La casa e il lavoro delle Sciasceline

La casa e il lavoro delle Sciasceline

 di Luigi Diego Eléna

(tratto dal libro Freguje du Servu)

sQuesta, in via dell’Ulivo, era la casa ed è anche la storia delle Sciasceline, le ragazze che arrivavano nel ponente ligure in migrazione stagionale dal basso Piemonte per raccogliere le olive già nel secolo XIX. Ivi venivano alloggiate con i loro umili effetti personali e quel poco frugale cibo basico della dieta mediterranea. Il soprannome dato a queste giovani donne si deve a Sassello, piccolo Borgo dell’alta val Bormida, poiché le prime ad arrivare provenivano da questo comune.

Come mondine di Liguria, le Sciasceline erano ragazze che vivevano qualche mese lontano dal paese, libere, dignitose ed emancipate ante litteram. Nella loro freschezza giovanile interpretavano in questo Borgo di mare, anche il ruolo di sirene di terra che riempivano di canti la valle cervese e i dintorni. Eco da eco. Quelle giovani donne pizzicavano con alta perizia ogni oliva caduta per terra stando chine (in cucciun) per ore e ore perché prima dell’introduzione delle reti odierne le olive venivano raccolte una ad una. Loro raccoglievano le olive “a reu”, ossia non ne lasciavano sul terreno alcuna. Il padrone del terreno esigeva che non si perdesse tempo, e che ogni angolo del suo podere fosse dragato sia lungo le fasce, sia nei “cantui” (angoli) sia nella “sprescia” (tra terreno e muro) sulle gronde e soprattutto nei terreni confinanti (e cunfine) da quelle mani leggere e ancora infantili. Un lavoro duro, al freddo, con i geloni (zeui) alle ginocchia ai piedi e sulle mani, e soprattutto lontano dal proprio paese, da casa, dai loro affetti. Le coraggiose e intrepide ragazze tornavano alla fine dell’inverno alle loro magioni, ai loro lavori, ai loro cari con pochi denari, qualche oliva, un poco d’olio e tanti sogni. Tra novembre e gennaio avevano raccolto a mano migliaia e migliaia di olive, avevano cantato, lavorato e vissuto insieme. Qualcuna rimase trovando a Cervo l’amore della vita, un avvenire di sposa e madre.

Questa casa in via dell’Ulivo, ricca di tanta storia e prestatasi a molte storie, e questi muri echeggiano ancora ricordi per riflettere su cosa sia stata la civiltà dell’ulivo e di Cervo. Un Borgo di scogli e di maxei, di mare e terra al tempo stesso. Cervo merita più di un viaggio tra gli oliveti e le caselle di sassi, per ritrovare i luoghi delle Sciasceline e visitare i ruderi parlanti e anfitrioni che ne confermano ancora oggi la storia e la leggenda in questo Borgo: Cervo.

© Copyright 2014 Luigi Diego Eléna

Fotografia: www.calvini.it

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