Le passioni colorano la vita… Andy Warhol

di Maria Iorillo

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Nella società attuale, siamo sempre più impegnati, affannati, distratti, concentrati su problemi apparentemente importanti. La mancanza di passioni e interessi, la distanza da quello che realmente vorremmo essere e fare, ci intrappolano in esistenze grigie, senza vivacità, e la quotidianità e la ripetitività diventano talmente opprimenti da condurci alla tristezza e alla depressione. Ma accade, per un qualsiasi motivo, che il nostro “io” si ribella e l’intero sistema delle nostre abitudini si infrange, e allora ciò che stava nascosto dentro di noi può trovare la forza per venire alla luce. E le passioni, gli interessi che fanno parte della nostra vita fin da quando eravamo bambini, le “costanti latenti” della nostra vita, possono salvarci da questo status che ci rende inquieti e insoddisfatti. La vita è un percorso che si rinnova, un viaggio in cui non bisogna mai abbandonare i remi, perché qualche volta succede che dobbiamo inevitabilmente mettere in discussione tutto, ridefinire la meta e utilizzare quelle costanti che possono aiutarci a stare meglio, a raggiungere i nostri obiettivi in maniera meno faticosa, più costruttiva e gioiosa, direi. Ed è quello che mi è successo anni fa. Per uscire dall’appiattimento e dalla tristezza in cui ero caduta, ho cercato quelle passioni che potevano in un certo modo dare un tono diverso al mio viaggio. Solo che ne ho trovate tante di costanti, e ora non mi basta il tempo per praticarle tutte insieme e devo dare delle priorità e/o alternarle. La scrittura, la lettura, lo studio della lingua inglese, l’informatica, i piccoli e grandi viaggi, l’arte, la voglia di prendere la macchina e andare anche senza meta, le passeggiate nella natura. E ricomincia, così, un modo diverso di continuare a costruire noi stessi. Riprendiamo il viaggio, remando con grinta… perché il tempo s-corre.

Ma, ora, parliamo di una di queste mie passioni, l’arte e precisamente la pittura. Non amo disegnare, o meglio sono una schiappa nel disegno (come dicono i miei “simpatici” alunni), ma ammiro chi lo fa e bene e chi sperimenta nuove tecniche e riesce a stupire. E vado per mostre, studio, mi informo, e oltre che ritrovare pittori già noti ma solo sommariamente, ne scopro di nuovi. Lo scorso febbraio, mia figlia visitò la mostra di Andy Warhol a Milano. Andy Warhol, e chi è? Mi chiesi. Una ricerca su Internet per riconoscerne qualche opera e per risvegliare in me la curiosità verso quest’arte nuova, stravagante direi. Ed entro nella vita dell’artista, per capire come il suo vissuto abbia influenzato la sua creatività, perché è così che la mia passione vuole sentirsi appagata. E, finalmente, nei giorni scorsi ho toccato con gli occhi le opere di Warhol esposte a una mostra temporanea al palazzo Cipolla di Roma. Ed è stato un viaggio interessante e affascinante che ha sicuramente spezzato qualcosa ritenuto inviolabile, è stato un superare la superficie dell’immagine e dei colori e andare a scoprire un’ arte dettata da una filosofia e da canoni nuovi.

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La mostra di Andy Warhol stupisce, infatti, perché rompe ogni legame con l’arte tradizionale e affascina perché conferma come non ci sia mai fine alla creatività e alla ricerca e sperimentazione di tecniche nuove per rappresentare la realtà. Addirittura, questa la devo raccontare perdonatemi, Warhol ha creato dei dipinti dove il colore ha assunto degli effetti speciali grazie a gocce di urina spruzzate dallo stesso pittore. Schizzi “strampalati” ma dai risultati stupefacenti.

Warhol ha utilizzato soprattutto la serigrafia. Ma cos’è la serigrafia? E qui è scattata un’altra ricerca personale. La serigrafia è una tecnica di stampa che utilizza una matrice di tessuto, come seta o nylon. Il tessuto può essere stampato in numerose copie. La stampa si ottiene facendo passare il colore attraverso i fori della sottile garza di seta o nylon che costituisce la matrice. Oggi la fase iniziale può essere ottenuta con un procedimento fotografico che semplifica notevolmente il lavoro del disegnatore ed accelera notevolmente i tempi di lavorazione. Un po’ difficile da capire e da spiegare, per me. Comunque, gran parte del lavoro di Warhol è composto da serigrafie, diversamente colorate, su personaggi famosi e oggetti della vita quotidiana. La sua arte comunica, con la riproduzione all’infinito delle stesse figure, le caratteristiche fredde, senza spessore, di una società, quella moderna, basata molto sull’immagine e sull’apparenza, sul consumismo.

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Ma chi era Andy Warhol e come è diventato un’icona dell’arte degli ultimi 50 anni? Andy Warhol, figlio di immigrati europei, visse a Pittsburgh in un quartiere povero. Andy era intelligente e creativo, ma soffriva di un disturbo nervoso, “il ballo di San Vito”, che spesso lo costringeva a stare in casa, e, durante questi lunghi periodi, ascoltava la radio e raccoglieva le immagini delle star del cinema intorno al suo letto. Ma la sua condizione lo portava ad avere problemi di bassa autostima e di disagio sociale. Quando aveva 14 anni, suo padre morì, lasciando una piccola eredità da utilizzare esclusivamente nell’istruzione più elevata per uno solo dei ragazzi, cioè Andy. Così egli si laureò e si specializzò in arte e disegno.

Dopo gli studi, scappò dalla povertà e oscurità trasferendosi a New York. Raggiunse subito il successo, prima come illustratore commerciale, poi con le sue immagini serigrafiche di Marilyn Monroe, delle famose lattine di zuppa, e di articoli sensazionali dati dai giornali. Diventò rapidamente un’icona della pop art, una calamita carismatica per bohemien di New York, e trovò così un posto nei circoli dell’alta società, portando stili e soggetti popolari nei salotti esclusivi, erodendo i confini tra i mondi dell’arte superiore e la cultura popolare. Raggiunse, così, quello che era stato sempre il suo obiettivo: diventare famoso e ricco.

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Warhol credeva che l’arte potesse essere sviluppata dagli oggetti che ci circondano e la sua capacità fu di sbarazzarsi della differenza tra arti commerciali e belle arti. Le scatole Brillo, per esempio, sono sculture in legno difficili da distinguere dagli originali di cartone. Queste “brillo boxes” sovvertono la distinzione tra oggetti banali della vita quotidiana e “oggetti artistici” in un museo. Tutto può essere presentato come un’opera d’arte. Ma ciò non significa che qualsiasi cosa può produrre un’esperienza estetica soddisfacente. Un lavoro può essere un’ importante conquista artistica senza essere un importante risultato estetico.

Anche se Warhol avrebbe continuato a creare dipinti ad intermittenza tutta la sua carriera, nel 1965 si concentrò sulla produzione di film sperimentali che solo recentemente hanno attirato maggiore interesse, e per questo, solo ora, Warhol viene considerato uno dei registi più importanti del periodo.

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I critici hanno sempre visto la carriera di Warhol andare in declino dal 1968, dopo essere stato sparato da un’artista femminista radicale, in una delle sue “factory” (così si chiamavano i suoi laboratori artistici). Da allora, qualcosa cambiò e le sue apparizioni pubbliche diminuirono. Andy Warhol, che per lavoro frequentò Napoli intorno agli anni Ottanta, produsse alcune opere notevoli ispirate alla città partenopea. Una delle più emozionanti è la riproduzione della prima pagina del quotidiano «Il Mattino» che, all’indomani del terremoto del 23 novembre 1980, titolò «Fate presto». Un’altra famosa opera “napoletana” di Warhol è la serie «Vesuvius», che è una rivisitazione “pop” di uno dei simboli più noti di Napoli.

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Andy Warhol morì a New York il 22 febbraio 1987, dopo un collasso a seguito di un semplice intervento chirurgico alla cistifellea, e dopo aver presentato a Milano la sua ultima opera “Last Supper”, ispirata all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Amante degli impressionisti, questo percorso mi ha costretta, attraverso un certo disorientamento e disagio provati inizialmente, in riflessioni rivalutative del concetto di arte. In conclusione, Andy Warhol e la sua pop art mi sono piaciuti, perché hanno ampliato le mie conoscenze e mi hanno trovata pronta ad accogliere ed apprezzare forme diverse di creatività, seppure bizzarre.

© copyright Maria Iorillo 2014

 

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Fonte delle fotografie

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