Firenze, piazza dei Ciompi ritornata agli anni cinquanta

di Paola Capitani  

Firenze - Piazza dei Ciompi, la loggia del Pesce

Firenze – Piazza dei Ciompi, la loggia del Pesce

Un incanto ritrovare piazza dei Ciompi come la ricordavo negli anni Cinquanta. Giocavamo a pallone e ad acchiappino con gli amici del quartiere, dove si scambiavano figurine e si giocava a tappini, quelli di ferro delle bottiglie di aranciata e gazzosa che avevano le immagini dei ciclisti e dei calciatori. Oppure si giocava con le figurine degli album e le biglie di vetro, anche perché non c’erano auto che passavano nelle strade a parte il carro di una nota marca di birra tirato da una coppia di massicci aviglianesi.

Una piazza dove troneggiava e troneggia un pino che dava ombra nei pomeriggi caldi d’estate e la fontana dove andavamo a bere, accaldati e sudati, tra un gioco e l’altro o che usavamo come idrante per annaffiare chi passava vicino alla fontana.

Non c’era ancora la Loggia del Pesce trasportata dal Mercato Vecchio solo nel 1955 consentendo di stare all’ombra nelle giornate torride d’estate.

Poi nella piazza trovarono alloggio i barroccini degli ortolani e dei contadini che legavano gli asini al così detto palazzo del Boia in via Buonarroti di fronte a Palazzo Gerini, sede del Centro Didattico Nazionale di Studi e Documentazione oggi Biblioteca di Documentazione Pedagogica.

La piazza ha poi accolto i barroccini degli antiquari che avevano preso il posto dei contadini trasferiti nella attuale Piazza Ghiberti, mercato di Sant’Ambrogio.

Con l’alluvione del 1966 i barroccini furono portati via dalle acque dell’Arno e dopo poco fu iniziata la costruzione dei padiglioni che hanno accolto fino a pochi giorni fa il Mercato delle Pulci, che durante l’ultima domenica del mese si animava nelle vie circostanti.

Un colorito ambiente che ha caratterizzato la zona e dato una connotazione al quartiere dove la piazza era un insieme di botteghe e di negozi dal macellaio ai formaggi, dai casalinghi alla rammendatrice, dal fornaio all’ortolana, dal trippaio al pollaiolo, una sequenza di botteghe che interagivano non solo commercialmente ma anche per una calorosa convivenza quotidiana che creava una trama e un ordito di chiacchiere e racconti, di solidarietà e condivisione.

Oggi la piazza rivive con la sobrietà di allora e il ricordo di chi ha vissuto quegli spazi e quella piazza ha fatto ritrovare emozioni apparentemente dimenticate.

Uno spazio da conservare come immagine di un quartiere storico che ha dato ai suoi abitanti spaccati di particolare intensità.

La loggia del Pesce in una foto scattata prima del 1880

La loggia del Pesce in una foto scattata prima del 1880

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