MA SONO GLI ALBERI IL VERO NEMICO?

A cura di Gianni Marucelli

L’emergenza Coronavirus occupa gran parte degli spazi dedicati all’informazione e assorbe, giustamente, l’attenzione dei cittadini. Non per questo, però, tutti gli altri problemi che affliggono il nostro Paese si sono d’improvviso volatilizzati; anzi, ne sorgono sempre di nuovi, che magari vengono a lungo sottaciuti dai media.

Un esempio, che riguarda l’ambiente, ci viene dalle continue segnalazioni di abbattimento di alberature nelle vie e nelle piazze cittadine d’ogni parte d’Italia: da Trieste a Roma, da Elmas a Carrara a centinaia di altre località vengono eliminate, ad opera delle autorità comunali, piante d’alto fusto che ornano l’ambiente urbano. Pini e altre conifere di preferenza, ma anche latifoglie di varie specie ed età. E in gran parte non si tratta, di questo abbiamo la certezza, di alberi malati la cui caduta metterebbe a rischio la cittadinanza; semplicemente, la loro presenza, invece di essere considerata benefica a tutti gli effetti anche come antagonista dell’inquinamento atmosferico, dà fastidio a qualcuno.
Sul web imperversano le più disparate ipotesi; quella più convincente, che spiegherebbe il perché di certi provvedimenti assai discutibili, riguarda l’imminente avvio dell’operazione “5 G”, ovvero il nuovo sistema di trasmissione dati ad altissima velocità tramite microonde, che rivoluzionerà la comunicazione digitale (Internet, cellulari) rendendola molto più efficiente.


Ebbene, questa nuova tecnologia avrà bisogno di moltiplicare gli attuali ripetitori, soprattutto nelle aree urbane, ponendone una discreta quantità anche sui lampioni. Ora, la propagazione a frequenza altissima delle onde pare non sia deleteria per l’organismo umano (ma i dubbi restano); tuttavia potrebbe essere ostacolata dalla presenza di strutture vicine e… piante. Ovvero, alberi più alti di tre metri potrebbero essere d’impiccio, più alti di cinque metri costituire un vero e proprio impedimento.
Quindi, una “campagna” preventiva di “sfoltimento” delle alberature in città e paesi potrebbe essere stata pensata in questa ottica.
Abbiamo volutamente utilizzato il condizionale perché questa è solo un’ipotesi, che avrebbe però il pregio di spiegare la ragione di una serie impressionante di abbattimenti, un po’ in tutta Italia, che hanno visto molti cittadini opporsi anche con la costituzione di Comitati a difesa del verde pubblico.
A ciò si aggiunga che anche i boschi, con l’attuale normativa, entrata in vigore da poco con il Testo Unico Forestale, e con leggi regionali assai permissive, non se la passano per niente bene; i casi di tagli radicali di zone boschive sono all’ordine del giorno, tanto più che, con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la progressiva limitazione delle Polizie Provinciali, i controlli risultano sempre meno efficaci.
Di contro, il taglio di legname appare sempre più un ottimo businness, per chi vede nel bosco una fonte di guadagno, più che un ecosistema complesso da preservare, nell’interesse di tutta la comunità.
Speriamo di tornare, con precisione molto maggiore, su questo argomento, che comunque ci è parso doveroso portare all’attenzione dei nostri lettori.

Fotografie: 1) Parco di Villa Fabbricotti, FI © Alberto Pestelli; 2) Assisi, pressi dell’Eremo delle Carceri © Alberto Pestelli.

 

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