• Mer. Dic 8th, 2021

Il Grande Parco della Piana Fiorentina.

Di Gabriele Antonacci

La fattoria medicea

Natura, agricoltura, architettura e arte si fondono in modo esemplare nel parco Mediceo delle Cascine di Tavola dove, a un grande sforzo per il mantenimento della parte ambientale, si contrappone il disastro del complesso della Fattoria costruita da Lorenzo il Magnifico, diroccata in quindici anni di incuria e di abbandono. Il recente acquisto da parte di un privato pone le basi per un futuro recupero.

Chi viaggia sulla statale che collega Firenze a Pistoia non immagina che, nei pressi di Poggio a Caiano al di là dei cartelli che indicano il “Parco della Piana”, si nasconda una straordinaria zona naturale e storica: le Cascine di Tavola, tenuta agricola Medicea incastonata nell’angolo sud-ovest della piana fiorentina. Certamente non può avere idea di quale disastro culturale e paesaggistico si è consumato negli ultimi quindici anni, con la rovina degli edifici della Fattoria voluta da Lorenzo dei Medici e realizzata dal Sangallo, per secoli modello di esemplare sistema agricolo. Qui la terra è umida e fertile: lo spazio è una striscia di terra di circa 300 ettari tra Poggio a Caiano e Prato, prossima al corso del torrente Ombrone che si prepara a entrare in Arno. Area di consistente importanza naturalistica: è compresa nella “Rete Siti Natura 2000”, come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) in base alla Direttiva Europea Habitat 92/43/CE e come Zona di Protezione Speciale (ZPS) per l’avifauna secondo le normative della Direttiva Europea Uccelli 2009/147/CE.
Nel luogo scopriamo una grande ricchezza di biodiversità: nelle due aree boschive, il Bosco delle Pavoniere e il Bosco del Canale della Corsa, si trova quello che rimane dell’antica foresta planiziale in cui la Farnia domina con la sua imponenza. L’area, attraversata da numerosi canali, ospita molte esemplari di piante tipiche dell’ambiente fluviale e lacustre come salici e pioppi, e aree boschive con l’olmo, il sambuco, il frassino e un vasto sottobosco in cui sono presenti il luppolo, il leccio, l’alloro, il viburno e il ligustro. Tra le numerose specie animali rammento i tritoni punteggiati e crestati, aironi, taccole e ghiandaie, cervi volanti, pipistrelli e istrici.


Non possiamo sapere cosa abbia pensato esattamente Lorenzo il Magnifico quando entrò in possesso della vasta area paludosa nel 1470, già proprietà di illustri famiglie di Firenze quali gli Strozzi e i Rucellai e soggetta alle continue inondazioni dell’Ombrone: ma certo non mise tempo in mezzo, e per prima cosa dette avvio a un ampio programma di bonifica, comprensivo di un argine al torrente Ombrone e di un vasto sistema di canali di drenaggio realizzati tra il 1477 e il 1479.


Anni certo non facili per Lorenzo: nel 1478 i Pazzi attentarono alla sua vita e uccisero il fratello Giuliano, e i mesi dopo furono un susseguirsi di conflitti, che si conclusero nel 1480 con il consolidamento definitivo della sua signoria. Intorno al Magnifico si creò l’eccezionale gruppo di artisti e intellettuali che hanno fatto la storia del Rinascimento, irripetibile momento dell’arte italiana: per esempio, nel 1482 Botticelli dipinse la “Primavera” e nel 1485 la “Nascita di Venere”. È in questo periodo che Lorenzo incaricò Giuliano da Sangallo di costruire la Villa Medicea di Poggio a Caiano (detta anche Villa Ambra) e la corrispondente fattoria modello delle “Cascine di Tavola”. Tale complesso urbanistico-architettonico rappresentava la città rurale ideale ispirata dalle pagine del De Architectura di Vitruvio e al De Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti, pubblicato nel 1485 contestualmente al termine dei lavori dell’edificio delle Cascine di Tavola diretti dal Sangallo. Trattati affascinanti, dove accanto alle indicazioni puramente architettoniche si entrava nei dettagli delle attività umane esercitate negli edifici e di come essi debbano essere progettati per inserirsi alla perfezione nella natura e nel territorio. Così, oltre a trattare meteorologia, ergonomia, urbanistica, leggiamo ad esempio cosa prescrive Leon Battista Alberti sulle colombaie: “… Si collochi la colombaia presso l’acqua, bene in vista e in posizione non troppo elevata, di modo che i colombi stanchi del volo, ovvero quasi esercitandosi a volare e battendo le ali, si divertano a giungervi planando con le ali distese. Dicono alcuni che la colomba, allorché si procura nei campi il cibo per i piccoli, quanto più strada e fatica deve fare per tornare da loro, tanto più grossi li fa diventare; e ciò perché la lunga permanenza dei semi destinati ai figli nel gozzo della madre li rende mezzi cotti.

Per questa ragione raccomandano di costruire le colombaie in luoghi impervi; e stimano utile inoltre farle lontane dall’acqua, perché le zampe bagnate raffredderebbero le uova. Se a fianco della torre si rinchiuderà un gheppio, la colombaia sarà più sicura dagli attacchi degli sparvieri…”
In altre parole le costruzioni si inserivano nell’ambiente con una complessa strategia architettonica, la cui perfezione non è frutto solo del genio ma di una precisa tecnica e metodologia. L’edificio della fattoria di Tavola viene realizzato con un’armoniosa imponenza quattrocentesca: quattro torri definiscono gli angoli del vasto insieme di edifici costruiti con precisi obiettivi produttivi, circondati da un fossato e con al centro un ampio spazio quadrato e l’allevamento ittico. Gran parte del territorio veniva tenuto a pascolo, si doveva produrre il formaggio, anzi il “cacio” per Firenze e non importarlo più dalla Lombardia; e poi colture di tutti i tipi, e i vigneti con le viti allora “maritate” con gli aceri e gli olivi. Un tempo la coltivazione della vite non avveniva come oggi in modo specializzato, facendo arrampicare le piante sui fili tesi tra i paletti di sostegno (o direttamente sui paletti come avviene in alcune località del Chianti): la vite veniva abbinata a un albero, su cui si arrampicava e così avevamo contemporaneamente produzione di uva, legna e di cereali coltivati a terra tra i filari. In aggiunta la fattoria Medicea veniva dedicata a tutti gli allevamenti e culture specializzate possibili: dai conigli alle api, dai pesci pregiati ai bachi da seta.


Dopo Lorenzo il Magnifico, nel Cinquecento Francesco I implementò anche la produzione del riso: nella fascia occidentale della tenuta furono realizzate le risaie, e la cascina venne potenziata con un magazzino specifico e il “brillantatoio”.
Il luogo divenne, oltre che sede di produzione agricola specializzata, anche sede di attività di svago per la corte dei Medici, poi dei Lorena e successivamente anche dei Savoia quando Firenze divenne capitale.
Già nel 1487 la famosa Giraffa dei Medici, regalata dal Sultano d’Egitto al-Ashraf Qaitbay, fu probabilmente tenuta qui insieme a vari animali esotici quali il leone, il ghepardo e il cammello. I nobili non mancavano certo di andare a caccia nei due boschi, le Pavoniere e il bosco di Bonistallo, prossimo alla Villa del Poggio. Il divertimento più raffinato era la corsa dei daini neri inseguiti dai levrieri, eseguita su un lungo viale: spettacolo introdotto da Lorenzo il Magnifico, che aveva fatto importare i magnifici daini dalle Indie.


La tenuta venne utilizzata e valorizzata dai vari successori del Magnifico, in quanto la villa di Poggio a Caiano era divenuta la dimora estiva e la sede di feste e incontri, oltre che residenza di personaggi quali Bianca Cappello, prima amante e poi consorte di Francesco I, e della moglie di Cosimo III, Margherita d’Orleans.
Le proprietà poi passarono ai Lorena: in quegli anni il parco era dotato di canali navigabili, utilizzati sia per lo svago sia per la movimentazione dei prodotti, e vennero costruiti ulteriori edifici, quali la Rimessa delle Barche e la villa del Granduca Leopoldo. Nel 1833 venne realizzato dall’architetto Alessandro Manetti un ponte sospeso in acciaio sull’Ombrone, per collegare la tenuta al bosco di Bonistallo: voluto da Leopoldo II di Lorena, fu uno dei primi ponti sospesi realizzati in Italia, innovativo per tecnica e per materiali.
Nel XX secolo, dopo un decennio in cui le Cascine di Tavola furono proprietà dell’Opera Nazionale Combattenti, dal 1938 furono acquisite da privati; gli eventi successivi porteranno a progressivi danneggiamenti e demolizioni. Nel secondo conflitto mondiale il luogo fu preso dai Tedeschi, e pesantemente bombardato dagli Alleati, con conseguente distruzione del ponte del Manetti. Nel 1966 la grande alluvione uccise il bestiame, il territorio era stato coperto da 4 metri d’acqua. Dopo il 1980 solo una parte dell’area rimase di proprietà del Comune di Prato, che la destinò a parco pubblico curandone con impegno la manutenzione e lo sviluppo: importante è stato l’impegno dell’Università di Firenze, che sulle Cascine di Tavola ha svolto studi e progetti, fornendo un importante contributo per il loro recupero. Rilevanti sono stati gli interventi per la ricostruzione della Rimessa della Barche, oggi utilizzata come centro polifunzionale per le visite, e il ponte Manetti che è stato ricostruito e inaugurato nel 2019, oltre ad altri edifici e opere.
Nella zona ovest venne realizzato – dove un tempo erano ubicate le risaie – il Golf Club Le Pavoniere, campo da 18 buche la cui sede nel 1995 viene ubicata nella Villa del Granduca Leopoldo. Nell’area in direzione di Poggio a Caiano trova spazio un maneggio con più di 200 box, con piste e servizi. Nel 2021 il parco è stato anche oggetto di una vasta operazione di imboschimento, miglioramento ambientale, e di piantagione di alberature in casse di espansione da parte della Regione Toscana, per un importo non lontano da un milione di euro. Sempre nel 2021 sono state fatte anche delle prove per allagare i canali, facendoli tornare percorribili con le canoe: sfida difficile, l’acqua viene riassorbita dal terreno, ma il tutto è allo studio. Oggi Proloco Prato accoglie i visitatori presso la Rimessa delle Barche, edificio rinnovato e attrezzato.

Il Ponte Manetti
Ma, mentre la zona agricola e il parco delle Cascine di Tavola, pur in un dispersivo frazionamento, raggiungono comunque uno stato di valorizzazione territoriale, di utilità sociale e tutela della biodiversità, ben diversa purtroppo è oggi la destinazione dell’edificio principale delle Cascine di Tavola. All’inizio degli anni 2000 la Fattoria Medicea, allora in buone condizioni come risulta da documentazione fotografica disponibile in rete, fu acquisita da privati insieme ad alcuni terreni limitrofi.
L’obiettivo dell’operazione era quella di realizzare, negli storici edifici voluti da Lorenzo il Magnifico e realizzati da Giuliano da Sangallo, un residence di lusso, implementando una nuova destinazione di carattere “Ricettivo, Turistico-Alberghiero”. Il progressivo avanzamento dei lavori per la realizzazione di 109 alloggi di lusso che avrebbero snaturato la storia e l’assetto del complesso provocò un esposto da parte di Italia Nostra, e i conseguenti accertamenti della Procura ebbero come conseguenza, nell’estate del 2008, il sequestro cautelativo del cantiere. Il blocco dei lavori, contestuale a una fase di essi successiva allo smantellamento di un’ampia superficie di copertura, provocò un grave e generalizzato degrado delle strutture che si trovarono per lunghi anni esposte alle intemperie e al vandalismo. Nel 2012, quando la società che era divenuta proprietaria delle Cascine arrivò al fallimento, non ci fu la necessaria presa in carico dal Demanio del complesso rinascimentale. In tal modo la struttura, invece di tornare a essere un bene pubblico come richiesto con tutti i mezzi da vari gruppi di cittadini, iniziò a essere oggetto di aste giudiziarie che per lunghi anni non ebbero esito, con il contemporaneo perdurare dell’abbandono delle strutture e del loro ulteriore progressivo degrado e conseguente dichiarazione di inagibilità nel 2014. Su Youtube sono disponibili alcuni video che testimoniano la drammatica situazione delle strutture, degradate in pochi anni come si constata confrontandole con foto del 2006 in cui appaiono invece in condizioni accettabili.
Nel 2018 il complesso è divenuto proprietà di un imprenditore pratese. Nell’agosto 2020 il comune di Prato ha dato l’approvazione per la realizzazione di un albergo, di residenze, servizi, un museo e un centro congressi. I negozi saranno destinati ai prodotti locali, e il complesso non sarà frazionabile. La speranza è che la nuova proprietà possa presto dar corso ai lavori e ripristinare il bene storico. L’auspicio è quello che tutte le forze politiche e amministrative diano il necessario sostegno all’operazione. Il sogno è che edifici e terreni possano essere destinati per la ricerca e per l’agricoltura sperimentale, e che si possa aprire una sezione dei Grandi Uffizi, in un luogo inderogabilmente esplicativo del pensiero rinascimentale, in cui natura, agricoltura, architettura e arte si fondono in modo esemplare.
Firenze, 26 settembre 2021 testo e foto di Gabriele Antonacci

Note bibliografiche & internet

http://www.areeprotette.provincia.prato.it/Tavola/

www2.po-net.prato.it/it/artestoria/dintorni/montalbano/medici/cascine-tavola/

Per vedere l’attuale situazione drammatica della Fattoria delle cascine di Tavola:
Fattoria Medicea di Tavola abbandonata: https://www.youtube.com/watch?v=luNP56KDnTg
• La fattoria di Lorenzo De’ Medici in completo abbandono
https://www.youtube.com/watch?v=-HI_OaLLXzw

 

Lo stato nel 2006 è visibile in: Arch. Cinzia Bartolozzi, Provincia di Prato, “Piano di Sviluppo Economico – Sociale delle Aree Protette – Adozione Schedatura Edifici e Manufatti di Valore: Nucleo della Fattoria delle Cascine – E004”, 30/01/2006

Leon Battista Alberti, “L’Architettura” [De Re Aedificatoria], testo latino e traduzione a cura di Giovanni Orlandi, introduzione e note a cura di Paolo Portoghesi, Edizioni Il Polifilo, Milano 1966

Sulla rivista ‘ANANKE n. 83, gennaio 2018:
⁃ Giuseppe Alberto Centauro, “Cascina Medicea Ancora all’asta come un vuoto a perdere?”
⁃ Daniela Cinti, “Paesaggi Medicei nel Parco Agricolo della Piana Firenze-Prato”
⁃ Chiara Zipoli, “Una proposta di conservazione e valorizzazione della “Fattoria Medicea” nel Parco delle Cascine di Tavola”
⁃ Daniela Cinti, “Produttività e luoghi di delizia nel progetto di Lorenzo il Magnifico alle Cascine di Tavola”

A cura di Giuseppe Centauro, “Recupero e valorizzazione del Parco delle Cascine di Tavola – Cascine Medicee di Prato, Conservazione e Restauro – Attività di laboratorio per il restauro ambientale (2007/2015)” – Lalli Editore, 2015

Daniela Giacchè, “Passeggiata alle Cascine di Tavola” – “Il Magnifico, luogo di diletto fra arte e natura”, Lega Italiana contro i Tumori, Sezione di Prato, giugno 2019.

 

Notizie

https://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2021/03/06/news/alle-cascine-di-tavola-piu-di-mille-alberi-nuovi-e-un-laghetto-che-non-c-era
www.notiziediprato.it/news/alle-cascine-di-tavola-prove-di-riallagamento-dei-canali-ma-l-acqua-scompare-nel-terreno
www.notiziediprato.it/news/la-fattoria-medicea-nelle-mani-di-un-imprenditore-pratese-ecco-chi-l-ha-acquistata-per-un-milione-600mila-euro

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