DONALD L’INQUINATORE E I LUPI IN TRAFERTA

Cari amici, dal 3 giugno è disponibile al download gratuito il numero 6, anno IV, Giugno 2017 della rivista l’Italia, l’Uomo, l’Ambiente. La rivista può essere scaricata dalla pagina “Scarica la rivista” o accedere ad essa cliccando sul link al termine dell’articolo del direttore Gianni Marucelli.

 

Donald l’inquinatore e i lupi in trasferta

Con un discorso confuso, ripetitivo e, in alcuni punti, evidentemente menzognero, il demagogo da quattro soldi che gli americani hanno voluto come Presidente ha decretato l’uscita degli U.S.A., secondo Paese inquinatore al mondo dopo la Cina, dallo storico accordo di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, sottoscritto dal suo predecessore Barak Obama solo un anno e mezzo fa.

Pessima mossa politica di cui non sappiamo quanto Trump abbia valutato gli effetti a lungo termine, ma che per il momento isolerà ancor più gli Stati Uniti nel contesto dei Paesi occidentali e che determinerà un’ulteriore accelerazione della spirale della catastrofe ambientale cui stiamo assistendo.

Nessuno più, ormai, osa negare la realtà del cambiamento climatico, e che questo sia, almeno in buona parte, causato dall’eccessiva presenza di anidride carbonica e di altri inquinanti nell’atmosfera, così il Presidente ha rivoltato la frittata sostenendo che gli accordi di Parigi andavano a premiare chi l’ambiente lo inquina davvero (i Paesi asiatici, India e Cina in primo luogo) e a punire finanziariamente gli Stati Uniti che, poverini, sono sempre stati dei difensori della natura, e che ora sono pressoché sull’orlo della miseria per i miliardi di dollari che dovrebbero, secondo i patti, sganciare al Fondo Verde dell’ONU (e che adesso, ovviamente, resteranno in cassa).

Ho seguito in diretta la pantomima dell’inquilino della Casa Bianca, per circa quaranta minuti, dopo i quali ho deciso, in coscienza, di spegnere la TV e di rivalutare il Ministro Alfano come oratore.

Così, nel peggiore dei modi, si apre il mese di Giugno del 2017.

Ma non è finita.

Se Donald Trump sgancia l’atomica sulla questione dei cambiamenti climatici, qualche modesta bombetta viene lanciata anche in casa nostra.

Parliamo di “bomba” perché sempre di guerra si tratta, fatta con armi vere, e non, come vorremmo, con sistemi scientifici e incruenti.

Mentre, come abbiamo già riferito, l’Assessore all’Agricoltura e Foreste della Regione Toscana predica lo sterminio di quattro quinti dei Lupi presenti in questa bella terra, sostenendo che recano troppi danni agli allevatori, sempre in Toscana il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago delibera lo sterminio (termine tecnico: eradicazione) dei Mufloni di questa area protetta.

Motivazione: i Mufloni sono specie alloctona (ovverosia, li hanno immessi le associazioni venatorie nelle isole toscane, più di quaranta anni fa), quindi non compatibile con l’ambiente; si sono riprodotti troppo e minacciano la vegetazione spontanea ma, soprattutto (cosa che evidentemente sta più a cuore) i preziosi vigneti dell’Elba. I mufloni, attualmente, sono circa 600, localizzati nelle zone montuose dell’isola, e costituiscono una grande attrattiva per il turismo naturalistico.

È vero, sono troppi, ma il loro abbattimento costerebbe alla comunità qualche centinaio di migliaia di euro e danni di immagine non calcolabili.

Sono state avanzate proposte alternative, tese a trasferire gli animali nelle terre dove sono sempre stati (Sardegna e Corsica) e dove, anzi, potrebbero rimpolpare le popolazioni locali, in netta decrescita e in crisi di consanguineità, ma non sono servite. È certo che si è scatenato un putiferio, in cui l’Ente Parco non ci fa una gran bella figura.

Nessuno fino ad ora ha pensato a richiedere i danni, o comunque un sentito “mea culpa”, alle Associazioni venatorie, ree di aver creato questa situazione, come altre simili (i cinghiali “toscani” non esistono più, sostituiti da cugini slavi importati dagli stessi cacciatori in varie epoche); come nessuno ha pensato di avanzare una proposta “provocatoria”: notoriamente i Lupi adorano, per pranzo e cena, di preferenza il cinghiale e il muflone: un paio di branchi (o, come ora è corretto chiamarli, “gruppi familiari”) trasferiti dalla costa sull’isola, potrebbero alleggerire notevolmente, e in modo naturale, il problema. O no?

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