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Nella “Valle dell’Inferno”… Parco di Villa Gregoriana a Tivoli

DiIO.PE.

Mag 20, 2014

Articolo di Maria Iorillo e Alberto Pestelli (IO.PE.)  pubblicato su IUA n° 5, Anno I, Luglio-Agosto 2014

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Poco distante dalla famosissima Villa d’Este con le sue spettacolari fontane, fontanelle e fontanoni, a Tivoli (Tibur) si nasconde un’altra meraviglia unica e impressionante. Il Parco di Villa Gregoriana (così fu denominata dal Fondo Ambiente Italia dopo il suo restauro) è un’area che ha un grande valore sia paesaggistico che storico. Il Parco è ubicato proprio nel centro di Tivoli, nella ripida valle tra l’acropoli romana e la riva destra del fiume Aniene. Il sito è famoso perché al suo interno c’è l’impressionante grande Cascata… Consigliamo, a chi vuol visitare il posto, di giungere a Tivoli percorrendo la strada provinciale 31a proveniente dal paese di Marcellina; poco prima di arrivare all’antica Tibur, dopo aver affrontato una stretta curva, la vedrete proprio di fronte a voi, terribile e alta. Chi ha vissuto gli ultimi nubifragi, su Tivoli e dintorni, racconta che vedere precipitare tutta quella massa impetuosa d’acqua e terra è un’esperienza da paura, come se dovesse finire il mondo in quel momento… Il Parco, in stato di abbandono, nel 2002 è stato recuperato dal FAI e, dopo il restauro, nel 2005 ha aperto i cancelli ai visitatori.

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Tivoli, abitata fin dall’antichità, era considerata un’area strategica per le comunicazioni tra i popoli della Valle dell’Aniene e la Valle del Tevere. A monte della cascata era stato costruito un ponte sul fiume sottoposto alla sorveglianza dell’acropoli. Sorse così la città chiamata Tibur posta su di un roccione che la difendeva naturalmente.

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Nonostante la grande importanza strategica del luogo, fu subito evidente che la zona era soggetta a periodiche inondazioni disastrose come quella che distrusse nel 106 la Villa di Manlio Vopisco, citata nelle Silvae dallo scrittore Publio Papinio Stazio.

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Nel XVI secolo fu scavato il Canale Estense che portava l’acqua del fiume per impiegarla per le famose fontane di Villa d’Este e per l’irrigazione dei campi e degli orti nella valle dell’Aniene sotto le mura della città. Tuttavia questo canale non era sufficiente per assolvere al compito di canale scolmatore in caso di piena.

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A seguito dell’alluvione del 1826, fu progettata la deviazione e, infine, la canalizzazione dell’Aniene in due gallerie artificiali scavate sotto il Monte Catillo a seguito dell’alluvione del 1826.

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Nella prima metà del XIX secolo, papa Gregorio XVI, senza tener conto della gran quantità di denaro che occorreva, iniziò la costruzione del particolare ambiente di quella che diverrà Villa Gregoriana. Non la costruì per vezzo personale ma per difendere Tivoli dalle periodiche e rovinose inondazioni dell’Aniene. Fu costruito anche il Ponte Gregoriano sopra l’antico letto del fiume. Quest’ultimo non rimase inutilizzato ma fu adibito come letto di smaltimento delle acque in caso di piena; queste acque venivano utilizzate per lavatoi, l’irrigazione e per le industrie. Nel 1870 il parco passò dal demanio pontificio a quello dello stato italiano.

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Ma all’inizio della prima guerra mondiale il parco venne chiuso. E, a causa della mancata manutenzione, venne lasciato cadere in un degrado sempre più grave e diffuso. Nel 2002 la FAI recuperò la villa, restaurandola e valorizzandola.

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Oggi chi visita il parco vive un’esperienza straordinaria. Entrando nella “Valle dell’inferno” (così detta anticamente per la sua forma di ampio e profondo “cratere” scavato dal fiume Aniene), si percorrono, in discesa, gradinate e sentieri sull’orlo di baratri abbastanza vertiginosi in alcuni punti. All’ombra di alberi giganteschi e piante di ogni genere, si è sempre accompagnati dallo scrosciare delle acque della cascata maggiore e delle altre piccole cascate disseminate nel parco.

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Durante l’itinerario si scoprono resti di antiche costruzioni, grotte e gallerie. A metà del percorso c’è una deviazione che porta ad una terrazza che sporge sulla grande cascata. E qui, davanti alla forza della natura, si rimane esterrefatti ad ammirare lo spettacolo mentre spruzzi di acqua nebulizzano i nostri pensieri.

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Ma una volta arrivati giù, al centro più basso della villa, dopo aver ammirato alcune piccole cascate che s’insinuano prepotentemente nelle rocce, bisogna risalire dall’altro lato del letto antico del fiume. La salita è un po’ faticosa ma ne vale la pena, per il paesaggio offerto dalla folta vegetazione e perché si arriva, infine, all’acropoli dove sono collocati due templi databili attorno al I secolo a.C., uno rettangolare, detto della Sibilla, l’altro rotondo, detto di Vesta.

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Uscendo dal parco, si porta via il ricordo di una bella passeggiata tra una natura quasi selvaggia e la storia di un luogo che era destinato, per noncuranza, all’oblio.

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© copyright Iorillo-Pestelli 2014

Fotografie di Alberto Pestelli

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