La carica degli orsetti 2

Di Gianni Marucelli

img-parcoabruzzo-2Qualche mese fa, titolammo così un articolo che si riferiva alle buone notizie provenienti dal Trentino, dove erano stati osservati diversi cuccioli d’orso bruno alpino. Ora, notizie simili provengono dal Parco Nazionale d’Abruzzo (comprendente anche zone del Lazio e del Molise), in cui nel 2015 è stata segnalata la presenza di almeno 6 orsetti, di cui uno nato in cattività.

Si tratta, naturalmente, di orsi marsicani, sottospecie di Orso bruno storicamente insediata nell’Italia peninsulare, dove è sopravvissuta grazie alla protezione garantita dall’istituzione, nel 1921, di questa grande zona di rispetto.

Ora, il numero di 6 nuovi cuccioli può apparire basso, ma bisogna considerare che gli orsi marsicani sono pochi, non più di un centinaio, e che le femmine partoriscono uno, a volte due, piccoli ogni due anni. Il periodo di gestazione è di molti mesi e si prolunga nel tempo del letargo, che finisce quando comincia la primavera. Al parto, gli orsetti sono davvero minuscoli: pesano meno di quattro etti e non misurano più di una ventina di centimetri. La loro sopravvivenza è legata a diversi e mutevoli fattori, anche se essi rimangono al sicuro nella tana durante il periodo dell’allattamento, che si protrae per un paio di mesi. Poi, comincia il lungo periodo (un anno e mezzo) dell’apprendistato alla vita: i piccoli non si discostano mai molto dalla madre, da cui imparano la ricerca del cibo e a difendersi dalle insidie dell’ambiente, in primis dall’incontro con un temibile bipede chiamato Uomo.

03parco_nazionale_abruzzoPurtroppo, non è del tutto finita la persecuzione degli orsi da parte dei bracconieri, cui si affianca il rischio delle collisioni con veicoli a motore. Viceversa, l’uomo non ha nulla da temere dall’orso, che reagirebbe soltanto se gli doveste capitare addosso, oppure per proteggere la propria prole.

Questo plantigrado è onnivoro, ma si nutre in prevalenza di vegetali e d’insetti, talvolta di anfibi, roditori o anche di carogne. I nostri orsi, in genere, non hanno la fortuna di quelli dell’Alaska o del Canada, che dispongono anche di grandi fiumi e quindi di abbondanti risorse ittiche: le immagini di orsi “pescatori”, che arpionano con grande abilità trote e salmoni, non appartengono alla nostra realtà.

Ma torniamo alla notizia d’apertura: il censimento delle nuove cucciolate è stato possibile grazie all’impegno dell’Unione Zoologica italiana, che ha stipulato una convenzione con il Parco, e alla metodologia messa a punto dall’Università “La Sapienza” di Roma. Sono stati impiegati, via via, più di 150 operatori, che hanno utilizzato, oltre all’osservazione diretta, le videotrappole.

E’ stato possibile, in conclusione, determinare il numero di nuovi orsetti nell’arco di otto anni (2006/2014): circa una settantina, un numero che fa ben sperare per il futuro della specie.

 

 

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