LA FEDERAZIONE PRO NATURA RICHIEDE LA SOSPENSIONE DELLA CACCIA SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

L’eccezionale siccità, gi incendi e le temperature elevatissime mettono a rischio tutte le specie animali

La drammatica situazione di stress ambientale provocata dal lungo periodo di siccità, dalle torride temperature e dai vasti incendi che hanno colpito soprattutto il Sud e Centro Italia, ha determinato anche pesanti ricadute sulla fauna, stanziale e migratoria, in un periodo dell’anno in cui gli animali ancora immaturi di ogni specie, in genere, hanno difficoltà a sopravvivere e a rendersi autonomi.
La legge stabilisce precise direttive di sospensione dell’attività venatoria sui terreni percorsi dagli incendi, ma tale regola, in questo momento, va estesa a tutto il territorio nazionale, data l’emergenza
idrica e la crisi di molte specie vegetali, ivi comprese quelle di cui si cibano gli erbivori.
L’intera catena trofica è duramente colpita, per cui ogni prelievo dovuto alla caccia compromette ulteriormente la sopravvivenza delle specie oggetto della stessa.
E’ per questo che la Federazione Nazionale Pro Natura ha richiesto al Ministro dell’ambiente, Galletti, e a tutti gli Assessori Regionale competenti in materia di sospendere fino a nuovo avviso ogni attività venatoria sul territorio nazionale.

Per parte nostra, sottolineiamo come le preonvisioni meteo a medio termine prevedano un ulteriore aggravarsi della situazione, con assenza di precipitazioni e temperature molto elevate.

Ci duole segnalare come la Regione Toscana, ignorando bellamente e colpevolmente la situazione, abbia dato un segnale in controtendenza rispetto alle necessità ambientali sopra citate, emanando un provvedimento (Delibera Giunta Regionale del 24 Luglio scorso) in cui si ampliano le possibilità di caccia al cinghiale, mediante la tecnica della “braccata”, vale a dire con l’uso di mute di cani addestrate, che è di per sé molto impattante non solo per gli ungulati, ma per tutte le altre specie animali che si trovano sul territorio dove essa si svolge.

Chi ha proposto il provvedimento è, al solito, l’ineffabile Assessore all’Agricoltura e Foreste Mauro Remaschi, di cui peraltro abbiamo richiesto, come Pro Natura Toscana, le dimissioni in merito alla vicenda delle sue affermazioni sulla riapertura delle caccia al Lupo nella Regione Toscana.

In allegato, pubblichiamo il documento della Federazione Pro Natura nella sua interezza.

 

Via Pastrengo 13
10128 Torino
Tel. 011.5096618
Fax 011.503155
E-mail: info@pro-natura.it
PEC: federazione.pronatura@pec.it

Al Dott. Gian Luca Galletti Ministro dell’Ambiente

Agli Assessori regionali con competenza alla Caccia

Agli Organi d’Informazione

FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

31 luglio 2017

e p.c.

Oggetto: richiesta sospensione attività venatoria per siccità ed emergenza incendi.

L’andamento meteorologico di questa estate con temperature particolarmente elevate e assenza di precipitazioni che fanno seguito ad un periodo invernale in molti casi particolarmente siccitoso, sta producendo un fortissimo stress ambientale sia nei confronti della vegetazione che della fauna.
In molti casi si assiste ad una sospensione dell’attività vegetativa con caduta anticipata di almeno due mesi delle foglie, anticipando la normale sospensione autunnale. Le ripercussioni sono molto gravi anche nei settori agricoli e zootecnici con perdite ingentissime per tutto il settore.

Sono pochi i corsi d’acqua o gli invasi idrici naturali e artificiali che mantengono un certo quantitativo di acqua, mentre altri sono del tutto prosciugati.
Questa situazione ambientale del tutto eccezionale, in molti casi drammatica, non può essere priva di gravissime conseguenze anche per la componente animale. In molte situazioni il prosciugamento dei piccoli invasi temporanei ha completamente compromesso la normale schiusa delle uova di anfibi con riflessi negativi sulla catena trofica e sull’intera biocenosi.

Il quadro ambientale già particolarmente difficile assume caratteristiche drammatiche nelle numerosissime aree percorse da incendi e in quelle limitrofe ad esse.
Gli incendi anche di grandi dimensioni hanno accentuato la criticità stagionale. Questi hanno colpito molto spesso le popolazioni di uccelli e mammiferi in un periodo in cui i giovani erano incapaci di muoversi o comunque del tutto dipendenti dagli adulti.

Questi terreni ormai privi di coperture vegetale non possono essere utilizzati dagli animali almeno fino alla prossima stagione o comunque fino a quando non si ricreerà una certa copertura adeguata. La Legge 353/2000 (Legge quadro in materia di incendi boschivi), al comma 1 del’art. 10 prevede una serie di divieti che riguardano le zone percorse dal fuoco, tra cui, in particolare, il divieto di caccia: “sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia.” Tale divieto è immediatamente operativo, indipendentemente dalla perimetrazione che i Comuni sono obbligati ad effettuare ai sensi del comma 2 dello stesso articolo.

Se come sembra dalle proiezioni meteorologiche, l’assenza di precipitazioni significative si prolungherà ancora, ciò non farà che aggravare ulteriormente una situazione faunistica già estremamente critica.
Molti animali sono costretti a lunghi spostamenti per accedere alla poche risorse idriche superficiali disponibili concentrandosi in poche aree residue.
Si tratta di una situazione di stress probabilmente ancora più grave di quanto non possa essere una copiosa copertura nevosa invernale, anche in questo caso tuttavia la legge ha previsto una sospensione dell’attività venatoria.
Il comma 2 dell’art. 18 della L 157/1992 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e successive modifiche e integrazioni, recita: “I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali”. Nonché al comma 1 dell’art. 19 della stessa legge: “Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all’articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità”.
Questi due commi sono stati inseriti dal legislatore proprio per evitare che il prelievo venatorio vada a sommarsi alla mortalità naturale, quest’anno particolarmente elevata.
Ad aggravare questo stato di cose si aggiunge il fatto che nei territori sono presenti specie che devono iniziare la migrazione e numerosi individui sono ancora molto giovani e con risorse trofiche limitate.
A nostro parere l’attività venatoria produrrebbe degli effetti negativi non solo sulle specie oggetto di prelievo ma anche in tutte le altre specie costringendole ad ulteriori stress e ad ulteriori spostamenti.
Lo stato di calamità richiesto da numerose regioni dovrebbe indurre a valutare la posticipazione dell’inizio dell’attività venatoria e, nelle aree circostanti gli incendi, come la norma sopracitata recita, una completa sospensione per l’attuale stagione.
Questa auspicata decisione riteniamo potrà essere in grado di attenuare la drammatica situazione ambientale che si sta delineando, impedendo una mortalità aggiuntiva che si andrebbe a sommare a quella naturale già probabilmente particolarmente elevata.
Siamo certi che la sospensione dell’attività venatoria per cause ambientali critiche verrebbe valutata positivamente anche da quella parte del mondo venatorio attento alle condizioni ambientali del tutto eccezionali di questa stagione.
Confidando che la nostra preoccupazione sia condivisa anche codesta Amministrazione, inducendola ad assumere una decisione forse difficile ma necessaria si porgono distinti saluti.

Il Presidente (Mauro Furlani)

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