Toscana: il Castellaccio di Lucolena

A cura di Gabriele Antonacci

L’area di Lucolena vista dal Monte San Michele. Si distingue l’altura a sinistra, dove si trova “il Castellaccio”

2015. Finalmente ho trovato il modo di andare a visitare uno dei luoghi che più mi incuriosisce del Chianti. Il Castellaccio di Lucolena. Ho informazioni sulla presenza di rovine in cima ad un colle, un luogo isolato e non attraversato da sentieri frequentati: non posso andarci da solo. Mi aiuta il mio amico Alessandro, che conosce molte persone del posto: riesce a mettere insieme un piccolo gruppo con cui, insieme a mia moglie e mio figlio, mi trovo una mattina di agosto alla base della collina che sovrasta il vicino paese.

Passiamo un cancello, dove alcuni cartelli attirano la nostra attenzione e la cui lettura evidenzia quanti soggetti hanno collaborato per le ricerche archeologiche: la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana, il Comune di Greve in Chianti, la Sezione Storico-archeologica del Gruppo San Michele e le Guardie Ecologiche Volontarie del Chianti. È un bellissimo esempio di collaborazione tra soggetti pubblici e privati, che insieme collaborano per valorizzare un bene culturale altrimenti in definitivo abbandono.

Un sentiero nel “bosco di Lena” (2015)

Iniziamo l’ascesa, il sentiero è facile ed il bosco è bellissimo. Dalla selva sembrano uscire le note del doppio flauto; antico strumento, utilizzato dal mitico popolo degli Euleni che qui probabilmente viveva, per radunar con la musica cervi e cinghiali…. e farne poi facile cattura: e mi chiedo se la musica possa davvero essere un sistema, molto più civile della polvere da sparo, per allontanar da campi e vigne i dannosi ungulati.

Dopo un’agevole camminata arriviamo alle rovine, immerse nel bosco ma ben curate e tenute pulite da rovi ed arbusti. Mentre cammino in mezzo a resti di antichissimi edifici mi colpisce l’estensione del sito. Non si tratta semplicemente di qualche resto murario o di una piccola rocca: il luogo era una struttura fortificata di grande estensione, lunga alcune centinaia di metri. Ad una estremità il cassero, la zona più fortificata del castello; dall’altra quelli che appaiono i resti di un villaggio. Molti secoli fa grande doveva essere la sua importanza, vista la sua collocazione strategica tra importanti vie di comunicazione romane e medioevali ed il suo posizionamento su un colle da cui si poteva agevolmente controllare un vasto territorio. La zona è stata oggetto di scavi archeologici che ne documentano la sua lunghissima storia dal periodo etrusco al medioevo: non è immediato poter vedere quanto trovato, i reperti sono conservati al Museo San Francesco di Greve in Chianti in una sezione che all’inizio del 2020 è aperta al pubblico solo saltuariamente. E, in base a quanto riesco a riscontrare su internet, non pochi sono i preziosi oggetti qui trovati: vasi, monete, armi, in buona parte di origine alto medioevale. Il castello ebbe il suo massimo sviluppo tra decimo e quattordicesimo secolo, ma l’insediamento ha origini che si perdono in epoche molto lontane, e senz’altro gli etruschi sono stati qui. Varie sono le ipotesi di utilizzo del sito nell’antichità: qui poteva essere ubicato un tempio delle vestali ubicato in cima al poggio, fondato dalla sacerdotessa Lena o altrimenti una casa di piacere, gradevole sosta lungo la via Cassia, in cui una certa Lena avrebbe esercitato con successo. Oppure entrambe le ipotesi, la prostituzione sacra era diffusa nell’antichità: ed era cosa tremendamente importante, avvicinava l’uomo agli dei.

Castellaccio di Lucolena, torre sud (2015)

Carlo Baldini, nel suo libro “Greve in Chianti – etrusco e romano” del 1998 riesce a farci capire che siamo in un luogo leggendario. Il bosco era sacro alla Luna, la dea Selene, e qui probabilmente ha vissuto la misteriosa tribù degli Auli. Michele di Lando, nativo di Lucolena e poi capo della rivolta dei Ciompi nel 1378, scrive alcune rime che riassumono il mito del paese. Queste strofe sono state riportate nel 1835 dal Repetti alla voce Lucolena nel suo monumentale Dizionario Geografico-Fisico-Storico della Toscana:

 

Siede tra Monte Domini e Lisone

Una piccola valletta al Tosco lito

Da Bacco amata, odiata da Giunone,

Perché una Lena amica del marito

Conduttrice di Semel vi s’ascose

Mossa da Giove per miglior partito;

Quivi ella a Bacco un Luogo sacro pose,

Dal quale e dal suo nome Luco Lena,

Nome oggi detto del luogo compose.

 

Cerco su internet la spiegazione al racconto, ed un’antica leggenda spunta fuori dalla rete. Quando Giove amoreggiava con Semele dovette ingannare la gelosissima – ed ovviamente pericolosissima – Giunone. Perciò si mise d’accordo con una ragazza, Lena, affinché si fingesse sposa di Semele che Giove fece travestire da uomo. Il re degli dei pose la coppia delle due donne in una meravigliosa valle piena di boschi a fare i contadini. Qui Giove con Semele concepì Bacco; e quando l’amante di Giove fu da lui incenerita quando ebbe l’ardire di volerlo vedere nella sua forma divina, Lena prese il bambino con sé. Fece crescere il ragazzo, e volle dedicare a lui ed a sua madre un bosco sacro, detto poi Lucus Lenae, il bosco di Lena. Il giovane dio insegnò ai contadini del luogo la coltivazione della vite; e Bacco, prima di andarsene, avrebbe concesso a questa terra del Chianti di produrre il vino migliore che esista, fatto che credo difficilmente possa essere smentito.

Castellaccio di Lucolena, porta Nord (2015)

La rocca può essere stata l’antica Aquila, località di sosta già dai tempi etruschi lungo facili spostamenti verso Arezzo, Chiusi, Faesulae, Luni e poi Florentia, tempi ai quali probabilmente risale una prima rocca. La località è nominata sulla celeberrima Tabula Peutingeriana, una grande carta dell’Impero Romano di cui a Vienna si conserva una copia fatta tra XII e XIII secolo, che rappresenta le strade dell’Impero dalla penisola Iberica all’India, dall’Africa alla Britannia: a quanto pare circa 200.000 km di strade, altro che i nostri umili spostamenti governati da un navigatore elettronico. Carlo Baldini evidenzia che vari sono i motivi per cui Aquila coinciderebbe con Lucolena: la presenza di una fortezza, la centralità rispetto a vari percorsi, la presenza di un profondo pozzo e, infine, la sacralità del luogo convalidato dalla presenza di un tempio.

Lo storico di Greve in Chianti menziona anche un’altra ipotesi, che identifica Aquila con Cintoia, altra antica località della zona: in altre parole un quadro storico ed archeologico ancora da completare per una zona un tempo chiamata “i campi etruschi”, comprendente le località grevigiane Lucolena, Cintoia, La Panca, Torsoli e Dudda dove la tradizione ricorda la presenza di Annibale.

La storia del sito nell’alto medioevo diviene meno leggendaria: in epoca Longobarda divenne il castello degli Azzi, potentissima famiglia, per poi essere distrutto all’inizio del XIV secolo nell’ambito delle lotte tra guelfi e ghibellini.

Non finirono certo qui le distruzioni. A quanto si racconta qui si svolsero combattimenti tra Alleati e Tedeschi nella 2° guerra mondiale durante la grande battaglia del Chianti, e senz’altro tutto questo provocò ulteriore distruzione.

Ora il Castellaccio è un grande cantiere archeologico: anche qui andiamo a cercare memoria delle nostre origini, tesori nascosti tra i boschi che ci parlano di un passato che non finiremo mai di conoscere.

Tutte le fotografie della galleria sono di Gabriele Antonacci

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CC BY-NC-ND 4.0 Toscana: il Castellaccio di Lucolena by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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