Ofelia incontra un beagle

di Massimilla Manetti Ricci

foto 1Quegli occhi dolcissimi, scuri, chiari, azzurri, o addirittura bicolori, ti guardano dal basso verso l’alto molto spesso curiosi, spesso spaventati per un retaggio di maltrattamenti, altre volte sono punti interrogativi che accompagnano le orecchie ritte quando sono in attesa di un gesto e attratti da un rumore. E se gli occhi sono lo specchio dell’anima, quell’anima chiede rispetto, tenerezza , carezze e un po’ di cibo. Mentre scrivo, Ofelia, il mio labrador, è qui accucciata ai miei piedi, alla ricerca di quel contatto fisico che la tiene incollata alle mie gambe. Mi segue ovunque, quasi temesse di perdersi e perdermi ed ha imparato un linguaggio inequivocabile ed empatico per farsi capire: se vuole uscire mi tira verso la porta, se vuole giocare mi porta la pallina, se vuole mangiare, mi porge delicatamente la zampa e batte il cinque quando desidera quel premio, la nocciola, nella zuppiera sul mobile della sala. Si adagia vicino a me, quando non sto bene, come se il suo calore corporeo fosse una cura, l’unica terapia che in quel momento è in grado di darmi e resta lì immobile ad aspettare il miglioramento. Qualche giorno fa ero a passeggio con lei per la quotidiana uscita di metà giornata, quando abbiamo incontrato un amico, un beagle, dai meravigliosi occhi tristi e con una cicatrice sul fianco, subito annusata e perlustrata da Ofelia. Che cosa era quella orribile carta geografica in rilievo sul suo manto a macchie? Brutta vero? Eh sì, l’abbiamo presa da un laboratorio… mi confida la padrona e si zittisce perché anche io sono senza parole. La sua pelle, come quella di altri animali è stata usata in vivo per test su prodotti cosmetici e farmaci ad uso cutaneo. Belletti, creme, polveri colorate, fard , rossetti, tutto quell’armamentario che amiamo noi donne è talvolta, per fortuna non sempre, testato sulla cute e sugli occhi di tanti animali.

Perché racconto questo episodio di vita vera canina?

Per comunicare un’ottima ricerca e cioè che è stata creata una pelle artificiale con l’intento nobile di essere utilizzata negli esperimenti. È il King’s College di Londra in collaborazione con il San Francisco Veteran Affairs Medical Center (SFVAMC), che ha riprodotto lo strato più esterno della pelle a partire dalle cellule staminali pluripotenti umane e caratterizzato da una permeabilità selettiva molto simile a quella della pelle vera. La dott. Teodora Mauro, a capo del team di SFVAM così spiega la nuova sintesi:

‘’La possibilità di ottenere un numero illimitato di unità geneticamente identiche può essere usata per studiare una serie di condizioni in cui la pelle è difettosa a causa di mutazioni di geni coinvolti nella formazione della barriera cutanea, come ittiosi o dermatite atopica. Possiamo usare questo modello per studiare come la barriera cutanea si sviluppa normalmente, come viene compromessa da diverse malattie e come stimolarne la riparazione”.

foto 2Ofelia e il beagle abbaiano ed è l’abbaio festoso di approvazione per salvaguardare tutti quegli animali meno fortunati di loro. La cicatrice resta a testimonianza del sacrificio a cui sono sottoposti tanti esseri viventi ed anche come monito per trovare presto soluzioni alternative alle altre sperimentazioni in vivo.

© copyright Massimilla Manetti Ricci 2014

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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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