Inquinamento atmosferico: è strage tra gli italiani

Di Gianni Marucelli

Proprio nei giorni in cui attraverso i canali d’informazione di massa, e in particolare i TG, venivano proposte con grande rilievo le immagini dell’inquinamento atmosferico in Cina, in particolare a Pechino, sul notiziario di ANSA Ambiente (1 Dicembre) veniva proposta una statistica che ci tocca assai più da vicino, e ci consegna la maglia nera dell’Unione Europea per quanto riguarda i morti per inquinamento. Nel 2012 (i dati sono aggiornati a quell’anno) l’equivalente degli abitanti di una città medio-piccola sono stati sterminati dalle micropolveri sottili e dall’ossido di azoto. Nei fatti, si tratta di 84.400 italiani deceduti per malattie legate all’inquinamento atmosferico nel 2012. Ovviamente, la parte della Nera Signora con la falce la fanno le grandi città, Roma, Milano, Torino, Firenze ecc., e non è difficile individuare nel traffico veicolare lo strumento di questa strage. Gli altri paesi europei se la passano un po’ meglio, ma comunque il bilancio complessivo nei 40 stati considerati nello studio è assai pesante: 491.000 morti.

Tornando alla situazione italiana, citiamo testualmente un brano del report di ANSA Ambiente apparso sul suo sito il 1 dicembre 2015:

L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana, con Brescia, Monza, Milano, ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.

 Facile intuire che il rimedio può essere uno solo: il passaggio nel più breve tempo possibile a una mobilità urbana assicurata da mezzi pubblici mossi da energia alternativa e la completa sostituzione di tutti i veicoli privati (motorini compresi) che bruciano combustibili fossili con quelli a elettricità, almeno per quanto riguarda l’ammissione nel perimetro urbano. La tecnologia c’è già, rimane da passare ai fatti.

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

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