STILLE NACHT: Una storia natalizia …che viene da lontano

Econovella di Gianni Marucelli

Anche quell’anno era giunto il solstizio d’inverno, le stelle rilucevano gelide nel cielo e, rientrando, il fiato di Ern quasi si sciolse in minuscole gocce, al calore del focolare. Fiore aveva preparato la nicchia, coperta di muschio come da tradizione, ed il piccolo Pert stava modellando con l’argilla quello che sembrava un ometto con la testa troppo grossa. Il padre posò con delicatezza il pesante arco e la faretra di vimini intrecciati, poi si chinò ad osservare la creazione del figlio. “Deve almeno assomigliare ad un bambino, ma a me pare piuttosto un cucciolo di bisonte!”, rise Ern, carezzando i capelli, lunghi fino alle spalle, del ragazzino, che fece spallucce e continuò il lavoro. Fiore, che stava ravvivando il fuoco, si voltò e sorrise a sua volta: “Certo, se suo padre si preoccupasse qualche volta di insegnargli a modellare, si potrebbe sperare in qualcosa di meglio!”. Il suo volto divenne serio: “Allora?”. Evidentemente la domanda era prevista, perché la mano destra di Ern, che fino a quel momento era rimasta nascosta dietro la sua imponente figura, si protese in avanti, mostrando il candore, striato di sangue, di un bel maschio di lepre. Stavolta il viso di Pert si aprì in un’espressione gioiosa seguita da un’esclamazione altrettanto vivace: “Uauh! Papà, è bellissima! Posso prenderla?” E, lasciando la creatura d’argilla, afferrò per la tozza coda l’animale e lo osservò con occhio critico. Al padre non sfuggì quell’esame. “Allora, piccolo, da quanti passi credi che lo abbia colpito?” Pert esitò solo un momento: “Non più di quindici, papà! Mamma, guarda anche tu, la punta è penetrata in profondità, vicino al cuore”. “E bravo il mio cucciolo, diventerai, se non altro, un bravo cacciatore; non sei portato per l’arte del vasaio!”. Anche Fiore si avvicinò e scoccò un’occhiata di compiacimento al suo uomo, più significativa di qualsiasi parola. “Bene – disse – mentre io la preparo prima che diventi troppo rigida, voi pensate al bambinello. E’ quasi ora.”

Ern si slacciò il mantello di soffice pelliccia e si avvicinò al semplice ripiano dove era sistemata l’argilla. “Tua madre ha ragione, vediamo cosa si può fare per migliorare un po’ l’aspetto del bisonte…voglio dire, del bambinello!” scherzò l’uomo, evitando le vibranti proteste di Pert. Qualche sapiente colpo di pollice e l’opera di una piccola spatola di legno bastarono a dare alla statuetta sembianze umane. Corrugando le sopracciglia, Ern la depose vicino al focolare, rifinendo i particolari con un bulino d’osso. “Ecco, guarda se non sembra un bambino che sta per addormentarsi.” Pert si avvicinò e sorrise: “Proprio, papà, è molto meglio del mio.” “Ora lo lasciamo asciugare u n poco vicino al calore, poi sai quel che devi fare.” Anche Fiore si accostò, porgendo una ciotola fumante. “Bevi, marito, è la tua tisana preferita” “Quella di bacche di rosa canina…ma c’è qualche altra cosa… il profumo è quello della radice d’erba-cinghiale, si dice che stimoli la virilità. Ho idea che tu abbia qualcosa di particolare in mente, per stanotte!”. “Su, lasciami, stupido, e finite di preparare per la cerimonia , tu e tuo figlio! Manca poco, ormai.”

Pert afferrò per un pollice il padre e ne attirò l’attenzione. “Ora va bene, papà?” chiese, indicando la statuetta. “Si, ci siamo quasi…ora prendi la spatola e allontanala dal fuoco. Mettila vicino all’ingresso. La lasciamo freddare.” Rimasero qualche tempo ad osservare il bambinello, poi Pert lo sfiorò con precauzione. “E’ appena tiepido.” “Bene, chiama tua madre. E’ tutto pronto?” “Si, papà, possiamo cominciare” La famigliola si riunì al centro dell’ambiente. Fiore accese una lucerna di terracotta, poi ne passò un’altra al marito.Il focolare, non più alimentato, si stava lentamente spegnendo. Pert raccolse una manciata di paglia, vi depose la statuetta e, a passo lento, quasi solenne, si avviò verso la nicchia colma di muschio, che ormai s’intravedeva appena. Ora tutto era silenzio e buio. Solo le fiammelle delle lucerne guizzavano, allungando sulle pareti le ombre di pochi oggetti: l’arco, un vaso di coccio, una collana di conchiglie di fiume. Un lungo ululato si levò, ma era molto, molto lontano. “Adesso!” sussurrò Fiore al figlio. Pert, con somma cura, depose la statuetta sul muschio. “Il Canto delle Antiche Parole.” La voce di Ern era un sospiro nel vento che spirava dalla grande pianura coperta di neve. E Pert cominciò, prima con voce esitante, poi sempre più limpida:

Tu scendi dalle stelle

O Re del cielo

E vieni in una grotta

Al freddo e al gelo…

Correva l’anno 2452 dopo la nascita di Cristo, ma né Pert, né nessun altro poteva saperlo.

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