A MORTE I MUFLONI DEL PARCO NAZIONALE DELL’ARCIPELAGO TOSCANO

Di Gianni Marucelli

Con una decisione presa dal Consiglio direttivo del Parco dell’Arcipelago, è stata decretata l’eradicazione dei Mufloni presenti sulle isole toscane, ovverosia il loro abbattimento da parte di personale specializzato.

I Mufloni, che attualmente sono circa 600, ubicati in prevalenza nelle zone montuose dell’Elba, sono stati “condannati a morte” per i seguenti motivi:

 

  1. Costituiscono una specie alloctona, ovverosia nelle isole toscane sono stati importati, negli anni settanta, sia a scopi venatori che “estetici” (per diletto dei turisti, immaginiamo…);
  2. La loro presenza, sempre più notevole, visto che mancano i predatori naturali della specie (il lupo), è divenuta dannosa per la riproduzione del bosco. Su ciò attendiamo dei chiarimenti e degli studi scientifici seri. Inoltre, sembra che arrechino danni alle coltivazioni e addirittura ai giardini pubblici dei borghi elbani.

 

Possono causare incidenti stradali (quest’ultima ragione, a dirla tutta, è proprio tirata per i capelli…)

La delibera del Parco, ovviamente, pur se basata anche sul parere dell’ISPRA (l’Istituto per la Protezione e la Ricerca ambientale), ha scatenato un putiferio di polemiche: da parte delle Associazioni animaliste, in primo luogo, di quelle ambientaliste, di alcuni movimenti politici (M5S) e così via.

Il problema era ben noto, da diversi anni: nella primavera del 2016 il Gruppo di Consulenza giuridica onlus, che spesso supporta legalmente le istanze ambientaliste, aveva suggerito la rimozione dei Mufloni e il loro trasferimento nelle terre d’origine (Sardegna e Corsica), ma questo provvedimento è stato giudicato, forse senza nemmeno valutarlo con attenzione, impossibile da attuarsi.

Se andiamo a indagare perché si è scelto proprio questo momento per prendere e annunciare una decisione così controversa, non possiamo esimerci dal constatare che esiste da tempo una diatriba, non tra mufloni e cittadini, ma tra Amministrazione del Parco e Associazioni venatorie. Poiché gli Ambiti Territoriali Caccia coincidono in parte con il territorio del Parco, queste ultime chiedevano da tempo di poter esercitare l’attività venatoria nell’ambito dell’area protetta, ai danni appunto degli ungulati “in esubero”, cioè Mufloni e Cinghiali. D’altra parte, gli amministratori del Parco, a ragione, hanno sempre escluso questa eventualità. Vi sono stati poi interventi di politici locali (ad es. il Sindaco di Marciana, proprio il Comune che in passato aveva consentito l’immissione dei Mufloni) che chiedevano a gran voce l’eliminazione delle “bestiacce” (ree di presentarsi di tanto in tanto nei centri abitati).

Quindi, una serie di pressioni che possono aver indotto il Presidente e il Consiglio del Parco a tagliare l’ormai intricato nodo gordiano con un deciso colpo di spada (o di carabina, se si preferisce): mufloni a morte, ma li uccidiamo noi, non voi cacciatori!

Da un punto di vista sia etico che tecnico, tale diktat è del tutto accettabile; resta però il fatto che solo i Mufloni pagheranno per una serie di gravissimi errori e responsabilità a cui sono del tutto estranei.

Inoltre, l’abbattimento dei capi non sarà certo senza conseguenze dal punto di vista economico: ci vorranno molti soldi della collettività e, inoltre, tale spargimento di sangue probabilmente convincerà molti turisti, soprattutto stranieri, a escludere l’Isola d’Elba dalle loro mete.

Stranamente, nessuno ha pensato di chiedere il parere delle maggiori Associazioni ambientaliste – solo Legambiente a quanto pare è stata coinvolta, dando parere favorevole. E questo ci deve far riflettere.

Chi dovrebbe pagare, e caro, per aver creato non solo questo problema, ma infiniti altri (immissione sconsiderata di ungulati alloctoni, come i cinghiali slavi, e non solo) sono le Associazioni venatorie, alle quali nessuno verrà mai a chiedere il conto. E perché? Perché anche loro sono animali da riserva… di voti. E questo i politici lo sanno benissimo.

 

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