Tra le innumerevoli esternazioni del Presidente Donald Trump ve ne sono state alcune che colpiscono l’Europa, e non solo dal punto di vista politico. Ad esempio, l’accusa di deturpare il paesaggio con la realizzazione di Parchi eolici sempre più vasti. Ora, Donald Trump non è certo un campione della difesa dell’ambiente, tutt’altro, quindi il pulpito da cui viene la predica è squalificato a prescindere. Però, il problema è reale.
La produzione di energia “pulita” senza alcuna ricaduta negativa sull’ambiente circostante è probabilmente solo un’utopia, allo stato attuale delle conoscenze scientifico-tecnologiche, per cui l’aggettivo qualificativo “pulito” sarebbe, è la nostra opinione, da togliere.
L’impatto di un parco eolico, soprattutto se costruito, come di solito avviene in Italia, sui crinali montani, si prospetta notevole, e non solo visivamente (le torri possono raggiungere i 175 metri di altezza), ma anche per le profonde ferite che le procedure di costruzione di nuove strade (di trasporto materiali e poi di servizio agli impianti) recano danni a lunghissimo termine.
Del resto, anche l’energia prodotta mediante gli impianti fotovoltaici non è indenne dagli stessi difetti, richiedendo l’utilizzo di vaste aree di territorio, seppur meno fragili di quelle poste sui declivi dei monti.
Insomma, sistemi di produzione energetica assolutamente verginali non esistono, è bene ripeterselo, tuttavia è necessario cercare di attutire al massimo i danni collaterali apportati al territorio, obiettivo che non sempre, per non dire quasi mai, decisori politici e progettisti si sforzano di raggiungere.
Su questo punto, è necessario che l’opinione pubblica, organizzata in associazioni o appositi comitati, continui a vigilare e, ove è il caso, contestare.
Sapendo comunque che l’abbandono dei combustibili fossili per la produzione energetica rimane un bisogno impellente.

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