Le navi antiche di Pisa

di Gabriele Antonacci

Il Museo delle Navi Antiche di Pisa raccoglie in modo straordinario quanto rinvenuto in uno dei più importanti cantieri archeologici europei degli ultimi trenta anni. Evidenzia l’intimo collegamento tra le civiltà del Mediterraneo e la Toscana, e si propone come uno dei luoghi culturali da cui far ripartire un nuovo modello di turismo dell’epoca post-COVID, che vada alla ricerca delle nostre origini e della nostra storia.

Firenze, Battistero di San Giovanni, bassorilievo di sarcofago di epoca romana con rappresentazione della produzione del vino e del commercio navale (Antonacci, 2016)

Il viaggio alla scoperta delle Navi Antiche di Pisa inizia da quello che è probabilmente il centro della Toscana, il Battistero di San Giovanni a Firenze dove, su una parete esterna possiamo ammirare un bassorilievo, un tempo parte di un sarcofago di epoca romana, che rappresenta la produzione del vino e il commercio navale: testimonianza normalmente ignorata nell’abbaglio delle meraviglie del luogo, ma di grande importanza storica rappresentando plasticamente gli scambi commerciali del tempo.

La Toscana è uno dei luoghi più straordinari da un punto di vista archeologico, e non finirà mai di stupirci; i ritrovamenti nella zona di San Rossore a Pisa mettono in evidenza la fitta trama commerciale che un tempo collegava città, campagne, centri industriali. Le relazioni si estendevano dai porti toscani ramificandosi in tutto il Mediterraneo: ad esempio le lapidi in greco in Santa Felicita e il culto di Santa Reparata a Firenze, martire di Cesarea del III secolo, testimoniano come la colonia di Florentia fosse un centro strettamente collegato con la Siria. I materiali scambiati erano innumerevoli. Dalla Tuscia partivano, a esempio, le anfore Empolitane, le terre sigillate di Arezzo, i marmi lunensi, tutti i prodotti della campagna, i minerali dell’isola d’Elba e delle Colline Metallifere. Dal Medio Oriente arrivavano i marmi preziosi che si riescono a esempio a scorgere nella chiesa fiorentina di San Miniato, e innumerevoli prodotti di ogni tipo entravano in competizione con i prodotti locali: la globalizzazione non è certo un’invenzione moderna, e probabilmente sulle mense di Florentia arrivavano aromi orientali, olio egiziano, frutta spagnola e pesce fresco dalla costa. Non dimentichiamo che l’Arno era un’importante via fluviale. Chi si recava a Roma senz’altro nella buona stagione poteva privilegiare la via fluviale e marittima, più rapida delle vie interne. A Florentia c’era il porto terminale destinazione di molte merci scaricate nel Sinus Pisanus, il vasto golfo che un tempo esisteva tra Livorno e Pisa dove era presente un importante sistema portuale capace di accogliere le navi onerarie: una superficie paragonabile al Mar Piccolo di Taranto, per dare un’idea. Il relitto trovato a Madrague de Giens, Francia (I sec. a.C.) è esempio della grandezza delle imbarcazioni che entravano in questi porti: misurava in origine 40 m di lunghezza, con portata di 400 t, capace di portare 7000-10000 anfore. Ma quali tracce sono state trovate nella città della Torre di questa imponente via commerciale?

Nel dicembre del 1998 le Ferrovie dello Stato avevano iniziato in un’area prossima alla stazione di San Rossore i lavori per un edificio destinato ad importanti impianti tecnologici destinati al controllo del traffico ferroviario. Durante le fasi di prospezione vennero ritrovati dei reperti, che portarono al fermo dei lavori e all’ingresso in campo degli archeologi. L’edificio ferroviario verrà successivamente realizzato in altra zona, quanto era stato rinvenuto era troppo importante.

Il cantiere di scavo delle Navi Antiche di Pisa nei pressi della stazione di San Rossore (Antonacci, 2015)

Nave dopo nave, anfora dopo anfora il sito ha offerto i resti, ben conservati, di decine di imbarcazioni e del loro preziosissimo carico, che è stato catalogato e conservato in migliaia di casse. Il lavoro non è stato semplice, l’area era un pantano, ma sono state trovate soluzioni per estrarre e salvare gli scafi: quanto trovato è una delle più grandi scoperte archeologiche del XX secolo, e le ricerche sono state eseguite con le tecnologie di recupero più raffinate.

Ho avuto modo di visitare il cantiere di scavo nella primavera del 2015, insieme con la mia famiglia, partecipando a una visita guidata predisposta dalla cooperativa incaricata di organizzare le visite a molti siti delle Toscana: con loro avevo già visto i magazzini del museo archeologico di Firenze e gli scavi del teatro romano sotto il palazzo della Signoria, apprezzando l’alto livello delle spiegazioni e una buona logistica. Anche a Pisa la guida era un’archeologa professionista, che aveva partecipato agli scavi e che forniva le esperienze di chi veramente aveva vissuto la storia della scoperta sul campo. Quanto si dispiegò davanti ai miei occhi mi lasciò quasi senza parole: a pochi passi da Piazza dei Miracoli c’era la meraviglia di una grande scoperta archeologica che materializzava davanti ai miei occhi tutta la vita dei commercianti mediterranei, di cui vi propongo alcune foto. In quel periodo era stata fatta una prima esposizione dei reperti, utilizzando spazi espositivi provvisori nell’area prossima agli scavi: per quanto preliminare, aveva una sua grande efficacia, in quanto vicino agli scavi e al lavoro degli archeologi.

Monete romane nell’esposizione presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)
Il marinaio e il cane presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)

Tutto un mondo si dispiegava nelle vetrine e negli spazi espositivi: anfore di tutti i tipi, accessori delle navi, il sacco di sesterzi del terzo secolo ritrovato nella cassa del comandante, con impresse le immagini degli imperatori del terzo secolo quali Eliogabalo, Severo Alessandro, Gordiano, Filippo, Treboniano Gallo e, reperto straordinario, lo scheletro di un marinaio accanto ai resti del proprio cane, testimonianza dell’amicizia tra un uomo e un cane che morirono insieme, non sappiamo in quali tragiche circostanze, duemila anni fa. L’attività degli archeologi con le loro tecnologie all’avanguardia, ha permesso di recuperare scafi e reperti in condizioni di estrema difficoltà.

Cassetta lignea con coperchio presso il cantiere di scavo Navi Antiche di Pisa (Antonacci, 2015)
Gli Arsenali Medicei di Pisa, sede del Museo delle Navi Antiche di Pisa Arsenali Medicei, sul Lungarno Ranieri Simonelli (foto gentilmente concessa dal Museo delle Navi Antiche di Pisa)

Nel dicembre 2017 ho avuto modo di partecipare a una visita guidata al cantiere del nuovo Museo delle Navi Antiche di Pisa, allora in corso di allestimento nello storico edificio degli Arsenali Medicei sul Lungarno Ranieri Simonelli dove tutte le imbarcazioni erano state spostate. La città di Pisa ha trovato una straordinaria soluzione per la sistemazione delle Navi antiche: gli antichi Arsenali Medicei, voluti da Cosimo I nella prima metà del XVI secolo e progettati da Bernardo Buontalenti. Qui un tempo si costruivano le navi della flotta Medicea, e parte della flotta che ha combattuto a Lepanto è stata realizzata qui. Nel tempo la struttura perse di importanza, al crescere di analogo impianto ubicato a Livorno. Nel periodo dei Lorena il vasto edificio diventò la scuderia del reggimento dei Dragoni e rimase destinato a scuderie fino alla seconda metà del XX secolo. Successivamente rimase inutilizzato. Quale migliore collocazione per le navi romane restaurate? Davanti al visitatore si dispiegano al termine del lungo lavoro di recupero, manifestando integralmente il loro fascino e le loro particolarità tecnologiche.

La nave Alkedo, nella fase di recupero presso il cantiere di scavo nel 2015 (Antonacci, 2015)

Non si può che rimanere ammirati di fronte all’Alkedo, nave da guerra riutilizzata da un ricco patrizio per le sue gite e viaggi: è forse l’unica nave dell’antichità di cui conosciamo il nome, riscontrato su un’iscrizione di un legno. Il suo nome è tradotto come “Gabbiano”(4); il mio amico Gianni Marucelli, direttore della rivista “l’Italia l’Uomo l’Ambiente”, propone “Alcedo” o “Martin Pescatore”.

La nave Alkedo, in fase avanzata di restauro durante l’allestimento del Museo delle Navi Antiche di Pisa negli Arsenali Medicei di Pisa (Antonacci, 2017)

Accanto alla nave in fase di restauro finale la sua riproduzione, col simbolo dell’occhio caratteristico di questa tipologia di navi. Se l’Alkedo è stata recuperata quasi integralmente, non così si può dire della grande nave oneraria “A” le cui parti sono state recuperate per circa la metà: le restanti parti sono sotto la linea ferroviaria, in una posizione che le rendono irrecuperabili. La nave portava migliaia di anfore, come tutte le grandi navi da trasporto dell’antichità. L’allestimento museale propone la configurazione del sito al momento del ritrovamento, comprensivo del grande sbarramento metallico che delimitava l’area di scavo rispetto alla ferrovia.

La Nave “D”, adibita al trasporto di sabbia (foto gentilmente concessa dal Museo delle Navi Antiche di Pisa)

Ci sono varie altre navi proposte. La grande imbarcazione fluviale “D” destinata al trasporto della sabbia; la barca asimmetrica attrezzata per il pilotaggio da un solo lato come le gondole veneziane; il traghetto adatto ai fondali bassi.

Qui fermo la mia rapida descrizione, invitando tutti voi a fare un viaggio a Pisa per visitare questo sito, inaugurato il 16 giugno 2019, vero museo archeologico della città, in cui vengono spiegate le relazioni tra Pisa, il porto e i suoi fiumi, l’Arno e l’Auser, l’antico Serchio che qui un tempo arrivava.

E, se la vista delle navi vi renderà concretamente presente l’importanza delle relazioni commerciali esistenti tra questa terra e tutte le coste del Mediterraneo, dovete sapere che l’area degli scavi archeologici adiacente agli Arsenali Repubblicani – prossima all’Arsenale Mediceo dove si trova il Museo – è stata dedicata al Prof. Khaled al-Assad, il grande testimone dell’archeologia siriana direttore degli scavi di Palmira ucciso dall’Isis. L’intitolazione è avvenuta il 17 ottobre 2015 dal Presidente Sergio Mattarella e dal Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, durante la cerimonia di inaugurazione degli Arsenali Repubblicani restaurati. La memoria del Prof. Khaled al-Assad, in prossimità al Museo delle Navi Antiche di Pisa, è un’ineguagliabile testimonianza della relazione spirituale esistente tra le terre toscane e la Siria.    

Per chiudere questo mio sintetico articolo desidero ringraziare il Museo delle Navi Antiche di Pisa per la concessione dell’autorizzazione alla pubblicazione delle foto.

   Firenze, 16 marzo 2021                                               Gabriele Antonacci

                                                                             gabriele.antonacci@gmail.com

 

È vietato riutilizzare tutte le immagini riprodotte al di fuori della presente pubblicazione

 

Per informazioni sugli scavi e sul museo consiglio di visitare il sito https://www.navidipisa.it e la rivista GRADUS direttamente scaricabile dal sito con innumerevoli temi archeologici; inoltre suggerisco alcuni articoli, con numerosi approfondimenti sull’argomento.

Galleria fotografica

  1. Andrea Camilli, Fabio Fiesoli, Fabrizio Gennai, “Il Centro di Restauro del Legno Bagnato di Pisa”, GRADUS, 2013
  2. Andrea Camilli “Il Cimitero delle navi. Perché tante navi in quel posto?” in “Pisa. Un viaggio nel mare dell’antichità”, Milano 2006
  3. Andrea Camilli, Elisabetta Setari “Il Museo delle Navi Antiche di Pisa”, in “Pisa allo Specchio. I Musei e le Collezioni Pisane”, 2012
  4. Andrea Camilli, Elisabetta Setari “Le navi Antiche di Pisa – Guida Archeologica”; Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e Mondadori Electa S.p.A., 2005
  5. Giulia Boetto, “imbarcazioni da carico e il commercio marittimo in epoca romana” su https://web.rgzm.de/
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IL RUOLO DEI PARCHI NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA WEBINAR ONLINE LUNEDI’ 1 MARZO – ORE 21

Continuano i webinar organizzati da Europa Verde Toscana! Lunedì parleremo di parchi naturali, elementi insostituibili per la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi e per una vera transizione ecologica.

Lisa degli interventi:
– Francesco Mossolin (Centro Parchi Internazionale): Naturalista, editore, presentazione del Progetto Centenario; Cos’è un Parco Nazionale.
– Franco Tassi (Centro Parchi Internazionale): Esperienza diretta dei Benefici di un Parco Nazionale
– Dionisia De Sanctis (Parco Nazionale del Cilento): analisi degli aspetti etnobotanici e del paesaggio di un Parco
– Carmelo Nicoloso (Centro Parchi Internazionale): Guida Ambientale Escursionistica nei Parchi e Riserve Naturali in Sicilia – Programmi di Educazione Ambientale nelle Scuole (Natura – Territorio e Salute).
– Anna Consalvo (Popoli & Lupi): la ricerca nei Parchi ai fini educativi e conservazionistici
– Alessandra Raichi: Documentarista, attrice, regista, autrice del film “Pantelleria Giardino Ancestrale” a sostegno dello sviluppo di un’economia aggregativa e circolare attraverso la comunità rurale locale.
– Filiberto Zaratti (Coordinatore Europa Verde Toscana)
– Eros Tetti (Europa Verde Toscana)
Seguici in diretta live sulla nostra pagina Facebook lunedì 1 marzo a partire dalle ore 21.00!

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On line il numero liberamente scaricabile del mese di Marzo 2021

Dal 1 Marzo 2021 è disponibile al download il numero 3 Marzo 2021 della rivista. Hanno collaborato in questo numero: Gianni Marucelli, Alessio Genovese, Gabriele Antonacci, Carlo Menzinger di Preussenthal, Maria Paola Romagnino, Mariangela Corrieri, Iole Troccoli, Patrizia Socci . Per scaricare gratuitamente il numero di Marzo 2021 entra nella sezione “Download rivista” cliccando il sottostante pulsante.

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Fotografando a zonzo

Luoghi presi in prestito dal cinema

A cura di Alberto Pestelli

 

“Ricordati che devi morire…”

Sì, sì… mo’ me lo segno!

 

Così rispose Massimo Troisi in quel grande capolavoro cinematografico “Non ci resta che piangere” ideato e scritto insieme a Roberto Benigni. Una storia assurda ambientata in un improbabile antico borgo della Toscana: Frittole. Luogo inesistente, naturalmente. Tuttavia in qualche paese quella scena la dovevano girare. E dove era possibile cercare un borgo medievale di antiche origini perfettamente conservato nei dintorni di Roma? Ma a Sermoneta, ovvio! Il loggiato dove si affaccia il compianto attore napoletano per rispondere al frate che gli ricorda che prima o poi dovrà lasciare la vita terrena, è la Loggia dei Mercanti di Sermoneta che, ancora oggi, rappresenta uno dei luoghi più caratteristici del borgo nella provincia di Latina. A corredo di questo articolo, oltre al video condiviso da Youtube, pubblico alcune mie fotografie scattate a Sermoneta nel 2005, tanto per rendere l’idea di come sia questo bellissimo borgo medievale.

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“Da qui passerà l’autostrada delle Ginestre e qui ci sarà lo svincol della tangenziale est…”

 

Un altro bellissimo borgo ancor più antico di Sermoneta è Calcata in provincia di Viterbo. La piazzetta principale del paesello posto su uno spettacolare sperone di roccia fu teatro di una delle più divertenti gag (le zingarate, tanto per intenderci) di Amici miei. Come per Sermoneta ho condiviso la gag del film di Monicelli e alcune mie fotografie di Calcata scattate tra il 2005 e il 2007.

 

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PILLOLE DI METEOROLOGIA EDIZIONE STRAORDINARIA

IN ARRIVO IL GELO DA EST

a cura di Alessio Genovese

Gentili lettori, come avevamo ipotizzato nell’articolo relativo alle previsioni del mese di febbraio, da venerdì 12, quindi anche con un leggero anticipo rispetto ai tempi previsti, si affaccerà con prepotenza nel Mediterraneo dell’aria gelida di estrazione continentale, ovvero proveniente dalla Siberia passando dalla Scandinavia, che sarà destinata a segnare il tempo di casa nostra presumibilmente fino alla fine del mese in corso, determinando uno dei periodi di freddo prolungato più importanti degli ultimi anni.
La vostra attenzione in questi giorni sarà già stata colpita dai numerosi articoli o servizi che parlano dell’imminente arrivo del Burian, il vento gelido delle steppe siberiane. In realtà i venti, soprattutto nella prima fase, tra venerdì e domenica prossimi, potranno soffiare anche intensi ma non si può propriamente parlare di Burian in quanto la provenienza non è la stessa di quella, ad esempio, del febbraio 2012, quando le correnti d’aria gelida arrivavano direttamente dalla Siberia orientale.
Andando nello specifico, la colonnina di mercurio inizierà ad abbassarsi bruscamente, a partire dal nord-est, già nella notte tra giovedì e venerdì. E’ proprio nei primissimi giorni dell’irruzione di aria gelida che si potranno avere delle precipitazioni nevose che tenderanno in un primo momento (tra venerdì 12 e sabato 13) ad investire le regioni del centro Italia (in parte anche le zone interne della Toscana) e successivamente si trasferiranno al centro-sud dove insisteranno fino alla giornata di domenica. Le stesse precipitazioni risulteranno essere più abbondanti proprio nelle regioni del centro-sud, dalle Marche a scendere, mentre più a nord dovrebbero risultare più occasionali ed a carattere di nevischio trascinato dal vento. Più che dall’abbondanza delle nevicate questa prima fase sarà caratterizzata dalle temperature abbastanza rigide che riguarderanno un po’ tutta la penisola. Di seguito la mappa grafica delle temperature previste per sabato 13 alle ore 13.00 dal modello europeo ECMWF. Alla quota di 1450mt circa (850hpa) sono previste nel centro nord Italia temperature anche di -13°. Il che significa che al livello del mare non si andrà oltre i 2° circa nelle ore più calde del giorno.

Da lunedì in poi le precipitazioni dovrebbero esaurirsi quasi del tutto e le temperature tenderanno leggermente a risalire, ma continueremo ancora a percepire una sensazione di freddo per il cuscino di aria gelida che intanto si sarà sedimentato al suolo. Da qui in avanti le previsioni precise risultano essere difficili. Qualora riuscisse a subentrate dell’area umida atlantica non è escluso che anche al nord, con l’interazione dell’aria gelida, si creino i presupposti per delle nevicate anche importanti, ma è veramente difficile ipotizzarlo. Ciò che appare invece più probabile è la prosecuzione del trend freddo ed instabile anche a lungo termine. Se nel week end di San Valentino, nonostante il gelo, le nevicate non saranno troppo abbondanti è per il fatto che l’anticiclone atlantico risulterà troppo addossato alla nostra penisola non consentendo un’entrata più franca della perturbazione proveniente da est. Sarà invece intorno al 21/23 febbraio che lo stesso anticiclone dovrebbe arretrare maggiormente verso l’Atlantico consentendo ad altra aria gelida di colpire più direttamente la nostra penisola con precipitazioni forse più democratiche ed anche abbondanti. Dopo una prima parte di febbraio piuttosto calda, prepariamoci dunque ad una lunga fase molto fredda che dovrebbe tenerci compagnia fino alla fine del mese. Non è escluso che in tale periodo vi possa anche essere un evento meteo particolarmente rilevante. Del resto, lo abbiamo già detto, quest’anno il freddo accumulato nell’Est Europa è veramente importante.

Alessio Genovese

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On line il numero scaricabile di febbraio 2021 della rivista L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

Dal 1 Febbraio 2021 è disponibile al download il numero 2 Febbraio 2021 della rivista. Hanno collaborato in questo numero: Gianni Marucelli, Alessio Genovese, Gabriele Antonacci, Maria Paola Romagnino, Patrizia Socci, Gabriella Sartor Zanzotto, Pietro Mastromonaco. Clicca sul pulsante verde per accedere alla sezione “download rivista”.

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Toscana: Il Castello di Vertine

a cura di Gianni Marucelli

Tra le colline del Chianti senese, un borgo medioevale perfettamente conservato

L’inizio d’autunno, quando è tiepido e soleggiato come oggi, costituisce la stagione migliore per una passeggiata nel Chianti: le viti sono state appena vendemmiate, gli olivi sono invece ancora carichi dei loro frutti, in attesa della raccolta che, tradizionalmente, ha inizio i primi di novembre, le querce hanno appena cominciato a ingiallire, i crinali all’orizzonte si staccano l’uno sull’altro contro l’azzurro limpido del cielo. Ciascuno di essi reca un castello, un’antica fattoria, una pieve millenaria: il piacere di camminare sui sentieri e le strade bianche si abbina alla curiosità di raggiungere mete a volte semplicemente belle, a volte decisamente straordinarie.

È il caso del borgo fortificato di Vertine, già ricordato in alcuni documenti anteriori all’anno Mille, quando il luogo è attestato come Vertinulae, e apparteneva ai Marchesi di Toscana, potentissimi feudatari. Ci troviamo a una manciata di chilometri dal paese di Gaiole, uno dei maggiori centri di questa porzione meridionale del Chianti, che amministrativamente è inserita nella provincia di Siena.

L’etimologia del nome resta incerta, ma è probabile che sia di origine etrusca, con un a radice vert- , velt- che è la stessa che caratterizza alcune divinità del pantheon dei Rasenna, quali Veltha e Voltumna.

La prima cosa che colpisce il visitatore è la massiccia torre quadrangolare che fiancheggia la principale porta d’accesso al borgo, e che forse era il Cassero della cinta muraria, di cui si sono conservati alcuni tratti. Il torrione è rivestito in filaretto di alberese, una pietra chiara che quasi abbacina, quando è colpita dai raggi del sole.

 

La porta, con arco a tutto sesto sovrastante un arco ribassato in laterizio, immette nell’abitato, oggi silenzioso e deserto seppure sia stabilmente abitato da diverse famiglie, come sappiamo e come dimostrano la cura dei vasi da fiori e la pulizia dei vicoli. Per alcuni tratti, l’acciottolato è ancora quello originale, e accentua l’impressione di essere tornati indietro nel tempo, quando per secoli questo castello appartenne alla famiglia Ricasoli e costituì uno degli elementi difensivi della Lega del Chianti, contro l’espansionismo della Repubblica di Siena.

Il luogo era in posizione così buona e fortificato così opportunamente che, a quanto pare, non fu mai espugnato, anche se un assedio lo subì, ma breve e senza conseguenze, quando alcuni rampolli della famiglia Ricasoli, negli anni difficili subito dopo la grande peste del 1348, furono banditi dalla Repubblica fiorentina e si rifugiarono qui, iniziando una serie di scorrerie contro le “ville” dei loro nemici. La risposta della Signoria di Firenze non si fece attendere: un gruppo di armati, guidato dal Podestà, circondò il borgo. I Ricasoli si difesero con pietre e balestre, confidando nell’intervento dei Senesi, che invece si defilarono, e alla fine dovettero arrendersi.

A quanto pare, agli sconfitti andò più che bene, perché poco tempo dopo, in seguito ad accordi politici, fu loro revocato il bando.

Poco oltre il Cassero (divenuto oggi una residenza di lusso) si incontra la chiesa di San Bartolomeo, purtroppo oggi chiusa, che ospitava un tempo un capolavoro di Simone Martini, la Madonna dei Raccomandati, che si trova adesso a Siena.

La piazzetta di fronte apre ampie prospettive verso le colline a nord, essendo da quella parte non più protetta dalle mura; il silenzio è rotto solo dalle nostre voci e dall’abbaiare di un cane dietro un cancello, che probabilmente vorrebbe la nostra compagnia.

Discendendo la via che ci porta alla parte opposta del borgo, ci colpisce l’ottimo stato di conservazione delle costruzioni, diverse delle quali coeve al Cassero. Nei pressi del luogo dove un tempo sorgeva la porta meridionale, un grande edificio, rifinito con un accurato rivestimento in filaretto di alberese, costituiva probabilmente la residenza dei Signori del luogo, ovvero dei Ricasoli, che, come abbiamo accennato, ne hanno detenuto la proprietà fino in epoca moderna.

Riprendiamo il nostro cammino scendendo verso la valle del torrente Mastellone che confluisce qui presso in quella dell’Arbia, sì, proprio il fiume citato da Dante nel canto X dell’Inferno, quando rammenta la battaglia di Montaperti, dove i Senesi il 4 settembre del 1260 sconfissero i fiorentini, massacrandoli:

 

lo strazio e il grande scempio

che fece l’Arbia colorata in rosso.

 

Per fortuna, i tempi sono cambiati. Adesso, l’unico liquido rosso che offre la zona è il Chianti doc.

E scusate se è poco.

 

 

 

 

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Tagliamento, il re dei fiumi alpini

Di Nadia Imbriani

C’è un fiume che scorre nel Nord-Est d’Italia che è speciale e che in pochi conoscono. Si chiama Tagliamento ed è stato definito “il re dei fiumi alpini”. Non è un fiume qualsiasi, nel senso che, a parte qualche piccolo e trascurabile intervento dell’uomo (nella sezione mediana), ha avuto la fortuna di non essere stravolto dall’opera umana e si presenta a noi tutti ancora intatto nella sua naturalità e nel suo splendore ambientale e paesaggistico.

E questa è la mia storia con “lui”.

Sono una professoressa di Scienze di Liceo Scientifico. Amo la Natura e tutte le sue manifestazioni perché rappresentano il miracolo della vita nell’Universo. Un Universo immenso nel quale le migliori menti dell’umanità stanno indagando da secoli alla ricerca dei tanti segreti che ancora non si conoscono.

Ma qui sulla Terra, pianeta insignificante in dimensioni se confrontato con i giganti, pianeta roccioso come tanti altri, ma anche con un asse inclinato con angolazione efficace, alla giusta distanza dalla stella di riferimento, con un campo magnetico ed una atmosfera rarefatta quanto basta, è nata la Vita che poi si è sempre evoluta, cambiando il vestito al pianeta che non è mai rimasto uguale.

Ed ogni suo vestito è stato tessuto e poi cucito nel tempo geologico dalle forze esogene che continuano incessantemente a contrastare quelle endogene che sollevano le montagne dai fondi del mare.

Questo fiume appartiene a quelle forze esogene che ricamano sulle rocce le cuciture più raffinate, uniscono o dividono le sue parti in un unicum irripetibile su tutto il pianeta. E siccome nasce da una piccola sorgente presso il passo Mauria che separa le Alpi Carniche (a nord) dalle Prealpi Carniche (a sud), è stato chiamato “il re dei fiumi alpini”.

Tutte le sue caratteristiche possono essere facilmente trovate su internet, ma anche tutti i mezzi di informazione insieme non riescono ad offrire l’incantevole bellezza che il fiume dona gratuitamente a chi voglia conoscerlo di persona.

La mia storia con il fiume nasce sui banchi di scuola di Liceo Scientifico, a San Daniele del Friuli per la precisione, dove ho svolto il mio lavoro con grande passione fin dal lontano 1986.

Quale migliore supporto, come strumento didattico, di un fiume che raccoglie nel suo paesaggio tutte le componenti della Natura: litosfera idrosfera atmosfera e biosfera. Dall’insieme di queste sfere nasce un interrotto corridoio ecologico che raccorda la regione alpina con il litorale friulano e veneto, tanto da costituire un ecosistema fluviale di riferimento per tutta l’Europa.

Il Tagliamento, fiume alpino a carattere torrentizio e ad alveo ramificato, con dinamiche naturali ed elevata complessità morfologica, è diventato Sito di Interesse Comunitario (SIC), luogo di osservazione di un ecosistema naturale intatto, di indagine a vario livello (geomorfologico, naturalistico, ecologico, topografico, ecc.), di approfondimenti di vario genere per la comprensione effettiva da parte di tanti studiosi europei dell’autentico tesoro ambientale da esso rappresentato.

La sua caratteristica più evidente, qui nel medio Friuli morenico, è il suo andamento “a canali intrecciati” , trecce di acqua smeraldina tessute dalla Fata della Natura, uno spettacolo per gli occhi e per la mente, uno dei pochissimi in Europa a conservare l’originaria morfologia.

Il Tagliamento è meta abituale della popolazione locale, ma anche turistica straniera durante la bella stagione in particolare, per attività ricreative e di svago: esso rappresenta per così dire il “nostro mare” raggiungibile velocemente, e offrendo all’utenza uno straordinario insieme di ambiente pulito, tranquillo, incomparabilmente bello dal punto di vista naturalistico.

Uno degli scopi del mio insegnamento è stato quello, attraverso progetti scolastici ad hoc, di far comprendere agli studenti che tutta la popolazione della fascia collinare morenica del Friuli Venezia Giulia possiede sul proprio territorio una realtà incontaminata, unica in Europa, e che, come tale, deve essere assolutamente preservata. A tal fine valgono sia le azioni individuali, ancorché piccolissime, di un personale stile di vita, sia collettive di consenso sociale, per impedire qualsiasi alterazione dell’ambiente naturale.

Il mio insegnamento ha voluto essere un tentativo di forma di educazione, tesa a favorire lo “sviluppo di una cittadinanza informata ed impegnata”, e non di un pubblico passivo, proponendo agli studenti e alle loro famiglie, un nuovo sforzo di responsabilità individuale e quindi collettiva, più incisiva e più efficace nelle azioni, teso a salvaguardare l’ambiente in cui viviamo, la società di oggi e la società futura.

Ma non mi sono limitata solo a questo.

Ho partecipato attivamente alla raccolta firme contro la paventata costruzione delle “casse di espansione” nei primi anni 2000, ho partecipato alle marce pro-Tagliamento con i miei studenti, ho costruito con i miei studenti numerosi ppt a corredo del lavoro fatto (vedi copertine), ho presentato il Tagliamento all’European Geosciences Union (EGU) General Assembly 17-20 aprile 2016 di Vienna con un poster (vedi foto) ed il progetto di studio, ho firmato la petizione, ancora aperta, alla campagna a favore del Tagliamento Patrimonio Mondiale naturale Unesco, https://www.change.org/p/sergio-costa-il-tagliamento-sia-patrimonio-mondiale-naturale-unesco, (21 consiglieri regionali del FVG hanno votato contro la petizione solo perché presentata dal gruppo di minoranza), mi sono iscritta online al gruppo Facebook “Tagliamento Bene Comune”, https://www.facebook.com/groups/tagliamento/

Ai pochi rimasti a scorgere la bellezza nella Natura intorno a noi (fiore mare stella fiume…) dico che il modello martellante imposto dallo stile di vita attuale ha fatto probabilmente perdere, nonostante l’impegno degli educatori, il senso di meraviglia che la Natura offre gratuitamente a tutte le generazioni e prodotto, purtroppo, trasformazioni del modo di sentire problemi e bisogni.

A questi pochi sussurro “venite ad ammirare il Tagliamento, il re dei fiumi alpini”.                               

 

Prof.ssa Nadia Imbriani

 

 

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On line il numero 1, anno VIII, Gennaio 2021

Dal 1 Gennaio 2021 è disponibile al download il numero 1 Gennaio 2021 della rivista. Hanno collaborato in questo numero: Gianni Marucelli, Alessio Genovese, Gabriele Antonacci, Mariangela Corrieri, Alberto Pestelli. Patrizia Socci. Per effettuare il download del numero di gennazio 2021 è necesario accedere alla pagina tramite il menù “download rivista” cliccando sopra la scritta.

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A proposito di L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente

Resoconto di un anno a cura di Alberto Pestelli

Un altro anno si è concluso. Ci lasciamo alle spalle mesi di grandi soddisfazioni dal punto di vista editoriale e, nell’accingerci a iniziare il 2021, mi sembra opportuno tirare le somme dell’anno appena concluso.
Come di consuetudine ho preparato una tabella dei download complessivi che riguardano sia la rivista nel formato PDF, sia i supplementi e mini e-book, sia i vari comunicati stampa che ci sono stati inviati dalla Federazione Nazionale Pro Natura e da altri siti ambientalisti.
La speranza per il 2020 di ottenere più download non si è purtroppo avverata. Tuttavia siamo riusciti ad ottenere dei buoni risultati che ci induce a pensare positivo per questo nuovo anno appena nato.
Anche per quanto riguarda le visita al nostro sito abbiamo avuto un decremento. La causa di questa perdita va ricercata nella nostra minor presenza sul sito che andrebbe gestita con più frequenza e soprattutto con più articoli. Vogliamo ricordare che siamo tutti quanti volontari e che dobbiamo occuparci soprattutto delle nostre professioni, ma il nostro impegno per l’Ambiente, per la Cultura e l’Arte rimane altissimo. Come coordinatore di redazione vorrei invitare tutto coloro sensibili alle nostre tematiche a darci una piccola mano nel divulgare la nostra rivista.
Quindi, nonostante qualche piccolo calo, ci troviamo davanti ad un successo più che ottimo. Successo che intendiamo ripetere mettendoci ancor più d’impegno nel garantire un’informazione ambientale più ampia possibile, nell’offrire pagine di cultura e arte, facendovi viaggiare insieme a noi per gli angoli più belli, singolari e caratteristici del nostro bellissimo paese.
Un sentito grazie va al nostro direttore Gianni Marucelli per la sua grande professionalità giornalistica e la sua disponibilità con tutti noi. Vogliamo ringraziare la presidenza e il consiglio direttivo di Pro Natura Firenze e la Federazione Nazionale Pro Natura per il loro prezioso sostegno.

Qui in basso troverete un allegato che potrete liberamente scaricare dove abbiamo riportato tutti i dati dei download e delle visite al nostro sito del 2020.

Alberto Pestelli,
Coordinatore di Redazione

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