Parole dall’Elba

Il 21 marzo è la Giornata mondiale della Poesia. In occasione di questo evento culturale il nostro direttore, Gianni Marucelli ha inviato una sua lunga composizione inedita dal titolo “Parole dall’Elba”. Il nostro direttore ci tiene a precisare che questa poesia è stata iniziata più di quarant’anni fa ed anche gli ultimi versi risalgono a quell’epoca.

Punta Fetovaia

Parole dall’Elba

 

Perché al tramonto scagliano le acacie

ombre più lunghe e dagli scogli basso

risponde al vento il volo del gabbiano,

perché il silenzio è teso sopra il mare

come un filo di rame e la mia mano

ha venature pallide e sottili,

ancora torneranno le parole

lontane, su navigli di ricordi

solcheranno l’oblio…

 

Cavo

Sono rimasta sola nell’altana

che nemmeno rammenti. O forse il vento

d’occidente e le rondini han portato

di quando in quando l’odore del lentisco

e dei fiori di cisto nella bolla

dove hai vissuto, larva senza attese.

Anni o decenni: quanti son passati

o passeranno per te che sei terragno.

Io libera mi specchio in quell’azzurro

che Montecristo incide a meridione,

qualche ruga di salso reco in volto

ma la spera, per ora, niente ha tolto.

 

Marciana marina

Fuggii un tempo da te e dalle rive

delle mie estati, a macerarmi al tedio

di studi affatto insonni. Mi giungeva

di quando in quando – oblunga busta azzurra –

un tuo afflato, sapeva di limone

la tua grafia sottile ed ordinata,

ma altre donne di te molto più scaltre

mi chiedevano urgenza ed attenzione,

ad ardite metafore inducevo

la mia poesia neppure laureata.

Per te solo due righe poi più niente,

sbiadì il sorriso tuo nella mia mente.

Portoferraio

T’ho amato? Non lo so. Conservo ancora

l’istantanea a colori ormai virati

verso il seppia. Di tanto in tanto passa

un traghetto, affannando sopra l’onde.

L’uva è matura, le agavi turchine

spuntano dai vapori della nebbia

presto al mattino. S’involano gli stormi

di canapiglie volpoche marzaiole –

flatus vocis per te stento poeta –

verso gli stagni della costa, ad est.

Galleggio anch’io sulla mia vita, piana

come suona al tramonto la campana.

Enfola

Io di te neppur l’ombra di una foto

ho nel cassetto. Resta quel vermiglio

di labbra adolescenti nella vaga

concupiscenza d’un meriggio tardo.

Nel bozzolo di nebbia in cui s’avvolge

la mia lenta vecchiaia non penetra

altro segno. C’è neve sopra i gioghi

del Pratomagno; s’erge un cirro bianco –

un’isola nel cielo che rammenta

quella che già vedemmo dall’altana.

Non mi guardo allo specchio, ho già vissuto:

e ciò che appare è questo labbro muto.

Le ghiaie

M’immagino – o mio amore malvissuto –

che il tuo doppio persista in qualche proda

dell’isola che vedo sulla linea

separante l’azzurro da altro azzurro,

raro come fu ancora il bue marino

che rompeva le reti ai pescatori

e le cernie rubava e le donzelle.

O nuoti forse a Punta Fetovaia

giù tra gorgonie rosse e praterie

di posidonie…Credo che sia accanto

a te pure il mio doppio, e le due ombre

si troveranno, se la notte incombe.

 

Rio marina

La neve trascolora nel tramonto,

ma primavera luce già nel cisto

che timido s’affianca al rosmarino…

E qui il fanello il suo cantare ha sciolto…

Il profumo del vento è così dolce

e la risacca porta la tua voce…

Così forse sarà l’ultimo approdo

quando il tempo cadrà, come la brezza

che nei vicoli ciechi del paese

muove azzurre lanterne, ripetendo

sulla pietra le danze degli uccelli

con ali alacri remiganti al sud.

 

© Gianni Marucelli

(Firenze, 1972  – Cavriglia, 2016)

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CC BY-NC-ND 4.0 Parole dall’Elba by www.italiauomoambiente.it is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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