Parigi, comincia oggi la conferenza mondiale sul clima

Di Gianni Marucelli

Immagine di Carmelo Colelli © 2015

Forse l’ultima occasione per prendere decisioni incisive e vincolanti per tutti, che eviti immense catastrofi nel prossimo futuro: è questa la posta, altissima, della “partita” che si gioca a Parigi da oggi fino al 12 Dicembre. Presenti le delegazioni di quasi tutti gli Stati del mondo, alle spalle un lavoro di mesi per presentarsi all’incontro ciascuno con delle proposte reali e non semplici chiacchiere, si cercherà di raggiungere un arduo, ma alla lunga inevitabile, compromesso tra i Paesi maggiormente industrializzati, quelli in via di rapido sviluppo e coloro che devono ancora uscire dal tunnel del sottosviluppo. L’obiettivo è di stabilizzare il “riscaldamento globale” del Pianeta a meno di + 2° rispetto all’epoca pre-industriale, entro il 2100. Un obiettivo francamente ambizioso, perché comporta che ognuno rinunci a pensare in termini nazionali e locali, per assumere il punto di vista dell’Umanità (e degli altri viventi) nel suo complesso. Bisogna, gradualmente, abbattere l’uso dei combustibili fossili, riducendo l’inquinamento atmosferico a livelli tollerabili; sviluppare nel contempo l’uso delle fonti energetiche rinnovabili; fermare la deforestazione nelle fasce tropicali ed equatoriale (sono i polmoni del pianeta, quelle foreste, e vanno conservate).

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Altrimenti? In realtà siamo già in quell’altrimenti, il fischio finale dell’arbitro è risuonato da un pezzo, siamo ai calci di rigore, per continuare a usare la metafora calcistica. I ghiacciai, anche quelli himalaiani, i più vasti del mondo, si stanno rapidamente sciogliendo, ciò comporterà la progressiva riduzione della disponibilità di acqua dolce e aumenterà il rischio di guerre “per l’acqua”, non solo tra piccole comunità locali, ma anche tra Stati che possiedono le armi nucleari (Cina e India in prima linea). I deserti, e le zone semidesertiche (ad es. il Sahel) si espandono, i terreni agricoli si riducono, cresce la disperazione di interi popoli.

Il fenomeno “migrazione” inevitabilmente interesserà non solo i paesi attorno al Mediterraneo e la vecchia Europa, ma molte altre zone della Terra. E non saranno i risibili “muri” di filo spinato eretti dai leader di paesi come l’Ungheria a fermarlo… Non ci riuscirono gli imperatori romani, figurarsi questi omuncoli…

Solo chi ha fette di prosciutto spesse un dito sugli occhi, come un noto giornalista de “La Nazione”, autore di un delirante articolo apparso questa mattina su tale quotidiano, può nascondersi questa realtà. Per riassumere, a questo “collega” pare che sarebbe stato opportuno annullare la fondamentale conferenza di Parigi sul Clima, dopo gli attentati terroristici, perché il vero, unico pericolo che ci dovrebbe interessare è la minaccia dell’ISIS, tanto tra 50 o 70 anni noi non ci saremo… Bene, tra 50 o 70 anni, se lasciamo andare le cose come stanno ora procedendo, interesserà poco, alle comunità umane che ancora tenteranno di sopravvivere, seguire la Sharìa o i Dieci Comandamenti…

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