{"id":374618,"date":"2018-01-14T10:06:23","date_gmt":"2018-01-14T09:06:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=374618"},"modified":"2021-12-13T17:39:09","modified_gmt":"2021-12-13T16:39:09","slug":"sopravvivremmo-alla-sesta-estinzione-di-massa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=374618","title":{"rendered":"SOPRAVVIVREMO ALLA SESTA ESTINZIONE DI MASSA?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Articolo pubblicato su IUA n\u00b0 3, Anno V, Marzo 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<figure style=\"width: 321px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Extinction_Intensity.png#\/media\/File:Extinction_Intensity.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/9\/91\/Extinction_Intensity.png\" alt=\"Extinction Intensity.png\" width=\"321\" height=\"238\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Di Dragons flight at the English language Wikipedia, CC BY-SA 3.0, Collegamento<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che \u00e8 gi\u00e0 iniziata una grande estinzione di massa che sta portando alla scomparsa di elevate percentuali delle specie viventi sul nostro pianeta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che la causa di questo disastro \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo? Potremo sopravvivere alla <strong>Sesta Estinzione di Massa<\/strong>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong>estinzioni di massa<\/strong> sono fenomeni che hanno interessato il nostro pianeta anche prima della comparsa dell\u2019uomo. Per cinque volte la Terra e la Vita sono sopravvissute, pur attraverso grandi cambiamenti. Se \u00e8 vero che \u00e8 iniziata la Sesta Estinzione di Massa, possiamo, se non altro cominciare a ragionarne con un pizzico di \u201cottimismo\u201d: magari l\u2019umanit\u00e0 scomparir\u00e0 dal pianeta, ma non \u00e8 detto che questo si riduca per sempre a un deserto desolato. Non vi sembra molto ottimistico. Bene. Allora \u00e8 tempo di ragionare su quali scenari si stiano prospettando, perch\u00e9 ce ne potrebbero essere anche di peggiori. Per quel che posso, nel seguente articolo, vorrei cominciare una riflessione che altri pi\u00f9 autorevoli e qualificati di me spero possano riprendere e approfondire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le estinzioni di massa sono anche dette \u201ctransizioni biotiche\u201d e sono periodi geologicamente brevi durante i quali si assiste a un massiccio sovvertimento dell&#8217;ecosistema terrestre, con scomparsa di un grande numero di specie viventi e, sinora, sopravvivenza di altre che divengono dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro a tutti che cosa intendiamo con \u201c<strong>specie<\/strong>\u201d?<\/p>\n<figure style=\"width: 373px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Ernst_Mayr_PLoS.jpg#\/media\/File:Ernst_Mayr_PLoS.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/a\/af\/Ernst_Mayr_PLoS.jpg\/1200px-Ernst_Mayr_PLoS.jpg\" alt=\"Ernst Mayr PLoS.jpg\" width=\"373\" height=\"254\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Di University of Konstanz &#8211; Meyer A. (2005). &#8220;On the Importance of Being Ernst Mayr&#8221;. PLoS Biology 3 (5): e152. DOI:10.1371\/journal.pbio.0030152., CC BY 2.5, Collegamento<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa vuol dire che una specie si sta estinguendo? Il concetto di specie \u00e8 alla base della classificazione degli organismi viventi, trattandosi del livello tassonomico obbligatorio gerarchicamente pi\u00f9 basso. Secondo Mayr (1983): \u00abUna specie \u00e8 una comunit\u00e0 riproduttiva di popolazioni, riproduttivamente isolata dalle altre, che in natura occupa una nicchia specifica\u00bb. Le specie sono poi raggruppate in generi e i generi in famiglie. I raggruppamenti successivi sono: ordini, classi, phylum, regno e dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per intenderci, noi siamo la specie Homo Sapiens, unico rappresentante vivente del genere Homo, appartenente all\u2019ordine degli ominidi, che fa parte della famiglia dei primati (assieme a scimpanz\u00e9, gorilla e altri). Quando si dice che una specie si \u00e8 estinta, credo sia utile immaginare che quella specie potrebbe essere la nostra e che quindi sia come dire che tutti gli esseri umani siano spariti. Forse parlare della fine dell\u2019homo sapiens fa pi\u00f9 effetto che dire che i dodo si sono estinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per individuare una transizione biotica, occorre valutare il tasso di estinzione, che \u00e8 dato dal numero di famiglie biologiche di invertebrati e vertebrati estinte in ogni milione di anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella vita del pianeta si stima che tale tasso sia di solito intorno a 2-5 famiglie. Fanno eccezione cinque grandi picchi di estinzione, definiti appunto &#8220;estinzione di massa&#8221;. Alcuni studiosi sostengono che sia in corso la sesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.progettogea.com\/gea\/ambiente\/schede\/stato-pianeta\/5biodiversita\/tasso-estinzione.htm\">In epoca preistorica<\/a> si estinguevano tra 100 e 1.000 specie di mammiferi ogni millennio. I mammiferi estinti in epoca storica sono stati circa 90.000 per millennio. Le stime per il futuro sono di tassi di estinzione (per tutte le specie) tra i 1 milione e i 12 milioni per millennio (ovvero da grande Estinzione di Massa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la Prima Estinzione di Massa, circa 450 milioni di anni fa, si stima che scomparve circa l\u201985% delle specie allora esistenti. Con la Seconda, 375 milioni di anni fa, l\u201982%. Con La Terza, 250 milioni di anni fa, il 96% delle specie marine e il 50% delle famiglie animali. Con la Quarta, 200 milioni di anni fa, si estinse il 76% delle specie viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, con la Quinta, 65 milioni di anni fa, scomparve il 75% delle specie viventi, compresi i dinosauri.<\/p>\n<figure style=\"width: 634px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Carnotaurus_LA.jpg#\/media\/File:Carnotaurus_LA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/05\/Carnotaurus_LA.jpg\/1200px-Carnotaurus_LA.jpg\" alt=\"Carnotaurus LA.jpg\" width=\"634\" height=\"421\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Di Julian Fong &#8211; Carnatosaurus Uploaded by FunkMonk, CC BY-SA 2.0, Collegamento<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni transizione biotica determina una drammatica e drastica perdita di biodiversit\u00e0 (che rende la vita sul pianeta ancor pi\u00f9 vulnerabile). Per ritornare al livello di biodiversit\u00e0 del passato sono serviti sempre parecchi milioni di anni. Se \u00e8 vero che, in passato, la vita ha sempre prevalso, la strada \u00e8 stata lunga. Davvero lunga. Gli ominidi, per esempio, si sono separati dagli scimpanz\u00e9 circa 4-6 milioni di anni fa. Il primo Homo compare 2 milioni di anni fa. L\u2019Homo sapiens circa 200.000 anni fa. <a href=\"https:\/\/www.focus.it\/scienza\/scienze\/uomo-distrugge-le-specie-vivente-ad-un-tasso-1000-volte-superiore-quello-naturale\">Sembra<\/a> che in media, ogni specie di vertebrati dia origine a una nuova specie una volta ogni 10 milioni di anni. Distruggere una specie pu\u00f2 essere questione di pochi anni, ricrearne una nuova \u00e8 tutt\u2019altra questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.focus.it\/scienza\/scienze\/uomo-distrugge-le-specie-vivente-ad-un-tasso-1000-volte-superiore-quello-naturale\">Alcuni ricercatori<\/a> sostengono che le estinzioni possono essere sostenute dagli ecosistemi fino ad un certo punto, poi si ha il collasso senza possibilit\u00e0 di ritorno, anche se per ogni ecosistema non si conosce quale sia il punto di non ritorno. \u201cQuel che \u00e8 certo \u2013 dice Stuart Pimm della Duke University a Durham (che ha sostenuto nel 2014 una stima del tasso di estinzione pari a 1.000 volte quello naturale) &#8211; \u00e8 che le estinzioni ad un tasso 1.000 volte superiore a quello naturale non possono essere sostenute a lungo da tutti gli ecosistemi noti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora non abbiamo tassi di estinzione storici tali da dire che la Sesta Estinzione di Massa sia davvero iniziata, ma non mancano analisi che indicano che questa sia la direzione che stiamo prendendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.focus.it\/ambiente\/animali\/l-ombra-della-sesta-estinzione-di-massa\">Due studi inglesi del 2004<\/a>, per esempio, sembrerebbero supportare l\u2019ipotesi dell\u2019avvio della Sesta Estinzione di Massa. La differenza rispetto alle precedenti transizioni \u00e8 che questa volta la colpa sarebbe di una specie animale: l\u2019homo sapiens. Noi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_374622\" aria-describedby=\"caption-attachment-374622\" style=\"width: 519px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374622\" rel=\"attachment wp-att-374622\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-374622 \" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-300x145.png\" alt=\"\" width=\"519\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-300x145.png 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-768x370.png 768w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-800x385.png 800w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-150x72.png 150w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH-250x120.png 250w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Y6WamEH.png 1200w\" sizes=\"(max-width: 519px) 100vw, 519px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-374622\" class=\"wp-caption-text\">La sesta estinzione &#8211; Fonte della fotografia: https:\/\/www.uaar.it\/uaar\/ateo\/archivio\/106\/verso-sesta-estinzione-massa\/<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jeremy Thomas, direttore del centro per l&#8217;ecologia di Dorset in Inghilterra, che ha condotto uno di questi studi, ha analizzato le informazioni relative a uccelli, piante e farfalle inglesi degli ultimi 40 anni, raccolte attraverso i dati di oltre 20.000 naturalisti. Da quest\u2019analisi emergerebbe che il 71% delle specie di farfalle sono drasticamente diminuite negli ultimi 20 anni. Lo stesso \u00e8 avvenuto per il 54% degli uccelli e il 28% delle piante studiate. Due specie di farfalle e sei di uccelli si sarebbero completamente estinti. Chi come me ha superato la cinquantina forse ricorder\u00e0, anche da noi in Italia, quante farfalle c\u2019erano quando eravamo bambini. Dove sono finite?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Thomas, il declino della popolazione \u00e8 uniforme in tutta l&#8217;Inghilterra e sembrerebbe causato dalla perdita di un habitat in cui non interagiscano l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;uomo e, in particolare, l&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019altro studio, l&#8217;inquinamento da azoto starebbe provocando la riduzione del numero di specie. Il suolo inglese (e quello dell&#8217;Europa centrale) ricevono una media di 17 chilogrammi di composti d&#8217;azoto per ettaro all&#8217;anno. Troppi per i ricercatori che mettono in guardia: potrebbero uccidere il 20% delle specie di piante erbose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avete mai sentito parlare delle \u201czone morte\u201d dell\u2019Oceano? Sono quelle in cui manca l\u2019ossigeno. Sono determinate dal nostro impiego di fertilizzanti, visto che l\u2019azoto usato nei campi finisce nei fiumi e da l\u00ec in mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo uno studio pubblicato nel 2015 su\u00a0<em>Science Advances <\/em>e <a href=\"http:\/\/www.nationalgeographic.it\/ambiente\/2015\/06\/24\/news\/sopravviveremo_alla_sesta_estinzione_di_massa_-2667892\/\">riportato da National Geographic<\/a>, l\u2019attuale tasso di estinzione sarebbe di\u00a0circa 100 volte pi\u00f9 elevato del normale (ma come vedremo ci sono stime assai pi\u00f9 pessimistiche). E questo tenendo conto solamente di quel tipo di specie che conosciamo bene. Gli oceani e le foreste ospitano un numero inimmaginabile di altre specie, molte delle quali probabilmente scompariranno prima ancora di essere state descritte.<\/p>\n<figure id=\"attachment_374624\" aria-describedby=\"caption-attachment-374624\" style=\"width: 236px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374624\" rel=\"attachment wp-att-374624\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-374624\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL-179x300.jpg\" alt=\"\" width=\"236\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL-179x300.jpg 179w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL-768x1288.jpg 768w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL-358x600.jpg 358w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL-89x150.jpg 89w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/71ILMcnbECL.jpg 781w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-374624\" class=\"wp-caption-text\">Copertina del libro di Elizabeh Kolbert &#8220;La sesta estinzione&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Elizabeth_Kolbert\">Elizabeth Kolbert<\/a>, autrice del saggio \u201c<a href=\"https:\/\/www.uaar.it\/libri\/sesta-estinzione\/\">La sesta estinzione<\/a>\u201d, almeno i tre quarti delle specie animali potrebbero essere estinte nel giro di poche generazioni umane. Secondo quanto riporta la Kolbert, gi\u00e0 nel 1500 il tasso di estinzione era molto elevato e nel tempo non ha fatto che peggiorare. Per la studiosa sarebbe sicuro che \u201cviviamo in un momento storico in cui il tasso di estinzione \u00e8 estremamente elevato, proprio nell\u2019ordine in cui si verifica una perdita di specie in un\u2019estinzione di massa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parrebbe incontrovertibile che davvero pochissime estinzioni dell\u2019ultimo secolo (forse nessuna) si sarebbero verificare in assenza di attivit\u00e0 umane. Insomma, finora la causa delle estinzioni siamo noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Kolbert individua cos\u00ec le cause di questa perdita di biodiversit\u00e0: \u201cAbbiamo cacciato, abbiamo importato specie invasive e ora stiamo modificando il clima molto, molto rapidamente se ci si basa su standard geologici. Inoltre abbiamo cambiato la chimica di tutti gli oceani e plasmato a nostro piacimento la superficie del pianeta. Tagliamo foreste e insistiamo con la monocoltura, nociva per molte specie. Peschiamo selvaggiamente. La lista potrebbe continuare all\u2019infinito.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Kolbert si chiede, e noi con lei, se possano oltre 7 miliardi di persone (che presto saranno otto e poi nove) convivere su questo pianeta con tutte le specie che lo abitano ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2017\/09\/22\/la-sesta-estinzione-di-massa-iniziera-nel-2100-un-matematico-del-mit-di-boston-ha-previsto-la-data-della-catastrofe_a_23219028\/\">secondo un gruppo di ricercatori del MIT di Boston<\/a>, sarebbe gi\u00e0 iniziata la lenta scomparsa di specie animali e vegetali e la <em>scadenza<\/em> per la Sesta Estinzione di Massa sarebbe il 2100. Le cause individuate sarebbero principalmente l&#8217;inquinamento e le emissioni di CO<sub>2<\/sub> nocive per l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio, pubblicato sulla rivista\u00a0<u>&#8220;Science Advances&#8221;<\/u>\u00a0e condotto presso il Lorenz Center del MIT, \u00e8 basato su modelli matematici: gli studiosi hanno preso in esame le cinque precedenti estinzioni. Il professor\u00a0<u>Daniel Rothman<\/u>, che co-dirige il Centro, ha ipotizzato che le alterazioni nel ciclo naturale del carbonio nell&#8217;atmosfera, negli oceani, nella vita di piante e animali abbiano giocato un ruolo determinante nella scomparsa massiccia delle varie forme viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professor Rothman ha riscontrato che quattro su cinque delle estinzioni di massa passate si sono avute quando le emissioni di CO<sub>2<\/sub> nell&#8217;atmosfera hanno superato una certa soglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Estinzione_di_massa\">In realt\u00e0 le ipotesi sulle cause delle precedenti Estinzioni di Massa<\/a> sono le pi\u00f9 disparate, anche se questo potrebbe essere vero, in particolare, per la Terza grande estinzione, del permiano-triassico (250 milioni di anni fa): a seguito di un periodo di intenso vulcanismo, la percentuale di anidride carbonica presente in atmosfera potrebbe essere aumentata oltre un valore limite stimato in 1.000 ppm. In conseguenza di ci\u00f2, il chemioclino (zona di equilibrio tra acque sature d&#8217;acido e ricche d&#8217;ossigeno) avrebbe lambito la superficie oceanica, rendendo di fatto anossico (privo di ossigeno) il mare e liberando tremende bolle di gas venefico su tutto il pianeta. Il gas avrebbe avuto in seguito effetti deleteri anche sullo scudo dell&#8217;ozono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine del Triassico (200 milioni di anni fa), la temperatura sal\u00ec di circa 5 gradi Celsius. Tra le cause proposte per spiegare questa Quarta estinzione, oltre a impatti di corpi extraterrestri, ricordiamo variazioni climatiche verso una crescente aridit\u00e0, variazioni del livello del mare e diffusa anossia dei fondi marini a causa della divisione di Pangea o, con l&#8217;ultima ipotesi in ordine di tempo, rilascio di grandi quantit\u00e0 di metano dal fondo degli oceani, come suggerirebbe una recente ricerca sviluppata da Antony Cohen e colleghi della Open University.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La causa della Quinta Estinzione rimase un mistero a cui si diedero le spiegazioni pi\u00f9 diverse e assurde, finch\u00e9, nel 1980, il premio Nobel per la fisica Luis Alvarez, suo figlio Walter e Frank Asaro misurarono in alcuni livelli geologici risalenti al limite K-T (abbreviazione per Cretaceo-Terziario), campionati vicino a Gubbio, la presenza di una concentrazione insolita di iridio, un elemento chimico piuttosto raro sulla Terra, ma comune nelle meteoriti. Si avanz\u00f2 pertanto l&#8217;ipotesi che l&#8217;estinzione di massa fosse stata provocata dall&#8217;urto con un meteorite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le specie, di solito, non scompaiono all\u2019improvviso. Ci sono dei segnali che ne annunciano la fine, innanzitutto la riduzione della numerosit\u00e0 della sua popolazione. I segnali in tal senso, purtroppo, sono molteplici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/ambiente\/2017\/07\/10\/news\/sesta_estinzione_globale_lo_studio_popolazione_animale_decimata_in_100_anni_-170484864\/\">una ricerca sulla rivista scientifica Pnas<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/114\/30\/E6089.abstract\">condotto da tre biologi<\/a> dell&#8217;universit\u00e0 di Stanford, il numero di animali che ci circonda in poco pi\u00f9 di un secolo (dal 1900 al 2015) si sarebbe dimezzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I ricercatori hanno analizzato la distribuzione geografica di 27.600 specie di vertebrati. A cui hanno aggiunto i dati dettagliati di un campione di 177 esemplari di mammiferi, ben studiati, dal 1900 al 2015. Utilizzando la riduzione dei luoghi in cui si possono trovare questi animali sono arrivati alla conclusione che &#8220;il calo demografico \u00e8 estremamente alto, anche nelle specie considerate a basso rischio&#8221;. In particolare, i risultati mostrano che pi\u00f9 del 30% dei vertebrati \u00e8 in declino, sia in termini di dimensioni sia di distribuzione geografica. Dei 177 mammiferi presi in considerazione, tutti hanno perso almeno il 30% delle loro aeree di residenza, mentre oltre il 40% ne ha abbandonato pi\u00f9 dell&#8217;80%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno del depauperamento progressivo di popolazione e areali dei vertebrati viene descritto dagli autori come un &#8220;annichilimento biologico&#8221; e conferma il possibile avvio della Sesta Estinzione di Massa della storia della Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.lescienze.it\/news\/2017\/07\/11\/news\/perdita_popolazioni_specie_animali_estinzione-3598235\/\">Secondo quanto riportato sulla rivista \u201cLe scienze\u201d<\/a>, sotto accusa sono la perdita di habitat, la diffusione di organismi invasivi, l&#8217;inquinamento, la dispersione di sostanze tossiche e il cambiamento climatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2016\/10\/27\/wwf-entro-il-2020-due-terzi-di-animali-e-vegetali-scompariranno-luomo-rischia-di-causare-la-sesta-estinzione-di-massa\/3126277\/\">Secondo i dati raccolti dal Wwf<\/a> nel mondo le popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012 ed entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%. Un importante indicatore delle condizioni ecologiche del pianeta \u00e8, infatti, l\u2019Indice del pianeta vivente (<strong>Living Planet Index<\/strong>) che misura lo stato della biodiversit\u00e0 attraverso i dati sulle popolazioni di varie specie di vertebrati. L\u2019indice si basa su dati scientifici ottenuti da 14.152 popolazioni monitorate di 3.706 specie di vertebrati (mammiferi, uccelli, pesci, anfibi, rettili) provenienti da tutto il mondo. \u201cDal 1970 al 2012 \u2013 rileva il report \u2013 questo indice mostra un calo complessivo del 58% dell\u2019abbondanza delle popolazioni dei vertebrati\u201d. I dati, inoltre, mostrano un calo annuo del 2% e non vi \u00e8 ancora alcun segno che questo tasso possa diminuire. Negli ultimi 4 decenni le popolazioni terrestri sono diminuite complessivamente del 38%, le specie di acqua dolce dell\u201981%, mentre l\u2019indice \u2018marino\u2019 delle specie mostra per lo stesso periodo un calo complessivo del 36%. Sia chiaro che qui parliamo della numerosit\u00e0 degli individui che compongono le specie, non della riduzione del numero delle specie. Pi\u00f9, per\u00f2, una popolazione animale o vegetale si riduce, pi\u00f9 diventa a rischio di estinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lista_rossa_IUCN\"><strong>Lista Rossa IUCN<\/strong><\/a> (in inglese: IUCN Red List of Threatened Species, IUCN Red List o Red Data List) \u00e8 stata istituita nel 1948 e rappresenta il pi\u00f9 ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre. I dati tecnici e scientifici sono raccolti e analizzati da una grande quantit\u00e0 di esperti (circa 7.500 in tutto il mondo), generalmente scienziati o esperti nei vari ambiti della zoologia, della botanica o altre discipline affini. La Lista Rossa del 2006, valutava 40.168 specie complessivamente. Delle specie valutate nel complesso, 16.118 sono risultate minacciate: di esse 7.725 erano animali, 8.390 erano piante e 3 erano funghi e licheni. Questa lista riportava anche le 784 estinzioni di specie registrate dal &#8220;CE 1500&#8221;, che dal suo rilascio nel 2004 era rimasto invariato, anche se un incremento si era gi\u00e0 verificato rispetto al rilascio del 2000, in cui si enumeravano le estinzioni di 766 specie. Questi dati seppure attendibili non sono assoluti, poich\u00e9 pu\u00f2 accadere che una piccola percentuale di specie considerate estinte venga &#8220;riscoperta&#8221; come ancora in via di estinzione, o sia dichiarata come non classificabile in mancanza di dati.<\/p>\n<figure style=\"width: 339px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:IUCN_Red_List_2007_IT.svg#\/media\/File:IUCN_Red_List_2007_IT.svg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/5\/5f\/IUCN_Red_List_2007_IT.svg\/1200px-IUCN_Red_List_2007_IT.svg.png\" alt=\"IUCN Red List 2007 IT.svg\" width=\"339\" height=\"167\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Di Umberto NURS &#8211; Questo file deriva da IUCN Red List 2007.svg: , Pubblico dominio, Collegamento<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il numero di specie estinte riguarda solo il campione sotto osservazione, 40.168 specie nel 2006, assai poche rispetto ai 2-9 milioni di specie esistenti. Di conseguenza anche le estinzioni registrate non mi pare si possa considerare un valore indicativo delle estinzioni effettive. Caso mai sarei tentato di fare una proporzione tra le 40.168 allora sotto monitoraggio, sommando quelle gi\u00e0 estinte (784) e valutando cos\u00ec che 784 specie su 40.952 si sarebbero estinte, ovvero lo 1,91%. Circa il 2%. Se potessimo applicare questa percentuale a, mettiamo, 2 milioni di specie esistenti, avremmo 40.000 specie estinte! Sarebbe un numero esagerato? Spero di s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Lista Rossa IUCN del 2012 ha valutato un totale di 63.837 specie delle quali 19.817 sono ritenute sotto minaccia di estinzione, 3.947 sono descritte come &#8220;critically endangered&#8221;, 5.766 come &#8220;endangered&#8221;, mentre pi\u00f9 di 10.000 specie sono elencate come &#8220;vulnerabili&#8221;. Sotto minaccia sono il 41% delle specie anfibie, il 33% dei coralli delle barriere coralline, 30% delle conifere, 25% dei mammiferi, e 13% degli uccelli. Non si saranno ancora estinte, ma le specie a rischio sono davvero troppe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/Primo_Piano\/Scienze_e_Tecnologie\/2006\/03_Marzo\/20\/dinosauri.shtml\">Un articolo del Corriere della Sera del 21\/03\/2006<\/a>, che faceva riferimento alla Lista Rossa compilata dall&#8217;Onu, indicava che almeno 844 specie di animali e piante sarebbero \u00absparite\u00bb negli ultimi 500 anni, dal dodo, l&#8217;uccello delle isole Mauritius, al rospo dorato della Costa Rica. Sempre secondo tale articolo, si calcola che attualmente il tasso di estinzione sia mille volte pi\u00f9 veloce di quello storico (secondo Science Advance citato prima sarebbe invece solo 100 volte superiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre in natura (cio\u00e8 in assenza di effetti antropici) scompaiono da una a cinque specie ogni anno, gli scienziati del Centro per la Biodiversit\u00e0, a quanto <a href=\"http:\/\/www.lettera43.it\/it\/articoli\/scienza-e-tech\/2015\/01\/19\/animali-le-specie-a-rischio-estinzione-nel-2015\/135540\/\">si legge su Lettera43<\/a>, stimano che ora si stia viaggiando su ritmi da 1.000 a 10 mila volte superiori, con dozzine di specie estinte al giorno. Andando avanti cos\u00ec, nei prossimi 50 anni, potrebbero scomparire dal 30 al 50% delle specie attualmente esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2013\/12\/03\/societa\/lazampa\/biodiversit-wwf-il-tasso-di-estinzione-volte-superiore-a-quello-naturale-1DQfn4zdydEK8LqU9ro7pL\/pagina.html\">Su un articolo del 2013 de La Stampa<\/a>, che riportava il primo rapporto Wwf sulla biodiversit\u00e0 in Italia e nel mondo, realizzato con il contributo della Societ\u00e0 Italiana di Ecologia, si leggeva che viviamo su un pianeta abitato da circa 5 milioni di specie animali e vegetali, con 18.000 nuove specie di piante e animali descritte ogni anno e 49 scoperte al giorno negli angoli pi\u00f9 remoti del pianeta. <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2013\/12\/03\/societa\/lazampa\/biodiversit-wwf-il-tasso-di-estinzione-volte-superiore-a-quello-naturale-1DQfn4zdydEK8LqU9ro7pL\/pagina.html\">Lo stesso articolo<\/a> evidenziava allo stesso tempo un tasso di estinzione dovuto alle attivit\u00e0 umane di 1.000 volte superiore al tasso di estinzione naturale, con popolazioni di vertebrati diminuite di un terzo negli ultimi quarant\u2019anni. L\u2019\u00abimpronta\u00bb fisica dell\u2019uomo sul pianeta sarebbe pari a quasi il 50% di tutte le terre emerse, con ormai solo un quarto della biosfera in una situazione ancora \u00abselvatica\u00bb, quando nel 1700 pi\u00f9 della met\u00e0 della biosfera era in condizioni selvatiche e il 45% in uno stato semi-naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto del Wwf fotografa anche la situazione italiana dove, nonostante alcuni miglioramenti, il 31% dei vertebrati in Italia \u00e8 tuttora a rischio estinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<a href=\"https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/2017\/07\/13\/sara-un-ronzante-vampiro-a-seppellire-lumanita\/\">Si valuta che circa 50 specie siano perdute ogni giorno<\/a>, la velocit\u00e0 alla quale si estinguono animali e vegetali \u00e8 100 volte superiore oggi di quanto non sia mai successo nella storia dell\u2019umanit\u00e0, e la prima causa \u00e8 la perdita di habitat naturali\u201d. Lo ha dichiarato gi\u00e0 dieci anni fa Norman Myers, uno dei grandi nomi dell\u2019ambientalismo mondiale. <strong>50 specie al giorno<\/strong>! <a href=\"http:\/\/www.nationalgeographic.it\/natura\/animali\/2013\/05\/03\/news\/quante_specie_animali_esistono_al_mondo_sapevatelo-1641076\/\">Le stime del numero complessivo delle specie<\/a> vanno dai 3 ai 100 milioni; secondo uno studio recente sarebbero pi\u00f9 o meno 8,7 milioni, tra animali, piante e funghi. Secondo alcune stime, le specie animali sulla Terra sono circa 1,8 milioni (secondo altri il doppio). Tra queste ci sono 4.500-5.700 mammiferi, 8.700-10.00 uccelli, 6.300-9.300 rettili, 3.000-7.000 anfibi, 23.000-32.000 pesci, 900.000-1.000.000 insetti e 500.000 appartengono ad altri gruppi tassonomici (tra cui 10.000 aracnidi, 85.000 molluschi, 47.000 crostacei). Le specie di alberi sono solo 60.065 (scrive Focus Junior).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">50 specie scomparse al giorno sono 18.250 all\u2019anno, 182.500 in dieci anni. 1.825.000 in 100 anni! Ovvero, a questo ritmo, nel 2118 avremmo raggiunto una perdita di biodiversit\u00e0 gravissima. Se si dovesse attivare un effetto domino, purtroppo, il fenomeno potrebbe persino accelerare. Anche in questo caso spero che questi siano numeri eccessivi, ma credo che sarebbe importante chiarire quali siano davvero i ritmi di estinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque il tasso di estinzione starebbe subendo una fortissima accelerazione? 100, 1.000, 10.000 volte i tassi naturali? Credo che questo sia ancora tutto da dimostrare e definire, ma se fosse vero anche un incremento \u201csolo\u201d di 100 volte, il rischio sarebbe gravissimo e non possiamo permetterci di perdere un giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sensazione \u00e8 che sia urgente, non solo proteggere l\u2019ambiente ma anche fare studi approfonditi in merito, per arrivare, prima che sia troppo tardi a stime attendibili del fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<figure style=\"width: 572px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Flag_of_the_World_Meteorological_Organization.svg#\/media\/File:Flag_of_the_World_Meteorological_Organization.svg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/09\/Flag_of_the_World_Meteorological_Organization.svg\/1200px-Flag_of_the_World_Meteorological_Organization.svg.png\" alt=\"Flag of the World Meteorological Organization.svg\" width=\"572\" height=\"381\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Bandiera dell&#8217;Organizzazione Meteorologica Mondiale &#8211; Pubblico dominio, Collegamento<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo sta cambiando velocemente. <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2016\/10\/27\/wwf-entro-il-2020-due-terzi-di-animali-e-vegetali-scompariranno-luomo-rischia-di-causare-la-sesta-estinzione-di-massa\/3126277\/\">L\u2019Organizzazione meteorologica mondiale<\/a> ha annunciato che siamo in <strong>una nuova era climatica<\/strong>, dato che nel 2015 e nel 2016 la concentrazione media di anidride carbonica nell\u2019atmosfera ha raggiunto il traguardo di 400 parti per milione, un livello che non scender\u00e0 per diverse generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen e altri scienziati parlano di una transizione dall\u2019Olocene a una nuova epoca geologica, che hanno definito <strong>Antropocene<\/strong>. Un passaggio causato proprio dall\u2019impatto delle attivit\u00e0 umane sui sistemi viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremo sopravvivere in un mondo in cui elevate percentuali di specie si saranno estinte? Se sopravvivremo, in che mondo vivremo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troppo spesso ci limitiamo ad un\u2019alzata di spalla o a un attimo di curiosit\u00e0 quando apprendiamo dell\u2019estinzione di una nuova specie, un po\u2019 come se ci avessero detto della morte di qualche attore o politico famoso. Non \u00e8, per\u00f2, lo stesso. A parte che degli attori e dei politici si potrebbe anche fare a meno, ma, comunque, morto uno ne compare subito un altro a prenderne il posto, come si diceva persino dei papi. Con le specie animali e vegetali non \u00e8 cos\u00ec. Estinta una specie occorrono milioni di anni per crearne un\u2019altra. L\u2019estinzione di una specie non pu\u00f2 essere raffrontata alla morte di un individuo: si tratta di una perdita irreparabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo. Qui non stiamo solo parlando del ridursi delle specie ma di un impoverimento e dell\u2019indebolimento dell\u2019intero ecosistema e quindi del mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni specie \u00e8 legata ad altre in una catena alimentare e non solo. Se ne scompare una, si mette in crisi anche la specie che se ne nutre, si alterano gli equilibri con le specie concorrenti, si rischia la diffusione eccessiva di specie, magari dannose, che la specie ora estinta teneva sotto controllo. \u00c8 come con le tessere del domino. Ne casca una e crollano tutte le successive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo. Minor biodiversit\u00e0 significa meno adattabilit\u00e0. L\u2019uomo sta mutando il mondo. Meno specie ci saranno in questo mondo modificato, meno possibilit\u00e0 ci saranno che qualcuna si adatti al nuovo habitat. L\u2019abbondanza di specie deriva da un meccanismo evolutivo che fa s\u00ec che ogni specie si adatti a specifici habitat, a volte anche ristretti. Per creare nuove specie, l\u2019evoluzione impiega per\u00f2 un tempo immenso, mentre noi possiamo eliminarne una in un attimo in termini geologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sesta Estinzione di Massa \u00e8 <strong>peggio di un genocidio<\/strong>. Sono centinaia di migliaia di genocidi tutti assieme, tante quante sono le specie che stiamo annullando. I colpevoli siamo noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa meritiamo per questo? Abbiamo ancora tempo per ravvederci ed espiare la nostra colpa e, soprattutto, per porvi rimedio prima di rendere il danno irreparabile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sesta Estinzione di Massa sar\u00e0 l\u2019ultima? La nostra cecit\u00e0 potrebbe portarci a generare una catastrofe quale il nostro pianeta non ha mai conosciuto, annichilendo del tutto la vita sulla Terra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopravvivremo al deserto che stiamo creando e a quale prezzo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Firenze, 03\/01\/2018<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"SOPRAVVIVREMO%20ALLA%20SESTA%20ESTINZIONE%20DI%20MASSA%3F\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su IUA n\u00b0 3, Anno V, Marzo 2018 \u00c8 vero che \u00e8 gi\u00e0 iniziata una grande estinzione di massa che sta portando alla scomparsa di elevate percentuali delle specie viventi sul nostro pianeta? \u00c8 vero che la causa di questo disastro \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo? Potremo sopravvivere alla Sesta Estinzione di Massa? Le estinzioni [&hellip;]<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"SOPRAVVIVREMO%20ALLA%20SESTA%20ESTINZIONE%20DI%20MASSA%3F\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"author":7,"featured_media":461376,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","footnotes":""},"categories":[43,83],"tags":[],"class_list":["post-374618","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimento","category-lambiente"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374618","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=374618"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":461377,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374618\/revisions\/461377"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/461376"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=374618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=374618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=374618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}