Quando si perde la retta via

Un articolo di Gianni Marucelli

QUANDO SI PERDE LA RETTA VIA

 

Chi non cambia la sua via

se ha sbagliato direzione

è in cattiva compagnia

o è uno stupido coglione.

 

Così recita un vecchio adagio molto popolare dalle parti di casa mia, verso gli anni ’50 del secolo scorso.

Il significato è lampante e si ritrova in molti proverbi analoghi d’ogni parte del mondo. Purtroppo, è sempre meno apprezzato, soprattutto da coloro che ne dovrebbero più tenere conto, cioè gli ignoranti e gli stupidi di cui all’ultimo verso.

Mi è sovvenuto alla memoria nel momento in cui ho letto un appello di Pro Natura Piemonte, la più partecipata e influente associazione ambientalista di quella regione, in cui, alla luce dei disastrosi incendi boschivi che hanno colpito in ottobre la Val di Susa, e in conseguenza della più generale ondata di roghi che ha devastato la penisola durante la stagione estiva, si ragiona su un argomento intorno al quale più volte siamo intervenuti sulle pagine di questa rivista. Ovvero, se e quanto ha influito la soppressione del Corpo Forestale dello Stato e la destinazione dei suoi componenti ai CC, con incarichi diversi, sulla gravità della situazione prima esposta, e soprattutto sulla inadeguatezza della prevenzione e del coordinamento dell’azione di contrasto agli incendi, cosa che ne ha ampliato gli effetti.

Scrivono gli amici di Pro Natura Piemonte:

“La Forestale sapeva gestire i movimenti degli incendi boschivi in stretta collaborazione con le squadre di Volontari antincendi, presenti in quasi tutti i Comuni montani, e conosceva la mappatura delle aree boscate dove il fuoco poteva alimentarsi e poi travalicare, con effetti incontrollabili e devastanti”. Tutto questo, e ancora altro, porta Pro Natura Piemonte “a formulare un pressante appello affinché siano restituite ai Carabinieri Forestali le funzioni di prevenzione e gestione degli incendi boschivi, prima che qualche altro gesto, probabilmente doloso, possa intaccare altre aree protette”.

Ovviamente, quanto scritto si riferisce al Piemonte, ma, se appena ci volgiamo a ripercorrere quanto è accaduto negli scorsi mesi estivi (l’enorme incendio sul Vesuvio, quello sul Monte Morrone, e centinaia di altri in tutto il Paese) non possiamo non estendere il ragionamento, e l’appello conseguente, a tutto il territorio nazionale.

Abbiamo avuto conferma diretta da alti Ufficiali in servizio presso i Carabinieri Forestali che le cose stanno proprio così, e che tenderanno a peggiorare via via che l’esperto personale proveniente dal disciolto Corpo Forestale dello Stato uscirà dai ranghi e verrà sostituito da altri militari non specificatamente preparati.

Un’indiretta conferma si è avuta di recente, con l’assunzione per concorso nei ranghi dei Carabinieri forestali di laureati in… Giurisprudenza!

Torniamo al nostro “adagio” iniziale. Con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, fortemente voluta e attuata dal Governo presieduto da Matteo Renzi, si è commesso un atto, idiota se involontario, molto peggiore se volontario, contro le nostre foreste e l’ambiente in generale.

Con quali risultati? Che, a fronte di qualche decina di milioni di euro di risparmio, ne sono andati in fumo, in una sola stagione, molte centinaia, da trovare se si vuol ripristinare gli ambienti forestali distrutti dalle fiamme.

Ora, se si riconosce un minimo di saggezza ai versi del nostro proverbio, ci si dovrebbe cospargere il capo di cenere e cominciare a pensare ai modi per riparare alle malefatte compiute…

Non è vero, Presidente Gentiloni? E il Ministro dell’Ambiente Galletti, ha qualcosa da dire?

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