Lazio – Un gioiello nell’antica terra dei sabini: l’Abbazia di Farfa

Di Alberto Pestelli

Quando diamo incarico alla casualità di cercare per noi dei bei posti da visitare non rimaniamo mai delusi

Abbazia di Farfa - © Alberto Pestelli 2005

Abbazia di Farfa – © Alberto Pestelli 2005

Come sempre, ogni volta che percorriamo senza meta le strade del nostro bel paese, accade di ritrovarsi immersi in un mondo, piccolo o grande che sia, che possiede quel fascino che ammalia e addolcisce al tempo stesso le nostre sensazioni. E così è stato quando il caso ha voluto farci arrivare alle porte dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Farfa.

Quest’abbazia si trova nella terra degli antichi sabini nel territorio di Fara in Sabina comune della provincia di Rieti nel Lazio. La più probabile data della sua fondazione si è fermata attorno al VI secolo dopo Cristo (forse nel 554 d.C.), ma fu nel VII secolo che fu posta la prima pietra vera e propria per l’edificazione dell’abbazia che divenne, in poco tempo, dopo varie vicissitudini, un centro economicamente importantissimo. Nel primo periodo fu sotto la protezione del duca di Spoleto. Infatti Farfa non era sotto il diretto controllo del Papa ma era una abbazia imperiale. Nel periodo del regno del franco Carlo Magno, il complesso benedettino, oltre ad essere ampliato con nuovi edifici, conobbe il massimo splendore e potenza. Importanza che, con il passare dei secoli, si è affievolito fino a perdere quasi completamente d’importanza nei nostri tempi. Nel 1928 fu considerato monumento nazionale.

Non parlare della storia di Farfa, per me, che amo la “STORIA” più di ogni altra materia, è un grande sforzo. Tuttavia non è possibile in questo contesto per ragioni di spazio. Per questo motivo invito il lettore, spinto dalla curiosità e dalla voglia di conoscenza, di visitare il sito internet dell’abbazia di Farfa (www.abbaziadifarfa.it).

Ma vediamo la struttura architettonica dell’abbazia. La guida che ci ha condotto in lungo e in largo per il luogo di preghiera, ci ha fatto notare la presenza di elementi dell’architettura carolingia che pare che siano uniche in tutta Italia e visibili nel campanile e nel muro alla sua base.

La chiesa dell’abbazia ha una pianta a croce latina a tre navate. Sopra il portale è visibile una lunetta affrescata. Il dipinto rappresenta la Madonna col Bambino che viene incoronata da due angeli con San Benedetto e Santa Scolastica. L’interno, che è stato ristrutturato più volte nell’arco dei secoli, è in stile barocco. Nella controfacciata c’è l’affresco che rappresenta il Giudizio Universale dipinto dal Barendsz attorno al 1560-61. Dirigendoci verso l’abside di struttura poligonale, sopra l’altare maggiore c’è il ciborio che presenta sulla cuspide un bassorilievo. Esso raffigura l’Assunzione di Maria.

Proseguendo la visita entriamo nel chiostro dove sono esposti numerosi reperti di origine medievale. Un pezzo importante è una lapide rinvenuta nel 1959 nella chiesa ed è relativa all’abate Sicardo vissuto nel IX secolo. Nell’abbazia esiste la biblioteca statale che raccoglie numerosi tomi, manoscritti e codici.

Uscendo dal corpus religioso è possibile passeggiare nel piccolo Borgo di Farfa – abitato da una ventina di persone – dove sono presenti negozietti che offrono prodotti dell’artigianato locale e prodotti gastronomici tipici e il famoso olio della sabina.

Una visita alla farmacia-erboristeria dell’abbazia è d’obbligo. Si trovano piccoli e grandi rimedi adatti a diverse patologie semplici e un ottimo amaro tonico digestivo, preparato dai frati benedettini di Farfa.

Vale la pena fare una cinquantina di chilometri fuori le porte di Roma per visitare luoghi nascosti e poco conosciuti al turismo tradizionale. Per tradizionale intendo le visite nei soliti posti scontati e pubblicizzati. Esistono anche queste realtà e, al di là dell’aspetto religioso che è un faro che attrae il credente alla ricerca di serenità e pace, anche una visita laica porta ad arricchire il visitatore amante della storia, dell’architettura e dell’arte della nostra Italia. Ed è molto più bello se le scopriamo per caso…

Galleria fotografica di Alberto Pestelli © 2005

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