{"id":374118,"date":"2017-07-06T09:45:56","date_gmt":"2017-07-06T07:45:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=374118"},"modified":"2021-12-17T10:46:29","modified_gmt":"2021-12-17T09:46:29","slug":"affogati-dalla-plastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?p=374118","title":{"rendered":"Affogati dalla plastica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Articolo pubblicato su IUA n\u00b0 8, Anno IV, Settembre 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi pensa di fare un uso attento della plastica spesso cerca di riciclarla e di evitare l\u2019uso dei sacchetti per la spesa, eppure parrebbe che ne usiamo circa un trilione ogni anno. La plastica, per\u00f2, non \u00e8 solo quella degli shopper. Le nostre case e le nostre citt\u00e0 ne sono piene in ogni forma, basta guardarsi attorno: dagli oggetti interamente in plastica, a quelli in materiali plastificati, a quelli parzialmente in plastica. Siamo sommersi dalla plastica. Viviamo in un mondo di plastica, e non certo solo metaforicamente parlando! Qualcuno ha persino definito i nostri anni l\u2019Et\u00e0 della Plastica!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La plastica \u00e8 comoda, pratica, leggera, economica. Quando se ne inizi\u00f2 la produzione, la pubblicit\u00e0 ne esaltava le <em>doti prodigiose<\/em>. Chi, avendone l\u2019et\u00e0, non ricorda, per esempio, negli anni \u201960 <a href=\"http:\/\/www.animamia.net\/il-carosello-di-moplen-con-gino-bramieri-che-dice-e-mo-e-mo-moplen\/\">la pubblicit\u00e0 della Moplen<\/a>, con il comico Gino Bramieri? Il Moplen altro non era che polipropilene isotattico, <em>formidabile materia plastica a elevata temperatura di fusione<\/em>. Bramieri alla domanda \u201cE mo\u2019?\u201d, rispondeva \u201cE mo\u2019? Moplen!\u201d, divenuta un tormentone dell\u2019epoca. Lo accompagnava <a href=\"http:\/\/www.animamia.net\/il-carosello-di-moplen-con-gino-bramieri-che-dice-e-mo-e-mo-moplen\/\">un coretto<\/a> che ne esaltava le doti \u201c\u00e8 leggero, resistente, \u00e8 leggero, resistente e inconfondibile e mo\u2019, mo\u2019, mo\u2019 e mo\u2019, mo\u2019, mo\u2019: moplen!\u201d<\/p>\n<figure id=\"attachment_374119\" aria-describedby=\"caption-attachment-374119\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374119\" rel=\"attachment wp-att-374119\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-374119\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/T2eC16RyoFIelROoGBSQyQFMC9Q60_35-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/T2eC16RyoFIelROoGBSQyQFMC9Q60_35.jpg 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/T2eC16RyoFIelROoGBSQyQFMC9Q60_35-200x150.jpg 200w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/T2eC16RyoFIelROoGBSQyQFMC9Q60_35-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-374119\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;indimenticabile Gino Bramieri e la pubblicit\u00e0 del Moplen<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sessant\u2019anni fa la plastica pareva una grandiosa novit\u00e0, oggi non sappiamo pi\u00f9 come liberarcene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.polimerica.it\/articolo.asp?id=15454\">Secondo Polimerica<\/a>, la produzione mondiale di plastiche nel 2014 si attestava intorno a 311 milioni di tonnellate, in crescita rispetto ai 299 milioni del 2013. Quella europea (28 Paesi UE + Norvegia e Svizzera) \u00e8 stimata in 59 milioni di tonnellate, leggermente superiore all\u2019anno precedente (58 milioni), ma ancora inferiore al picco di 65 milioni di tonnellate registrato nel 2007, prima della grande crisi. Centinaia di milioni di tonnellate ogni anno!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a fare un raffronto con il prodotto pi\u00f9 classico dell\u2019umanit\u00e0: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Statistiche_sulla_produzione_mondiale_di_frumento\">nel 2009 la produzione mondiale di grano<\/a> \u00e8 stata di 682 milioni di tonnellate, di cui quella europea di 139 milioni di tonnellate. Insomma, nel mondo, produciamo plastica in un ordine di misura confrontabile al grano, sebbene le tonnellate di questo siano, per ora, pi\u00f9 del doppio. Il grano, per\u00f2, si trasforma in farina e poi in tanti altri prodotti che consumiamo nel giro di poco e presto scompaiono. La plastica, resta in circolazione su quel granello di sabbia disperso nella galassia, sul <a href=\"https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/\">terzultimo pianeta<\/a> che incontriamo viaggiando verso il sole, sulla Terra, in casa nostra! La produzione di ogni anno si accumula, sommandosi a quella degli anni precedenti. Siamo contenti di riempirci casa di spazzatura? Pensiamo davvero di poter <a href=\"https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/2017\/03\/12\/come-arrivare-su-trappist-1\/\">cambiare pianeta facilmente<\/a> appena questo sar\u00e0 soffocato da tanta plastica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi europei siamo tra i primi colpevoli. A livello mondiale, l\u2019Europa mantiene il secondo posto, con un quinto della produzione globale di materie plastiche, alle spalle della Cina, che nel 2014 ha raggiunto una quota del 26%, contro il 21% del 2006. In contrazione l\u2019area Nafta, passata in otto anni dal 23 al 19%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tutte le plastiche sono uguali. Le \u201c<a href=\"http:\/\/www.corepla.it\/i-diversi-tipi-di-plastica\">materie plastiche<\/a>\u201d comprendono una grande variet\u00e0 di polimeri, ognuno con proprie caratteristiche, propriet\u00e0 e campi di applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Materie_plastiche\">Ci insegna wikipedia<\/a> che le materie plastiche sono materiali organici a elevato peso molecolare che possono essere costituite da polimeri puri o miscelati con additivi o cariche varie. I polimeri pi\u00f9 comuni sono prodotti da sostanze derivate dal petrolio, ma vi sono anche materie plastiche sviluppate partendo da altre fonti. La plastica, infatti, si ottiene da composti di carbonio e idrogeno chiamati \u201cmonomeri\u201d, che si ricavano soprattutto dal petrolio e dal metano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal petrolio raffinato si ricavano circa una ventina di prodotti, e se energia per l&#8217;elettricit\u00e0, benzina e gasolio fanno la parte del leone, dal barile il petrolio arriva nelle case sotto forma di bottiglie e oggetti di plastica, polistirolo fino ad alcuni tessuti di abbigliamento, come il polyestere. <a href=\"http:\/\/www.plasticseurope.org\/Documents\/Document\/20100226115542-Full_Italy.pdf\">Circa il 4% della produzione mondiale viene trasformata in materie plastiche<\/a>. Leggo su <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2008\/01\/sezioni\/economia\/petrolio-2\/scheda-barile\/scheda-barile.html\">La Repubblica<\/a> che da un barile di petrolio, si possono ricavare ben 1.750 bottiglie di plastica da un litro e mezzo, quelle comunemente usate per acqua minerale e bibite. Un barile contiene, infatti, convenzionalmente 159 litri di greggio, pari a circa 135 chili. Servono all&#8217;incirca 2 chili di petrolio per fare 1 kg di plastica per alimenti (Pet). Quindi da un barile di petrolio si ricavano circa 70 chili di Pet. In Italia consumiamo mediamente 5 litri di petrolio al giorno per persona, ossia circa un barile di petrolio al mese. Il consumo di petrolio annuale medio per una famiglia di 4 persone in Italia si aggira intorno a 7.760 litri. La plastica che ci circonda, insomma, altro non \u00e8 che il famigerato petrolio sotto false spoglie! Produrre plastica significa produrre petrolio. Finch\u00e9 ce ne sar\u00e0 ancora.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374124\" rel=\"attachment wp-att-374124\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-374124\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/raccolta-differenziata-porta-a-porta-plastica-300x124.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"124\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/raccolta-differenziata-porta-a-porta-plastica-300x124.jpg 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/raccolta-differenziata-porta-a-porta-plastica-250x103.jpg 250w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/raccolta-differenziata-porta-a-porta-plastica-150x62.jpg 150w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/raccolta-differenziata-porta-a-porta-plastica.jpg 575w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ricorda <a href=\"https:\/\/tecnologicamente.jimdo.com\/studio\/la-plastica\/\">Tecnologicamente<\/a> che le plastiche sono materiali che non esistono in natura. Sono prodotte negli impianti chimici manipolando le molecole di una materia prima, che pu\u00f2 essere la virgin-nafta o il gas naturale. La <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Virgin-nafta\">virgin-nafta<\/a> \u00e8 un prodotto della raffinazione del petrolio, costituita da una miscela di paraffine (idrocarburi saturi) a basso peso molecolare, con una bassa concentrazione di composti aromatici. Originariamente molte materie plastiche erano prodotte con resine di origine vegetale, per esempio la cellulosa (dal cotone), gli olii (dai semi di alcune piante), i derivati dell\u2019amido e il carbone; tra i materiali non vegetali usati \u00e8 invece da citare la caseina (dal latte). Sebbene la produzione di nylon fosse basata in origine su carbone, acqua e aria, e il nylon 11 sia ancora basato sull\u2019olio estratto dai semi di ricino, la maggior parte delle materie plastiche \u00e8 attualmente derivata dai prodotti petrolchimici, facilmente utilizzabili e poco costosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La IUPAC (Unione internazionale di chimica pura e applicata) nel definire le materie plastiche come &#8220;materiali polimerici che possono contenere altre sostanze finalizzate a migliorarne le propriet\u00e0 o ridurre i costi&#8221;, raccomanda l&#8217;utilizzo del termine polimeri al posto di quello generico di plastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo wikipedia, i materiali polimerici puri si dividono in:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>termoplastici: acquistano malleabilit\u00e0, cio\u00e8 rammolliscono, sotto l&#8217;azione del calore; possono essere modellati o formati in oggetti finiti e quindi per raffreddamento tornano ad essere rigidi; tale processo pu\u00f2 essere ripetuto tante volte;<\/li>\n<li>termoindurenti: dopo una fase iniziale di rammollimento per riscaldamento, induriscono per effetto della reticolazione; nella fase di rammollimento per effetto combinato di calore e pressione risultano formabili; se vengono riscaldati dopo l&#8217;indurimento non tornano pi\u00f9 a rammollire, ma si decompongono carbonizzandosi;<\/li>\n<li>elastomeri: presentano elevata deformabilit\u00e0 ed elasticit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo una classificazione &#8220;commerciale&#8221;, i materiali polimerici si dividono in:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>fibre: sono dotati di notevole resistenza meccanica e hanno scarsa duttilit\u00e0 rispetto agli altri materiali polimerici; ci\u00f2 vuol dire che sono materiali che si allungano poco se sottoposti a trazione e possono resistere a elevati carichi di rottura;<\/li>\n<li>materie plastiche: formulate a partire da termoplastici e termoindurenti;<\/li>\n<li>resine: particolari materie plastiche formulate a partire da termoindurenti;<\/li>\n<li>gomme: formulate a partire da elastomeri.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374123\" rel=\"attachment wp-att-374123\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-374123\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/cicilo-bottiglie-di-plastica-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/cicilo-bottiglie-di-plastica-300x200.png 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/cicilo-bottiglie-di-plastica-225x150.png 225w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/cicilo-bottiglie-di-plastica-150x100.png 150w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/cicilo-bottiglie-di-plastica.png 638w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i polimeri termoplastici abbiamo polietilene e polistirene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il polietilene \u00e8 usato principalmente per gli imballaggi e rappresenta il 40% dei prodotti plastici usati in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le poliolefine (talvolta indicate dalla sigla PO), <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Poliolefine\">ci dice wikipedia<\/a>, sono una classe di macromolecole composte da monomeri di olefine derivate dalla polimerizzazione di petrolio o gas naturale. Le poliolefine sono polimeri. Tra i pi\u00f9 diffusi il polipropilene (PP), il polietilene (PE) e il poliisobutilene (PIB), largamente utilizzati per prodotti in plastica o gomma d&#8217;utilizzo comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.polimerica.it\/articolo.asp?id=15454\">Secondo Polimerica<\/a>, le poliolefine sono le plastiche in assoluto pi\u00f9 trasformate, totalizzando quasi la met\u00e0 dei consumi europei (47,8 mln ton), tra polietileni a bassa densit\u00e0 (17,2%), alta densit\u00e0 (12,1%) e polipropilene (19,2%). Segue il PVC con il 10,3% e, a singola cifra, poliuretani (7,5%), PET (7%) e polistireni (7%). Fluoropolimeri, ABS, policarbonato, PMMA e altri tecnopolimeri concorrono per il restante 19,7%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 dovremmo preoccuparci della produzione e dello smaltimento della plastica? Perch\u00e9 la plastica non si \u201cconsuma\u201d facilmente ovvero non \u00e8 un prodotto facilmente biodegradabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <a href=\"http:\/\/www.leucopetra.it\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19&amp;Itemid=45&amp;jjj=1498927890728\">biodegradabilit\u00e0<\/a> \u00e8 la propriet\u00e0 delle sostanze organiche e di alcuni composti sintetici di essere decomposti dalla natura, o meglio, dai batteri saprofiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I batteri ne estraggono gli enzimi necessari alla decomposizione in prodotti semplici, dopodich\u00e9 l&#8217;elemento \u00e8 assorbito completamente nel terreno. Una sostanza non decomponibile (o decomponibile a lungo termine), rimane nel terreno senza esserne assorbita, provoca inquinamento e favorendo problematiche ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un composto \u00e8 biodegradabile quando in natura esiste un batterio in grado di decomporre il materiale. Tutti i composti organici naturali, come la carta, sono facilmente decomponibili; invece, tutti i prodotti sintetici moderni (esclusi alcuni speciali, come la bioplastica) non possono essere decomposti dalla natura. Un materiale non biodegradabile rimane identico nel tempo e contribuisce all&#8217;inquinamento; peraltro, non tutti i composti non biodegradabili sono altrettanto pericolosi: esistono tipi di composto che non danneggiano la vita dell&#8217;ecosistema, e che quindi lasciano immutata la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la definizione data dalla European Bioplastics, la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bioplastica\">bioplastica<\/a> \u00e8 un tipo di plastica che deriva da materie prime rinnovabili oppure \u00e8 biodegradabile o ha entrambe le propriet\u00e0, ed \u00e8 inoltre riciclabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374122\" rel=\"attachment wp-att-374122\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-374122\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/bioplastiche-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/bioplastiche-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/bioplastiche-250x141.jpg 250w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/bioplastiche-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/bioplastiche.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo la plastica ha bassa biodegradabilit\u00e0. I prodotti della nostra \u201ccivilt\u00e0\u201d hanno diversi tempi per biodegradarsi. Quelli della plastica, sono certo tra i pi\u00f9 preoccupanti, soprattutto, per la grande quantit\u00e0 di questi materiali in circolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il sito <a href=\"http:\/\/www.leucopetra.it\">www.leucopetra.it<\/a>, per esempio, le pile al cadmio hanno bisogno di milioni di anni per degradarsi, le bottiglie di vetro di alcuni millenni, i sacchetti di plastica di oltre 800 anni, le bottiglie di plastica di 500 anni, le lattine in alluminio di 100 anni, il legno di due anni, un maglione di lana, una sigaretta o un pannolino di oltre un anno, giornali e scatole di cartone di oltre due mesi, la carta assorbente di oltre 4 settimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la <a href=\"http:\/\/www.vitrum-milano.it\/newsletter1\/ITA\/borsa.html\">produzione di vetro<\/a>, insomma, \u00e8 preoccupante, aggirandosi intorno ai 40 milioni di tonnellate annue, ma il vetro, a differenza della plastica, non galleggia e quindi non rappresenta una minaccia altrettanto seria per la catena alimentare marina. Il vetro che finisce in mare si deposita sul fondo, mentre la plastica \u00e8 continuamente trasportata dalle correnti e, sfaldandosi, si trasforma in pericolosi frammenti di microplastica. Il vetro, poi, \u00e8 costituito soprattutto da silice oltre a piccole quantit\u00e0 di sostanze minerali necessarie alla lavorazione e alla colorazione, per cui \u00e8 innocuo, mentre, come si scriveva, la plastica deriva soprattutto dal petrolio. Inoltre, a differenza del vetro, nella fase del consumo la plastica cede e assorbe sostanze (ftalati e altro) al liquido contenuto. In fase di smaltimento, essendo un derivato del petrolio, la plastica nell&#8217;inceneritore produce sostanze nocive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 la plastica galleggia, segue le grandi correnti marine, fino a bloccarsi lungo alcune coste o formando isole mobili in mezzo al mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/zon.it\/lisola-plastica-presente-nel-pacifico-sempre-piu-danni-allambiente\/\">Nell\u2019oceano Pacifico<\/a>, da anni ormai, \u00e8 presente un\u2019isola di plastica, una grande quantit\u00e0 di immondizia concentratasi a causa delle correnti degli oceani. \u00c8 detta \u201cGreat Pacific Garbage Patch\u201d. Si tratta di un&#8217;immensa massa di spazzatura composta da oltre 21 mila tonnellate di microplastica, in un\u2019area di qualche milione di kmq, con una concentrazione massima di oltre un milione di oggetti per kmq. <a href=\"http:\/\/www.saperescienza.it\/rubriche\/geologia\/l-isola-di-plastica-18-07-2014\/200-l-isola-di-plastica-18-07-2014\">L\u2019accumulo<\/a> \u00e8 noto almeno dalla fine degli anni \u201980, e ha un\u2019et\u00e0 di oltre 60 anni. Un gigantesco vortice di correnti superficiali ha concentrato in quest\u2019area i rifiuti gettati o persi da navi in transito, o scaricati in mare dalle coste del Nord America e dall\u2019Asia. Le isole di plastica, per\u00f2, non sono presenti solo nell\u2019oceano Pacifico, ma anche nell\u2019oceano Atlantico e nel mar Mediterraneo. <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/ambiente\/2016\/12\/17\/news\/mediterraneo_di_plastica_ecco_le_isole_fatte_di_rifiuti_-154293243\/\">Il Mediterraneo \u00e8 diventato una zuppa di plastica<\/a>. Un chilometro quadro, nei mari italiani, ne contiene in superficie fino a 10 chili! Dieci chili di plastica non biodegradabile in un chilometro quadro: vi sembra poco? \u00c8 questo il record del Tirreno settentrionale, fra Corsica e Toscana. Attorno a Sardegna, Sicilia e coste pugliesi, la media \u00e8 invece di 2 chili. Sono valori superiori perfino alla famigerata \u201cisola di plastica\u201d nel vortice del Pacifico del nord. Qui la densit\u00e0 delle microplastiche &#8211; i frammenti di pochi millimetri da cui \u00e8 formata la \u201czuppa\u201d &#8211; \u00e8 di 335mila ogni chilometro quadro. Nel Mediterraneo arriva a 1,25 milioni. L\u2019analisi che ha riguardato i mari della penisola arriva da un gruppo di biologi del Cnr ed \u00e8 pubblicata su Scientific Reports. &#8220;Nel complesso &#8211; scrivono i biologi nello studio &#8211; la plastica \u00e8 meno abbondante nell\u2019Adriatico, con una media di 468 grammi per chilometro quadro, rispetto al Mediterraneo occidentale&#8221; con una media di 811 grammi. &#8220;La gravit\u00e0 della situazione del Mediterraneo non ci stupisce &#8211; dice Aliani, uno dei responsabili del progetto &#8211; \u00c8 un mare sostanzialmente chiuso, in cui una particella ha un tempo di permanenza di circa mille anni. Teoricamente, cio\u00e8, impiega tutto quel tempo per attraversare la stretta imboccatura di Gibilterra. Nelle sue acque sboccano anche fiumi importanti come Danubio, Don, Po e Rodano&#8221;. Anche se i mari diventano sempre pi\u00f9 torbidi (si calcola che dei 300 milioni di tonnellate all\u2019anno di plastica prodotta nel mondo, una dozzina finiscano in mare), quale sia la sorte di buona parte della spazzatura resta un mistero. &#8220;Non sappiamo dove sia oggi tutta la plastica che abbiamo prodotto &#8211; spiega Aliani al <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/ambiente\/2016\/12\/17\/news\/mediterraneo_di_plastica_ecco_le_isole_fatte_di_rifiuti_-154293243\/\">quotidiano La Repubblica<\/a> &#8211; Quella che ritroviamo nelle nostre spedizioni non si avvicina neanche lontanamente all\u2019ammontare che secondo i nostri calcoli dovrebbe essere finito in mare. Pu\u00f2 darsi che molta si perda in fondo agli oceani, dove non abbiamo la possibilit\u00e0 di osservarla&#8221;. La responsabilit\u00e0 delle zuppe marine va in buona parte al packaging non riciclabile, spiega un articolo di Repubblica. Avete mai fatto caso a quanta plastica ci sia attorno a ogni alimento che acquistiamo in un supermercato? Come mai i nostri secchi della spazzatura si riempiono tanto in fretta? Se facciamo la raccolta differenziata, quanto pi\u00f9 in fretta si riempie il secchio della plastica e del vetro rispetto a quello delle materie organiche? La raccolta differenziata delle materie plastiche riguarda in particolare gli imballaggi, che costituiscono una percentuale rilevante della plastica contenuta nei rifiuti urbani (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Riciclaggio_della_plastica\">oltre il 50%<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa, dove il 38% della plastica finisce nelle discariche, scatole e involucri contribuiscono al 40% della produzione di questo materiale e a pi\u00f9 del 10% dei rifiuti. Il 92% della plastica trovata in mare \u00e8 composta da frammenti di meno di 5 millimetri, i pi\u00f9 pericolosi per la fauna marina. Tracce sono comparse in Artide e Antartide. Sono finite inglobate in alcune rocce (un campione dei cosiddetti \u201cplastiglomerati\u201d \u00e8 stato osservato alle Hawaii nel 2014) e si sono infilate nei sedimenti dei fondali oceanici. Questo materiale \u00e8 perfino stato proposto come uno dei segni distintivi dell\u2019antropocene, l\u2019era geologica caratterizzata dai segni della presenza umana sulla Terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 pericolose della plastica stessa, sono le sostanze che alla plastica vengono combinate durante i processi industriali, per fornirle le caratteristiche volute. &#8220;Potrebbero agire come pseudo-ormoni, creando scompensi nel sistema endocrino. Abbiamo osservato il problema nelle balene&#8221; spiega Aliani, uno dei coordinatori del progetto del CNR che ha studiato la situazione del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/tg24.sky.it\/ambiente\/2017\/01\/25\/great-pacific-garbage-patch.html\">Secondo il National Geographic<\/a>, anche i fondali non se la passano tanto bene: il 70% dei detriti marini precipitano e ricoprono dunque anche il fondo dell&#8217;oceano. Qui, come ha messo in evidenza l&#8217;Unep, anche le plastiche biodegradabili possono non decomporsi in mare, dato che sul fondo non arriva la luce del sole e la temperatura dell&#8217;acqua \u00e8 molto pi\u00f9 bassa di quella necessaria per avviare il processo di decomposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si dice che la platica non \u00e8 biodegradabile, non s\u2019intende che non si decompone, perch\u00e9, invece, \u00e8 proprio quello che fa, ma frammentandosi diventa persino pi\u00f9 pericolosa, trasformandosi nella cos\u00ec detta micro-plastica che si diffonde in modo ancor pi\u00f9 insidioso nell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.digital-news.it\/news\/sky-italia\/43721\/balena-di-plastica-una-straordinaria-storia-nel-documentario-di-sky-tg24\">Un documentario prodotto da Sky TG24<\/a> intitolato \u201cLa balena di plastica\u201d mostra una balena arenatasi allo stremo delle forze a Sotra, in Norvegia. All\u2019interno del suo intestino e del suo stomaco \u00e8 stata trovata una grande quantit\u00e0 di plastica, l\u2019equivalente di circa 30 borse di plastica. Non si trattava di un gigantesco capodoglio, ma di un cetaceo molto pi\u00f9 piccolo, per dimensioni qualcosa di pi\u00f9 di un delfino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega il documentario, le balene emettono dei sonar con i quali, tra le altre cose, riconoscono il cibo. Poich\u00e9 il plancton di cui si nutrono, al sonar, appare molto simile alla plastica, questi animali la mangiano fino al momento in cui il loro stomaco ne \u00e8 cos\u00ec pieno, che non possono pi\u00f9 mangiare o evacuare e alla fine ne muoiono. Questo non \u00e8 un problema solo delle balene. <a href=\"http:\/\/www.greenmagazine.it\/plastica-ed-inquinamento\/\">Nel 1994<\/a>, per esempio, una tartaruga fu ritrovata in fin di vita con 54 sacchetti di plastica nell\u2019esofago che le impedivano di mangiare e respirare. Secondo alcuni studi, in Olanda circa il 96% degli uccelli trovati morti aveva frammenti di plastica nello stomaco (circa 23 frammenti per uccello).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle specie animali non mangiano interi sacchi di plastica, ma la microplastica pu\u00f2 essere ingerita assai pi\u00f9 facilmente, accumulandosi allo stesso modo nello stomaco dei pesci o degli altri animali e da l\u00ec passando nell\u2019intera catena alimentare, fino all\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374121\" rel=\"attachment wp-att-374121\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-374121\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/085816371-97120300-73d5-4322-a864-9ab360adea18-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/085816371-97120300-73d5-4322-a864-9ab360adea18-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/085816371-97120300-73d5-4322-a864-9ab360adea18-100x150.jpg 100w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/085816371-97120300-73d5-4322-a864-9ab360adea18.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.ilmessaggero.it\/tecnologia\/scienza\/larve_plastica_riciclo-2401570.html\">Una soluzione<\/a> per lo smaltimento naturale della plastica lo ha recentemente suggerito Federica Bertocchini, dell\u2019Istituto di Biomedicina e Biotecnologia di Cantabria, in Spagna, che pulendo le larve che vivevano come parassite della cera delle api in uno degli alveari, dopo averle poste temporaneamente in un sacchetto di plastica, ha notato, che dopo poco tempo, sono apparsi sul sacchetto dei forellini. Mettendo quindi un centinaio di larve in un sacchetto, dopo quaranta minuti ha notato i primi buchi. Dopo 12 ore, erano spariti 92 milligrammi di plastica. Alcuni batteri, invece, riescono a smaltire 0,13 milligrammi al giorno. Purtroppo parliamo di milligrammi smaltiti, contro milioni di tonnellate che ogni anno finiscono in mare. Di quanti batteri e quanti vermi avremmo bisogno per ripulire i nostri mari e le nostre terre?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Le plastiche sono tipicamente composte da polimeri sintetizzati artificialmente. La loro struttura non \u00e8 disponibile in natura, quindi, come si scriveva prima, non sono biodegradabili. Peraltro, sono stati creati <a href=\"http:\/\/www.sustainableplastics.eu\/IT\/DOCS\/IT_Biorazgradljiva_plastika_in_polimeri_Krzan.pdf\">nuovi materiali<\/a> con le propriet\u00e0 e l\u2019usabilit\u00e0 della plastica, ma biodegradabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La plastica biodegradabile si decompone completamente in anidride carbonica, metano, acqua, biomassa e composti inorganici, sotto l\u2019azione di organismi viventi in condizioni aerobiche o anaerobiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo trasforma i materiali artificiali come la plastica in componenti naturali. Il processo con il quale una sostanza organica, come un polimero, si converte in una sostanza inorganica, come l\u2019anidride carbonica, si chiama mineralizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.sustainableplastics.eu\/IT\/DOCS\/IT_Biorazgradljiva_plastika_in_polimeri_Krzan.pdf\">Le plastiche compostabili<\/a> si frammentano durante il ciclo di compostaggio e il processo di mineralizzazione comincia nel periodo richiesto per la degradazione degli scarti biologici (es. erba, rifiuti alimentari domestici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le plastiche compostabili sono un sottoinsieme delle plastiche biodegradabili e si decompongono biologicamente alle condizioni di compostaggio entro il tempo relativamente breve di un ciclo di compostaggio. Compostabile significa sempre biodegradabile, mentre biodegradabile non necessariamente significa compostabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovremmo, insomma, cercare di usare non semplicemente plastiche biodegradabili, ma possibilmente compostabili!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se si degradano, le plastiche biodegradabili non devono essere gettate in natura! Come spiega <a href=\"http:\/\/www.plastice.org\">www.plastice.org<\/a>, le plastiche biodegradabili non sono estranee per l\u2019ambiente naturale, come la plastica ordinaria, la cui influenza pu\u00f2 essere diminuita ma non eliminata. Tuttavia, nonostante questi vantaggi, esse devono essere raccolte, solitamente insieme a rifiuti biologici, e processate aerobicamente o anerobicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.polimerica.it\/articolo.asp?id=15454\">Secondo Polimerica<\/a>, in Europa, delle 25,8 milioni di tonnellate di plastiche trasformatesi in rifiuto nel 2014, il 29,7% \u00e8 stato raccolto e riciclato (per un totale 7,7 milioni di tonnellate), un altro 39,5% \u00e8 stato trasformato in energia (10,2 milioni di tonnellate), mentre il 30,8%, pari a 8 milioni di tonnellate di prezioso materiale, \u00e8 finito in discarica, la peggiore delle opzioni a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nota positiva \u00e8 che, dal 2006 al 2014, il ricorso alla discarica \u00e8 crollato del 38%, da 12,9 a 10,2 milioni di tonnellate, mentre il riciclo meccanico \u00e8 salito del 64%, da 4,7 a 7,7 milioni di tonnellate, e quello energetico del 46%, da 7 a 10,2 milioni di tonnellate. L\u2019Italia si colloca in una posizione intermedia tra paesi europei che ricorrono alla discarica, con il 40% dei rifiuti plastici non recuperati altrimenti, non raggiungendo i livelli virtuosi di Svizzera, Germania, Austria o Benelux, che conferiscono in discarica meno del 10% delle plastiche a fine vita. Se si limita l\u2019analisi ai soli imballaggi in plastica (oggetto della raccolta differenziata nel nostro Paese), l\u2019Italia si posiziona al tredicesimo posto con oltre il 75% tra riciclo e termovalorizzazione, ben prima di Paesi come Francia o Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo non tutta la plastica \u00e8 correttamente smaltita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/it\/Cosa-puoi-fare-tu\/partecipa\/no-plastica\/?pm=true&amp;gclid=Cj0KEQjwkN3KBRCu2fWmy9LLqN4BEiQANP9-WrJPr3yzD1PibeJbTV1FASvc344cafGWjzlvL0ur3WsaAstp8P8HAQ\">Secondo Greenpeace, in media<\/a> 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari di tutto il mondo. Plastica che viene ingerita dalle balene e che potrebbe portarle all\u2019estinzione, plastica che si degrada trasformandosi in micro-plastica, entrando nel ciclo alimentare di tutti gli esseri viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La plastica insomma inquina? Cos\u00ec sembrerebbe, ma la risposta non \u00e8 cos\u00ec semplice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.focusjunior.it\/scienza\/come-si-produce-la-plastica\">Come ci spiega Focus Junior<\/a>, la plastica per essere prodotta richiede meno energia di quanta ne occorre per una bottiglia di vetro o un sacchetto di carta. Essendo pi\u00f9 leggera di altri materiali da imballaggio richiede meno energia anche per il trasporto. Meno energia si consuma, dunque, meno s\u2019inquina. Il problema della plastica non \u00e8 che \u00e8 un materiale che inquina in quanto tale. Altri materiali inquinano di pi\u00f9, perch\u00e9 comportando un maggior dispendio di energia, determinano un maggior uso di combustibili. Siamo noi uomini, a inquinare e devastare l&#8217;ambiente lasciando in giro bottigliette, sacchetti e oggetti. Infatti, l&#8217;elevata resistenza agli agenti atmosferici e al passare del tempo di questo materiale fanno s\u00ec che duri disperso nell&#8217;ambiente per lungo tempo. E, se giunge in mare, rappresenta un grave pericolo per le creature marine che dovessero ingoiarlo. Per questa ragione, <a href=\"http:\/\/www.focusjunior.it\/scienza\/come-si-produce-la-plastica\">conclude Focus Junior<\/a>, \u00e8 importantissimo gettare tutta la plastica usata nei raccoglitori per la raccolta differenziata. Cos\u00ec facendo otterremo un doppio risultato: rispettare l&#8217;ambiente in cui viviamo e risparmiare energia e materie prime, trasformando le bottigliette vuote e i sacchetti in nuovi oggetti utili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/?attachment_id=374120\" rel=\"attachment wp-att-374120\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-374120\" src=\"http:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/898AA7BA-B9EF-4207-8458-27AF255A5DE5-300x225-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/898AA7BA-B9EF-4207-8458-27AF255A5DE5-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/898AA7BA-B9EF-4207-8458-27AF255A5DE5-300x225-200x150.jpg 200w, https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/898AA7BA-B9EF-4207-8458-27AF255A5DE5-300x225-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.plasticseurope.org\/Documents\/Document\/20100226115542-Full_Italy.pdf\">Negli ultimi 20 anni<\/a>, l\u2019uso della plastica nelle <a href=\"https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/2017\/04\/02\/cosa-fare-quando-scopriamo-che-il-nostro-miglior-amico-e-un-serial-killer\/\">automobili<\/a> \u00e8 aumentato del 114% e si stima che, senza questo materiale, le auto odierne peserebbero in media almeno 200 kg di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ritiene che, su una durata media di un\u2019auto stimata in 150.000 km, la riduzione del peso ha contribuito a diminuire il consumo di carburante di circa 750 litri. A sua volta ci\u00f2 riduce il consumo di petrolio di circa 12 milioni di tonnellate e le emissioni di CO<sub>2<\/sub> di circa 30 milioni di tonnellate all\u2019anno in Europa Occidentale. Insomma, gli effetti ambientali dell\u2019uso della plastica nel settore automobilistico sono contrastanti, da una parte aumenta la plastica utilizzata, dall\u2019altra migliora l\u2019efficienza dei veicoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la grande contraddizione della plastica, la cui leggerezza, resistenza ed economicit\u00e0 la rendono un materiale che abbassa i consumi energetici, con effetti benefici sull\u2019inquinamento, ma la sua non biodegradabilit\u00e0 unit\u00e0 alla sua tendenza a deteriorarsi e frammentarsi la rendono un grave inquinante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto dell\u2019uomo con la plastica \u00e8 qualcosa che dovr\u00e0 essere rivisto molto presto. Lo stesso esaurirsi della sua materia prima principale, il petrolio, le cui riserve sono da decenni sempre pi\u00f9 prossime a raggiungere livelli di anti-economicit\u00e0, potrebbero portare a una morte naturale della plastica. Se cos\u00ec non fosse e anche prima che questo avvenga dovremo immaginare un\u2019uscita da quest\u2019Et\u00e0 della Plastica, prima che il nostro pianeta ne rimanga soffocato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La plastica \u00e8 una delle varie sirene del nostro tempo, che ci ammalia con il suo canto, ma che nasconde insidie ormai sempre pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre ripensare l\u2019intero rapporto con il pianeta e la natura per consentirne la sopravvivenza e per evitare l\u2019estinzione della nostra specie che sempre pi\u00f9 fattori stanno contribuendo a rendere un evento tutt\u2019altro che fantascientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggi anche su: <a href=\"https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/2017\/07\/03\/affogati-dalla-plastica\/\">https:\/\/pianeta3.wordpress.com\/2017\/07\/03\/affogati-dalla-plastica\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Affogati%20dalla%20plastica\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su IUA n\u00b0 8, Anno IV, Settembre 2017 Chi pensa di fare un uso attento della plastica spesso cerca di riciclarla e di evitare l\u2019uso dei sacchetti per la spesa, eppure parrebbe che ne usiamo circa un trilione ogni anno. La plastica, per\u00f2, non \u00e8 solo quella degli shopper. Le nostre case e [&hellip;]<\/p>\n<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_toolbar\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/lang\/it\/share-medium.png\" style=\"border:0px; padding-top: 5px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_t=new Array(\"Twitter\",\"Facebook\",\"Google Plus\",\"Pinterest\",\"Linkedin\",\"Email\");var hupso_background_t=\"#EAF4FF\";var hupso_border_t=\"#66CCFF\";var hupso_toolbar_size_t=\"medium\";var hupso_image_folder_url = \"\";var hupso_url_t=\"\";var hupso_title_t=\"Affogati%20dalla%20plastica\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/share_toolbar.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div>","protected":false},"author":7,"featured_media":461718,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"saved_in_kubio":false,"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","footnotes":""},"categories":[43,83],"tags":[],"class_list":["post-374118","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimento","category-lambiente"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374118","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=374118"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374118\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":461720,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/374118\/revisions\/461720"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/461718"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=374118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=374118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.italiauomoambiente.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=374118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}