IN DIFESA DELLA MONTAGNA

a cura di Gianni Marucelli

Si approssima l’estate, per molti è tempo di pensare alle sospirate vacanze: i più sono ancora orientati verso il classico “sole, mare e spiaggia”, ma un numero sempre maggiore di italiani si indirizza a ricercare aria buona, tranquillità e possibilità di godere di una natura ancora incontaminata sulle nostre bellissime montagne, si chiamino esse Appennini o Alpi.

Sarà per questo sempre più consistente afflusso turistico che anche gli organizzatori di eventi musicali cercano di inserirsi in questo contesto, talora vivacizzando in modo assai positivo la pace un po’ sonnacchiosa dei borghi montani, talaltra “innalzando”, in senso letterale, il proprio obiettivo a luoghi e quote che, invece, dovrebbero essere lasciati agli escursionisti e comunque a coloro che vogliono vivere la montagna nella sua essenza.

Plan de Corones d’inverno

Il caso è scoppiato sui media in questi giorni, e forse ne sarete venuti a conoscenza. Il notissimo (e bravo) cantante e autore Lorenzo Cherubini (in arte Jovannotti) ha deciso – non da solo, ovviamente – di organizzare un concerto sul breve altopiano di Plan de Corones, a circa 2000 metri, che domina da un lato la Val Pusteria e le vette di confine tra Italia e Austria, dall’altro le Dolomiti bellunesi.

Plan de Corones d’estate

Qui sorge anche uno dei Musei della montagna intitolati a Reinhold  Messner, ed è stato proprio il grande scalatore altoatesino a criticare l’improvvida scelta del musicista cortonese:, la posizione di Messner sembra essere più che giustificata, non tanto per le due ore di suoni ad alto volume che disturberebbero inevitabilmente la fauna, quanto perché la logistica dell’organizzazione e, soprattutto, l’afflusso di centinaia e centinaia di auto dal fondo valle e il loro parcheggio in quota comporterebbe un impatto ambientale di cui è difficile prevedere la mole di effetti negativi.

Un altro caso, che stavolta coinvolge un dei luoghi più suggestivi del Parco Nazionale del Gran Paradiso, lato piemontese, non ha forse suscitato la stessa attenzione delle TV e degli organi di stampa, ma è certamente molto più grave.

La tredicesima tappa del Giro ciclistico d’Italia, che prende l’avvio da Pinerolo, prevede infatti l’arrivo al Lago Serrù (mt. 2200), il prossimo 24 maggio.

Un periodo delicatissimo per la riproduzione degli animali della fauna alpina, che la pesante organizzazione logistica e l’afflusso di migliaia di tifosi e di appassionati delle due ruote potrebbe compromettere.

A segnalarlo, con una lettera al Ministro dell’Ambiente e a tutti gli Enti interessati, è stato il prof. Mauro Furlani, Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura, cui questa rivista fa riferimento.

“Ci troviamo a oltre 2.200 metri di quota e in pieno territorio del parco nazionale del Gran Paradiso – si legge nella lettera firmata dal presidente Furlani. – Il periodo previsto risulta inoltre particolarmente delicato per la fauna: quasi tutti gli animali si trovano nel periodo riproduttivo e ogni disturbo può arrecare danni gravissimi. In particolare, gli stambecchi partoriscono i loro piccoli proprio in questo periodo. Ricordiamo a tale proposito la situazione di difficoltà che sta vivendo la specie, con vistosi cali numerici”.

Il Gran Paradiso

Il rimedio sarebbe semplice quanto doveroso: accorciare la tappa di qualche chilometro, evitando così di recare danni agli ambienti più fragili del Parco.

Sappiamo, purtroppo, che niente è così scontato quando gli interessi economici in gioco (diritti televisivi ecc.) sono evidenti, ma speriamo tuttavia che le ragioni della tutela ambientale abbiano stavolta la meglio.

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