TOSCANA: IL PROBLEMA SONO I CACCIATORI, NON I CINGHIALI

Di Gianni Marucelli

Caprioli

Caprioli

Nei giorni scorsi, sulla rivista “Natura e Società”, storico organo di informazione della Federazione Nazionale Pro Natura, è apparso un articolo dal significativo titolo “Cinghiali: una bulimia venatoria”, firmato dal Presidente della stessa Federazione nonché responsabile del settore Fauna e Caccia, professor Mauro Furlani.

Furlani affronta, in modo dettagliato e quanto mai informato, la questione posta dall’entrata in vigore della nuova Legge regionale toscana sul controllo degli ungulati (cervi, mufloni, daini, ma soprattutto caprioli e cinghiali), che prende il nome dal suo primo proponente, l’Assessore regionale all’Agricoltura e Foreste Mauro Remaschi. Questo provvedimento è guardato con interesse anche da altre Regioni italiane, per le quali potrebbe divenire un modello da seguire: perciò la sua valenza va ben oltre i confini della Toscana.

capriolo-caccia-121508-660x368Abbiamo già affrontato in precedenti articoli l’argomento; qui ricordiamo succintamente quali sono le principali novità che la Legge introduce.

Per un orizzonte temporale di tre anni, la caccia agli ungulati è estesa praticamente a tutto il territorio regionale, parchi e zone protette incluse, per l’intero anno solare, in modo da ridurne drasticamente il numero. Cinghiali e affini, infatti, vengono ritenuti estremamente dannosi per le colture agricole, pericolosi quale causa di incidenti stradali, causa di rischio per la biodiversità nelle zone forestali. La legge affida a “cacciatori opportunamente formati”, il compito di farli fuori, in primis mediante appostamento fisso, ma anche mediante caccia itinerante coi cani.

Visto poi che le carcasse degli animali uccisi vanno utilizzate in modo razionale e rispettando le norme igieniche, si prevede la creazione di Centri di sosta muniti di frigoriferi in cui far confluire le prede e di Centri di macellazione specializzati, in cui le carni verranno predisposte per la vendita.

ritaglio-giornaleFurlani ricorda come il problema dell’eccesso di cinghiali sia dovuto all’azione delle associazioni venatorie che, fin dagli anni Sessanta, in presenza della quasi estinzione del Cinghiale maremmano, di piccole dimensioni e limitata fertilità, abbiano immesso nell’ambiente animali provenienti dall’Est europeo, ben più grossi e prolifici, pasturandoli nella stagione invernale quasi fossero domestici e infine incrociandoli con maiali:

Il 26 agosto un camionista e stato ferito sullautopalio da un colpo sparato da un cacciatore durante una battuta agli ungulati. Il cacciatore è stato individuato e... incredibile... è stata sospesa solo la licenza!

Il 26 agosto un camionista e stato ferito sullautopalio da un colpo sparato da un cacciatore durante una battuta agli ungulati. Il cacciatore è stato individuato e… incredibile… è stata sospesa solo la licenza!

“Massicciamente è avvenuto anche il foraggiamento con mais e altri alimenti sparsi nel terreno, oppure con coltivazioni a perdere, a compensazione dei periodi alimentari di maggiore carenza, così da mantenere alto il tasso di fertilità. Detto in termini più espliciti, si è quasi trattato di un allevamento di suidi all’aperto.”

Stabilite le responsabilità, molto precise, dell’attuale diffusione della specie – che possono essere estese anche al Capriolo – il Presidente di Pro Natura passa ad analizzare i rimedi proposti dalla Legge Remaschi, che risultano scientificamente inopportuni, anzi, controproducenti, sulla base di studi serissimi condotti sia in Europa che negli U.S.A. :

“Le squadre venatorie, sempre più arroganti, invadenti, hanno accresciuto il pericolo costante non solo per i partecipanti alle battute venatorie, ma anche per semplici fruitori degli ambienti

Muflone

Muflone

naturali. Già da anni è chiaro che il problema del cinghiale è stato alimentato dal mondo venatorio e da tutto quel sottobosco che ne ha tratto vantaggio. Problema che si sarebbe potuto controllare eliminando le immissioni selvagge, evitando che questa attività acquisisse un indotto economico di un certo rilievo. Non più una attività ludica, ancorché discutibile, ma una piccola economia, peraltro completamente sommersa. La stessa modalità con cui è impostata la caccia alla specie, in particolare la braccata, non solo è incapace di limitare la crescita della popolazione, ma al contrario contribuisce alla sua crescita. Vi sia stato un forte incremento della pressione venatoria.

Ciclista ferita da un cacciatore. Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/animali/14593-caccia-ciclista-lepre

Ciclista ferita da un cacciatore. Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/animali/14593-caccia-ciclista-lepre

L’apparente contraddizione risiede nella modalità con la quale agisce il prelievo nei confronti degli individui delle popolazioni, ben differente rispetto a come agirebbe la selezione naturale. Mentre la predazione si rivolge principalmente verso individui dalle classi giovanili della popolazione, la caccia agisce principalmente sulle classi adulte, inducendo quelle giovanili ad un rimpiazzo riproduttivo dei vuoti lasciati dagli adulti. In questo modo la produttività delle popolazioni tende ad incrementarsi. Questa selezione sulle classi adulte induce una destrutturazione dei gruppi sociali ed una anticipazione della fertilità femminile, talvolta anticipata al di sotto dell’anno di età. Che la caccia non sia in grado, per proprie dinamiche interne, a limitare la crescita delle popolazioni di cinghiali era già noto e ricercatori americani erano giunti a conclusioni analoghe. In un lavoro di Centner e Schuman (2014), http://link.springer.com/article/10.1007/s13280-014-0532-9, essi scrivono che se si vuole eliminare nello stato di New York maiali ferali – a cui lo studio era riferito – bisogna utilizzare professionisti pagati per questo, sottraendo questo compito dalle mani dei cacciatori. Al contrario, la Regione Toscana ha voluto consegnare la risoluzione del problema proprio ai principali responsabili del problema stesso, ai quali peraltro la Legge regionale consegna anche la possibilità di superare quel confine virtuale costituito dalle aree protette, estendendo in modo abnorme il periodo di caccia.

Si tratta di un atto di accusa che, come si nota, ben poco ha a che vedere con le ragioni, pur nobilissime, di solito citate dalle Associazioni più propriamente animaliste.

Cinghiali

Cinghiali

Qui si sottolinea l’incapacità e irrazionalità di una gestione venatoria il cui scopo sembra solo quello di accattivarsi le simpatie “politiche” di una fetta di elettorato che si riconosce nei desiderata delle associazioni dei cacciatori e di quelle degli agricoltori – questi ultimi, ovviamente, sensibili al danneggiamento delle proprie coltivazioni, soprattutto se di pregio (vigneti d.o.c. ecc.), pur in presenza di consistenti rimborsi da parte della Regione.

Tanto più, continuiamo noi, se la scadenza che la Legge pone è irrealistica e del tutto incoerente con quello che appare il suo vero obiettivo: creare una filiera di produzione alimentare basata su: uccisione degli animali – conservazione per brevi periodi delle carcasse nei Centri di Sosta – conferimento delle carni a Macelli specializzati (uno solo ne è stato aperto, a San Miniato di Pisa), vendita del prodotto d.o.p. a ristoranti, strutture alberghiere ecc.

Dove poi vadano a finire i ricavi economici dell’operazione (oltre che ai Macelli stessi) non viene specificato, o almeno noi non lo abbiamo letto…

Dunque, se si apre una filiera di tal genere, è ovvio che la “materia prima” (gli ungulati) dovrà sempre essere disponibile, ed in abbondanza, per rispondere alle esigenze del mercato. Oltre a quelle – chiamiamole “sportive” – dei seguaci di Diana.

Di conseguenza, dato anche il fatto che – in barba a qualsiasi normativa – i cacciatori di ungulati stanno continuando la pratica della pasturazione, il problema, come afferma Furlani, è irrisolvibile se non la si sottrae a chi, sull’esistenza di tale problema, fonda la propria ragione di essere.

E chi ama passeggiare e fare escursioni tutto l'anno dovrà portare il giubbetto antiproiettile dato che, grazie alla legge Remaschi, i cacciatori possono sparare tutto l'anno e ovunque, anche nelle aree tutelate e nelle proprietà private?

E chi ama passeggiare e fare escursioni tutto l’anno dovrà portare il giubbetto antiproiettile dato che, grazie alla legge Remaschi, i cacciatori possono sparare tutto l’anno e ovunque, anche nelle aree tutelate e nelle proprietà private?

Di passaggio, dobbiamo infine ricordare al lettore come chi scrive abbia a suo tempo inviato, a nome di Pro Natura Toscana, una lettera in cui si prendevano in esame tutte le contraddizioni delle Legge ai Consiglieri della Regione Toscana, che hanno dato il loro assenso all’approvazione del provvedimento.

Non abbiamo mai ricevuto uno straccio di risposta.

Scarsa competenza, difetto di sensibilità o che altro?

Chissà. E, intanto, si continua a sparare…

 

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2 risposte a TOSCANA: IL PROBLEMA SONO I CACCIATORI, NON I CINGHIALI

  1. pirro oppezzi dice:

    a Genova i cinghiali circolano in abbondanza sui letti dei torrenti limitrofi alle case e spesso se ne incontrano per le strade. Guai a chi li guarda di storto, viene linciato dalle associazioni ambientaliste, oltre che processato e multato.

    • Gianni Marucelli dice:

      Francamente non conosco la situazione in Liguria; comunque, in tutta Italia, l’attuale eccessivo numero di cinghiali si deve unicamente alle immissioni massicce (che peraltro continuano!) effettuate da mezzo secolo dalle associazioni venatorie. Se c’è qualcuno da guardare storto, pertanto, sono proprio i cacciatori di cinghiali…

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