Comincia la lotta contro l’uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura

Di Gianni Marucelli

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Malles Venosta (BZ) è stato il primo Comune italiano che, sulla base dell’esito di un referendum tra i cittadini, ha bandito, nello scorso Luglio, per Statuto, i pesticidi dal proprio territorio. Grazie anche al web, si va diffondendo la sensibilizzazione delle popolazioni contro l’utilizzo, spesso indiscriminato anche in barba alle vigenti leggi, di massicce dosi di veleni nelle pratiche agricole, sostanze che non inquinano solo il prodotto finale (e quindi l’utente) ma il terreno e le falde acquifere, incidendo direttamente persino sulla salute degli stessi lavoratori agricoli.

Tra i vari pesticidi ed erbicidi normalmente utilizzati, uno dei più noti è il Glifosato, che viene impiegato per l’eliminazione della vegetazione (erbe e simili) ritenuta nociva e intralciante, non solo nei campi, ma anche lungo le strade, nelle aree pubbliche ecc. Il Glifosato è realizzato e venduto dalla Monsanto, il colosso americano leader mondiale del settore, che fa splendidi (per lui) affari anche in Italia, dove smercia una quantità impressionante di erbicida.

Peccato che, pochi mesi fa, l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità, settore IARC, cioè Ricerca contro il Cancro) abbia dichiarato che il Glifosato è probabilmente cancerogeno per gli esseri umani, e sarebbe quindi da utilizzare con ogni precauzione e in quantità molto limitate. Le difese della Monsanto, e del Glifosato, le ha però prese, con inconsueta tempestività, la EFSA, cioè l’autorità per la sicurezza alimentare della Unione Europea, affermando che il prodotto, di per sé, non risulta essere cancerogeno.

Si è quindi creata una situazione d’incertezza, che, a ben guardare, è solo formale: infatti i prodotti testati dall’IARC vedono nella loro formulazione chimica il Glifosato affiancato da altri elementi.

Così, anche l’EFSA ha dichiarato che “ll rapporto Iarc ha esaminato sia il glifosato, sia i formulati a base di glifosato, raggruppandoli tutti senza tener conto della loro composizione. La valutazione Ue, invece, ha considerato solo il glifosato”. In poche parole, l’Europa analizza solo il principio attivo mentre l’Oms ha studiato alcuni erbicidi in vendita dove il glifosato era uno dei tanti principi attivi. Secondo Efsa è probabile che “gli effetti genotossici osservati in alcuni formulati a base di glifosato siano collegati ad altri componenti”.

Cioè: quei diserbanti presi in esame dall’OMS forse sono davvero cancerogeni, ma non è sul glifosato che bisogna puntare il dito.

A questo punto, però, un minimo di principio di precauzione nei confronti di tutti coloro che lavorano con gli erbicidi, o consumano prodotti inquinati dagli stessi, dovrebbe essere applicato, per un minimo di decenza. Considerato che il Glifosato non è un pasticcino e dovrebbe essere comunque usato in quantità veramente minime, e appurato che i composti in cui si rinviene sono assai probabilmente cancerogeni, le autorità locali preposte alla salute dei cittadini (i sindaci) possono – a nostro parere debbono – vietarne l’uso.

San Casciano in Val di Pesa (Toscana)

San Casciano in Val di Pesa (Toscana)

A parte il caso di Malles Venosta, anche alcuni Comuni della Toscana stanno muovendosi su questa linea: San Casciano Val di Pesa è uno di questi. All’attenzione del Consiglio Comunale è stato posto un ordine del giorno la cui approvazione comporterebbe l’abolizione – o una forte limitazione – dell’uso del prodotto “Glifosato” sul territorio comunale.

La risposta della maggioranza di governo del Comune di San Casciano è stata resa nota il 14 dicembre 2015. La mozione presentata dal consigliere dell’opposizione, dottor Francesco Volpe dei “Cittadini per San Casciano” per come era stata presentata non è stata approvata. È stata ripresentata dopo aver subìto una modifica del testo. Il consiglio comunale di San Casciano in Val di Pesa l’ha approvata all’unanimità. Riportiamo pari pari quel che è stato deciso dalla Giunta: “…senza vietarne l’utilizzo in agricoltura ma, in particolare, sollecitando un approccio che vada di pari passo, soprattutto nei Comuni della stessa area geografica.

È da auspicare che tale linea – in mancanza di una presa di posizione precisa e decisa da parte dei Ministeri competenti – sia adottata da tutti i Comuni italiani.

 

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