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L’archeologo innamorato – “Disperato erotico stomp”

DiAmerigo Cherici

Feb 23, 2022

Racconto di Amerigo Cherici pubblicato su ebook per L’Italia, l’Uomo, l’Ambiente & Il Salotto il 23 febbraio 2022

Da tempo Piercarlo Calandrini sentiva il bisogno di farsi la ragazza. Era un giovane archeologo in forza come ricercatore all’Ateneo di***, dove aveva impegnato per anni la sua esuberanza giovanile negli studi storici e letterari e nelle attività di scavo e ricerca. L’entusiasmo per il lavoro che si era scelto non gli aveva lasciato il tempo per sviluppare le competenze indispensabili in una materia quale la conquista amorosa, che lui aveva relegato nelle retrovie dei suoi interessi fin dai tempi del liceo. Essendo gli anni Sessanta e la loro rivoluzione sessuale passati da un pezzo, lui era ovviamente una mosca bianca: la ricerca archeologica è molto faticosa, comporta le sofferenze del caldo e del freddo e impone la promiscuità con polvere e fango, per cui in generale gli addetti non disdegnano, come in qualsiasi altro ambiente, di rinfrancare lo spirito con promiscuità più gratificanti. Ora, neolaureato e passabilmente certo delle prospettive di carriera, gli ormoni reclamavano anche per lui la loro parte d’attenzione con una pressione sempre più insistente e indiscreta. Tuttavia, appartenendo a una famiglia di rigidi principi religiosi nella quale non erano ammessi i rapporti extramatrimoniali, e non avendo mai frequentato compagnie che s’interessassero d’altro che non riguardasse lo studio e l’archeologia, non sapeva nemmeno da quale parte cominciare. Certo, la materia prima era tutt’altro che scarsa, fra studentesse, colleghe d’istituto, sentiva dire anche delle professoresse…Ma tutto era così incerto, così sfuggente, così poco verificabile nei fatti per uno che da certi fatti era da sempre cronicamente emarginato.

Insomma, era quel che si dice un imbranato, che non sapeva mai che fare. Se una sconosciuta lo guardava, distoglieva vergognoso lo sguardo. Se gli presentavano una ragazza, si bloccava prima della soglia della conversazione. Se malgrado tutto riusciva a spiccicare due parole, non richiedeva il numero telefonico. E se si ricordava di chiederlo, poi non trovava il coraggio di farne l’uso per cui era stato chiesto.

Gli venne in soccorso la sua formazione scientifica: analizzò freddamente la situazione, e decise che la prima cosa da farsi era contattare persone già esperte della materia. Invitò per un caffè un amico d’infanzia, Armando Borghetti. Non lo vedeva dai tempi del liceo ma era noto, nel piccolo ambiente di provincia, per essere un formidabile tombeur de femmes. Questi, un po’ stupito di tanto ritardo nel prossimo in una materia dove lui stesso era stato invece tanto precoce, gli disse di non farsi particolari problemi:

 “Se incontri una ragazza che ti piace – gli disse – basta che tu le parli semplicemente e se l’attrazione è reciproca le cose andranno avanti da sé”.

Fai presto a dire, il punto è proprio questo: di cosa devo parlare?”

 “Non devi preoccupartene: se una donna ci vuole stare – sentenziò l’Armando con il cinismo di chi la sa lunga – qualsiasi argomento è buono”.

Tutto qui? Piercarlo si congedò nient’affatto convinto. La sua forma mentis di ricercatore scientifico rigoroso lo assillò immediatamente con aporie mica da poco: innanzitutto, è sufficiente che una ragazza piaccia a prima vista, per essere autorizzati a fare delle avances? E poi, ogni individuo fa storia a sé: come può essere che un argomento è buono per chiunque?

Questi dubbi stimolarono in lui l’esigenza di un approfondimento delle fonti che presiedono ai rapporti fra i due sessi. Da bravo cittadino, non potè che iniziare dalla Costituzione, per controllare se dallo studio dei tempi del liceo, certo scrupoloso ma intenzionato con serietà alla propria formazione civica, non gli fosse sfuggito qualcosa su quel tema ormai così prioritario. Si mise perciò a compulsare la Carta nella speranza di trovare qualcosa che in precedenza gli fosse sfuggito perché fuori della sfera dei suoi interessi: qualcosa, insomma, che si riferisse all’amore, ai diritti e doveri dell’amore, ai rapporti sesso-istituzioni, all’ordinamento dei comportamenti in materia di sesso con particolare riguardo al rapporto carnale fra due (o più!?) persone.

Come temeva, non trovò nulla oltre quello che già sapeva: i principi generali della pari opportunità e di non discriminazione di genere. Dovette prendere coscienza del fatto che la Costituzione italiana nulla dice sul diritto a fare all’amore (intanto i suoi ormoni non cessavano di tormentarlo), e nemmeno su una sua conseguenza, la felicità, concetto posto a base della costituzione americana ma assente in quella italiana. Veramente, pensò, la Carta non dice nemmeno che lo siano mangiare e bere, ma questi sono diritti impliciti nei grandi principi della prima parte. Il diritto al lavoro, senza dubbio, incorpora il diritto a mangiare, bere, dormire, essere curati e all’esercizio di tutte e funzioni fisiologiche essenziali e necessarie a una sopravvivenza dignitosa. Fare all’amore, invece, non è essenziale alla sopravvivenza propria ma solo alla sopravvivenza della specie, dunque è un bisogno speciale per cui non si pone né politicamente né costituzionalmente la questione dell’equità distributiva. Il famoso aforisma di Karl Marx, “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”, tormentone declinato in mille modi nei programmi politici degli ultimi centocinquant’anni, decisamente non è pensato per il sesso. Del resto, lo stesso Marx, in queste faccende, provvedeva personalmente, riconoscendo alla materia una riserva di individualismo necessaria, in quanto non convertibile, a pena di reato, in azione di massa. La Costituzione, concludeva con sintesi da par suo il giovane archeologo, non riconosce il fare all’amore né come diritto né come dovere, né precostituisce alcuna condizione perché questo bisogno naturale sia soddisfatto per tutti quelli che lo sentano insoddisfatto.

La Costituzione, chiosò con amara ironia, non tiene conto del fatto che, lasciando l’accoppiamento alla pura casualità, in linea teorica potrebbe avvenire che nessun incontro vada a buon fine e pertanto non ci sarebbe più alcun bisogno né delle costituzioni né delle leggi che ne conseguono.

 “L’unico principio, peraltro non scritto, è: se hai voglia, prova: se va bene, bene, se no, te la tieni. Sono cazzi tuoi” pensava fra sé, da ragazzo intelligente, mentre da un po’ di tempo aveva cominciato a inserire qualche accenno di turpiloquio nei suoi discorsi e pensieri “e non sono previsti aiuti istituzionali. Per giunta, dopo la legge Merlin, non c’è neppure il rimedio del sesso “di stato” a pagamento. Lo Stato è asessuato, la Costituzione è asessuata. Le leggi sono asessuate, il sesso appare solo indirettamente, nelle sue conseguenze civili o penali. La ricerca deve pertanto essere allargata, ma in quale campo? Ne parlerò in istituto”.

Facendo appello a tutto il suo coraggio, andò dalla sua direttrice di dipartimento e, non senza incespicare continuamente sulle parole, le espose il suo caso. La direttrice, donna ricca di senso dell’umorismo, colse il lato divertente di quel tormentoso problema, così poco protocollare, e decise di assecondare il giovane collaboratore. Da scienziata provetta seppe sviscerare la questione in tutte le sue sfaccettature e, con senso pratico, valutò in che modo l’Istituto avrebbe potuto essere coinvolto. Dopo averci pensato un po’ su, stabilì che l’iniziativa dovesse prendere il via dall’istituzione di una Commissione interna, con lo scopo di “definire in via preliminare un quadro di riferimento generale per i comportamenti amorosi”. La Commissione fu formata nel giro di un mese e si riunì varie volte nei successivi tre mesi con il coordinamento di Piercarlo. Dopo lunghe discussioni e diverse consultazioni, la Commissione stabilì quanto segue:

L’accoppiamento fra individui diversi, non necessariamente di diverso sesso, è una funzione fisiologica ad alta componente ludica, il cui espletamento può avvenire sia per consenso fra due, in questo caso talvolta anche per fini procreativi, o anche più soggetti, sia per costrizione di uno o più soggetti da parte di altro o altri soggetti. Mentre nel secondo caso lo scopo è raggiunto con un solo mezzo, la violenza, nel primo lo scopo è raggiunto attraverso comportamenti appropriati consapevoli e/o fortunosi, mettendo in campo più o meno abilmente le arti della seduzione. Degli esiti di questi comportamenti rimane traccia cospicua nei mezzi di comunicazione che fin dalla notte dei tempi sono stati adoperati per l’amore: la letteratura e le arti visive. La letteratura, nelle sue varie forme di prosa, poesia, manualistica, saggistica, ha svolto la funzione di narrazione, rappresentazione e modello di comportamento fisico e educazione sentimentale; le arti visive sono state, invece, pura rappresentazione e modello di atteggiamento dei corpi fino a quando non sono entrati in campo, con estensione anche al sentimento e a una più ampia espressione dei comportamenti fisici, il cinema, il fotoromanzo, il fumetto e i siti porno sul web. Va notato, comunque, che questi ultimi hanno riconoscibilissimi progenitori in opere figurative dell’antichità. Da questa produzione culturale o sottoculturale emerge una molteplicità di modelli per l’avvio e la conduzione del rapporto amoroso, dal Cantico dei Cantici al ratto delle Sabine alla poesia trobadorica al Dolce Stil Novo al Romanticismo ai film rom-com ai film esplicitamente pornografici. È pertanto possibile, e auspicabile, l’elaborazione di linee guida di sintesi che, attraverso un’analisi critica dei modelli strategici e tattici in materia erotica adoperati nella storia con i vari media, fornisca criteri e indirizzi di conquista amorosa congruenti con l’età contemporanea, nel rispetto del patrimonio paesaggistico e storico-monumentale del Paese e secondo i principi di sussidiarietà e sostenibilità dello sviluppo”.

Appena stampato e fascicolato un congruo numero di copie da mandare ai vari uffici, firmate da lui stesso come coordinatore e sottoscritto da tutti i Commissari, il giovane ricercatore si premurò di consegnarne personalmente alla direttrice un esemplare rilegato con dedica. Mentre era seduto davanti alla scrivania, osservando uno scrupoloso e trepidante silenzio in attesa che la sua superiora terminasse la lettura, non riusciva a distogliere il pensiero da un passaggio della nota che gli metteva il sangue in subbuglio: l’accenno relativo alle opere figurative dell’antichità. Certo le aveva già incontrate in passato nei programmi di studio, ma aveva dato loro un’attenzione solo marginale perché non rilevanti ai fini di interrogazioni ed esami; tuttavia ora, sotto la spinta delle sue nuove intime urgenze, ne aveva scoperto la carica erotica capace di turbare in profondità il suo animo e di tenere selvaggiamente all’erta i suoi spiriti animali. Lo sconvolgeva particolarmente, tanto da sognarselo anche di notte, il gruppo scultoreo in marmo del Dio Pan con una capra, custodita nel Gabinetto Segreto del Museo archeologico di Napoli, proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano. Aveva perfino speso un fine settimana in un viaggio a Napoli per vederlo di persona, col solo risultato di aumentare il suo tormento. Effetto non minore su di lui avevano i bassorilievi del Tempio del Sole di Konark in India, del XIII secolo, con quella gamma inesauribile di pose sensuali di esseri umani e divinità in fase di accoppiamento, in gran parte mutuati dal Kama Sutra. Né mancava di incrementare un rilascio fluviale di endorfine il Ratto di Proserpina, il gruppo scultoreo che Gian Lorenzo Bernini eseguì a Roma nel 1621 ispiratogli da un episodio delle Metamorfosi di Ovidio; soprattutto sentiva, quasi fosse la sua, quella mano di Plutone che, nei pressi dei più ambiti tesori femminili, deforma lievemente le morbide carni della fanciulla che sta ghermendo. Nella formazione del suo nuovo immaginario facevano poi capolino anche opere moderne, fra cui si insinuava con petulante insistenza la suggestione di un’opera inusuale, The great wall of vagina, il muro composto da 400 calchi in gesso di diverse vagine da Jamie McCartney, elaborato a Londra nel 2012. Con riguardo a quest’opera, la conoscenza della forma mentis scientifica del giovane archeologo ci rende lecito immaginare che egli possa aver concepito, certo senza osare ammetterlo chiaramente con sé stesso, il proposito di verificare se il primo reperto naturale che fosse riuscito a conquistare trovasse un tipo uguale o simile nel campionario assemblato dall’artista inglese, o se gli fosse toccato in sorte un soggetto assolutamente originale. E, proseguendo nel nostro gioco di immaginazione, che non dà certezze ma appartiene certamente al campo delle possibilità, potremmo attribuire al giovanotto il pensiero di un viaggio in Inghilterra per incontrare l’artista e scambiarsi opinioni su quell’oggetto del desiderio che li aveva accomunati in maniera così singolare… [continua sull’ebook liberamente scaricabile su questo sito]

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