ARCIPELAGO TOSCANO: STERMINARE I MUFLONI?

A cura di Gianni Marucelli

Muflone

Muflone – Fonte dell’immagine: Wikipedia – Di sconosciuto – http://www.tiermotive.de/, CC BY-SA 2.0 de, Collegamento

Una decisione, presa ormai da molto tempo dall’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, prevede l’“eradicazione”, ossia lo sterminio totale, dei mufloni presenti, in particolare sull’isola d’Elba. Questo provvedimento, è quanto affermato dai dirigenti del Parco, il cui parere è peraltro supportato dall’ ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale), si rende necessario in quanto il muflone è un animale alloctono, ossia importato negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, ad opera (opera sciagurata, l’aggettivo è d’obbligo) delle Associazioni venatorie per avere una specie in più su cui esercitare la mira.

Ma ciò non sarebbe sufficiente per una decisione così radicale: i mufloni, moltiplicatisi a dismisura in un ambiente a loro favorevole e privo di nemici naturali, sono accusati di danneggiare la vegetazione, sia col pascolo che col calpestio, impedendo il rinnovamento delle piante, i lecci in particolare, nella zona occidentale dell’isola d’Elba: quella del Monte Capanne, per intenderci,

In effetti, dei cinquecento mufloni che formano la popolazione di questi ungulati, la maggior parte si concentra nella zona montuosa (e meno densamente popolata) ad ovest, e senz’altro la loro azione, unita a quella dei cinghiali (anch’essi alloctoni, aggiungiamo, in quanto di origine slava, importati dai cacciatori) non favorisce lo sviluppo delle plantule del leccio e di altri componenti della macchia mediterranea.

E’ bene anche specificare come dovrebbe avvenire – o avviene, in realtà – l’“eradicazione”: tramite le carabine di precisione degli agenti della Polizia Provinciale e, ahinoi, dei cacciatori di selezione, cui andrebbero – gentile omaggio – le carcasse degli animali uccisi.

Contro lo sterminio dei mufloni si sono da tempo mobilitate le associazioni animaliste e parte di quelle ambientaliste, chiedendo di risolvere il problema con metodi non cruenti.

La cosa, però, è di difficile attuazione, se, come afferma ISPRA, non è possibile controllare le nuove nascite in modo indolore: Quanto all’uso di mangimi sterilizzanti si evidenzia che ad oggi non esiste alcuna formulazione sterilizzante”.

L’altra soluzione, ossia il trasferimento coatto dei mufloni in altre zone del paese dove la specie è presente da molti secoli (ovvero la Sardegna), sarebbe, a parere sempre di ISPRA, ugualmente impraticabile, sia per gli alti costi, sia perché non si sarebbe sicuri di non determinare impatti indesiderati, sia di tipo sanitario che genetico, sul Muflone sardo.

Nei fatti, l’opera di eliminazione dei mufloni è già iniziata da qualche anno, all’Isola d’Elba, sia nei territori sottoposti a tutela del Parco che in quelli limitrofi, di pertinenza della Regione Toscana. Le cifre sono davvero impressionanti, in ogni senso. Esse sono visionabili da chiunque, sul sito del Parco, cercando con molta attenzione.

I mufloni uccisi, e quelli da uccidere (il termine esatto è “prelevare”: un eufemismo di per sé linguisticamente deprecabile) sono contabilizzati sotto varie voci, che riguardano in primo luogo il sesso e l’età: cuccioli, maschi fino due anni, maschi tra i 2 e 5 anni, maschi oltre i 5 anni, femmine.

E’ qui il caso di ricordare che in natura il muflone ha una vita media di circa 12 anni se maschio, di 15 se femmina.

Naturalmente, prima, e in funzione, del “prelievo” viene fatto un censimento, che non può essere accurato in quanto i mufloni non si fanno certo trovare “a casa” per la consegna dei moduli… così, al numero di animali osservati si applica un quoziente di moltiplicazione per avvicinarsi al reale.

Nei dodici mesi a cavallo tra il 2016 e il 2017 sono stati uccisi 258 capi; per macabra contabilizzazione, si specifica che tra quelli eliminati si possono contare anche gli animali feriti, recuperati e amorevolmente sottoposti a eutanasia.

Per l’anno successivo, la quota da prelevare raggiunge i 458 capi, e non si fa distinzione fra femmine gravide o meno. I cuccioli hanno un trattamento davvero speciale: infatti, alla loro categoria appartiene il maggior numero delle vittime predestinate.

Monte Capanne (Elba Island).JPG

Monte Capanne (Isola d’Elba) – Fonte della fotografia: Wikipedia – Di Ferpint – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

E’ certo che ciò non avviene per mera crudeltà, ma per raggiungere rapidamente l’obiettivo che ci si è posti: ovvero l’eradicazione, seppur progressiva, della specie.

E’ interessante osservare come la natura però si ostini a marciare in direzione esattamente contraria: la fertilità delle femmine è aumentata, cosa del resto che è stata segnalata per altri animali e in altri contesti, via via che la persecuzione si fa più dura. Così, in pratica, come nota il Parco stesso con una qualche preoccupazione, il numero dei mufloni non decresce nei termini attesi.

Tanto più quando si bandisce una gara d’appalto per il prelievo degli ungulati e questa va deserta (come è accaduto in primavera) nonostante siano stati stanziati più di 136.000 euro ( a quanto pare, poi consistentemente aumentati, con assestamento di bilancio) a questo scopo (ma a chi siano destinati non è chiaro).

Ma a chi appartiene questa cifra consistente? Ovviamente, al Parco, che però la riceve, insieme agli altri contributi per la sua sopravvivenza, dal Ministero dell’Ambiente, ossia dallo Stato, cioè dalla fiscalità generale, cioè da noi cittadini.

Che vi piaccia o non vi piaccia, voi contribuite a salvare un po’ di lecci (e altre piante) e a ammazzare un (bel) po’ di mufloni (e di cinghiali).

Questo è quanto. Qualcuno però si è mai premurato di informarvi circa un tale uso di fondi pubblici?

No. I media non ve lo dicono, anche perché se ne disinteressano, e il Parco – basta che iniziate la caccia al tesoro di questi dati sul suo sito e ci perdiate una mezz’oretta per appurarlo – non ha molta voglia di sbandierarli.

Concludiamo questo nostro excursus con una domanda: nel valutare la questione, non si dovrebbe tener conto non solo delle ragioni naturalistico-scientifiche (che restano comunque preponderanti) ma anche di quelle di sensibilità etica e di opportunità socio-economica (il turismo come giudicherà questo massacro?) ? Non ci attendiamo risposta.

Fondazione Isola d’Elba onlus

Duro documento della Fondazione Elba contro la eradicazione di fagiani e pernici dall’isola piatta: “Stragi legalizzate attività principale del PNAT”

CAMPO NELL’ELBA — E’ difficile comprendere le logiche protezionistiche di questo Parco Nazionale che mette in pratica eradicazioni continue, perpetrate spesso in modo violento, maldestro o dannoso, a scapito di esseri viventi di vario genere .

Ora le nuove specie oggetto di questo massacro sono le pernici e i fagiani di Pianosa.

Ma ci chiediamo perché?

La Pernice Rossa è una specie endemica, stanziale , tipica del centro Italia , che a causa di vari fattori sta diventando sempre più rara. Sono ormai pochi i luoghi in cui la Pernice Rossa in Italia riesce a vivere e nidificare e purtroppo da quando è stato istituito il Parco Nazionale le pernici, che prima erano molto abbondanti anche all’ Elba, stanno sparendo . Decidere di portare all’estinzione un ceppo sano e nidificante di pernici che sono a Pianosa da tempo immemore ci sembra un errore , o forse sarebbe meglio dire un orrore.

La scusa , la stessa che era stata usata per le lepri di Pianosa poi rivelatasi errata, è che secondo gli “esperti “ del Parco forse queste Pernici non sono di pura razza (Alectoris Rufa) ma incrociate con altra specie dell’est Europa .

Discorso analogo per i fagiani, un ceppo sano di animali bellissimi che sono stanziali a Pianosa da tempi remoti.

La caccia fa parte delle tradizioni locali, può e deve essere inquadrata in un sistema di sana gestione del territorio, ma questo non ha niente a che fare con le stragi legalizzate, finalizzate all’eradicamento, che sembrano diventate l’attività principale del Parco Nazionale.

L’Arcipelago Toscano può diventare un simbolo di perfetta integrazione tra Uomo e Natura grazie all’amore dei suoi cittadini e grazie ad una storia e ad una cultura millenaria che si respira in ogni angolo di queste terre, ma questo Parco continua ad essere fuori sintonia con le nostre aspettative.

Riconosciamo alla presidenza Sammuri dei notevoli progressi rispetto al passato ma riteniamo che la distanza sia ancora molta e forse non dipende dalla volontà delle persone ma dal sistema normativo del Parco Nazionale.

Fondazione Isola d’Elba Onlus

PIANOSA — A proposito della decisione del Parco di eradicare la pernice e il fagiano da Pianosa, si registra un intervento da parte di Michele Rampini.

“In relazione al provvedimento del Direttivo del Parco – si legge in una nota – che prevede l’eradicazione del Fagiano e della Pernice dall’Isola di Pianosa, mi domando se questa sia la decisione più giusta e appropriata. Si afferma che questi volatili, poiché introdotti dall’uomo nel 1800, non rappresentino una popolazione faunistica autoctona e quindi vadano eliminati dall’ambiente in cui in realtà sono nati da generazioni. Non si spiega né si afferma che siano pericolosi per altre specie né tanto meno per l’uomo. Allora mi domando perché tale furia contro degli animali che se inseriti in altri ambienti potrebbero non essere capaci né di sfamarsi o peggio facile preda dei cacciatori perché del tutto spaesati. Detto questo ovviamente non sono contro una caccia regolamentata, ma contro un facile sterminio. Essere cacciatori vuol dire anche competere con chi è cacciato. La pervicacia nel perseguire la teoria per cui in un territorio deve essere salvaguardata ad ogni costo e senza ragionevolezza la purezza di una fauna autoctona, mi sembra – conclude Michele Rampini – che rasenti una specie di razzismo faunistico”.

Aerial view of Elba 2.jpg

Vista aerea dell’Isola d’Elba – Fonte dell’immagine: Wikipedia – Di Mjobling – Opera propria, CC BY 3.0, Collegamento

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CC BY-NC-ND 4.0 ARCIPELAGO TOSCANO: STERMINARE I MUFLONI? by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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