Liguria – Albenga dalle alte torri

di Gianni Marucelli

 

In Liguria, su quella striscia di terra tra le montagne e il mare a nord-ovest di Genova, che prende il nome di Riviera di Ponente, l’ultimo mezzo secolo di continua edificazione ha lasciato ben poco di intatto e di veramente godibile, salvo alcuni promontori ancora selvaggi e pochi borghi storici di grande suggestione. Tra questi, oltre a Cervo (Imperia), di cui abbiamo dato ampia notizia su questa rivista grazie all’amico e collaboratore Luigi Diego Eléna, si può senz’altro includere l’antichissima cittadina di Albenga, che, a quanto pare, venne fondata dai Liguri Ingauni qualche centinaio di anni prima della nascita di Cristo. Divenuta municipium romano col nome di Albingaunum, il suo territorio si estendeva fino all’attuale Sanremo (qualche decina di chilometri più a ovest): era dunque una città di notevole importanza. La fondazione dell’abitato romano secondo i criteri tipici dell’ordinamento castrense, con il cardo e il decumano a definire, all’interno delle mura, l’organizzazione dei quartieri, è leggibile ancor oggi con una certa facilità.

Ma continuiamo con la storia: l’inizio del V secolo dopo Cristo vede l’intensificarsi della pressione dei barbari al confine dell’impero, e, proprio in quegli anni, la stessa Roma (che non era più da tempo la capitale, trasferita a Milano e quindi a Ravenna) cade sotto l’assalto dei Goti. È una notizia-chock, che fa il giro del mondo di allora, e lascia basita e incredula l’opinione pubblica del tempo. Poco dopo, anche Albenga fu distrutta dalle orde di invasori. Qualche anno più tardi, il generale Flavio Costanzo provvide alla sua ricostruzione, prima di divenire imperatore d’Occidente tramite il suo matrimonio con Galla Placidia. La “nuova” Albenga fu dotata di mura possenti, che le permisero di sopravvivere al confuso e tragico periodo delle nuove invasioni; in epoca longobarda e, in seguito, negli ultimi secoli del primo millennio, perdette importanza, anche perché esposta, come tutti i centri rivieraschi, alle incursioni dei pirati Saraceni che erano di stanza a Frassineto, in Provenza. Dopo che questa minaccia fu debellata, e la normalità dei commerci marittimi ristabilita, Albenga si evolve in un libero Comune di una certa floridezza, che aumenta dopo la sua partecipazione alla Prima Crociata (1109) per la quale ottiene privilegi commerciali e marittimi nel vicino Oriente. Il 1100 e il 1200 sono i secoli di maggior successo per Albenga: in seguito, una lunga e disastrosa guerra contro Genova ne sancisce la perdita dell’autonomia commerciale e politica. Da allora, la città farà parte della Repubblica della Superba. Il centro storico, quale oggi lo possiamo ammirare, fu definito urbanisticamente proprio nel periodo di maggiore splendore, ed è ottimamente conservato. Oggi, quello che fu il porto è da molti secoli interrato, e la città storica è posta a circa un chilometro dal mare, mentre alle spalle ha una vasta pianura, diversamente da quasi tutti gli altri centri urbani della Liguria. Le antiche porte immettono nelle stradine caratteristiche e nei vicoli ancor più suggestivi, che presto ci conducono a quello che è il cuore di Albenga, la Piazza San Michele, attorno alla quale sono posti i maggiori monumenti, civili e religiosi, della sua storia.

Prima di ammirarli da vicino e al loro interno, però, alziamo lo sguardo al cielo: in perpendicolare su di noi si elevano le torri, imponenti, del Palazzo Comunale e della Cattedrale, cui seguono, a non molta distanza delle case-torri medioevali. L’impressione è un po’ quella che si prova a Bologna, sotto le torri della Garisenda e degli Asinelli. Davanti a noi vi è la facciata della cattedrale di San Michele, che, sebbene più volte rifatta, sorge proprio sul luogo, e con le stesse dimensioni, della chiesa paleocristiana le cui fondamenta probabilmente furono gettate proprio al tempo dell’Imperatore Costanzo. Nei fatti, l’unico elemento molto antico ora presente è costituito dalle sculture a forma di “semipilastro” (sec. XI) murate sulla facciata, che le conferiscono un aspetto singolare, nella sua complessiva austerità.

L’interno, a tre navate, è stato riportato alle linee medioevali da un restauro operato negli anni ’60: culmina in un’abside sotto la quale è stata trovata – ed è ancora in parte visibile – la cripta di età carolingia. Se ci si volge, nella controfacciata troneggia il monumentale organo ottocentesco, la cui cassa risale però al ‘600 (la chiesa ospita ancora stagioni concertistiche a livello internazionale).

Nella navata sinistra, alla parete è appoggiata la lastra tombale del Vescovo Leonardo Marchese, morto nel 1515. Si tratta di un’apprezzabile opera scultorea ad altorilievo, che ci restituisce le sembianze dell’alto prelato.

Di fronte alla Cattedrale, il Palazzo Comunale, risalente al sec. XIV, mostra la facciata sormontata da merli ghibellini, e una loggia a due arcate sotto la quale si tenevano le riunioni del Consiglio comunale.

Uscendo di nuovo nella piazza, alla nostra destra, a lato dell’edificio, sorge l’antico Battistero, unica costruzione rimasta intatta dell’Albenga tardo-romana. E’ situata al livello precedente della città, per cui ora vi si deve accedere scendendo alcuni gradini. Pur essendo in laterizio e non in pietra calcarea, presenta una notevole somiglianza, nella pianta decagonale, col Mausoleo di Teodorico a Ravenna. La copertura originale tardoromana, costruita col sistema delle anfore, fu sciaguratamente distrutta durante il restauro effettuato nel 1900 da un architetto, il De Andrade, che prese fischi per fiaschi ritenendola un manufatto molto posteriore e rifacendola in legno (!). Uno dei tanti delitti preterintenzionali contro l’arte attribuibili ai moderni restauratori…

Purtroppo non possiamo visitare l’interno del Battistero, perché durante il periodo delle festività natalizie è chiuso (un’altra particolarità, del tutto italiana, di accoglienza del turista…).

Altri monumenti (il Palazzo Vescovile, altre chiese, tanti palazzi nobiliari) ci attendono durante la visita del centro storico, ma è l’effetto complessivo che qui dobbiamo sottolineare, un piacevole tuffo nella Liguria medioevale e rinascimentale che si esalta nei carrugi stretti e negli scorci di finestre, archi, portoncini…

Uscendo dal centro, se credete, un’agevole passeggiata di circa 800 metri vi porterà dritti sul Lungomare, dal quale è possibile scorgere, presso la costa, l’isola di Gallinara, sede in epoche andate (dal IV sec. in poi) di una potente Abbazia, e ora totalmente privatizzata e perciò irraggiungibile.

Nel caso aveste appetito, vi consigliamo un piatto tipico, le sarde ripiene, che potrete gustare in uno dei numerosi ristoranti della città (ma è consigliabile, in questo caso, consultare una buona guida o un sito Internet, per evitare sorprese…).

 

 

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