Un angolo nascosto nella Val d’Elsa: Linari

di Alberto Pestelli

Immagine 077Qualche anno fa (27 febbraio 2005), percorrendo la via Cassia in direzione di Poggibonsi, ci apparve in lontananza un antico borgo arroccato su di un poggio tra le colline della Val d’Elsa. Spinti dalla curiosità deviammo verso questo “misterioso” e antico centro abitato che, come poi venimmo a sapere, aveva una lunga e particolare storia: Linari. Attualmente il borgo è una frazione del Comune di Barberino Val d’Elsa, posto su di una collina a 225 metri sul livello del mare. Sotto i suoi piedi scorrono i torrenti Bozzone, lo Staggia e il Drove, tutti e tre affluenti del fiume Elsa. Il nome Linari deriva dalla parola latina Linearis, che significa, in questo caso, confine (vuol dire anche limite e soglia). Infatti il luogo è ubicato proprio tra il territorio senese e quello fiorentino. Le prime notizie storiche del Castello di Linari messe Immagine 072per iscritto risalgono al 1072 quando fu “stipulato” un contratto a Badia a Passignano. Il castello, trovandosi ai confini di due potenze comunali dell’epoca, era fortificato solo da un lato mentre tre strapiombi costituivano le difese degli altri tre lati. Aveva, quindi, una grandissima importanza strategica perché riusciva a controllare le vie per San Gimignano e Colle Val d’Elsa, una diramazione della via Francigena. Per questo motivo fu a lungo contesa tra le potenze feudali e, successivamente, da quelle comunali. I primi signori del Castello furono i Cadolingi di Fucecchio. Nel maggio del 1270 i linaresi si liberarono Immagine 073dall’opprimente giogo feudale costituendo il Libero Comune di Linari. Il comune era guidato da consoli. Con tutta probabilità le regole furono dettate dal volere di modesti proprietari terrieri e contadini che venivano salariati giorno dopo giorno. Il probabile consiglio veniva convocato dai consoli nella chiesa di Santa Maria dal suono della campana del tempio e dal banditore. Non tutti potevano partecipare al consiglio. I proletari e i nullatenenti non potevano partecipare. Solo chi pagava le tasse ne aveva diritto. Al momento della creazione del Comune, Linari doveva avere più o meno 1500 abitanti. Una ventina di anni dopo la Immagine 074costituzione del Libero Comune, Linari entrò a far parte della Lega di San Donato in Poggio. Ciò garantì una buona prosperità economica e, con il tempo ebbe fama e potenza militare nella zona. Nel suo massimo splendore aveva circa 400 armati. Per quell’epoca era un’armata di tutto rispetto. Il declino di questo borgo iniziò con l’assoggettamento da parte dei fiorentini. Nel 1432 il castello fu assediato e espugnato dai senesi che uccisero tutti i prigionieri e rapirono le donne più belle per destinarle ai bordelli di Siena. Fu riconquistato da Niccolò da Tolentino che ne fece suo feudo. Nel 1500 l’importanza strategica di Linari scomparve con l’avvento dell’unità granducale medicea. Furono proprietari del borgo i Gherardini, i Guidi, i Capponi e i Bardi. Il castello fu restaurato nel XIX secolo alterando vistosamente il progetto originale. Infatti vi troviamo delle aggiunte neogotiche che hanno contribuito alla distruzione delle Immagine 075strutture medievali: la casa del signore e la sua torre e alcuni edifici della via principale lastricata che, attualmente non è percorribile per intero. La via principale collegava le due porte di Linari (non più esistenti), Porta a Salti nel versante nord (la porta fu ricostruita nei primi del XX secolo) a Porta al Perone nel versante meridionale. Le mura sono state quasi del tutto distrutte. Rimangono in piedi due torri e la base della terza. Linari ha due chiese importanti: quella di Santa Maria era all’interno delle mura, mentre la Chiesa di Santo Stefano (nel 1202 apparteneva allo scomparso Comune di Semifonte) si trova fuori dalla cinta muraria. Questo è quanto siamo riusciti a trovare, sfogliando qua e là, sulle pagine del web. I nostri ricordi risalgono a quel giorno del 2005. Non sostammo a lungo, giusto il tempo di vedere alcune case abitate, la chiesa, il castello e un mucchio di edifici diroccati. Attualmente non conosciamo la situazione del borgo. Sarebbe opportuno visitarlo di nuovo. Chissà, se a distanza di nove anni, qualcosa è cambiato… Chissà se un raggio di sole si è fermato su questo antico borgo medievale a illuminare l’ingegno e la volontà dell’uomo spingendolo a ridargli una nuova vita… chissà!

© Copyright 2014 Alberto Pestelli

Le fotografie sono di Alberto Pestelli

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