Daniza

Un racconto di Gabriella Costa

L’orsa Daniza e i suoi cuccioli

Daniza era una madre, burbera, scontrosa a volte ma appassionata coi suoi due piccoli, li coccolava, li abbracciava, giocava con loro rotolandosi e ridendo felice.

Come ogni madre era prudente, li circondava di tenerezza e attenzione ed era anche intransigente con loro, dovevano imparare a difendersi dai predatori e procurarsi il cibo. Dovevano diventare grandi e coraggiosi!

Lei li guardava e sorrideva, i suoi due piccoli erano obbedienti e forti, la femminuccia era un po’ scavezzacollo, le piaceva correre e saltare, il piccolo era più timido e molto attaccato alla madre.

Una bella famigliola che viveva abbastanza spensierata nei boschi del Trentino, quei boschi belli ma sempre più stretti fra le cime delle montagne senza vegetazione, i campi da sci sempre più estesi e le costruzioni degli uomini.

Daniza lo sapeva ed era anche un po’ preoccupata, sapeva che il suo territorio si stava restringendo, sapeva che non ci si può fidare degli uomini, per questo viveva appartata, teneva  i suoi due piccoli lontano da sguardi indiscreti, cercava di non far rumore.

Eppure a volte si sentiva fotografata, osservata, ma lei abbracciava i suoi tesori e scordava tutto.

Daniza era un’orsa, una bella e grossa orsa portata in Trentino a seguito di un discutibile progetto di ripopolamento di orsi nelle Alpi.

Questi orsi erano diventati un’attrattiva per la Regione, se entri a Trento c’è una  grande aiuola dove puoi trovare la statua di un bambino e di un orso! Un luogo accogliente e civile? No, un luogo di morte per la maggior parte di loro…

Un giorno Daniza diventa ingombrante, non la vogliono più, dà fastidio, forse a coloro che  vogliono  incrementare il turismo o ampliare ancora le piste da sci!

Questi orsi si riproducono, ma guarda un po’, e qualche turista potrebbe fare brutti incontri, i trentini non sono in grado di gestire in modo serio questo progetto di ripopolamento, allora decidono che Daniza deve essere eliminata! Certo loro dissero “ doveva essere catturata per essere spostata…”

Appena tutti noi venimmo a conoscenza di questa intenzione cominciammo a mandare mail, a pregare gli amministratori  regionali e provinciali di ripensarci,  in tutta Italia scrissero articoli sui giornali, c’erano foto di Daniza coi suoi cuccioli, ancora troppo piccoli per sopravvivere senza una madre.

Non ci fu niente da fare, gli amministratori furono irremovibili, così avevano deciso e così accadde.

Con una serie di espedienti che sapevano di falso anche a occhi chiusi, un “ cercatore di funghi” era stato attaccato dall’orsa, strano, lei era tanto riservata… un veterinario, cercando di addormentarla per catturarla, sbagliò la dose dell’anestetico e Daniza non si risvegliò più!  Morì, loro dicono per errore, noi diciamo fu uccisa. La Magistratura aprì un’inchiesta che  poi archiviò, si sa come vanno le cose in Italia riguardo all’ambiente….

Un cucciolo riuscì a scappare mentre all’altro venne applicato un collare; non abbiamo saputo più nulla della loro sorte.

Il dolore, il senso di impotenza, la rabbia, la preoccupazione per quei poveri cuccioli soli e impauriti di fronte a un inverno alle porte…

Quanto dispiacere dover sopportare costantemente la cattiveria degli uomini, la loro stupidità e il loro egoismo.

Sempre gli animali vengono sfruttati, non solo per la carne, per il lavoro, per la compagnia, questa volta  anche per l’immagine!

Loro si sono fatti belli della presenza degli orsi, quei meravigliosi plantigradi fieri, si sono divertiti a pubblicare le immagini della madre orsa coi suoi piccini e poi, il gioco è venuto a noia, abbattiamola !

Molti animalisti organizzarono pullman da tante parti d’Italia e andarono a Trento a protestare contro questa ennesima crudeltà, ma furono buttati fuori, malmenati e denunciati.

Anche noi di Firenze partimmo una domenica alla volta di Trento.

Avevamo ottenuto il permesso di sfilare per le strade della città, in modo pacifico, per far capire che era stata una brutta decisione. Che ingenui eravamo!

Serena e altri amici avevano plasmato con la cartapesta la sagoma di una povera orsa uccisa, sdraiata su una portantina, a mo’ di funerale.

Dopo ore di viaggio arrivammo finalmente a Trento, passammo davanti a quella aiuola col bambino che offre un fiore all’orso, quella visione ci mostrò tutta l’ironia della situazione.

Ma eravamo solo all’inizio, il bello doveva ancora arrivare.

Parcheggiamo in Piazza Stazione, grande piazza semivuota, sotto lo sguardo incuriosito di alcuni extracomunitari che pisolavano sulle panchine.

Erano arrivati tanti altri amici in treno, alcuni vestiti da orso, altri con cartelli e striscioni.

Ci riunimmo per prepararci a sfilare verso il centro di Trento.

A quel punto arriva la notizia: in centro non si può andare, vietato dall’amministrazione, la polizia ha l’ordine di non far passare nessuno.  Abbiamo il permesso di sfilare soltanto attorno a quella piazza Stazione vuota, se vogliamo possiamo arrivare lì dietro, davanti al Palazzo della Provincia, il palazzo di colui che più di tutti aveva voluto un finale così crudele.

Così, dopo esserci sorbiti quattro ore di viaggio per arrivare, che sarebbero diventate otto col ritorno, non potevamo fare altro che accettare oppure salire sul pullman e ripartire.

Sfilammo dunque intorno a quella piazza in tanti, in silenzio, con la morte nel cuore, con un senso di impotenza tremendo e la voglia di urlare tutta la rabbia verso di loro, ma zitti, non si poteva, altrimenti sarebbero stati guai ! Se non fosse stata tragica quella situazione avrebbe avuto un senso grottesco.

Passammo davanti  alle finestre chiuse del palazzo della Provincia, un palazzone gigantesco costruito coi soldi dei contribuenti e naturalmente chiuso, ovvio, era domenica!

Sfogammo la rabbia con molti urli generici, ma io in cuor mio sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo viaggio in Trentino! E anche adesso non riesco a comprare nemmeno le mele della Val di Non, preferisco quelle toscane.

Stava venendo la sera. Dovevamo prepararci a ripartire, cominciammo a radunarci e ancora arrabbiati e delusi, Serena disse:

“Non riportiamo a casa le lanterne di carta che avevamo preparato per Daniza, accendiamole e facciamole volare in cielo, in ricordo di lei!”

 Allora ci mettemmo tutti ad accendere le lanterne mentre il cielo diventava sempre più scuro.

Le prime lanterne volarono in alto, altre le raggiunsero.

Improvvisamente quelle lanterne luminose si mossero e formarono una grandissima immagine della costellazione dell’“Orsa maggiore”!

Appena me ne accorsi mi misi ad urlare e tutti ci mettemmo a guardare in alto con gli occhi pieni di lacrime:

Daniza ci stava ringraziando!

Grazie a te Daniza, madre martire della cattiveria e dell’ottusità umana, non ti dimenticheremo MAI.

Fonte dell’immagine: www.artribune.com

Gabriella Costa è Vice Presidente L.I.D.A. Firenze Onlus (Lega Italiana dei Diritti dell’Animale); Membro del CAART (Coordinamento Associazioni Animaliste Regione Toscana)


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CC BY-NC-ND 4.0 Daniza by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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