Pillole di meteorologia – Il sole si spegnerà davvero?

Di Alessio Genovese

In questa rubrica in passato abbiamo già accennato brevemente al funzionamento del sole e alle sue possibili implicazioni con il clima terrestre. L’intento di questo articolo è quello di riprendere tale argomento per commentare la notizia che pochi giorni fa è uscita su diversi siti internet circa la possibilità che a partire dal 2019 il sole si “spenga” dando avvio ad una nuova era glaciale. Ovviamente la maggior parte dei lettori, anche chi non ha nessun interesse verso la materia, potrà comprendere come certi titoli vengano usati spesso per attirare l’attenzione o per provocare un dibattito di per sé già ben acceso da diverso tempo. Fa di certo impressione sentir parlare di Era glaciale o semplicemente di possibile raffreddamento in un periodo in cui si sente sempre discutere di surriscaldamento climatico, di global warming e di accordo sul clima per contenere i gas serra ratificato da quasi tutti gli Stati del mondo.

wl_fulld_sunspots11_8_21_91Ad affrontare l’argomento negli ultimi giorni sono stati alcuni scienziati, di certo non sostenitori del global warming, i quali hanno tratto spunto da alcune immagini del sole pubblicate dalla Nasa (noto Ente Spaziale Statunitense) che lo ritrarrebbero privo di macchie. A questo punto è doveroso, seppur in maniera del tutto semplicistica, parlare del sole e ricordare come la nostra stella non sia assolutamente statica ma attraversi una continua evoluzione che si esplica soprattutto tramite dei cicli solari che normalmente, ma non sempre, hanno la durata di 11 anni. Durante ognuno di questi cicli il sole parte da un periodo di bassa attività che si ricollega al minimo solare del ciclo precedente per aumentare di intensità fino a un massimo e quindi ricalare fino al minimo successivo. Tutto questo avviene appunto nell’arco di 11 anni. L’attività del sole è caratterizzata principalmente dal continuo formarsi di regioni che contengono al loro interno delle macchie che altro non sono che zone con differente temperatura rispetto al resto della superficie solare. La grandezza e intensità di tali macchie è variabile e può dipendere dal magnetismo del sole. La loro durata può variare dai pochi giorni ad alcune settimane. Le macchie si spostano sulla superficie solare e pertanto non sono sempre visibili dalla terra. Quelle più “forti” possono arrivare a compiere fino a 2-3 giri sulla superficie solare. La presenza e l’intensità delle macchie condiziona quello che forse è il più importante fra gli indici che appunto ci indicano lo stato del sole, il cosiddetto solar flux. Più le macchie sono numerose e forti e più è alto tale indice. Nel periodo del massimo solare le macchie tendono a essere maggiori di numero fino a scomparire del tutto durante il minimo.

Ciò che è interessante è che non tutti i cicli solari sono uguali di intensità e durata e non è del tutto chiaro il meccanismo di base che governa tali variabilità anche se, secondo alcuni studiosi, potrebbe esserci anche in questo senso una sorta di ciclicità fra cicli più forti e più deboli che si può riscontrare nell’arco dei secoli. Solitamente più un ciclo risulta forte e più è breve mentre più il ciclo è debole maggiore è la sua durata potendo arrivare anche a 12-13 anni. In questo momento ci troviamo nel ciclo solare numero 24 il quale risulta essere piuttosto debole e in forte calo rispetto ai cicli che lo hanno preceduto. Tale calo dell’attività solare ha preso alla sprovvista molti degli scienziati solari e degli astrofisici. Alcuni di questi, assieme a climatologi e meteorologi, s’interrogano appunto su quali possano essere le eventuali ripercussioni sul clima terrestre. L’attuale ciclo ha preso avvio nel 2008 ed ha raggiunto il suo massimo circa due anni fa. Tale massimo è stato in realtà molto meno intenso di quello dei cicli precedenti e già quest’anno, quando in teoria ne mancano altri due o tre prima di arrivare alla fase di minimo, si sono avute diverse giornate cosiddette spottless, ovvero prive di macchie solari.

b96d3d65c22d6253b26df97e77cc31d3Lo stesso solar flux risulta essere inferiore alla media degli altri cicli solari nello stesso periodo e avere dei valori molto vicini a quelli del minimo. Venendo alle possibili correlazioni fra attività solare e clima molte ricerche hanno evidenziato come solitamente, nei periodi di prolungata bassa attività solare, tendano ad aumentare i raggi cosmici i quali avrebbero la conseguenza di determinare un aumento della nuvolosità la quale a sua volta, come facilmente intuibile, filtrando i raggi solari, provoca un raffreddamento. Altri studi, per la verità ancora forse poco completi, ipotizzano una correlazione fra la stessa attività solare e il calore che viene accumulato o dissipato dagli oceani. Tutte queste correlazioni hanno per la verità degli effetti che si possono riscontrare su un periodo di tempo non brevissimo ma anche di alcuni anni, diverso invece è il discorso dell’abbinamento dell’attività solare con l’indice della QBO (Quasi Biennal Oscillation). Durante l’inverno alcuni studi hanno dimostrato come l’accoppiata QBO positiva (ovvero la predisposizione dei venti in alta stratosfera da occidente ad oriente) e bassa attività solare finisca in molti casi per rinforzare il vortice polare impedendo alle masse di aria fredda di visitare frequentemente le latitudini più basse come quelle del Mediterraneo. La stessa cosa avverrebbe per una QBO negativa (predisposizione dei venti da oriente a occidente) e alta attività solare. Al contrario gli abbinamenti di QBO negativa più bassa attività solare e QBO positiva e alta attività solare determinerebbero un vortice polare meno forte con maggiori possibilità di ondate di freddo alle basse latitudini.

__068766___potenzaDopo tutta questa disamina, che spero non abbia annoiato troppo, possiamo riprendere a commentare la notizia, espressa con toni senz’altro spumeggianti, che è stata ripresa dai vari siti online. Si parla del 2019 come inizio di un’era glaciale in quanto tale anno dovrebbe coincidere con un minimo solare molto marcato che si concretizzerà al termine di un ciclo solare che così debole pare non si avesse da circa 100 anni. Chi legge gli articoli di questa rubrica sa sicuramente come sono alquanto possibilista circa la possibilità che nel giro di poco tempo si possa arrestare il surriscaldamento climatico se non addirittura invertire il trend; ora però è assai difficile credere che di punto in bianco, solo in coincidenza con un minimo solare, si possa avere l’inizio di un’era glaciale. Senz’altro saranno possibili dai prossimi anni degli inverni via via più rigidi, soprattutto quando le combinazioni fra i vari indici saranno favorevoli, ma le trasformazioni climatiche su larga scala sono sicuramente assai più lente per cui, se continuerà, come sembra, il trend di cicli solari deboli, forse si potrà forse parlare di possibile evidente raffreddamento non prima di 10-20 anni. Questo perché il calore accumulato dagli oceani negli ultimi 20 anni è senza dubbio importante e prima che venga dissipato del tutto ci vorrà del tempo. Non ci spaventiamo poi circa l’eventualità che il sole si spenga; anche questo è senz’altro un termine che fa sensazione e attira il lettore. Anche se il minimo solare sarà importante e profondo rimarrà comunque sempre un magnetismo che consentirà alla nostra amata stella di sopravvivere. Del resto se non lo facesse non si avrà nemmeno più la possibilità di scrivere o di leggere le pagine di questo sito culturale e ambientale.

Alessio Genovese

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