• Mer. Dic 8th, 2021

Una pieve straordinaria sui colli della Valle del Serchio, non lontano da Lucca, propone straordinarie opere medioevali testimonianza di arte e storia.

 

 

Pieve di Brancoli, chiesa parrocchiale – pieve di San Giorgio, secolo XI,  abside (2020)

1889, ottobre. Margaret Stokes, grande storica dell’arte, scrittrice e fotografa irlandese è a Lucca, importante tappa nel suo viaggio sugli Appennini alla ricerca delle tracce dei santi irlandesi in Italia. Dall’Albergo dell’Universo scrive a una sua amica – o amico -, “H.”, raccontando la prima escursione, svolta il giorno precedente, alla ricerca delle chiese fondate da San Frediano. Vediamo insieme il suo racconto.

   “La mattina, accompagnata da Miss Porter, abbiamo preso il treno a vapore delle 10.25 per Ponte a Moriano, bellissimo villaggio sulla strada per Bagni di Lucca, sulle rive del Serchio qui attraversato da uno splendido ponte. Partiamo a piedi per la chiesa qui fondata dal Santo, che ricorda il miracolo da lui eseguito in questi luoghi per deviare il Serchio. La chiesa è oggi chiamata Santa Maria a Sesto; in un atto ancora esistente, datato 29 agosto 806, Jacopo, Vescovo di Lucca, conferisce la chiesa a Agiprando. La parrocchia di Santa Maria a Sesto nel 1032 conta 310 abitanti.

 Nella chiesa non ho trovato molto che fosse interessante, eccetto una piccola abside circolare sul fronte est circondata da un folto gruppo di gelsi che mi hanno impedito di fare una fotografia e non avevo tempo di farne un disegno.  Ho fotografato la torre, e, ritornate a una piccola locanda a Ponte a Moriano, dopo aver goduto di un pranzo eccellente, siamo ripartite con una carrozza del posto, scomodissima, per risalire il monte verso San Giorgio in Brancoli.

  La strada sale sinuosa tra boschi di ulivi, gelsi, castagni, con gruppi di cipressi lungo le sommità dei colli fino a raggiungere la chiesa. Brancoli, antica Branculae, è sulla sommità dei colli che si alzano sulla riva sinistra del Serchio. Queste colline fanno parte dei versanti occidentali del Monte Pizzorne, da cui si può godere di una deliziosa vista della valle del Serchio e della piana a nord di Lucca, ricca di piantagioni, boschi di gelsi e di ulivi, vigne, separati da limpidi ruscelli che scorrono ai loro margini.

 La chiesa è più interessante di quella vista al mattino, e ho fatto due fotografie, la prima al campanile e alla facciata ovest, la seconda alla facciata est. All’interno c’è un pulpito straordinario, sollevato da colonne appoggiate su animali grotteschi: ma sta per arrivare un temporale, e siamo dovute andar via prima di poter fare un qualsiasi disegno…”

Pieve di Brancoli, chiesa parrocchiale – pieve di San Giorgio, secolo XI,  campanile (2020)

  È un caldo sabato del luglio 2020: con la mia auto, veicolo molto più comodo rispetto a quello utilizzato più di un secolo prima da Margaret Stokes, risalgo la strada che dalla valle del Serchio mi porta verso la pieve di San Giorgio in Brancoli. Avevo avuto notizia della chiesa leggendo l’affascinante libro della scrittrice irlandese, “Six months in the Apennines: or a pilgrimage in search of vestiges of the Irish Saints in Italy”, in cui racconta con gli occhi della studiosa e dell’artista un’infinità di luoghi del nostro territorio, e mi ero riproposto di andare a visitarne qualcuno. La curiosità era aumentata andando a esaminare il bellissimo sito internet della pieve di Brancoli, e non potevo non andare a vedere direttamente con i miei occhi quanto avevo esaminato.

 Arrivato, ammiro la facciata dell’edificio che manifesta intatta la sua antichità fornendo una percezione di forza e sicurezza, indispensabile per i numerosi viandanti e pellegrini che un tempo di qui passavano. L’imponente campanile romanico, posto davanti alla facciata, propone un’elegante successione di finestre su vari livelli, monofore in basso e bifore in alto. Le sue dimensioni e i dettagli architettonici sono evidente indice dell’importanza del luogo: le forme sono romaniche lombarde. Fu edificato nell’XI secolo ai tempi di Anselmo di Baggio, vescovo di Lucca e poi papa Alessandro II: di origine milanese, al tempo profondi erano i collegamenti tra Toscana e Lombardia. E sembra che l’attuale chiesa sia stata da lui consacrata nel 1062, quando era già papa da un anno conservando comunque il titolo di vescovo di Lucca.

 Per entrare ho appuntamento con Alessandro, esempio concreto delle straordinarie persone diffuse nel nostro territorio che curano e custodiscono i nostri infiniti beni diffusi per campagne e colline, mantenendoli e rendendoli visitabili. Ci incontriamo stando a distanza, dietro le nostre mascherine: la pandemia nell’estate ha finalmente concesso una tregua, permettendo anche gite e visite culturali, ma le precauzioni sono importanti e necessarie.

  Alessandro mi introduce nell’interno della chiesa, che mantiene in modo impressionante le sue linee medioevali.  La tradizione ne assegna la fondazione a San Frediano: di fatto non ci sono evidenze storiche o archeologiche che confermerebbero tale origine. Quello che possiamo dire è che probabilmente qui esisteva un antico tempio pagano dedicato ad Apollo, i cui sacerdoti venivano chiamati “Branchidei”.  È possibile che un edificio cristiano sia stato realizzato nella seconda metà del secolo IV o nel V, periodo di origine di moltissime comunità cristiane. Il primo documento che comunque attesta la presenza della chiesa di S. Giorgio di Brancoli è un atto del 767, un testamento in cui Ausolo, abitante di Brancoli, lascia in eredità alla chiesa una vigna. La dedicazione a San Giorgio, santo guerriero, apparirebbe eredità dei secoli longobardi. È stato ipotizzato che la chiesa sia divenuta “pieve” – con il diritto di celebrare battesimi – al termine del X secolo; la costruzione dell’edificio attuale, se consacrato da Alessandro II nel 1062, è comunque precedente all’avvento di Matilde di Canossa.

Pieve di Brancoli, chiesa parrocchiale – pieve di San Giorgio, interno, secolo XI (2020)

L’interno è uno scrigno di opere d’arte, in cui il pergamo splende come capolavoro. Non è chiara la sua attribuzione: potrebbe essere del maestro Biduino, esponente del romanico pisano e operante alla fine del XII secolo; altrimenti l’autore potrebbe essere stato il maestro comacino Guidetto da Como, che realizzò le colonne, gli archi, le figure, i bassorilievi della fantastica facciata della Cattedrale di San Martino a Lucca e, successivamente, anche le decorazioni di San Michele in Foro, altro grande capolavoro; e direi dobbiamo considerare anche l’attribuzione a Guido da Como, autore nel 1250 del maestoso pulpito di S. Bartolomeo in Pantano a Pistoia, che ha elementi simili.

Esamino con attenzione il pergamo.   I due leoni stilofori che sorreggono le colonne, uno in lotta col drago l’altro con un guerriero, sono di straordinaria fattura. In alto una figura umana tiene aperto un libro, in cui si può scorgere la scritta “Evangelica Lectio Fiat Peccatorum Remissio”. La tradizione vuole che il personaggio sia una rappresentazione di Matilde di Canossa: può riflettere una committenza del suo casato sulla costruzione della chiesa.  

 Altre figure popolano l’interno. Al centro dell’altare una figura stilizzata, “l’Orante”, guarda con due occhi stupefatti i fedeli. Il fonte battesimale, a immersione e di forma ottagonale, è decorato con figure umane e vegetali. Una terracotta invetriata del XV secolo della scuola di Andrea della Robbia, sulla navata destra per chi entra, rappresenta la lotta tra San Giorgio e il drago, liberando così la figlia del re di Selem, la città libica assediata dal mostro in questione.

Ambone/Pulpito, XII-XIII secolo, marmo scolpito, Pieve di Brancoli, chiesa parrocchiale – pieve di San Giorgio (2020)

Un grande crocefisso ligneo, attribuito al Berlinghieri, risale al XIII secolo: subì un’ignobile manomissione nel XIX secolo, in cui furono tagliate alcune parti per permetterne lo spostamento. Un affresco del XIV secolo, del pittore Lucchese Giuliano di Simone, è dedicato all’Annunciazione: i personaggi sono rappresentati con una grande intensità emotiva.

 Nel visitare la chiesa risalta anche ciò che non c’è più: l’acquasantiera di Raitus, importante testimonianza storica e artistica dell’XI secolo, è stata rubata negli anni 2000 e non più ritrovata. Per evidenziarne l’importanza l’opera conteneva un probabile ritratto del padre di Matilde di Canossa, il duca Bonifacio, e oscure figure umane e animali. È uno dei numerosi beni della nostra cultura purtroppo trafugati e dispersi, che lasciano vuoti incolmabili nel patrimonio.

 La visita è completata, saluto la mia guida Alessandro. Prima di ripartire faccio un giro intorno alla chiesa, vado a vedere il portale meridionale con la misteriosa figura del “Brancolino”, figura maschile che pare salutare il visitatore.

  Infine ammiro l’abside, con gli immancabili cipressi che fanno contorno ai nostri monumenti. È ora di andare, riprendo la strada per Firenze.    Per terminare desidero ringraziare l’Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni Culturali Ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Lucca e la Parrocchia di San Giorgio in Pieve di Brancoli per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione di queste immagini fotografiche.

testo e foto di Gabriele Antonacci

È vietato riutilizzare tutte le immagini riprodotte al di fuori della presente pubblicazione

 

Note bibliografiche & internet

  • Margaret Stokes, “Six months in the Apennines: or a pilgrimage in search of vestiges of the Irish Saints in Italy” London, 1892
  • Piergiorgio Romboli, “La pieve di San Giorgio in Brancoli”, Istituto Storico Lucchese, 2019
  • pievedibrancoli.it
  • Giuseppe Merzario, “I Maestri Comacini – Storia” vol. I, pagg. 187-198 edizioni Amiedi di Milano, 1893.
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