Recensione: Chi non muore, un romanzo di Vincenzo Galati

A cura di Alberto Pestelli

Non molto tempo fa ho letto un libro scritto da un giovane autore genovese, amico di due carissimi amici editori. Il volume in questione di Vincenzo Galati era un giallo: Lo strano mistero di Torre Mozza, uscito per Onirica edizioni nel 2011. Un libro che mi ha fatto aprire un nuovo orizzonte: quello del thriller. Personalmente mi ero già cimentato in un giallo un anno prima (I galli di Castel de’ Doddi – 2010) editato per Ilmiolibro.it. Un giallo nato, così, quasi per caso, solo per provare se anch’io avevo la vena del giallista. Quando ho letto il bellissimo libro di Vincenzo, ho capito che avevo molto da lavorare in tal senso. Torre Mozza è un romanzo che mi ha appassionato a tal punto da riprovare qualche anno più tardi con il primo volume della serie di gialli dell’Etrusco tra i Nuraghes (2017).

Ma veniamo al punto… nel 2016 Vincenzo Galati pubblica per Eclissi editrice un nuovo giallo dal titolo Chi non muore. Ci siamo incontrati, dopo tanto tempo, alla fiera del libro di Firenze (febbraio 2017). L’ultima volta che ci eravamo visti fu a Castiglioncello ad Una cena con delitto, dove l’autore, da bravo attore, impersonava il commissario Barbagelata (personaggio de Lo strano mistero di Torre Mozza). Ci siamo scambiati i nostri lavori.

Vincenzo, nel suo nuovo romanzo, ha lasciato Barbagelata in Toscana, trasferendo la sua maestria e inventiva nella sua città di origine: Genova. I protagonisti, questa volta, non sono poliziotti esperti, a volte fuori dalle righe e dalla grande intuizione. No, in Chi non muore, gli uomini di legge sono dei protagonisti importanti ma secondari. Il romanzo ruota intorno ad una simpatica e sveglissima signora di una settantina di anni: Olga. La donna, nonostante i suoi problemi legati all’età, non si risparmia nel ribellarsi ai soprusi di faccendieri e gente senza scrupoli. Costoro non esitano a usare qualsiasi mezzo per togliersi di mezzo alcuni anziani che abitano in un edificio che deve essere abbattuto per costruire un centro commerciale. Si fa aiutare da alcuni cari amici suoi coetanei in un’indagine che, man mano procede verso la verità, si rivela molto pericolosa per tutti i simpatici vecchietti.

Vincenzo Galati, con Chi non muore, ci ha regalato un altro bellissimo lavoro dove la suspense è sì importante ma, a parer mio, lascia molto spazio al caso umano, ai grandi problemi della vecchiaia, della solitudine, dell’abbandono. E nel leggere il romanzo, ho trovato una cosa molto particolare… la luce che ancora risplende nei cuori e negli animi di Olga e dei suoi amici. La volontà di essere ancora sul campo di battaglia… come se Vincenzo volesse far dire loro, in una specie di Cogito ergo sum: Penso, quindi sono… o meglio: ehi, noi ci siamo ancora, considerateci!

Un libro che rileggerò senz’altro e che consiglio agli amanti del giallo.

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