PILLOLE DI METEOROLOGIA: DAL CALDO ECCEZIONALE DELL’ESTATE AD UN INVERNO NORMALE

Di Alessio Genovese

 

Dopo un’estate rovente, che ha mandato in meteo depressione lo scrivente ed ha fatto registrare record di temperature solo di poco inferiori a quelle del 2003, dopo che i primi dieci mesi del 2017 sono stati quasi tutti superiori alle medie dei relativi periodi (solo gennaio e settembre sono stati in media o leggermente al di sotto), dopo che gli ultimi tre inverni, fatta eccezione per eventi isolati come il gelo eccezionale e le forti nevicate che hanno interessato il centro-sud Italia proprio nello scorso gennaio, sono risultati praticamente non pervenuti e sono stati caratterizzati da un’eccessiva invadenza dell’alta pressione sul Mediterraneo che ha reso monotona gran parte della stagione, dopo che la siccità sta diventando veramente uno spauracchio in tutta Italia, con le relative criticità nell’agricoltura ma anche nei bacini che riforniscono i nostri acquedotti, dopo tutto ciò finalmente si intravedono dei segnali di cambiamento.

Tanto per cominciare, finalmente, quando per il calendario meteorologico saremmo già entrati nell’ultimo mese autunnale (il 1 dicembre inizia l’inverno!), a partire dal 5 novembre sono arrivate le prime vere piogge della stagione. Tale fenomeno atmosferico non dovrebbe rimanere isolato ma, secondo i principali modelli fisico-matematici che utilizzano i meteorologi per fare le previsioni, dovrebbe persistere ancora per diversi giorni portando con sé temperature sempre più fredde e consone al mese in corso. A dire il vero, un po’ tutte le previsioni stagionali indicano delle precipitazioni sostanzialmente nella media per la fine dell’autunno e buona parte dell’inverno. La speranza è quella di riuscire, da qui alla primavera, ad aumentare in maniera consistente il livello degli invasi d’acqua e dare magari anche una boccata di ossigeno a dei ghiacciai alpini fortemente in sofferenza se non, in alcuni casi, quasi scomparsi. Chi ha già letto degli articoli di questa rubrica forse ricorda come lo scrivente sia abbastanza ottimista circa il futuro climatico del nostro pianeta e, di conseguenza, anche per il Mediterraneo, che sicuramente è una delle regioni che maggiormente ha risentito dei cambiamenti climatici degli ultimi decenni. Lo scrivente, dopo essersi documentato per alcuni anni su internet, crede molto nella teoria dei “corsi e ricorsi storici” e per questo pensa che il riscaldamento globale non sia irreversibile. Ciò non toglie che le politiche dei vari stati dovrebbero sempre tener conto dell’ambiente e della necessità di contenere l’emissione dei gas serra e per questo le recenti decisioni del Presidente statunitense Trump, che ha deciso di far uscire il suo paese dagli accordi sul clima raggiunti in precedenza da Obama con la maggior parte degli altri capi di Stato, hanno deluso anche chi firma questo articolo.

Tornando in tema, non ci si deve di certo aspettare tutto d’un tratto un inverno da era glaciale dopo 3-4 anni con inverni deludenti, in cui si è venuto a creare un tipo di circolazione atmosferica poco propenso al freddo alle medie latitudini come quella dell’Italia, ma sicuramente ad oggi dei segnali incoraggianti s’incominciano a vedere. Siccome molti lettori inizieranno già ad annoiarsi in questa lettura, evito volentieri la disamina sui vari indici che vengono utilizzati in meteorologia per stabilire delle sommarie tendenze per la stagione invernale e che vengono già descritti in maniera adeguata in siti online più scientifici di questo, ad ogni modo vale la pena evidenziare come quest’anno, vuoi per la bassa attività solare (quasi pari a quella di un minimo con pochissime macchie solari) vuoi per una diversa distribuzione delle anomalie nella temperatura superficiale degli oceani, vi sono buone possibilità affinché il vortice polare (che altro non è che la grande perturbazione fredda che si forma tutti gli inverni nelle alte latitudini) possa essere meno forte e compatto e quindi in grado di dispensare più facilmente discese d’aria fredda lungo i meridiani, magari anche in Italia.

 Concludendo, si può ipotizzare che novembre prosegua con diverse occasioni di pioggia e con temperature via via più fredde, in alcuni casi anche più fredde rispetto alle medie del periodo. Non è escluso, quindi, che già prima della fine del mese si possa avere almeno un’incursione di aria fredda, tipica della stagione invernale. Per il proseguimento, la tendenza, come accennato sopra, sembrerebbe essere quella per una stagione invernale molto dinamica, con l’alternarsi di fasi più tiepide e stabili ad altre più tipicamente invernali. Questo perché l’anticiclone delle Azzorre tenderebbe sempre più spesso a spostarsi in pieno Atlantico, lasciando maggiormente scoperto il Bel paese. In alcuni casi, per chi si è ben abituato al tepore degli ultimi inverni, potrebbe sembrare che l’inverno sia freddo. Più avanti magari, se vorrete continuare a leggere queste pagine, potremo essere più precisi su queste prime tendenze.

Alessio Genovese

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