambi i popoli. Gli stessi viaggiatori catalani che si ritrovarono in Sardegna tra ottocento e novecento si stupirono tanto, di fronte ad analogie, influssi e identit\u00e0 tra catalani e Sardegna. Non solo Cagliari e Alghero ne ebbero un\u2019impronta significativa, ma anche paesi interni e montani.<br>Eppure, la Sardegna trecentesca vide, purtroppo, condizioni inadatte perch\u00e9 produzione e governo andassero di pari passo con quel dominio di potenza mercantile che ad ogni costo dominava sui privilegi commerciali, con un risvolto di forte malessere per l\u2019Isola.<br>Basta citare come la popolazione sarda falcidiata da pestilenze e carestie, non potesse disporre della propria manodopera ai catalani, neanche per il trasporto e carico sulle navi di merce preziosa come il sale. Ci fu un grave squilibrio tra citt\u00e0 e campagna.<br>Crollo di produzioni agricole e abbandono delle terre coltivate dovute anche alle rigide misure regie, a vantaggio del fisco e dell\u2019annona, che portarono all\u2019esproprio dei feudatari con il monopolio del grano, che inesorabilmente poi, ne favoriranno il contrabbando.<br>Da qui, crescenti opposizioni tra citt\u00e0 e campagne e tra feudatari e Corona. Si va a mettere in ginocchio un\u2019economia che sotto i Pisani era fiorente sana ed equilibrata per trasformarsi in un\u2019economia di guerra che vede salire il ceto mercantile, cambiando chiaramente anche la politica. Situazione che andr\u00e0 gradatamente a migliorare per i Sardi nel Cinquecento quando accederanno ai vertici dei gremi e i mestieri diventeranno patrimonio sardo. Il raccontarlo alle prossime esposizioni di storia sarda.<br>Bibliografia:<br>Francesco Manconi La societ\u00e0 sarda in et\u00e0 spagnola Quart Valle d\u2019Aosta 1992<br>Omar Onnis-Manuele Mureddu Malos CA 2021<br>Natale Sanna Il cammino dei sardi CA 1986<br>Jordi Carbonell \u2013 Francesco Manconi I Catalani in Sardegna MI 1984<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Storia%20sarda%3A%20La%20Sardegna%20da%20Aragonese%20a%20Spagnola\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 in qualche precedente articolo citai Bonifacio VIII per quel che riguarda il periodo storico in cui questo Papa confer\u00ec al re Giacomo II d\u2019 Aragona la \u201clicentia invadendi\u201d su Sardegna e Corsica. 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