LA MASCHERA FILTRANTE

Un racconto di Carlo Menzinger di Preussenthal

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo breve racconto di Carlo Menzinger, scritto nel contesto di una un’iniziativa del Gruppo Scrittori Firenze, che ha voluto così testimoniare la sua presenza e il suo impegno in questo difficile momento che tutti stiamo vivendo.
A tale iniziativa, cui sono dedicate due giornate e che ha per tema naturalmente l’emergenza da Coronavirus, si può partecipare inviando poesie o racconti a
https://wordpress.com/view/grupposcrittori.wordpress.com

Il direttore Gianni Marucelli

 

La Maschera filtrante

I quattro ragazzi che risalivano via Spallanzani verso di me avevano un’andatura che mi lasciò subito perplesso. Camminavano due sul marciapiede, uno su quello di sinistra e l’altro su quello di destra, e gli altri due sulla carreggiata delle auto, costeggiando le vetture posteggiate e tenendosi alle distanze regolamentari tra di loro. Nulla di strano direte voi, quattro amici che si spostano assieme. Si tengono a distanza e non superano il numero massimo di cinque persone che sarebbe stato assembramento. Eppure, non mi convincevano. Ecco! Uno non indossa la mascherina filtrante! Cavolo! Com’è possibile? E gli altri lo lasciano fare!

Comincio a temere il peggio. Come se i quattro lo avessero compreso, scivolano via dalla loro finta normalità e convergono pericolosamente tra di loro e su di me. Non faccio in tempo a voltarmi per scappare, che un cazzotto nello stomaco, un pugno nella schiena che pare una randellata e un calcio dietro il ginocchio destro mi stendono a terra.

Uno mi strappa la mascherina. Urlo disperato, ma quello sghignazza e la porge al compagno che non l’aveva. Questo, senza il minimo rispetto delle norme igieniche, la indossa, rischiando il contagio, nel caso io fossi stato portatore di qualcuno dei virus più letali in circolazione. In quel 2030 sembravano così lontani e “ingenui” i giorni del Covid-19. C’erano state l’epidemia di Covid-20 e Covid-21, ma soprattutto la pandemia di Maligna, la grande crisi della Falciatrice e ora che ancora combattevamo con tutte queste, quasi non facevamo più caso ai nomi dei nuovi virus che comparivano con frequenza sempre maggiore.

La circolazione per le strade era fortemente regolamentata e, in ogni caso, non era assolutamente permesso uscire all’aperto senza le maschere filtranti regolamentari.

I quattro si allontanarono portandosi via la mia. Mi sentii perduto. Ero troppo distante da casa o da altri luoghi in cui procurarmene una sostitutiva. Non temevo tanto il contagio. Eravamo quasi all’ora del coprifuoco ed ero stato un incosciente a non rincasare prima. Difficilmente avrei incontrato qualcuno che potesse infettarmi. Se fosse capitato, avrebbe avuto la sua maschera e vedendomi senza si sarebbe tenuto ben alla larga.

Il mio problema erano le ronde. All’inizio del coprifuoco ce n’erano molte e non potevo tornare a casa senza incontrarne. Mi misi insensatamente a correre, pur sentendomi come uno che corra per evitare di bagnarsi sotto la pioggia. Speravo solo di rendere più breve possibile la mia permanenza all’aperto.

Eccola. Come svoltai in via Vittorio Emanuele II, vidi una ronda che avanzava. Cavolo! Se mi avessero visto senza maschera per me sarebbe stata la fine, mi bloccai e cambiai direzione, precipitandomi verso piazza Dalmazia. Sapevo che era un suicidio. Quella zona era più presidiata e mi allontanavo ancora da casa, ma non potevo finire tra le braccia di quei vigilanti.

Diamine! Un’altra. Mi girai ancora. La prima ronda mi aveva visto e stava correndo verso di me. Mi precipitai in via Carlo Bini. Come misi piede sulla strada, sentii il rumore degli spari. Un proiettile mi fischiò accanto all’orecchio. Quasi in contemporanea un altro mi colpì al polpaccio, poi un altro alla spalla. Quando le due ronde mi raggiunsero ero sanguinante a terra. Un vigilante, pietosamente, mi sparò in testa, mentre gli altri mi cospargevano di benzina per darmi fuoco. La mia voce non riuscì a formulare un ringraziamento per quel gesto di carità. Avevo sempre temuto morire bruciato.

di Carlo Menzinger di Preussenthal

Firenze, 13/03/2020

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