Dialogo con il vento

Un’econovella di Alberto Pestelli

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Giù a valle mi avevano avvertito… non salga su in cima, non oggi. Non starà in piedi da quanto sarà violento… Ma io, sieee, duro come le pigne, son salito ugualmente. Mica vado a piedi, ho detto ai paesani del borgo ai piedi del Mont Ventoux, vado in bicicletta! Ancora peggio… mi parve di sentir dire mentre mi allontanavo da quei tre contadini francesi che, cortesemente, mi invitavano a non avventurami fino al passo di uno delle montagne più terribili del Tour de France. In verità sapevo quanto soffiasse forte il Mistral lassù in vetta… ma solo in vetta e non per tutta la durata della salita!

Avevo fatto una decina di chilometri dal paese quando sul viso mi arrivò un primo sonoro ceffone. Poi un secondo e, dopo qualche altro secondo, il maestrale iniziò a schiaffeggiarmi a ripetizione.

Io speravo sì nel vento, ma che fosse vento in poppa… Invece, nonostante mi sforzassi a pedalare con vigore, sembrava che la mia bicicletta compisse passi indietro, come se volesse tornare dai contadini a gustare quel buon vino rosso che mi avevano offerto qualche ora prima.

«Ma che ti fermi un attimo, perdinci!», urlai disperato al vento.

«E perché dovrei farlo, di grazia?» mi sentii rispondere. Mi girai attorno cercando la fonte della voce che mi aveva parlato.

«Guardi che è inutile che mi cerchi… io sono ovunque e i miei rifrulli la stanno schiaffeggiando da un po’ di tempo.»

«Ma che cosa c’era in quel vino… sento le voci!», dissi a voce alta.

«Un vino niente male… da queste parti lo fanno buono.»

«Ma chi è che parla? Con tutto questo turbinio di polvere che il vento alza non vedo niente e nessuno.»

«Non mi vedrebbe nemmeno anche senza la polvere che vola senza una meta precisa. Può solo sentirmi e oggi, per l’appunto, sono molto di corsa…»

«Per cortesia si presenti…»

«Se non l’avesse capito sono il Mistral, o vento del nord ovest, tradotto nella sua lingua sono il Maestrale… quello che fa urlare e biancheggiare il mare secondo un poeta suo connazionale del passato.»

«Ma mi faccia il piacere… non sono imbischerito fino a questo punto… si sposti e mi faccia salire in vetta…»

«Se vuole le fornisco la prova che sono veramente il vento… si regga forte!»

Improvvisamente mi sentii spingere violentemente indietro, come se un battaglione di soldati mi impedisse di conquistare il Mont Ventoux. Mi resi conto che non stavo sognando…

«Basta, perdinci, basta! Mi ha convinto, è il Mistral… si fermi per un attimo. Mi sta togliendo il respiro e se continua a soffiare più forte corre il rischio di togliermi qualche pensiero!»

«E non è contento? C’è gente che farebbe il patto con il diavolo per spargere i semi del suo pensare… un po’ come su facebook, ma in modo più saggio, senza quel sentor di frottole!»

«Lo so, lo so…»

«Immagino che cosa stava per dire… spesso da quei semi nasce erbaccia che infesta e strozza l’anima! Ma io trasporto, quando sono più calmo, tutto ciò che si trova davanti a me compresa la polvere nei suoi occhi se non si mette gli occhiali… su, li metta che adesso soffio più forte!»

«Non si preoccupi, ho provveduto già a proteggerli non appena l’ho sentita fischiare tra i filari delle vigne laggiù in basso e nel bosco poco più in là. Le cime degli alberi hanno iniziato il loro ondeggiante balletto. Mi raccomando, sono piante antiche. Anche se hanno radici profonde e poderose possiedono sentimenti e soffrono come esseri umani.»

«Anche se lei non lo crede, io ho rispetto per la natura. Del resto ne faccio parte! Comunque è più facile che tutti gli altri esseri viventi soffrano a causa vostra… vede, io non sono altro che aria che ha deciso di correre un po’ per sgranchire i propri pensieri. Gli alberi non temono me o i graffi dei gatti selvatici quando affilano le unghie sui loro tronchi. Non temono il picchio che scava il loro legnoso corpo per costruire un nido. Proteggeranno nuove vite! Sì, certo hanno paura del fuoco che spesso divampa dalla mano di un uomo incosciente o cosciente di far del male!»

«Ma è lei che sparge le fiamme…»

«E mi da la colpa per questo? Uno commette il fatto e la colpa è mia… bello questo, sì… molto italiano scaricare il barile sulle spalle di un altro.»

«A quanto pare anche qui da voi avete i vostri capri espiatori… Pennac ha costruito un bel personaggio. Tuttavia io non la sto accusando di niente… non ho detto che approfittiamo di lei per calare le ombre sulla vita per accusarla di esserne la causa.»

«Sono profondamente offeso. Stia attento, umano, potrebbe sfuggirmi un soffio più forte…»

«No, la prego, non si arrabbi. Non voglio sentire il turbinio incessante della tempesta attorno a me.»

«E allora si scusi…»

«Le porgo le mie più sincere scuse!»

«Accettate. Sta bene, abbasserò il volume delle raffiche. Però…»

«Però che cosa?»

«Però, io, avrei una certa fretta di andare a smuovere un po’ d’acqua, giù, verso la Corsica e la Sardegna.»

«In Sardegna dove?»

«Là, a occidente. Voglio vedere se piego un altro albero.»

«Aspetti, si sta riferendo all’albero nei pressi di Capo Pecora? In effetti c’è una pianta tutta storta la cui chioma spettinata guarda verso sud. È un capolavoro della Natura! Quindi lei è l’artista…»

«Oui, monsieur … Je suis l’artiste! Quindi sono di suo gusto le mie creazioni ?»

«Certamente.»

«Modestamente, vero, sono particolarmente abile con le arti plastiche. La pioggia, artista dozzinale e insulsa, fa origami con le pietre… io, invece, dono la forza alle mie creazioni.»

«Beh, creare sul creato… bella forza!»

«Cosa?», chiese alterato il vento.

«Niente, niente… parlavo tra me e medesimo. Ma il mare? Non crea?»

«Quello distrugge e inghiotte tutto. Alla fine ci rende solo briciole…»

«Le spiagge!»

«Sì, certo. Poi arrivano i bagnanti con gli ombrelloni. Li piantano nella sabbia e io mi diverto a strapparglieli via.»

«Allora è vero quando si dice che… c’è un vento dispettoso oggi!»

«Soprattutto quando gli umani navigano a vela. O troppo o niente. Divertente!»

«Sì, sì… ma intanto glielo tirano in tasca accendendo il motore… Signor Mistral, potrei raggiungere la vetta senza incappare in un suo scherzetto?»

«Va bene, vada, su… vorrà dire che, quando ritorna a valle la spingerò un po’. Si troverò in paese in quattro e quattro otto.»

«Una spinta sì, ma senza esagerare. Vorrei fermarmi prima d’entrar dentro una casa senza bussare o di spiaccicarmi in un albero.»

«Vada, vada… umano! E freni a ogni tornante. Prima che lei arrivi in paese, io sarò già sul mare a gonfiar un po’ di vele. C’è una regata oggi. C’è da divertirsi. Addio.»

Fiuuuuuuuuuuuu…

Alberto Pestelli © 2015

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CC BY-NC-ND 4.0 Dialogo con il vento by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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