Sardegna: Tra i vigneti e gli ulivi del Parteolla: Santa Maria di Sibiola

Di Alberto Pestelli

Quando da giovane mi recavo in sa bidda, in paese tanto per intenderci in lingua italiana (il paese a cui mi riferisco è Dolianova, dove mia madre è nata), il nome Sibiola mi evocava solamente qualcosa di non eccessivamente alcoolico, bianco, rosso e soprattutto rosato. In effetti il nome è legato al vino prodotto in un’area geografica ben precisa localizzata nei territori di Serdiana e di Soleminis in provincia di Cagliari. Non mi addentro nel gioco delle delimitazioni fatto di incroci e bivi stradali con altri paesi del Parteolla come la sopracitata Dolianova e Ussana. E tanto meno voglio andare oltre a parlare di vino che può interessare o meno il lettore.

Invece vorrei parlare piuttosto di quel ho visitato quasi in corsa ed esternamente, dopo aver percorso strette stradine comunali tra una infinità di vigneti e di oliveti. Del resto il nome della sub-regione del Parteolla deriva dal latino Pars Olea, ovvero la zona degli ulivi. Patiolla, Parteolla in dialetto, è l’antico nome di Dolianova.

Ma la zona di Sibiola si trova interamente nel comune di Serdiana. Quindi concentriamoci su quest’ultima area, dove, un tempo sorgeva il villaggio medievale di Villa Sibiola, tra vigneti e ulivi secolari c’è l’antica chiesetta romanica di Santa Maria costruita agli inizi del XII secolo.

Il villaggio apparteneva, secondo quanto scritto in un documento del 1338, ai monaci benedettini dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia in Provenza. Costruita interamente in arenaria, presenta nella facciata due portali a volta. Al di sopra delle due porte sono presenti una bifora (portale che guarda a mezzogiorno) e una monofora (portale volto a settentrione). Il tutto è sormontato da una serie di archetti pensili che ornano, oltre il lato della facciata, anche le pareti laterali e le due absidi semicircolari.

Un tempo la chiesetta aveva un campanile a vela ovvero una struttura muraria non molto spessa posta al di sopra della facciata. Nella parete nord si può ancora notare una ripida e stretta scala esterna che permetteva l’accesso al campanile.

L’interno, che personalmente non ho potuto visitare – la chiesa era chiusa al pubblico – presenta una pianta rettangolare ed è formata da due navate non speculari. Infatti quella a sud è di larghezza maggiore rispetto alla settentrionale. Gli archi sono a tutto sesto e poggiano su pilastri a forma di croce. Le due navate terminano nelle due absidi semicircolari dove sopra di loro si aprono due finestre rotonde dette oculi. Nell’abside sud si apre una monofora proprio dove all’interno si trova l’altare e un crocifisso ligneo.

La chiesetta, un tempo, custodiva una grande pala d’altare del XV secolo che rappresentava il Giudizio Universale. L’opera pittorica è stata attribuita al Maestro di Olzai. Non sappiamo se sia Antonio o Lorenzo Cavaro. Le due tavole rimaste della grande pala sono adesso custodite nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari.

L’importanza di Santa Maria di Sibiola rimase tale fintanto durò quello del villaggio medievale, Villa Sibiola, che pare che sia stato il più ricco centro agricolo e del circondario. Con il tempo si spopolò portando al declino e quindi alla scomparsa del villaggio stesso. Ciò che rimane a sfidare il passare dei secoli è la chiesa, isola nel bel mezzo della campagna di Serdiana a testimoniare, insieme ai suoi maestosi ulivi e ai suoi infiniti vigneti la semplicità del luogo. Anche se il sole brucia la terra e la pelle, trovarsi davanti a questo piccolo angolo di ruralità nei dintorni di Cagliari, non può che farci sorridere perché qui ci dimentichiamo per un momento del tempo che sbiadisce i ricordi!

Fotografie di Alberto Pestelli © 2017

 

 

 

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