In Spagna alcune imbarcazioni sono state affondate dalle Orche: perchè?

Negli ultimi anni in Spagna si sta verificando un evento eccezionale a cui gli esperti non sanno ancora dare una spiegazione: due pod (branchi) di orche marine stanno attaccando le navi che capitano a tiro, specialmente le barche a vela. Il tutto sarebbe cominciato nel 2020 quando il pod guidato dalla matriarca White Gladis ha iniziato a colpire i timoni di queste barche, senza inizialmente provocare nessun danno eccetto un forte spavento per i barcaioli. Ma dal 2022 gli attacchi si sono fatti più forti portando, tra giugno e novembre, all’affondamento di alcune imbarcazioni, cosa avvenuta anche l’anno successivo quando una nave, attaccata e soccorsa, è affondata durante le operazioni di traino verso la riva.
Dato che si tratti sempre dello stesso tipo di nave e che soltanto un’adulta, la sopracitata White Gladis, sia coinvolta, è stato ipotizzato che questa femmina sia rimasta ferita dal timone di una barca e abbia perciò insegnato agli esemplari più giovani, inclusi i propri cuccioli, ad attaccarle a vista. Questi episodi, sebbene non tutti concordino che si tratti di azioni coordinate contro le barche degli umani da parte di orche “vendicative”, riporta alla memoria un libro scritto negli anni Settanta, o meglio la sua trasposizione cinematografica: Orca di Dino De Laurentiis, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Herzog e arrivato in Italia con il nome di L’orca assassina.
Nel romanzo e nel film, entrambi realizzati nel 1977, un pescatore in cerca di soldi decide di catturare un’orca per poterla rivendere ad un acquario, ma la situazione degenera e invece di prenderne una viva finirà per ucciderne due, una femmina con il suo piccolo. Nel film, contrariamente al romanzo, tale avvenimento è mostrato da una scena drammatica e inquietante che la rende impossibile da dimenticare per chiunque l’abbia visto: la femmina, mutilata e ormai morente, ha un violento aborto in cui il feto del suo cucciolo esce dal suo corpo come uno xenomorfo del film Alien e atterra proprio sotto gli occhi dell’equipaggio, mentre suo padre lancia un urlo terrificante e pieno di dolore, a cui segue la scena in cui sul suo occhio appare l’immagine del protagonista (Richard Harris).
L’orca, chiamata nel romanzo Pinna Rotta per via di uno sfregio alla sua pinna dorsale (provocata dal pescatore nel film, dal nativo americano Umilak nel libro) dopo aver celebrato il funerale della sua compagna trasportandola a riva proprio dove vive il suo assassino, come a volerlo minacciare, inizia ad attaccare le barche del villaggio canadese dove abita l’uomo, affondandole e distruggendo persino il carburante per impedire che possa fuggire con un veicolo a motore. Dopo aver anche ucciso e mutilato amici e colleghi del protagonista, lo affronterà in un duello mortale tra i ghiacci del Polo Nord.
Libro e film non riscossero molto successo alla loro uscita, nonostante l’ottimo box office del secondo, in quanto oscurati dal successo di Guerre Stellari e de Lo squalo 2, e anche perché considerati banali imitazioni proprio del celebre blockbuster di Steven Spielberg, che effettivamente fu vitale per la realizzazione del film sull’orca: dopo il successo de Lo squalo, Dino de Laurentiis aveva infatti ordinato ai suoi dipendenti di cercare un altro pesce più grande e terribile dello squalo bianco, un suo amico gli parlò delle orche e così furono comprati i diritti del libro di Herzog.
Ma, complice l’amore di Richard Harris per questo film, che lo spinse a girare molte scene pericolose senza stunt man rischiando la vita in più di un’occasione, e il successo dei film horror con animali assassini che godono di un buon fandom, il film è stato riscoperto e rivalutato, anche per l’enorme differenza con gli altri film: non solo l’orca vince, ma non è un semplice animale impazzito o che vuole uccidere tutti senza motivo o perché sottoposto ad un esperimento, bensì un padre che vuole vendicare compagna e figlio, uccisi dall’avidità di un pescatore che ha ignorato le parole di una biologa marina su quanto orche ed esseri umani siano simili nella biologia (entrambi mammiferi) e nel comportamento (tendono a riunirsi in coppie monogame e hanno un profondo legame familiare) ma anche nella forma fisica: gli embrioni delle orche sono molto simili a quelli degli umani, in quanto le pinne caudali assumono la forma di braccia quando sono nel grembo materno. Alcuni studiosi pensano che in Spagna non stiano avvenendo degli attacchi, ma solo dei giochi da parte di cuccioli che scambiano le barche per qualcos’altro e finiscono innocentemente per affondarle a causa della loro mole non indifferente.

Le organizzazioni ambientaliste sperano che sia così, perché dopo i primi affondamenti c’è già chi chiede di attuare rappresaglie contro White Gladis e i suoi pod e contro tutte le altre orche perché viste come “pericolose per l’uomo”. Ma nei fatti è esattamente il contrario. Le orche stanno diminuendo in tutto il mondo per l’aumento della mortalità infantile dovuta al cibo sempre più scarso, risultato della pesca eccessiva da parte proprio dell’essere umano. Notizia di poco tempo fa, l’avvistamento di un’orca, nello Stretto di Rosario in Argentina, che ha trascinato per giorni il suo cucciolo nato morto con ancora il cordone ombelicale attaccato perché non voleva lasciarlo andare.
Le orche marine soffrono a causa del comportamento degli esseri umani, e se davvero White Gladis ha insegnato ai più giovani del suo pod ad attaccare le barche a vela in Spagna, lo si potrebbe considerare un atto di legittima difesa. Le orche non sono assassine, nonostante la pessima fama che hanno dai tempi di Plinio il Vecchio.
Furono infatti i Romani a chiamarle Orche, dall’Orco, uno dei nomi dell’Oltretomba: in latino il loro nome quindi si traduce in “grosso pesce degli Inferi”, in quanto considerate più malvagie dei loro parenti delfini, ritenuti invece degli psicopompi, creature che accompagnavano le anime nel mondo dei morti. Il loro nome in italiano invece, Orca assassina, è forse dovuto ad un errore di traduzione dall’inglese killer whale, in origine killer’s whale. Quindi non “balena assassina”, ma “assassina di balene”: le orche cacciano molte specie di balene, specialmente i cuccioli, al punto che in Australia è esistito un pod che collaborava con i balenieri per cacciarle insieme, noto come gruppo degli “Assassini dell’Eden”, il cui membro più famoso fu Old Tom, chiamato così perché ritenuto più vecchio di quanto non fosse in realtà. Sebbene non sia un esempio molto felice, la loro collaborazione dimostra quanto orche e umani siano simili e capaci di collaborare, mentre il caso di White Gladis, come il libro e il film Orca, mostrano invece cosa succede quando i secondi feriscono le prime.
Loro, semplicemente, reagiscono.
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